Intervista esclusiva a P. Didier Pietro Maria Baccianti O.P. su “Il Rito Domenicano – Storia e Liturgia”

RadioSpada.org: Buongiorno Padre Didier, “Il Rito Domenicano – Storia e Liturgia” è finalmente uscito in lingua italiana. Se dovesse dire in poche battute di cosa si tratta e perché è un libro interessante, cosa direbbe?

P. Didier: Anzitutto è un unicum in lingua italiana e non solo. Infatti non mi risultano ci siano traduzioni in altre lingue. Ma è un unicum soprattutto perché le pubblicazioni, almeno recenti (ultimi sessant’anni), riguardanti il rito proprio dell’Ordine dei Predicatori sono davvero pochissime se non addirittura nulle.È interessante perché l’autore ha saputo condensare ottocento anni di storia dell’Ordine e del suo Rito, senza tuttavia tralsciare nulla, ma anzi andando addirittura a toccare molti dettagli che sono propri, ed alcuni anche curiosi, del Rito Domenicano.

RS: Quanto è stata vasta l’influenza della liturgia dell’Ordine Domenicano su altri Ordini e riti?

P. Didier: Come si scoprirà leggendo il libro, il Rito Domenicano è stato adottato non solo dai frati predicatori, ma anche da alcuni altri ordini mendicanti e cavallereschi, da alcune diocesi e in alcuni territori geografici infine addirittura dalla corte reale d’Inghilterra.

RS: Nel libro si trovano anche alcuni aspetti curiosi, ad esempio la Messa de Beata e la questione della prigionia di Thomas Waleys, che aveva attaccato l’errore privato di papa Giovanni XXII. Può dirci qualcosa di più?

P. Didier: Il capitolo generale del 1314 introdusse una Messa settimanale solenne de Beata, in riparazione di una falsa accusa, che sosteneva che il cappellano domenicano Bernardo da Montepulciano, avesse avvelenato l’imperatore Enrico VII di Lussemburgo. La calunnia cessò nei due anni successivi, ma il capitolo generale del 1318 mantenne questa Messa per un’altra grave causa, ovvero l’ingiusta prigionia di Thomas Waleys, che aveva attaccato l’errore privato di papa Giovanni XXII nei confronti delle anime dei giusti che non avrebbero raggiunto la visione beatifica fino all’ultimo giorno. In seguito questa Messa fu nuovamente mantenuta perché Papa Benedetto XIIdesiderava cambiare arbitrariamente le costituzioni e la regola dell’Ordine. Quando anche questa crisi fu superata senza problemi, la pratica era diventata così ben consolidata che fu continuata nell’Ordine.

RS: Un altro dei molti aspetti interessanti è ciò che avvenne tra i Domenicani al momento dello scisma d’Occidente (che investì l’Ordine stesso). Può dirci in cosa consiste la decisione sul Papa ebdomadario?

P. Didier: Come ben sappiamo lo scisma d’Occidente ha diviso la Chiesa in due. La stessa cosa successe nell’Ordine Domenicano. Infatti ci fu uno scisma anche all’interno dell’Ordine. Due grandi Santi Domenicani sono di esempio: Santa Caterina da Siena, schieratasi per il Papa romano; e San Vincenzo Ferrer, schieratosi invece per quello di Avignone. Nel tentativo di arginare questo sciscma interno, nel 1318 il capitolo generale di Lione chiese ai conventi di introdurre la pratica del “Papa ebdomadario”. Significava che per una settimana i frati pregavano con il nome del Papa romano mentre quella successiva con il nome del Papa avignonese. Questa decisione (come tutte le decisioni calate dall’alto) ebbe pochissimo seguito nei conventi.

RS: Pensa che questo libro possa avere un certo seguito nell’Ordine Domenicano in Italia? E che frutti potrebbe portare all’Ordine stesso?

P. Didier: Credo di sì. Ho conosciuto diversi giovani frati e non, che sono interessati al Rito Domenicano, non solo per la sua storia, ma anche per le ricchezze spirituali che esso porta. La mia speranza è che ci si renda conto di aver buttato l’acqua sporca con il bambino, quando senza pensarci troppo nel 1968 il Capitolo di River Forest decise di accettare il rito romano riformato. In questo modo sono andati perduti ottocento anni. Se per tutti questi anni i frati hanno celebrato e pregato in questo modo è innegabile che questo Rito abbia modellato l’Ordine stesso influenzandone la sua identità e vice versa.

RS: Abbiamo già notato, in poco tempo, un buon interesse per questo libro. Oltre a quanto già detto a cosa attribuisce questo fatto?

P. Didier: Certamente come già detto sopra, questo libro è un unicum. Ma al di là di questo, va detto che, avendo nel mio piccolo contribuito a diffondere e a far consocere il Rito Domenicano in Italia, in Svizzera e non solo, molte persone da me conosciute si sono interessate e vogliono saperene qualcosa di più.
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