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Abitare la tempesta: mons. Aloysius Jin Luxian (1916-2013). Di Mº Aurelio Porfiri.

La storia del cattolicesimo in Cina è estremamente complessa. Credo che pochi uomini hanno rappresentato questa complessità come Aloysius Jin Luxian, una delle figure più controverse del cattolicesimo cinese.

La scheda sintetica a lui dedicata da AsiaNews nel 2005 ci permette di comprendere la sua biografia ad ostacoli:

“Mons. Aloysius Jin Luxian è nato nel 1916. Ha passato 18 anni in carcere e 9 al confine in campi di rieducazione.

Venne arrestato la prima volta la notte dell'8 settembre '55, nella stessa retata in cui cadde l'allora vescovo di Shanghai Ignatius Gong Pinmei, che Giovanni Paolo II fece cardinale in pectore nel concistoro del '79.

Nel 1985 mons. Jin viene consacrato vescovo ufficiale della diocesi di Shanghai, con il riconoscimento della Associazione patriottica dei cattolici cinesi e senza aver ricevuto il mandato apostolico, cioè l'approvazione del Papa.

In seguito egli ha richiesto e ottenuto la comunione con Roma. Da allora cerca con forza un riavvicinamento alla Chiesa non ufficiale e, con la sua opera pastorale, modernizza molto la diocesi.

Grazie ai suoi appoggi e conoscenze all'interno del governo, mons. Jin ha potuto per primo riaprire un seminario teologico nazionale, fra i più moderni della Cina, e potenziare la presenza dei cattolici nella cultura e nella società di Shanghai.

Il 28 giugno scorso, ha consacrato il nuovo vescovo ausiliare della diocesi, mons. Giuseppe Xing Wenzhi, di 42 anni. Il nuovo ausiliare, primo cinese diventato vescovo con papa Benedetto XVI, e' stato nominato da Giovanni Paolo II prima di morire, votato a maggioranza da preti, suore e laici della sua diocesi, approvato dal governo di Pechino e dal Vaticano e consacrato da mons. Jin.

La nomina di mons. Xing potrebbe concludere la divisione della diocesi di Shanghai, una delle più attive della Cina, che al momento ha 2 vescovi. Oltre a mons. Jin vi è infatti mons. Giuseppe Fan Zhongliang, vescovo non ufficiale, molto malato, da anni controllato nella sua casa”.


Mons. Jin ha quindi sofferto sulla sua pelle per la causa della Chiesa ma ad un certo punto ha preferito scendere a patti con il governo girando in apparenza le spalle al Vaticano (con cui però ha cercato una riconciliazione).

Per questo, da molti nella Chiesa cinese, è stato giudicato come un “doppia faccia”, una persona almeno ambigua.

Eppure a suo merito va detto che egli permise ad insegnanti al di fuori della Cina di insegnare nel suo Seminario di Sheshan, avendo un’apertura mentale che non era di certo da dare per scontata.

Inoltre, la sua capacità con le lingue gli permise di essere nella posizione migliore per chiedere aiuti e finanziamenti per la sua diocesi, sempre con l’attenzione a sapersi barcamenare nel difficile e complesso clima della Cina.

Come detto, ancora oggi viene lodato da alcuni e disprezzato da altri. In ogni caso è una figura imprescindibile per comprendere il cattolicesimo cinese in anni recenti.

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Don Andrea Mancinella
Monsignor 'Girella' Jin Luxian? O semplicemente uno con il piede in due staffe?
Non lo so. Comunque, eccovi il famosissimo 'Brindisi di Girella'. 'Girella', soprannome ironico e satirico dato da Giuseppe Giusti a Charles-Maurice de Talleyrand, principe di Benevento, prima Vescovo della Chiesa Cattolica, poi rivoluzionario, poi bonapartista, poi di nuovo realista, infine - mi pare - pensionato …More
Monsignor 'Girella' Jin Luxian? O semplicemente uno con il piede in due staffe?
Non lo so. Comunque, eccovi il famosissimo 'Brindisi di Girella'. 'Girella', soprannome ironico e satirico dato da Giuseppe Giusti a Charles-Maurice de Talleyrand, principe di Benevento, prima Vescovo della Chiesa Cattolica, poi rivoluzionario, poi bonapartista, poi di nuovo realista, infine - mi pare - pensionato dell'Impero d'Austria...
Una vera girandola, mi pare...
Il poema satirico è lungo, può essere letto qui: Il Brindisi di Girella di Giuseppe Giusti

Solo un assaggio del poemetto:

"Dedicato al signor di Talleyrand buon'anima sua

Girella (emerito
Di molto merito),
Sbrigliando a tavola
L’umor faceto,
Perde la bussola
E l’alfabeto;

E nel trincare
Cantando un brindisi,
Della sua cronaca
Particolare
Gli uscì di bocca
La filastrocca.

Viva Arlecchini
E burattini
Grossi e piccini:
Viva le maschere
D’ogni paese;
Le Giunte, i Club, i Principi e le Chiese.

Da tutti questi
Con mezzi onesti,
Barcamenandomi
Tra il vecchio e il nuovo,
Buscai da vivere,
Da farmi il covo.
La gente ferma,

Piena di scrupoli,
Non sa coll’anima
Giocar di scherma;
Non ha pietanza
Dalla Finanza.

Viva Arlecchini
E burattini;
Viva i quattrini! "

Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvateci dai 'barcamenatori' di professione!

Eremita della Diocesi di Albano