Clicks1K

LA VITA E' L'ARTE DI DOMINARSI

La società ha bisogno di persone capaci di "dominarsi". Che cos’è la vita? La cultura del caos e il terrore d’un virus sconosciuto? il vaccino miracoloso e la pretesa umana di rifare l’ordine del mondo senza Dio anzi contro Dio.

di

Francesco Lamendola

Che cos’è la vita? È essenzialmente una gerarchia di funzioni, nella quale le funzioni inferiori devono piegarsi alla necessità delle superiori, affinché, dalla coordinazione e della subordinazione delle funzioni da parte di una forza più alta, la vita riceva pienezza, potenza e perfezione. Nel caso della vita umana, cioè nel caso di una creatura altamente complessa e intelligente, la funzione di coordinare e subordinare le differenti funzioni spetta all’organismo guidato non solo dall’istinto, ma anche e soprattutto dalla ragione e della volontà. È la ragione che stabilisce cosa è superiore e cosa è inferiore, cosa è prioritario e cosa è secondario; la volontà è la forza esecutrice delle direttive che provengono dalla ragione; l’organismo biologico, a sua volta, è la base materiale dalla quale istinto, ragione e volontà traggono alimento, e sul quale esercitano il loro dominio. Nel bambino piccolo e nel vecchio che ha perso l’uso di ragione, l’istinto prevale su tutto, la volontà è diretta verso fini discordanti e le funzioni vitali tendono ad avere il sopravvento sulla vita specificamente umana, che è essenzialmente intellettiva e volitiva. Una persona adulta e ben centrata in se stessa, conscia del proprio essere e della propria finalità esistenziale, è simile a un direttore d’orchestra che coordina tutti gli strumenti e stabilisce sapientemente quando e come ciascuno di essi deve intervenire per dare il giusto contribuito all’esecuzione del concerto. Una persona adulta immatura, sconsiderata, incosciente e irresponsabile, o peggio ancora, malvagia e immorale, non coordina un bel nulla, non stabilisce una subordinazione gerarchica, ma lascia libero corso ai suoi peggiori istinti, la pigrizia, l‘accidia, l’egoismo, la lussuria, l’avidità e la superbia. È intuitivo che la società, qualsiasi società, indipendentemente dalla sua forma di organizzazione politica e sociale, può funzionare e funzionare bene, soltanto se è formata da una larghissima maggioranza d’individui che si uniformano a questo principio: subordinazione degl’istinti alla ragione per mezzo della volontà, in un quadro di valori condivisi e conformi alla legge morale naturale. È sufficiente che una percentuale anche relativamente piccola d’individui non possieda questa configurazione interiore, né abbia sviluppato la padronanza di sé, perché l’intera società sia continuamente sottoposta a tensioni fortissime e debba disperdere energie preziose per arginare e porre rimedio ai danni provocati dall’agire irresponsabile e distruttivo di quei pochi.

Ora, è evidente che la nostra società si trova in condizioni pessime da questo punto di vista. Non solo le persone irresponsabili, che vivono disordinatamente e non sanno padroneggiare i propri istinti più bassi, sono tutt’altro che una piccola minoranza; non solo l’assenza di un progetto educativo e l’azione contraria di tutte le agenzie che agiscono sull’immaginario – mass-media e social network in primo luogo, ma anche musica leggera, spettacoli e pubblicità – fomentano continuamente i bassi istinti e propagandano la vita disordinata, la libertà senza freni, la licenza eretta a sistema; ma da alcuni decenni sono state spalancate le porte a masse crescenti d’immigrati, specialmente clandestini, che vivono al di fuori della legge e non condividono né i nostri valori, né le regole minime della convivenza civile e causano insicurezza, ansia, paura fra i buoni, costringendoli a vivere in maniera innaturale, a chiudersi in casa al calar della sera, a recarsi col batticuore in una stazione ferroviaria, in un quartiere marginale, perfino al supermercato per fare la spesa, temendo sempre di venire aggrediti e rapinati. Ora, a noi pare che non sia tanto difficile (sgradevole sì, ma questo è un altro discorso) mettere in fila tutti questi fatti e tirare la somma: cioè capire che le forze che hanno incoraggiato e favorito la cultura del caos, sia in modo esplicito, promuovendo il disordine sessuale, politico, sanitario, giuridico, artistico e perfino religioso, sia implicito, frenando e ostacolando l’azione educativa e ordinatrice della famiglia, della scuola, della Chiesa e della legislazione, sono le stesse che hanno favorito la graduale, inarrestabile invasione da parte di stranieri portatori di ulteriore confusione e disordine. Pertanto esiste un piano, un progetto globale di destabilizzazione, e l’attacco alla famiglia ne è un classico esempio.

