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MESE MARIANO

- APOLOGIA DEL SS. ROSARIO: del Beato Maestro Alano della Rupe per il Vescovo Ferrico di Cluny, Vescovo di Tournai

- La genesi e la storia del Rosario di Cristo e di Maria.


"O sapientissimo Vescovo dei Servi di Cristo, l’Onorabilissima Trinità, per mezzo del Rosario dell’Amorevole Vergine, Madre di Dio, illumina l’intelligenza di coloro che non sanno. Ovunque si domanda sull’Autore (del Rosario), e del tempo in cui ha avuto inizio e si sia diffuso. Chissà se la maggior parte sono sospinti a (questa) domanda più da una certa devozione, che dalla curiosità. Spero che non siano come gli Ateniesi, rivolti più alle novità che alle verità. Che importa, infatti, indagare su chi abbia fatto un castello, o un libro, ecc., quando, si è sperimentato con certezza, che essi sono assai buoni? E non ha neanche importanza, poi, che l’inizio di tali cose sia stato difficoltoso, se il loro risultato fosse buono! Forse che i Prelati e i Principi malvagi non possono emanare e lasciare Leggi ed Istituzioni buone?

Ma, (per ritornare) all’argomento:

1. Fu la SS. Trinità a comporre l’Ave Maria, l’Arcangelo Gabriele la riferì alla Santissima Vergine, Sant’Elisabetta la arricchì, la Chiesa la completò. Fu Cristo ad insegnare ai Discepoli il Pater Noster, e lo trasmise, mediante loro, a tutta la Chiesa (Mt. 6.9).

2. Si tramanda che, in seguito, San Bartolomeo Apostolo ripetesse (il Pater Noster) cento volte di giorno, e cento volte di notte, con altrettante genuflessioni.
Questo numero era composto da quattro cinquantine, e tre di esse, così pregate, formano il Salterio di Gesù Cristo, che è composto da centocinquanta Pater Noster. Si predisponeva così, quel Salterio di altrettante (centocinquanta) Ave Maria, detto (Rosario) di Maria.
L’Apostolo (Bartolomeo) aggiunse, tuttavia, una quarta Cinquantina, per una ragione di devozione, nota a lui e a Dio.

3. In seguito, la Comunità dei fedeli, cioè la Chiesa (che seguiva il modo di pregare della Sinagoga, cantando i centocinquanta Salmi del Salterio di Davide), sostituì (i Salmi) del Salterio (di Davide) con la ripetizione del medesimo numero di Pater Noster, che i fedeli di Cristo offrivano a Dio, recitandoli da se stessi.

4. Pur tuttavia, poichè non tutti vi si applicavano e lo praticavano, a motivo della lunghezza dei centocinquanta Pater Noster (accadde, infatti, che, col passare del tempo, si affievolisse il fervore di fede), così, allo stesso tempo, il Salterio di Cristo diminuì di una gran parte. Si tramanda che ciò sia stato rivelato dalla Beata Vergine Maria.

5. In seguito, i Santi Padri, i Monaci che abitavano gli Eremi solitari, ripresero la celebrata pratica del Salterio di Maria, che era caduta in disuso. E, prima, (i Monaci) si congregavano negli Eremi deserti d’oriente, per la necessità di (aiutarsi) nelle feroci persecuzioni, ora (essi si congregavano) per la pia volontà di ciascuno. L’Apostolo (Paolo) ne preannunciò la vita: “Andavano vestiti di pelli di pecora o di capra, bisognosi, angustiati, maltrattati: il mondo, per loro, non era meritevole di stima: vagavano per luoghi solitari, per monti e spelonche, e caverne della terra. E tutti costoro furono provati, a testimonianza della fede, etc.” (Ebr.11, 36-38).

