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Sant'Agostino: “senza offendere l’Apostolo, non tacerò la parola del Signore.”

A quanto sta accadendo con le “nuove” traduzioni e dunque con il “nuovo” Messale (che nuovo non è, ma è solo un aggiornamento linguistico per mettere l’inclusione, e poi chissene frega se l’escluso è proprio Dio in Cristo Gesù), vogliamo rispondere con una meditazione tratta da un celebre Discorso di sant’Agostino che troverete qui integralmente, anche per le recenti novità del “Pietro regnante”… quali il dio di Abu-Dhabi o la Pachamama… o l’Amoris Laetitia, o la Fratelli tutti… o altra diavoleria… per confermare che noi non cambieremo il Pater Noster, non adoreremo il dio di Abu-Dhabi, non adoreremo la Madre Terra con la sua Pachamama, non abbracceremo “un Vangelo diverso” da quello che ci è stato annunciato (cfr.Gal.1,1-10)

E non accusateci di antipapismo, o scismi vari privando voi stessi della ragione, perché noi siamo papisti ma non bergogliosi… e come insegnava il grande sant’Ambrogio, grazie al quale resisteremo in questa Chiesa unica e Santa, ma con un Pastore anomalo: “dite al Papa che noi la testa non l’abbiamo solo per portarci il cappello…!

Buon Tempo di Avvento a tutti. fonte da cronicasdepapafrancisco

DISCORSO 330 – di sant’Agostino

NEL NATALE DEI MARTIRI

IN APERTURA DEL DISCORSO.

1. La solennità dei beati martiri e l’attesa della Santità vostra reclamano da noi un discorso. Comprendiamo infatti come si convenga a questo giorno il dovere di svolgere una trattazione. Lo volete voi, lo vogliamo noi. Lo conceda colui nelle cui mani siamo e noi e le nostre parole, chi ce ne ha dato il volere, egli ce lo renda possibile. E nei martiri, infatti, era vivissimo questo sentire: pertanto, accesi dall’amore per le realtà invisibili, disprezzarono le cose visibili. Che cosa amò in se stesso chi giunse persino a disprezzarsi per non andare in perdizione? Erano realmente templi di Dio ed avevano l’esperienza dell’inabitazione del Dio vero in loro; ecco perché non veneravano i falsi dèi. Avevano ascoltato, avevano avidamente attinto lasciando che se ne imbevessero le più intime fibre del cuore e, in certo qual modo, avevano fatto radicare profondamente ciò che disse il Signore: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso. Rinneghi se stesso, disse, prenda la sua croce e mi segua . Voglio dire qualcosa al riguardo, ma la vostra attenzione mi spaventa, la preghiera lo esige.

(…)

IL TIMORE DI PIETRO PER LA FUTURA PASSIONE DI CRISTO. COSA SIA IL RINNEGAMENTO DI SÉ.

4. L’apostolo Pietro non poteva ancora capirlo quando al Signore nostro Gesù Cristo, che preannunziava la sua futura passione, disse: Dio te ne scampi, Signore, questo non avverrà. Temeva la morte della Vita. Durante la lettura del santo Vangelo avete adesso ascoltato che cosa il beato Pietro abbia risposto al Salvatore che preannunciava la sua passione per nostro amore, e che in certo modo prometteva.

Lo schiavo faceva opposizione al Redentore. Che fai, Apostolo? com’è che ti opponi? Come puoi dire: Questo non avverrà? Non subirà allora la passione il Signore? La parola della croce ti è di scandalo: è stoltezza per coloro che si perdono. Ti si vuole riscattare e tu fai opposizione a colui che ti acquista? Lascia che vada alla passione: egli sa cosa fare, sa perché è venuto, sa come cercarti, sa come trovarti. Non stare a far scuola al tuo Maestro; procurati dal suo costato il tuo prezzo. Piuttosto, sii tu ad ascoltare chi ti corregge, non esser tu a voler correggere; è perversità invertire l’ordine di precedenza.

Ascolta quello che dice: Lungi da me 13. Lo dico perché è stato lui a dirlo; senza offendere l’Apostolo, non tacerò la parola del Signore. Cristo Signore disse: Lungi da me, satana 14. Perché satana? Perché mi vuoi passare avanti. Non vuoi essere satana? Cammina dietro di me. Se vai dietro di me, mi seguirai infatti; se mi segui, prenderai la tua croce, non mi sarai consigliere ma discepolo.
Perché dunque ti sei spaventato quando il Signore ha dato l’annunzio della sua morte? Il tuo spavento non ebbe altra causa che il timore di morire anche tu. Per il timore della morte non hai rinnegato te stesso; per un perverso amore di te, hai rinnegato lui stesso.

Ma più tardi il beato apostolo Pietro, dopo aver rinnegato tre volte il Signore, con il pianto lavò quella colpa: alla risurrezione del Signore, confermato e maturato nella fede, morì per colui che aveva rinnegato per timore della morte; confessandolo, trovò la morte, ma, appunto attraverso la morte, riuscì a far sua la vita.

Ed ecco: Pietro non muore più; è scomparso ogni timore, non si è ripetuto, in seguito, il pianto, tutto è passato, è sempre beato con Cristo. Tenne sotto i piedi ogni attrattiva del mondo esterno, le minacce, come pure i terrori: rinunziò a se stesso, prese la sua croce e seguì il Signore. Ascolta anche l’apostolo Paolo rinnegare se stesso: Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo per mezzo della quale il mondo è stato per me crocifisso come io per il mondo.

Ascoltalo insistere nel rinnegamento di sé. Dice: Non sono più io che vivo. È chiara la sua rinunzia all’io; ma ecco seguire una trionfale testimonianza di Cristo: ma Cristo vive in me.

Che vuol dire allora “rinnega te”? Non essere tu la tua stessa vita. E che si vuol dire col “non essere tu la tua stessa vita”? Non fare la tua volontà, ma la volontà di colui che abita in te.”

fonte da cronicasdepapafrancisco