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Che cosa abbiamo perso!

Il Canto Gregoriano

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Il Canto Gregoriano costituisce un genere musicale monodico, codificato in un repertorio di musica vocale in lingua Latina, nel quale si esprime la preghiera pubblica cristiana, cioè la Liturgia.
Il Canto Gregoriano è pertanto musica musica sacra. Esso presenta tutte le caratteristiche della consacrazione religiosa: è un canto povero, casto ed obbediente.

Povertà
Innanzi tutto è un canto povero: ha rinunciato definitivamente ad arricchirsi. è sufficiente un colpo d’occhio per accorgersi della povertà, della limitatezza, della modestia dei suoi mezzi tecnici.
Di fianco alle ricchezze rutilanti dell’orchestra e della polifonia, il canto gregoriano non avrà da offrire che una linea, una sola. Utilizza solo intervalli piccoli: la seconda, la terza; la quarta e la quinta sono già più rare, la sesta è quasi ignorata; l’ottava, sconosciuta nell’apogeo del gregoriano.
Il canto gregoriano, che rinuncia a frazionare i toni in semitoni, rinuncia anche a dividere i tempi; il suo tempo primo, flessibile d’altronde come la sillaba latina, è indivisibile. Il suo ritmo ignora la misura isocrona, la quadratura, le simmetrie sistematiche che mettono ordine e chiarezza nella composizione classica, i tempi forti, la sincope, in breve, tutte le altre conquiste della musica posteriore.
Castità
In secondo luogo, la melodia gregoriana è casta. Ciò appare nel suo evitare accuratamente ogni civetteria che attirerebbe l’attenzione su di sé, ogni sensualità, anche attenuata, ogni sentimentalismo e ogni manierismo dei mezzi espressivi, pur così ricchi di sensibilità.
Essa ha mirato, e raggiunto, la massima trasparenza al messaggio spirituale di cui è portatrice.
Obbedienza
Infine l’obbedienza è forse l’aspetto più positivo della composizione gregoriana. Tutto il resto, povertà di mezzi tecnici, pudore d’espressione, poteva essere considerato come preparatorio.
Nella via della rinuncia, mancava ancora l’essenziale. Il sacrificio più radicale che la Chiesa chiede alla musica, per renderla degna della fiducia accordatale, è di essere solo musica, di accettare il ruolo secondario di servitore del testo liturgico.
[Tratto e adattato da "Metodo di Canto Gregoriano" G. Vantini - Schola Cantorum Mediolanensis]

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Alcuni cenni storici

Con il diffondersi del Cristianesimo, fin dai primi secoli, ogni comunità celebra la sua liturgia e canta nella sua propria lingua. L'occidente mediterraneo, a partire dal III secolo abbandona la liturgia in greco, adottando il latino. Ogni regione dell'occidente cristiano comincia così a comporre il proprio repertorio di canti sacri con una lingua è comune, ma con differenze regionali. Nasce quindi il canto "beneventano" e "aquileiano" per il sud dell'Italia, quello"romano" per la città di Roma e le sue dipendenze, l' "Ambrosiano" per Milano e il nord dell'Italia, l'"ispanico" ai piedi dei Pirenei, il "gallicano" nelle terre della Gallia romana e "celtico" per il nord ovest dell'Europa.
La costruzione delle grandi basiliche romaniche permette al culto di affermarsi, acquisendo una nuova solennità.
Dal V secolo nasce la schola cantorum composta da un numero variabile di chierici a servizio del canto sacro. Queste scholae elaborano, nel corso del V-VI secolo, un repertorio di canto in armonia con lo svilupparsi della liturgia. Alla fine del VI secolo la composizione del corpus delle melodie romane è compiuta. Verso il 760 assistiamo ad un avvicinamento tra il regno franco dei pipinidi (Pipino il breve e poi il figlio Carlo Magno) e il papato (Stefano II e i suoi successori). Pipino adotterà la liturgia romana nel suo regno per assicurare una unità religiosa e, attraverso questo, consolidare l'unità politica.
L'introduzione della liturgia romana implica praticamente la soppressione del repertorio dei canti gallicani, fino ad allora in uso nelle regioni franche, e la loro sostituzione con il repertorio romano. Il testo dei canti romani, consegnato per iscritto nei codici, si impone facilmente e diviene il testo di riferimento.
Come per ogni canto liturgico dell'antichità, il gregoriano nasce dalla tradizione orale. La diffusione che ha potuto avere in tutta Europa, oltre alla volontà politica dei Principi e del Papato, lo si deve all'invenzione di un processo di scrittura della melodia (pietra miliare nella storia della musica), la notazione quadra e all'opera di riordino che la tradizione attribuisce a papa Gregorio Magno (590) cui si deve il nome di "canto gregoriano".
Molte cause concorreranno alla decadenza del canto gregoriano. Anzitutto il progresso della notazione, dalla quadra a quella tonda mensurale. La prima scrittura infatti non indicava altro se non l'altezza delle note, senza scansione ritmica, inoltre non si adattava profiquamente alla redazione di un uso polifonico delle voci.
Già verso la fine del medio evo il canto gregoriano entra in una fase di completa decadenza. Nel 1833, Dom Guèranger, fondatore dell'abbazia di Solesmes, affronta l'opera di restaurazione del canto gregoriano. Pensa ad una esecuzione concentrata sul primato del testo, riportando lo spirito del canto della preghiera.
I primi studi di comparazione tra i manoscritti antichi, portati avanti da Dom Jausions, furono continuati da Dom Pothier. E' Dom Mocquerau che svilupperà questa impresa scientifica costituendo una collezione di facsimile dei principali manoscritti di canto racchiusi nelle biblioteche europee. Creò inoltre anche l'atelier e la pubblicazione di "Paleografia Musicale" (1889). Ma la restaurazione del canto gregoriano non è finita perché il Concilio Vaticano II (1963-1965) invitò ad elaborare "una edizione più critica dei libri di canto già editi", riportando di fatto il Gregoriano al centro dell'animazione liturgica.
(purtroppo solo a parole - mia osservazione, nei fatti lo ha affossato, con berghy poi... Lo ha ucciso-)

