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Fatima.

Essenziale e immutabile la Frazione del Pane e l'Adunanza fra i fedeli perché quelle vengono da Me e dallo Spirito Santo che ispirò gli Apostoli

Valtorta – quadernetti – 18 novembre 1947 ore 09

Dice Gesù:

«Ascolta bene, perché è lezione grande.

Il nome più giusto della Messa come voi ormai la dite, o Sacrificio dell’Altare, è “Frazione del Pane”. Perché la Messa si e iniziata la sera del Giovedì. Perché la Messa è il perpetuo ricordo dell’amore mio che supera l’ora e il momento.

La Passione, la Crocifissione, la Morte furono l’ora e il momento storico del mio amore: l’Eucarestia è il sempre del mio amore per voi.

Perché la Messa è l’immolazione del Cristo, non solo come completata solo in rapporto alla consumazione materiale del sacrificio con le sofferenze, le ferite, le battiture, la crocifissione, la morte, date dagli uomini, patite da Me rassegnatamente, in ubbidienza al volere del Padre per la salute del mondo, ma l’immolazione amorosa e volontaria di un Dio, del Verbo che si frange a darsi Pane, Cibo agli uomini, umiliandosi più ancora che per la morte di Croce.

E non paia parola ingiusta. Pensate a chi talora mi riceve, in chi scendo, Io Dio, Io Puro, Io Santo.

Ho iniziato le fusioni di Me con sacrileghi, peccatori, ribelli ai Dieci Comandamenti del Sinai e ai miei Due Comandi d’amore, al tavolo della Cena, scendendo in Giuda, e da allora labbra impure, calde ancora di lussuria, labbra bestemmiatrici del Padre mio, cuori omicidi, esseri in cui è negazione, eresia, commerci infernali, febbri di concupiscenze, tutto il marciume dell’uomo decaduto, tutta la falsità dei falsi sentimenti e delle calcolanti esibizioni di una fede, che non è vera in loro, accolgono il Santo dei Santi, il Puro dei puri, il Perfettissimo.

Gli orrori che si consumano all’altare solo Dio, e chi è con Lui in Cielo, li conoscono, e sono ben più grandi, immensamente più grandi delle onde sacrileghe del Venerdì Santo…

La Messa è la Frazione del Pane. È il sacrificio eucaristico. Sì. Ricorda anche il Sacrificio del Calvario.

Perché Io al tavolo della Cena o detto, contemplando già il mio Corpo immolato e il mio Sangue sparso per gli uomini “Questo è il mio Corpo e questo è il mio sangue, il Sangue del nuovo Testamento eterno che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati”.

Ma la Messa è soprattutto il sacrificio del mio amore, il ricordo e la perpetuazione del mio divinamente, folle amore per gli uomini.

E la Frazione del Pane, o se più vi piace chiamarla: Messa, è quella che avete avuta nella visione della Pasqua supplementare, quando Io, Io stesso insegnai al Vescovo della Chiesa di Cristo e al Vescovo di Gerusalemme: Pietro e Giacomo d’Alfeo, a celebrarla.

Dopo la cena dei fratelli la consumazione del mio Corpo e del mio Sangue, lasciati, per infinito amore, in Cibo e Bevanda di salute; quel Corpo e quel Sangue che per grazia del Signore i miei sacerdoti possono invocare dal Cielo; né Corpo e Sangue si ricusano all’invocazione sacerdotale, per transustanziare il pane e il vino in Corpo e Sangue di Gesù Cristo; in Gesù perciò, vivo, vero, completo, presente nelle Specie consacrate, transustanziate in Santo Corpo e Sangue, Anima di Gesù, e Divinità di Verbo di Dio, Uno col Padre e con l’Amore.

Dopo l’agape fraterna, coi fratelli della Terra, coi santi fratelli, tra santi fratelli che l’amore faceva uguali, benché vi fossero i maggiori: i sacerdoti, e i piccoli: i fedeli, l’unione col Fratello Divino, con Colui che non sa che amare e che chiede amore e unione coi suoi amati.

Necessità di istruzione – occorre tenere presente che gli Apostoli, i diaconi, i sacerdoti dei primi secoli dell’era cristiana, erano nella condizione di istruire i pagani, ossia dei veri analfabeti nella Religione Santa – necessità di istruzione fece aggiungere alla Frazione del Pane, così semplice e breve, le istruzioni per coloro che aspiravano al Cristianesimo, onde entrassero nell’Ovile di Cristo conoscendo il Pastore e la Sapienza, conoscendo la Legge antica ed eterna e la Parola del Maestro.

Ed ecco l’introduzione della lettura delle epistole paoline apostoliche e del Vangelo.

Nei primi tempi, proprio agli inizi, in luogo della lettura era la predicazione diretta, ossia il racconto dei tempi antichi, o i consigli verbali apostolici, o l’istruzione verbale dei libri sapienziali, e così pure la verbale narrazione delle mie opere nei tre anni di vita pubblica, della mia nascita, morte e risurrezione.

