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Covid, Crisanti: “Non muoiono i no vax, ma i vaccinati fragili”

“Non muoiono i non vaccinati, ma i vaccinati fragili”. La dichiarazione del professor Andrea Crisanti è tanto drastica quanto clamorosa. Ospite di David Parenzo e Concita De Gregorio in collegamento a In Onda, su La7, il microbiologo osserva come “le misure di restrizione e distanziamento sono venute meno, anche grazie al vaccino che ha dimostrato tutta la sua efficacia”. Ora però la situazione sta cambiando di nuovo, drammaticamente. “Oggi non si può pensare più di controllare il Covid pensando di far diminuire i casi, perché varianti come questa che ha un indice di trasmissione intorno al 15 non le ferma nessuno, non ci sono misure di distanziamento in grado di riportare i casi a zero”. Quindi, che fare?

Muoiono i vaccinati fragili

“Il vero problema è che dobbiamo proteggere i fragili, perché chi muore ogni giorno non sono i no vax ma nel 98% persone fragili vaccinate“. “Siamo in ritardo con la quarta dose?”, domanda Parenzo. “Il problema è come proteggere i fragili. Non c’è più accettazione sociale per le misure di limitazione. Quindi dobbiamo spiegare ai fragili che devono continuare le mascherine…”.

Aggiunge Pier Paolo Sileri, sottosegretario alla Salute: “Dobbiamo insistere sulle quarte dosi, che oggi sono insufficienti e avranno comunque pochissimo effetto sui contagi di oggi, ma influiranno sulla ondata in autunno”. I fragili sono gli over 60 e gli under 60 con patologie particolari. “Ma noi siamo in ritardo perché è passata la comunicazione che arriverà il vaccino nuovo, e quindi la quarta dose sembra inutile. Invece no, devi farla subito – invita ancora Sileri -. Poi arriverà il vaccino ad agosto, ben venga”.

“Non è stato spiegato che levare la mascherina non escludeva il fatto che i fragili e chi li accudisce deve continuare invece a portarle – conclude Crisanti -. E’ stato un problema di comunicazione, quando avevamo 160 morti al giorno non abbiamo avuto il coraggio di dire che morivano vaccinati fragili, non i no vax. E se mandiamo a lavorare i fragili li esponiamo al rischio”. liberoquotidiano.it


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