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Perché Dio ha permesso che occupasse quel posto? (La Scure di Elia)

Expandi manus meas tota die in cruce ad populum non credentem, sed contradicentem mihi: qui ambulant vias non bonas, sed post peccata sua (dall’Ufficio Divino; cf. Is 65, 2; Rm 10, 21).

«Tutto il giorno, sulla croce, ho steso le mani verso un popolo che non mi crede, ma mi contraddice, che cammina su vie non buone, ma dietro ai suoi peccati». Il rimprovero rivolto ad Israele è ripreso dalla liturgia nella festa di sant’Andrea, nel cui martirio la Croce del Maestro si riproduce e porta a maturazione il proprio frutto: O bona crux… per te me recipiat, qui per te me redemit (O buona croce… per mezzo di te mi riceva Colui che per mezzo di te mi ha redento). Anche i cristiani sono esposti al pericolo di cadere in una colpa analoga a quella delle autorità ebraiche che hanno respinto il Messia e di quelle romane che, condannando il Suo messaggero, ne hanno oppugnato la verità salvifica. Rifiutare il Cristo è una scelta ancora possibile, o in forma esplicita (con il rinnegamento della fede nella Sua autorità divina) o anche solo sul piano pratico (mediante la disobbedienza alla Sua parola). Oggi, però, siamo giunti ad un’espressa contraddizione del Suo insegnamento, addirittura da parte della Chiesa docente.

Cives autem eius oderant illum et miserunt legationem post illum dicentes: Nolumus hunc regnare super nos (Lc 19, 14). C’è una parte del clero che fa sua quest’empia asserzione solo implicitamente, con un’adesione di facciata e un’attività da commedianti che vengono impietosamente smascherate da una condotta insulsa, frivola, molle, superficiale e decadente che nulla mostra di autenticamente sacerdotale; ma ce n’è anche una parte che la fa propria con una dichiarata contestazione della legge morale in ambiti di indiscussa gravità, come quelli della sessualità, della famiglia e della vita umana. Per troppi decenni si è lasciato che idee eterodosse continuassero ad essere difese dalla sedicente stampa cattolica e nelle università pontificie, come se fosse sufficiente pubblicare testi magisteriali di rettifica senza mai sanzionare i responsabili, se non in casi eccezionali, con un’inerte fiducia in un improbabile ravvedimento. Ora l’erba cattiva, dopo aver abbondantemente infestato il campo, è talmente cresciuta da raggiungere i vertici.

«Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui un’ambasceria per dire: “Non vogliamo che costui regni su di noi”»: questa tragica scelta costò al popolo ebraico la catastrofe del 70 con la conseguente dispersione; alla società romana, malgrado la tardiva liberalizzazione del cristianesimo, il crollo dell’impero sotto la pressione dei popoli germanici, in quanto già rosa dall’interno da una profonda crisi morale che l’aveva resa incapace di reagire efficacemente… cosa mai deve toccare a noi, due millenni dopo la Redenzione, con tutti i frutti che ha portato nel frattempo? Preferisco non attardarmi su profezie, autentiche o presunte, di cataclismi planetari o guerre devastanti; piuttosto che stimolare la previdenza, esse possono indurre depressione e scoraggiamento. In realtà un tremendo castigo si è già abbattuto sul popolo ribelle: Constitue super eum peccatorem; et diabolus stet a dextris eius (Costituisci sopra di esso un peccatore e alla sua destra stia il diavolo; Sal 108, 6). La peggiore sciagura, per la Chiesa terrena, è avere un cattivo capo visibile; ma, se la maggioranza dei suoi membri recalcitra contro i comandi del Signore, è giusto e inevitabile che, a lungo andare, si ritrovi con alla propria testa una guida disobbediente a Dio.

È vero che il sacro testo prospetta parimenti la condanna di quel cattivo capo: Cum iudicatur, exeat condemnatus; et oratio eius fiat in peccatum (Quando è giudicato, ne esca condannato, e la sua preghiera si risolva in peccato; Sal 108, 7). Esso ci suggerisce perfino le parole per richiederne la rimozione: Fiant dies eius pauci, et episcopatum eius accipiat alter (Siano pochi i suoi giorni, e il suo incarico lo riceva un altro; Sal 108, 8).