Poscia, aumentando le Chiese, ed essendo insufficiente il numero di veri testimoni oculari: Apostoli e discepoli, per il numero delle Chiese, e inoltre essendosi, nella ripetizione di discepoli, pieni di buona volontà ma soggetti alle manchevolezze dell’uomo, alle involontarie variazioni di episodi, alle arbitrarie interpretazioni fatte con fine retto, ma…umanamente, i Capi del sacerdozio vollero testi fissi da leggersi nelle adunanze, e poscia spiegarsi ai catecumeni nella parte di adunanze, che precedeva alla Frazione del Pane e alla orazione del Pater, così come Io la intonai alla Prima Frazione, alla presenza dei fedeli, nella seconda Pasqua supplementare, dopo la consumazione delle Specie.

Veramente Io allora ho fatto precedere la Comunione all’orazione. Da secoli si fa il contrario. E credete di fare bene. Non è peccato farlo. Ma, riflettete. Cosa è il Pater?

La preghiera di Gesù al Padre. La preghiera divina che Io ho insegnata agli uomini.

La preghiera perfetta. Non ci fosse che quella, e non fosse detta bene altro che quella, tutto avreste, o uomini, per il vostro spirito e la vostra carne, e tutto dareste a Dio, di ciò che Dio gradisce, se voi viveste il Pater.

Io ho detto: “Padre nostro”. Con pieno diritto potevo dire alla Prima Persona: Padre. Voi,…per quanto Dio vi sia Padre, con molto meno diritto lo potevate dire perché troppe poche volte riflettete in voi e nelle vostre opere la divina somiglianza col Padre.

Peccati e inclinazioni deturpano in voi l’effigie paterna, talora sino ad annullarla affatto.

Ed ecco: Io in voi trasfondo, in voi vengo, a voi mi assimilo, vi deifico al contatto mio, vengo nelle Specie e sono in voi, e voi potete – voce d’uomo fusa alla voce del Figlio di Dio, animo infuocato per l’amore che Io meco porto, santificato (parlo di chi mangia il Pane del Cielo non sacrilegamente) altare che canta e profuma per l’Olocausto che, gli splende sopra: il Corpo dell’agnello di Dio – voi potete dire “Padre” al Padre, con pieno diritto, avendo in voi il Figlio del Padre e Fratello vostro; voi potete orare sapendo ciò che dite; voi potete offrire e chiedere con perfetta potenza: vi do la mia Potenza vivendo in voi.

Preghiera santa perché detta in momento che la Grazia: il Cristo, così come ha transustanziato le specie in suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità, così fa del suo Corpo e Sangue il vostro cibo; si trasformano le specie eucaristiche in voi, in sangue vostro, in carne vostra, voi vivete di Me, anche nella carne mortale…

Ecco perché il Viatico ai morenti è sempre Vita, anche se talora non è vita aggiunta alla vita finita, ecco perché in te, anima mia, l’Eucarestia è la vita che ti tiene viva.

Io il tuo olio si riversa nella lampada esausta del tuo corpo e ti tiene viva. Io il tuo Medico. Io il tuo Datore di sangue.

Io il tuo Signore che ti voglio: lampada mia, mia eco in questo mondo spento, gelido, tenebroso, muto di voci benedette.

Le altre parti della Messa sono assimilazioni, e talora necessità, venute da eresie sorte nei secoli e che andavano combattute.

Assimilazioni di palpiti, oh! tutti buoni, di servi miei, i quali, per la tendenza propria dell’uomo di amplificare, appesantire e arruffare le cose, hanno aggiunto, amplificato, appesantito, e anche arruffato, specie per le piccole anime, la così bella, semplice, iniziale Frazione del Pane, e la così divinamente ispirata Adunanza catacombale.

Ma lo hanno fatto volendomi onorare, amare e far amare, e perciò hanno fatto opera buona, sebbene non necessaria né utile al Rito.

Sono le soprastrutture dei tempi di pace religiosa.

Credete di non essere in tempi di pace religiosa solo perché siete calunniati e scherniti e perché qualche sacerdote cade sotto la furia d un figlio di Satana? Oh! non sapete!

Quando verranno i tempi profetizzati, coloro che saranno credenti e sapranno dei tempi d’ora, potranno dire: “Ad essi era pace, per noi è guerra atroce”.

E non saranno più possibili le soprastrutture.

Non resisteranno alle catapulte dei satana. Né i fedeli avranno tempo di rifarle quando saranno cadute.


MA RESTERÀ L’ESSENZIALE, L’IMMUTABILE: LA FRAZIONE DEL PANE, L’ADUNANZA FRA I FEDELI, PERCHÉ QUELLE VENGONO DA ME E DALLO SPIRITO SANTO CHE ISPIRÒ GLI APOSTOLI. E CIÒ CHE VIENE DALLO SPIRITO È ETERNO.

Questa la lezione. (…) ».