Giorgio Tonini
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Aborto abominevole delitto

“Unplanned” trasmesso dalla tv francese, panico e polemiche tra le femministe. (ved.commento)
Giorgio Tonini
@Francesco I le chiedo di sbloccarmi. Se sono stato irriverente le chiedo scusa.
Francesco I
Ok
Francesco I
warrengrubert
Una premiazione ignobile che qualifica chi ha dato il premio.
Giorgio Tonini
Violente polemiche sono scoppiate, in Francia, per la messa in onda di “Unplanned” sul canale C8, lunedì 16 agosto, in prima serata. Ma già prima della programmazione del film, le reazioni erano state numerose: il ministro per le pari opportunità, Élisabeth Morano, aveva definito la pellicola “un abietto strumento di propaganda anti-abortista” e “una menzogna che va contro i nostri valori”. A …More
Violente polemiche sono scoppiate, in Francia, per la messa in onda di “Unplanned” sul canale C8, lunedì 16 agosto, in prima serata. Ma già prima della programmazione del film, le reazioni erano state numerose: il ministro per le pari opportunità, Élisabeth Morano, aveva definito la pellicola “un abietto strumento di propaganda anti-abortista” e “una menzogna che va contro i nostri valori”. A ruota era seguita la reazione del ministro Marlène Schiappa che aveva twittato: “L’accesso all’aborto è un diritto in Francia, i nostri anziani hanno combattuto per ottenerlo, noi stiamo combattendo per garantirlo! No agli impedimenti, no ai sensi di colpa”. Il perché di tanto clamore non è difficile da capire: la proiezione del film, racconta e penetra nel profondo il dramma sull’aborto, sia per la protagonista della vicenda, che, nella sua vita, ha potuto comprendere davvero la menzogna abortista, guardando con i propri occhi ciò che accadeva nel ventre della donna sottoposta all’interruzione di gravidanza. Spesso le immagini scuotono più delle parole, a poco valgono i sofismi sull’aborto come “conquista di libertà”: ragionamenti vuoti, la cui apparente ed illusoria forza, crolla inesorabilmente di fronte a ciò che semplicemente è. E cioè, il dato reale, che in tutta la sua prorompente evidenza fa irruzione, sia nella vita di Abby Johnson che assiste in diretta al tentativo disperato di fuga del piccolo essere umano che nel grembo materno viene risucchiato dopo pochi minuti dalla sonda, durante l’aborto, sia nella vita e nella mente dello spettatore che, grazie alla forza delle immagini, viene scaraventato fuori da ogni terreno ideologico e posto davanti alla realtà nuda e cruda. La forza del film e dunque la sua “pericolosità” probabilmente è tutta qui, quella di semplicemente “mostrare” cosa l’aborto sia davvero: non una conquista, né tantomeno un diritto, ma la lacerazione di un legame che ha un fondamento naturale viscerale, quello tra madre e figlio. L’aborto è “l’uccisione di una vita innocente nel grembo della propria madre, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe maggiormente essere custodito”. Il film, dunque, riapre un dibattito che sembrava ormai chiuso. L’ideologia (e non fa eccezione quella abortista) è tale perché nega e stravolge la realtà, dunque non c’è niente di più pericoloso di porre lo spettatore di fronte al dato reale e portarlo a farsi delle domande.