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Devozione al cingolo o cordone di san Giuseppe

FabrizioMedici
Cingolo o cordone di San Giuseppe ( Una devozione speciale ed interessante ) Fino a qualche decina di anni fa, in occasione della Vestizione dei nostri novizi veniva usato il “cingolo o cordone di …More
Cingolo o cordone di San Giuseppe

( Una devozione speciale ed interessante )

Fino a qualche decina di anni fa, in occasione della Vestizione dei nostri novizi veniva usato il “cingolo o
cordone di San Giuseppe”. Nel rito della Vestizione, il cingolo veniva benedetto e poi imposto insieme
alla fascia. Di che cosa si tratta?
Il cingolo o cordone di San Giuseppe è una devozione secolare e suggestiva, che vogliamo rinverdire.
Una volta conosciuta la sua storia e il suo significato spirituale, nulla vieta che sia riproposta a vantaggio
di quanti lo desiderano.
Per procedere con più sicurezza, mi servirò della documentazione raccolta da B. Burkey in Pontificia
Josephina e pubblicata nei Cahiers de Josephologie. Nel febbraio 1858, il Vescovo di Vicenza, Benedetto
Riccalona, inviava alla Sacra Congregazione dei Riti una relazione circa “l’origine e il progresso della
divozione al Cingolo benedetto coll’invocazione e Reliquia di San Giuseppe Sposo di Maria Vergine, ed
insieme ancora la nuova forma di Benedizione tutta relativa al Cingolo ed allo Sposo purissimo della
Madre di Dio. L’una e l’altra era proposta dal parroco di San Nicolò di Verona insieme con il venerato
suo Clero. Ed è da osservare che in detta Chiesa viene in modo speciale onorato questo Santo, non solo
celebrandosi con gran pompa, solennità e concorso di popolo la di lui festa 19 marzo, ma quello che è più,
facendosi ogni anno in essa pubblicamente e solennemente il Pio Esercizio del mesi di marzo in suo
onore, e tutto ciò non solo di mio beneplacito, ma con molta mia consolazione; perché con questo mezzo
la devozione al purissimo Sposo di Maria Vergine va ogni anno più crescendo con molto frutto spirituale
e con grande frequenza ai Santissimi Sacramenti, specialmente nella sua festa e nel primo ed ultimo
giorno del mese”.
La “Positio”, che riassume tutta la questione, contiene ampie informazioni, che qui riportiamo:
“Dall’anno 1842 nella nobilissima città di Verona, e precisamente nella chiesa parrocchiale di San Nicola,
dove esiste una cappella ed un altare dedicati a San Giuseppe, è praticato un pio esercizio chiamato Mese
di marzo in onore di San Giuseppe, con grande frutto di pietà e con grandissimo concorso di fedeli. In un
pio libro, usato nella devota pratica, viene molto spesso letto e udito un esempio, che introdusse
lentamente tra i fedeli una pia consuetudine, che da allora si propagò sempre più. Vi si legge, infatti, che
nell’anno 1659, nella città di Anversa, una certa vergine consacrata dell’Ordine di Sant’Agostino, affetta
da una gravissima e inguaribile malattia di calcoli, riconosciuta dai medici, guarì in modo miracoloso con
l’aiuto di San Giuseppe. Si riferisce che ella abbia ottenuto il miracolo portando un certo cingolo, che era
stato precedentemente benedetto con l’invocazione del Santo Nutrizio di Cristo. Il fatto è stato tramandato
con atto pubblico, giuridicamente registrato. Il racconto dell’accaduto si trova presso i Bollandisti (Acta
S. Josephi 10, die XIX Martii) e in un libro stampato a Roma (Il mese di marzo consecrato al
Gloriosissimo Patriarca San Giuseppe sposo di Maria Vergine, Roma 1810 et 1849, giorno 24 marzo -
esempio).
Questo accese di zelo i fedeli di Verona, i quali per imitare la Vergine di Anversa, non tanto per la
guarigione del corpo, ma piuttosto per l’utilità dello spirito, accolsero l’uso dei cingoli benedetti con
l’invocazione di San Giuseppe. La cosa crebbe e si sviluppò a tal punto che nello spazio di quasi cinque
anni furono portati nella chiesa di San Nicola moltissimi cingoli, perché fossero benedetti con
l’invocazione e la reliquia di San Giuseppe. I fedeli, come dicevo, se ne servono soprattutto non per la
guarigione dalle infermità, ma a difesa della castità”.
Segue questa considerazione: se la “superbia della vita” è la causa di tanti mali che affliggono la società, è
certo che anche dalla “concupiscenza della carne” scaturiscono molti crimini e il rifiuto del freno della
legge divina.
Di qui la conclusione: “Non c’è nessun altro mezzo per difendere la castità, né più adatto per conservarla,
che la devozione a San Giuseppe e il suo speciale culto