Tutta la loro vita sulla terra fu un continuo combattimento contro il Mondo, la Carne, il Demonio: “pur vivendo nella carne, non si comportavano secondo la carne” (2 Cor. 10,3); invece furono vincitori della Carne e di se stessi, non tenendo in nessun conto il Mondo: “contro le insidie del Diavolo e contro gli spiriti del male: le armi del loro combattimento, non erano carnali, ma, mediante la forza di Dio” (Ef. 6,12-13), si disposero al combattimento. E poichè, assai spesso, erano duramente e aspramente vessati, tutti, dopo essersi consultati, rivolsero preghiere continue a Dio e alla Madre di Dio, implorando aiuto, ed un rimedio alle tentazioni.
E vennero finalmente esauditi.
Mentre pregavano insieme, ebbero in Rivelazione Celeste che, se volevano essere liberati dalle tentazioni e preservati da esse, dovevano accogliere sollecitamente e recitare continuamente il Salterio di Gesù e di Maria, che già, da lungo tempo, si era illanguidito nel popolo cristiano.

Appena si fece in tutto uguale a quanto si era detto, subito ci fu una tregua nelle tentazioni, a cui seguì il loro termine; allo stesso tempo, quella (Comunità) Eremitica Monastica si accrebbe prodigiosamente in numero e in santità, e fu celebrata da un’estremità all’altra del mondo intero, per le meraviglie ed i prodigi.
In seguito, però (per le vicissitudini di tutte le cose che accadono), anche l’antico fervore dell’Istituto Eremitico, dunque, si rilassò: essendo venuta meno, a poco a poco, la Regola della vita devota e santa, e degli Esercizi, e tra essi, anche la pratica del Rosario, e portò in uguale rovina tutta l’ascesi monastica in (quegli) Eremi, a motivo della devastazione islamica.

Riporta questi avvenimenti, Giovanni il Greco, che ha riportato moltissime vite dei Santi Padri.

6. Dopo di loro, Dio chiamò a Sè il Venerabile Beda, che riportò il SS. Rosario di Maria ad un rinnovato fervore, predicando, in lungo e in largo, per tutta l’Anglia, la Britannia e la Francia. E, grazie a lui, quelle popolazioni, anzitutto quella Anglicana, da allora, fino ad oggi, accolse con amore ed onore, il SS. Rosario, cosicchè era possibile vedere ovunque, appese e affisse nelle Chiese, moltissime Corone per pregare, ad uso pubblico (e) comune di tutti coloro che, all’ingresso della Chiesa, avessero voluto effondere, mediante esse, le loro preghiere, ed offrirle a Dio.
Quella devozione si conservò abbastanza a lungo, ma anch’essa, infine, col trascorrere degli anni, si rarefece, perchè i Patriloquia, come essi chiamavano (le Corone del Rosario), dopo essersi consumati per l’uso, scomparvero dalle (Chiese), ed infine, anche dalla memoria del popolo.

7. In seguito, San Benedetto, degnissimo Patriarca di un vastissimo Ordine Sacro, con la stessa dedizione e pietà, ebbe sempre caro il sacro culto del SS. Rosario di (Maria), e così tanto lo adempì, che, per questo, meritò di diventare Fondatore ed Autore di una santa Istituzione Monastica.
Dall’esempio di un così grande Padre, subito, tutto il Sacro Coro dei Frati, ovunque nel mondo, si cinse (della Corona) del Rosario; e, oltre alle altre consuete sante pratiche dell’Ordine, ciascuno, a livello privato, ebbe caro il (SS. Rosario), tra le proprie gioie interiori più profonde, e, mediante esso, ognuno fu legato da tenero amore e da Santa Amicizia con la Vergine Madre di Dio, Sposa del loro Sposo. Così il Maestro Giovanni da Prato ci ha lasciato tramandato.