Se tuttavia l’Onnipotente ha permesso che occupasse quel posto, è sicuramente per un disegno provvidenziale: fra l’altro, per far venire a galla tutto il marciume, morale e dottrinale, che prima si dissimulava. Ciò trascina alla rovina gli increduli e gli immorali, che, sentendosi ufficialmente confermati, si abbandonano alle loro tendenze; al tempo stesso, raffina e tempra i credenti sinceri nel crogiuolo della prova. Questa serena consapevolezza ci libera dall’impazienza e dalla rabbia, mentre la nostra preghiera acquista una nota di sapienza: è del tutto legittimo auspicare che sia allontanato l’usurpatore, ma senza dimenticare che, dopo di lui, potrebbe arrivarne uno peggiore, visto che, con il numero di cardinali da lui creati, ha già blindato il prossimo conclave. Pensate se diventasse papa il prelato invitato quest’anno al Bilderberg, oppure lo spudorato sincretista inflitto alla diocesi felsinea…

Come un popolo ha i governanti che si merita, così la comunità ecclesiale riceve guide conformi al suo reale stato. Nel primo caso gli uomini sono più responsabili e hanno meno diritto di lamentarsi, visto che i capi sono stati da loro eletti (a parte il caso dell’Italia); nel secondo (dato che la Chiesa non è un regime democratico) l’imputabilità è più indiretta, ma è innegabile che i Pastori provengano dal ceto dei fedeli e che quindi, pur acquisendo il potere di dirigerlo, ne rispecchino le qualità. È pur vero che la degenerazione è cominciata dall’alto, con una serie di decisioni prese sulla testa della gente, ma ciò non toglie che il processo da esse innescato sia stato accolto e assecondato con un vasto consenso, senza il quale non saremmo arrivati all’attuale stato di grave decadenza. Le derive dottrinali, liturgiche e morali degli ultimi cinquant’anni, compresa l’impennata di questo nostro tempo, hanno coinvolto molteplici attori a tutti i livelli.

Molti chierici giustificano la svolta ripetendo con tono saccente un mantra del tutto privo di senso: «C’è stato un concilio…», come se prima di quello non ce ne fossero stati altri venti che son tuttora valevoli e che non possono essere ignorati, quasi che un papa o un concilio avessero facoltà di stravolgere la dottrina e la vita cristiane abolendo tutto il passato con un tratto di penna… Quando dovranno render conto della propria vita al sommo Giudice, potranno forse sfuggire alla Sua giusta condanna con quella miserabile scusa? «Ti sei pervertito di persona, con la parola e l’esempio hai indotto i fedeli a peccare gravemente, hai spinto innumerevoli anime sulla via della dannazione eterna, hai disonorato e fatto bestemmiare il mio santo Nome… – Signore, c’è stato un concilio…». Si può certamente obiettare che i testi del Vaticano II, interpretati alla luce della Tradizione, non giustificano il rinnegamento della fede che si è verificato, ma resta il fatto che i germi patogeni ivi disseminati hanno dato il primo impulso al processo dissolutivo di cui si approssima il culmine.

Hanno costruito tutto un apparato intellettuale che autorizza a contraddire o relativizzare la verità conosciuta, esenta dall’osservanza di ogni norma e annulla qualsiasi obbligo morale. Esso, col tempo, ha strutturato la forma mentis del clero fino ad appiattirne la coscienza e ad indurirne il cuore, con effetti gravemente diseducativi sui fedeli. Grazie a Dio, ci sono felici eccezioni, dato che la teologia moderna ha un effetto più contenuto su chi è preservato da una fede sincera e coltiva un’ordinata vita di preghiera; la maggioranza si è però ritrovata a tradire il Signore senza neanche rendersene conto, poiché in seminario, generalmente parlando, non ha ricevuto alcuna seria formazione, né umana, né spirituale, né culturale, nonostante l’immediata accessibilità delle fonti. «Ma non tutti obbediscono al Vangelo. […] Forse non hanno udito? Eppure in tutta la terra è arrivata la loro voce e sino ai confini del mondo le loro parole» (Rm 10, 16.18; cf. Sal 18, 5)… Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire perché si rifiuta di ascoltare.

