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I VACCINI CON IL DNA UMANO, QUALI RISCHI?

Molti vaccini sono derivati da cellule fetali per cui il DNA del feto entra nell’organismo del soggetto ricevente. Questo potrebbe comportare seri rischi per la salute innescando un processo noto come “ricombinazione omologa” cui consegue la modifica del patrimonio genetico di chi riceve il vaccino. Somministrando vaccini derivati da cellule fetali potrebbero formarsi delle mutazioni che la persona vaccinata non riconosce come proprie, nuove cellule in grado di scatenare una risposta cosiddetta “autoimmune” con conseguenti malattie, anche gravi come l’autismo.

byoblu.com/…020/12/07/i-vaccini-con-il-dna-umano-quali-rischi/

Le cellule fetali vengono utilizzate per produrre vaccini?

Paul Offit, MD : Salve, mi chiamo Paul Offit. Sto parlando con te oggi dal Centro di Educazione Vaccino al Children's Hospital di Filadelfia.

Un problema, e tende a essere un po' controverso, è "Le cellule fetali vengono utilizzate per produrre vaccini?" La risposta è sì. Ci sono stati due aborti elettivi che sono stati eseguiti nei primi anni '60, uno in Svezia, uno in Inghilterra. Quelle cellule che sono state ottenute da quegli aborti elettivi sono state usate per fare diversi vaccini. Sono stati usati per fare il vaccino contro l'epatite A, il vaccino contro la varicella, la rosolia o il vaccino contro il morbillo, uno dei vaccini contro la rabbia. Sono le stesse cellule che sono state ottenute nei primi anni '60, quindi da allora non sono stati eseguiti nuovi aborti terapeutici o elettivi allo scopo di produrre vaccini. Ma la risposta alla domanda: "C'è un residuo o quantità molto piccole, piccole, piccole di tracce di DNA da quegli aborti originali nei vaccini che ho appena menzionato?" La risposta è si.

Video di Massimo Mazzucco


La signora Gabanelli afferma che ciò che è contenuto nei vaccini è pubblico e non contengono nessun materiale cellulare. Il professor Paul Offit è uno dei maggiori esperti di vaccini a livello mondiale, afferma che è vero, che negli anni’60 vi furono due aborti volontari praticati uno in Svezia ed uno in Inghilterra. Le cellule ricavate da questi feti abortiti sono state utilizzate per produrre diversi vaccini: il vaccino contro l’epatite A e altri sono linee cellulari derivanti da quelle ottenute negli anni ’60 quindi non sono stati praticati altri aborti terapeutici per produrre vaccini, ma la risposta alla domanda se nei vaccini esiste una piccolissima quantità di cce di DNA, derivante da quelle cellule fetali, è affermativa. Dunque il DNA fetale è presente in molti vaccini, anche nei vaccini Covid ad Adenovirus usati in Occidente, ad esempio quelli prodotti dalle case farmaceutiche AstraZeneca e Johnson & Johnson. Paul Offit, nel gennaio del 2021 spiega che ci sono due vaccini in uso in quel momento negli Stati Uniti: uno Pfizer e l’altro Moderna, entrambi ad RNA messaggero, nessuno dei due derivato da cellule fetali, ma la dottoressa Pamela Acker con un lavoro estremamente documentato afferma che i due farmaci a RNA sono stati testati su cellule umane, ovviamente, e che le uniche cellule umane su cui possono essere stati testati sono quelli derivate dai feti abortiti. Si tratta di feti abortiti al quinto mese, quando i fasci spinotalamocorticali che portano l’informazione del dolore sono perfettamente formati, che vengono sezionati vivi, le cellule devono essere vive, e senza anestesia, che danneggerebbe i preziosi tessuti prelevati.

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