8. Alla scuola (del SS. Rosario) Sant’Ottone si esercitò e si perfezionò, a difesa della Chiesa, e a profitto della fede da annunciare, cosicchè, chiamato da Dio all’Apostolato dell’Episcopato, insieme alla fede cristiana, predicò il SS. Rosario, in tutta la Slavia, dove rendeva edotta la nuova piantagione delle sue preghiere (del SS. Rosario), e così quel piccolo dovere (di recitare la Corona del Rosario) disponeva (i fedeli) ad amare Cristo e la Madre di Cristo. Egli predicava loro di pregare (il SS. Rosario), e così li conduceva alla preghiera: raccomandava, a quanti battezzava, di portare con sè, ovunque, (la Corona) del Rosario, per raggiungere un’assiduità nella preghiera.
Iniziata questa pia consuetudine, rimase poi in uso in tutta la posterità, cosicchè, ancora in questo stesso tempo, (persone) di entrambi i sessi, uomini e donne, di qualsiasi grado ed età, portavano Corone del Rosario appese al collo, a forma di collana.

9. Contemporaneamente, Santa Maria Egniacense, testimonia in un suo eloquente esempio, di una santa usanza riguardante assai frequente nei Cenobi di alcune Vergini consacrate a Dio.
Si tramanda che ella, ogni giorno, recitasse a Dio tutto il Salterio di Davide, con questa ritualità: che a ciascun Salmo, aggiungeva anche un’Ave Maria; il numero di esse, pari al (numero dei Salmi), corrispondeva perfettamente al (numero) stabilito di centocinquanta (Ave Maria) del Rosario Mariano.

10. San Domenico Loricato (il cui soprannome proviene dalla lorica, ovvero la corazza che egli strinse sulla sua pelle, legandosi ad essa per tutta vita), riportando quanto tramandò San Pier Damiani, ogni giorno questi recitava il SS. Rosario, nove o dieci volte, con discipline di ferro.
San Bernardo, Sposo speciale di Maria, propagò con mirabile zelo questo stesso Rosario, e lo illustrò con esempi, disponendoli secondo il numero e il contenuto dei Salmi di Davide, come anch’io ho visto, ed attesto. Il (SS. Rosario) fu, per l’uomo di Dio, un sicuro mezzo, per (raggiungere) quella così grande santità di vita, che il mondo vide, il diavolo invidiò, e oggi la Chiesa venera.

11. Dopo di lui, San Domenico, allo stesso tempo, prima Guida e Padre illustre del Sacro Ordine dei Predicatori, fin dalla tenera età, fu così devoto di questo rituale, per pregare Cristo e la Madre di Dio, che, assiduamente, pregava il SS. Rosario, lo meditava e lo portava (con sè).
Negli anni della maturità, in aggiunta alle altre (preghiere) del suo Ordine, e ai compiti della predicazione, costantemente (egli) ricorreva al (SS. Rosario), che recitava, almeno tre volte al giorno, mentre si infliggeva la disciplina con una catena di ferro; e si tramanda che (egli) ricorresse così frequentemente
(al SS. Rosario), che, alle volte, pregava nel detto modo, otto o anche dieci Corone del Rosario al giorno.

12. Proprio lui è l’Apostolo del Rosario, al quale la Vergine Madre di Dio, con una Rivelazione fatta a lui, non una sola volta, diede l’esplicito mandato di predicare il (SS. Rosario), e realmente (egli) lo predicò, e lo portò per tutta la Spagna, l’Italia, la Gallia, l’Anglia, e l’Alemannia. (Egli) predicava (il SS. Rosario), e distribuiva Corone del Rosario a tutti, agli altolocati, ai poveri, e alla (gente) comune, cosicchè, mediante la sua recita, si fortificasse la Religione Cristiana, si accendesse la pietà, si diffondesse la Chiesa.
E, un uguale frutto corrispondeva.
Con lo stesso zelo del Santissimo Padre dei Predicatori, il suo Ordine, non solo recitava abitualmente il Rosario nel Convento, ma anche si adoperava nel predicarlo, al di fuori, al popolo, secondo l’esempio e l’insegnamento di così grande Patriarca; e, quanto a lungo rimase nell’Ordine questa preghiera di intercessione, tanto a lungo quest’Ordine fiorì in scienza, virtù e miracoli. Da lì spuntarono fiori incantevoli, come (Sant’)Alberto Magno, (San) Vincenzo, e come enumererarli, (essendo) innumerevoli?