Perciò, se vogliamo trovare un punto da cui partire per invertire la tendenze distruttiva che sta lacerando la nostra società, è questo: sul piano politico, fare piazza pulita di una classe dirigente che ci ha venduti ad interessi estranei e che sta attuando un piano globale diretto contro di noi, perché persegue scientemente il nostro male; sul piano spirituale, agire affinché le persone, cominciando dai bambini, trovino o ritrovino l’equilibrio e la padronanza di sé.

Scriveva in proposito il gesuita Antonin Eymieu (1861-1933), educatore e psicologo, nella sua opera forse più importante e conosciuta, Il governo di se stesso. IV La legge della vita (titolo originale: Le gouvernement de soi-même. IV: La loi de la vie, Paris, Librairie Académique, 1930; traduzione dal francese di Luigi Rosadoni, Roma, Edizioni Paoline, 1958, pp. 127-129):

Basterebbe fare una deduzione da ciò che noi sappiamo della vita.

Ogni essere è UNO nella misura stessa in cui è essere[esso è, in effetti,ciò che è, ciò per cui è il tale e non altri. Esso dunque “indiviso in sé distinto da tutto ciò che non è lui”: proprio questa è la definizione di unità; n.d.t.]. Ma mentre i non-viventi sono inerti e conservano indefinitamente quella certa unità che grazie a cause esterne posseggono, il vivente invece, per il fatto stesso che vive, cerca con intimo slancio un’unità particolare, ben precisa, e lo fa incessantemente con i propri mezzi. Non soltanto qualsiasi AZIONE VITALE ha per caratteristica di essere “immanente”, di avere il suo principio ed il suo termine nel soggetto vivente, ma tutto l’insieme delle azioni vitali considerate nel loro principio, in altri termini LA VITA, la vita concreta di ogni vivente, si rivela come una potenza di unificazione. È questa la sua caratteristica. Dove manca tale potenza, non c’è che materia inerte; non appena essa scompare comincia lo stato cadaverico; via via che essa aumenta la vita si manifesta in maniera più piena, più forte, più rigogliosa, più bella e più alta. Al limite, quando al di là dello sforzo di unificazione si attinge l’unità stessa, l’unità perfetta, sovrana indefettibile, nella semplicità ideale di un vivente senza parti né distinzioni né possibilità di mutazioni, allora si trova la vita divina.

Nella natura che può essere oggetto della nostra esperienza, la vita non è mai semplice; essa è composta di elementi molteplici, disparati e sempre instabili, in perpetuo divenire. E per vivere, bisogna trasformare questo caos in un tutto armonioso, bisogna unificare questa moltitudine. Non c’è che un mezzo: coordinarla. Ma coordinare elementi disparati significa subordinarli, stabilendo un’organizzazione gerarchica fra essi. Ciò avviene ponendo gli inferiori alla dipendenza del superiore; quando poi gli inferiori sono instabili, è necessario, perché l’organizzazione sia duratura, che l’autorità permanga ed imponga agli elementi nuovi il loro comportamento e la loro finalità.

Ecco perché la vita è la realizzazione di un’idea direttrice, come diceva Cl. Bernard; non di un’idea generica e di una direzione astratta, ma di un’idea incarnata nella materia viva, di una direzione in atto, di una realtà che coordina, subordina e conduce tutto verso un fine reciso; di un’energia ben determinata che opera e che s’impone, e costringe tutti gli altri a collaborare al suo piano.

Quest’energia è dunque, in pratica, l’elemento superiore che sta o si pone al vertice della gerarchia. Essa è all’origine della permanenza, della forza, dell’unità, in una parola della completezza della vita: ne è quindi la caratteristica, dalla quale la vita riceve il proprio valore e la propria intensità. Essa è – o deve essere – l’energia differenziale o specifica, cioè quella che distingue il vivente dagli altri viventi dello stesso genere e lo colloca nella sua specie: in altri termini, è quella che contrassegna la sfera suprema della sua vita.

Se l’energia specifica, oltre che di diritto, non è anche di fatto l’energia preponderante e direttrice, allora la vita, anziché svilupparsi, si degrada e precipita al di sotto del suo livello normale. Se non c’è direzione, se non c’è gerarchia, non c’è nemmeno unità e quindi neppure vita; ci sono soltanto delle cose inerti accumulate le une sulle altre, c’è soltanto un cadavere che va decomponendosi.

È dunque vero che la vita esiste solo a questa condizione: di coordinare, subordinare e dominare gli elemento ch’essa impiega, di domare le energie inferiori indirizzandole al proprio scopo, di asservirle per servirsene.