Di fronte alle estreme manifestazioni di empietà favorite dall’odierno pontificato, tuttavia, più d’un sacerdote ha cominciato ad aprire gli occhi sulla deriva che va avanti da decenni e a riappropriarsi del tesoro che gli è stato sottratto: Tu es qui restitues haereditatem meam mihi (Sal 15, 5). Una volta scopertolo sepolto nel campo, vale davvero la pena vendere tutto (cioè esporsi alla perdita di ogni beneficio materiale) per dissotterrarlo ed entrarne in possesso (cf. Mt 13, 44). Anche questo è uno dei risvolti provvidenziali del castigo inflitto al popolo infedele. La fede e il culto che ci sono stati trasmessi, se li accogliamo per quello che sono e non per quel che, in base ai gusti del momento, vorremmo che fossero, sono davvero la parte migliore che non ci sarà mai tolta (cf. Lc 10, 42), a meno che non l’abbandoniamo spontaneamente. Custodirla a beneficio nostro e di coloro a cui la consegneremo a nostra volta è la grande missione che la Provvidenza ci ha assegnato in questo periodo storico. Un’immensa gratitudine e un’invincibile fiducia devono pervaderci l’animo e darci la forza di perseverare, nonostante e contro tutto.

Fonte:

lascuredielia.blogspot.com
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"Guida sicura" mi sembra un'affermazione non consona....
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padrepasquale
"Un’immensa gratitudine e un’invincibile fiducia devono pervaderci l’animo e darci la forza di perseverare, nonostante e contro tutto", con la forza dello Spirito Santo e la guida sicura di Papa Francesco.
N.S.dellaGuardia
Guida sicurissima, il più è capire verso dove. Lei lo segua pure, poi ci saprà dire...
Invochiamo lo Spirito Santo, ma non mettiamogli in bocca parole che non saranno mai sue!
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Francesco I
È certamente una guida sicura per la dannazione eterna!
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Francesco I
Un vecchio sacerdote mi confidava che era quasi una grazia del Signore che ci fosse stato inflitto Bergoglio. Il novus ordo missae era stato accolto dai fedeli con indifferenza, ma quasi senza proteste: ora sono molte di più le persone che si stanno accorgendo quale sia stato l'enorme danno compiuto da Paolo Vi nell'aver voluto distruggere.. quella che era la Santa Messa Cattolica.
Nella Bolla "…More
Un vecchio sacerdote mi confidava che era quasi una grazia del Signore che ci fosse stato inflitto Bergoglio. Il novus ordo missae era stato accolto dai fedeli con indifferenza, ma quasi senza proteste: ora sono molte di più le persone che si stanno accorgendo quale sia stato l'enorme danno compiuto da Paolo Vi nell'aver voluto distruggere.. quella che era la Santa Messa Cattolica.
Nella Bolla "QUO PRIMUM TEMPORE" di San Pio V è riportata la maledizione contro chiunque osasse cambiare il canone della Santa Messa :
"Con la presente nostra Costituzione, da valere in perpetuo, priviamo tutte le summenzionate Chiese dell'uso dei loro Messali. che ripudiamo in modo totale e assoluto. stabiliamo e comandiamo, sotto pena della nostra maledizione che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato nulla mai possa venire aggiunto, detratto, cambiato... Dunque, ordiniamo a tutti e singoli i Patriarchi e Amministratori delle suddette Chiese, e a tutti gli ecclesiastici, rivestiti di qualsiasi dignità, grado e preminenza, non escluso i Cardinali che Santa Romana Chiesa, facendone loro severo obbligo in virtù di santa obbedienza, che, in avvenire abbandonino del tutto e completamente rigettino tutti gli altri ordinamenti e riti, senza alcuna eccezione, contenuti negli altri Messali, per quanto antichi essi siano e finora soliti ad essere usati, e cantino e leggono la Messa secondo il rito, la forma e la norma, che noi abbiamo prescritto nel presente Messale; e, pertanto, non abbiano l'audacia di aggiungere altre cerimonie o recitare altre preghiere che quelle contenute in questo messale."
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Stat Crux
Quello che si toglie dalla Santa Messa sparisce dalla vita della Chiesa; ciò che sparisce dalla vita della Chiesa scompare dalla vita civile: hanno voluto sopprimere il Santo Sacrificio? Quale meraviglia se le nuove generazioni conoscono solo lo sballo e la dissipazione?
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N.S.dellaGuardia
Maria Santissima nelle apparizioni di Anguera ripete fino allo sfinimento: "Sono ciechi che guidano altri ciechi"!
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jack67
Ho letto che l' intento di Papa Paolo VI era quello di una maggior comprensione della Liturgia, da parte dei fedeli. Pare che alla fine della vita si sia reso conto dell'errore.... non so forse concedergli l'attenuante del "non aver capito"... cambia poco, capisco....ma in fin dei conti non è lui che ha stravolto la Messa, sono tutti quei Sacerdoti che liberamente fan quello vogliono...o no ?
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