13. San Francesco, umilissimo Patriarca dei Frati Minori, quel Cherubino che portò i Segni delle Stigmate di Cristo, pregò questo Rosario, e, mediante esso, sperimentò cose inaudite, sia su stesso, sia sul suo Santo Ordine. E lasciò all’Ordine questo pegno di singolare devozione, che egli aveva adoperato. Posso attestare di aver visto alcuni grani della Corona del Rosario del medesimo San Francesco.

14. Con certezza so pure, che Santa Lutgarda, Santa Cristina di Colonia, Santa Cristina Vaga, e, con meraviglia, moltissimi altri Santi e Sante, assiduamente recitarono e pregarono le tre Corone del Rosario. Senza dubbio credo che ogni Ordine Religioso e la Santa Chiesa tutta hanno sempre tenuto (il SS. Rosario) in grandissima venerazione. Così il medesimo Maestro Giovanni del Monte, scrisse poco tempo dopo, nel suo Mariale.

15. Mi ricordo che vicino a noi, a Gand, c’è un Monastero di Vergini Consacrate, dove, da quasi duecento anni, recitano ogni giorno il Rosario, usandole al posto delle Ore Canoniche: così dunque ci è stato tramandato e trasmesso dagli avi.

16. Tuttavia, anche antichissimi codici attestano senza dubbio, circa questo fatto, che io ho rammentato cose vere, così come, nel Convento del nostro Ordine a Gand, e in molti altri posti della terra, si può apprendere. In qualunque nazione cristiana si possono ammirare le antiche Corone del Rosario di innumerevoli uomini e donne, disposte e raccolte secondo il detto modo e numero (centocinquanta).

17. Ma in verità, ahimè, da circa settanta o ottant’anni, un tale, a me ben noto, ha troncato la struttura originale del Santo Rosario, e l’ha ridotto ad una sola cinquantina
E questo per il fatto che gli uomini, già da prima, anche se portavano con sè il Rosario completo (da centocinquanta grani), tuttavia non lo pregavano, com’era doveroso e conveniente. Così, per recuperare l’uso (del Rosario), che si era perso, e per riportare poco a poco all’antica pratica, si pensò di ricominciare in maniera più semplice, fino a quando l’esercizio avesse fatto acquistare l’abitudine a pregare, e, a partire da questa cinquantina, molto dolcemente, gli uomini fossero condotti, come per mano, all'antica consuetudine del Rosario (dalle centocinquanta Ave).

Da tutte queste cose, è del tutto chiaro che il Rosario della Vergine Maria, che viene insegnato e predicato, non può essere sospettato e incolpato di essere una semplice novità del momento. Il rito, infatti, è antichissimo, lodatissimo e onoratissimo nella Chiesa, sebbene si sia illanguidito per la fiacchezza degli uomini, e, subito dopo, venne trascurato per l’iniquità dei tempi.

(APOLOGIA DEL SS. ROSARIO:
del Beato Maestro Alano della Rupe
per il Vescovo Ferrico di Cluny,
Vescovo di Tournai.
LIBRO PRIMO: CAPITOLO VIII )


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Baliven
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ilsantorosario
Fu la SS. Trinità a comporre l’Ave Maria, l’Arcangelo Gabriele la riferì alla Santissima Vergine, Sant’Elisabetta la arricchì, la Chiesa la completò. Fu Cristo ad insegnare ai Discepoli il Pater Noster, e lo trasmise, mediante loro, a tutta la Chiesa (Mt. 6.9).
ilsantorosario
"...è del tutto chiaro che il Rosario della Vergine Maria, che viene insegnato e predicato, non può essere sospettato e incolpato di essere una semplice novità del momento. Il rito, infatti, è antichissimo, lodatissimo e onoratissimo nella Chiesa, sebbene si sia illanguidito per la fiacchezza degli uomini, e, subito dopo, venne trascurato per l’iniquità dei tempi."