Questo modo di porre il problema della formazione del carattere è in totale contrasto con quanto oggi va di moda, con quanto si dice e si scrive nelle scuole, con quanto si pubblica nei libri di testo e nei manuali di psicologia, e su quanto viene detto, con la massima sicumera, da sedicenti esperti continuamente invitati ai salotti televisivi per forgiare quella sorta di armento umano comunemente chiamato opinione pubblica. Già la parola subordinazione di certe facoltà a certe altre farebbe loro rizzare i capelli in testa; quanto poi a parlare di governo, o se si preferisce di dominio, da esercitare su stessi, tenendo a bada e dominando le energie inferiori, qui tutti quei soloni si straccerebbero le vesti e alzerebbero altissime strida per denunciare un progetto così biecamente autoritario e così intollerabilmente retrogrado. In buona o in cattiva fede che siano, quei signori pretendono di tenere il punto e, pur vedendo i pessimi risultati che le loro idee hanno prodotto, si guardano bene dal fare una doverosa autocritica e insistono sulla stessa linea, promuovendo sempre più disordine, con il pretesto di voler difendere e ampliare la libertà (il che è quasi comico, considerato che sono gli stessi che approvano la soppressione di tutte le libertà personali, anche le più piccole, sull’onda del terrore sanitario) che poi non è tale, ma una sua grossolana mistificazione. La libertà esiste, e può esistere, solo dove ogni diritto viene bilanciato dal corrispondente dovere, e dove è ben chiaro, e accettato da tutti, che essa non consiste nel fare qualsiasi cosa della quale si abbia il capriccio, ma ciò che corrisponde oggettivamente e universalmente alla nozione di bene, tanto per il singolo quanto per la comunità.

Dire, come fa Eymieu, che ogni creatura vivente rappresenta un’idea incarnata, e che ciò è particolarmente vero per l’essere umano, equivale a dire che ogni essere vivente, e particolarmente l’uomo, ha una funzione da svolgere e una meta cui tendere: in altre parole, che tutti i viventi (e anche i non viventi) corrono verso il proprio fine, che è stato creato per quel fine, e che si realizza solo nella misura in cui riesce a vederlo, e perseguirlo e, almeno in una certa misura, a raggiungerlo. Il fine naturale dell’uomo consiste nel’esplicazione della sua facoltà specifica, che è la ragione: e la ragione è lo strumento che gli permette di comprendere qual è l’origine del suo essere, quale l’origine di tutto ciò esiste, e quindi amare e lodare la causa prima di ogni ente e di ogni fenomeno, nella sfera del visibile e in quella dell’invisibile: Dio. Ma questo è precisamente ciò che i padroni del mondo, gli oligarchi della grande finanza che controllano tutto, e specialmente i mass-media, voglio, devono impedire che avvenga. Per questo stanno lavorando da molto tempo, da secoli addirittura, ma soprattutto negli ultimi sessant’anni: per trasformare ogni uomo in uno squilibrato, in un atomo portato dal vento, in una monade che non sa, non può o non vuole comunicare col mondo. Rifilando alle masse il mito della rivoluzione sessuale, e specialmente alle donne il mito della liberazione dal dominio maschilista, hanno operato indefessamente per rendere le persone scontente di sé, di quel che sono, del ruolo che svolgono nella società e perfino nel genere sessuale al quale appartengono. Una persona sradicata, spiritualmente apolide, senza legami con la terra e con il popolo che l’hanno vista nascere, che non sa a che serve la propria vita né verso cosa sia diretta, né che senso abbiano le prove e le difficoltà della vita stessa: una persona così, che a un certo punto dubita addirittura di non voler più essere quel che la natura ha fatto di lei, un maschio o una femmina, per inseguire il sogno dell’androgino tanto caro all’ermetismo e all’occultismo massonici, sogno sinistro quant’altri mai, sogno diabolico e luciferino, che esprime la pretesa umana di rifare l’ordine del mondo a proprio arbitrio, senza più Dio e anzi contro Dio, è al tempo stesso una persona fragile, nevrotica, ossessionata, infelice; una persona per mille versi suggestionabile, manipolabile, nella quale si può suscitare il terrore d’un virus sconosciuto che non perdona, e contro il quale l’unica salvezza possibile è il vaccino miracoloso, che assume le funzioni del vecchio e impotente Dio salvatore e redentore dei cristiani.

Riassumendo. La società ha bisogno di persone capaci di dominarsi; ma i poteri occulti vogliono destrutturare la società, e da molto tempo lavorano in modo da far sì che gli uomini perdano il dominio di sé. Il sistema più rapido e sicuro per giungere a ciò è spaventarli a morte. Dunque, la ribellione all’orrenda Nuova Normalità è il fatto di non aver paura. Questa è una guerra spirituale. Chi cerca la luce di Dio non deve temere, perché dice Gesù: abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!

Del 16 Settembre 2021

Vai all'articolo: accademianuovaitalia.it/…p/cultura-e-filosofia/filosofia/10355-i-dominatoria