[Tratto e adattato da "Metodo di Canto Gregoriano" - G. Vantini - Schola Cantorum Mediolanensis]
N.S.dellaGuardia
Il Gregoriano ha un'altezza e grandiosità inarrivabili, poiché privo di tutti gli abbellimenti (grado sensibile, modulazioni, cromatismi) che spostano l'attenzione dallo Spiritus alla sequenzialità emotiva, propria della musica di intrattenimento.
La sua particolarità principale, ovvero l'esecuzione monodca senza accompagnamento strumentale, raggiunge il massimo della resa negli ambienti in cui …More
Il Gregoriano ha un'altezza e grandiosità inarrivabili, poiché privo di tutti gli abbellimenti (grado sensibile, modulazioni, cromatismi) che spostano l'attenzione dallo Spiritus alla sequenzialità emotiva, propria della musica di intrattenimento.
La sua particolarità principale, ovvero l'esecuzione monodca senza accompagnamento strumentale, raggiunge il massimo della resa negli ambienti in cui vi sia una particolare risonanza, che fa si che la ricchezza armonica dei differenti timbri, uniformati nella particolare tecnica di canto, si ribaltata nella eco naturale delle navate, o dei cori, creando una sorta di flusso continuo tra note emesse ed echeggianti.
Una musica che è preghiera per sua costituzione interna, non solo perché richiama raccoglimento o incorpora testi sacri: essa stessa è musica e silenzio, musica e contemplazione, musica e respiro.
Una musica né nuova né vecchia, eterna, che non passa mai di moda, e mai sarebbe potuta passare se non si fosse pensato che "fondendo" parole sacre (o di ispirazione più o meno sacra) e musica di intrattenimento, ancorché pensata (non sempre, purtroppo) per creare una atmosfera funzionale, o quantomeno idonea alla coesistenza con un momento di preghiera, sia esso liturgico o extra-liturgico, avrebbe avuto un effetto e ruolo equivalente.
Molto ha contribuito in questa graduale perdita, la rivoluzione liturgica bugnini, che alle modifiche nella celebrazione ha affiancato anche le inevitabili nell"animazione musicale, che hanno sostituito il personalismo all'uniformità, la creazione artistica all'umile discrezione, il sentimento alla contemplazione.
Non tanto per una esplicita intenzione programmatica, ma come per molti altri aspetti, per una graduale deformazione dovuta alla miscellanea fusione di sacro (parole) e profano (musica moderna, popolare e colta). L'apertura al mondo, insomma, in direzione ostinata e contraria al silenzio monastico che produsse il Gregoriano secoli or sono.
Kiakiar
NS della Guardia si vede che se ne intende dell' argomento dal suo acutissimo e bellissimo commento. In effetti anche io penso che la maestosità, la bellezza, la solennità della presenza di Dio tra noi rieccheggia in maniera incomparabile nel canto gregoriano dove le note sembrano progressivamente salire e discendere dal cielo , altalenando armonie e melodie che sembrano provenire non da questo …More
NS della Guardia si vede che se ne intende dell' argomento dal suo acutissimo e bellissimo commento. In effetti anche io penso che la maestosità, la bellezza, la solennità della presenza di Dio tra noi rieccheggia in maniera incomparabile nel canto gregoriano dove le note sembrano progressivamente salire e discendere dal cielo , altalenando armonie e melodie che sembrano provenire non da questo mondo ,ma dalle vette dello Spirito. E di tali vette , questo canto sembra voler disegnare le altezze con un suono impoverito di ogni elemento terrestre, spoglio del superfluo, teso musicalmente a rincorrere il divino. Con la musica leggera introdotta nelle celebrazioni delle messe Novus Ordo si assiste invece a un bel tonfo ; dalle altitudini dello Spirito alle bassezze e ai guizzi emotivi del sentire tutto umano.
RICCARDO GIACHINO
Grazie per il link ! Molto Spirituale !
Giorgio Tonini
Mons.Marco Frisina è un esempio di contemporaneo compositore di canti per Messa che coinvolgono e aiutano a pregare, cito solo il meraviglioso “Ti seguirò…”.I ragazzi e i giovani e le famiglie delle nostre Parrocchie non possono non cantarlo.
warrengrubert
@ricgiu
Berghy sta per bergoglio... Hai ragione la devo smettere con i nomignoli.
Dico che ha "ucciso" il gregoriano perché con la sua ultima bravata se limita le messe di sempre, ti so dire che fine farà il canto gregoriano, non vedo come si possa legare il canto gregoriano con la messa riformata da bugnini/montini, e celebrata da qualche sacerdote rock modernista.
Oggi è un miracolo se qualche …More
@ricgiu
Berghy sta per bergoglio... Hai ragione la devo smettere con i nomignoli.
Dico che ha "ucciso" il gregoriano perché con la sua ultima bravata se limita le messe di sempre, ti so dire che fine farà il canto gregoriano, non vedo come si possa legare il canto gregoriano con la messa riformata da bugnini/montini, e celebrata da qualche sacerdote rock modernista.
Oggi è un miracolo se qualche associazione lo mantiene vivo in con associazioni di appassionati, con cori dedicati, festival, concerti, manifestazioni ecc.
warrengrubert
Che Dio li preservi!
ricgiu
Che cosa è <<berghy>>?.......perché <<lo ha="" ucciso="">>?