it.news
606

La tragica perdita della dimensione materiale della fede

di Alessio “Augusto” Toniolo

(RadioSpada.org) La sfera della preghiera cristiana non è mai esistita senza la sua dimensione materiale, dimensione che di recente è sempre più minacciata, abbandonata e screditata. Mi spiego meglio.

L’uomo occidentale medio che desidera definirsi ancora cristiano (sia mai cattolico,) e in una qualche misura addirittura praticante, possiede un suo “modus orandi” ben definito: S. Messa domenicale se non si hanno troppe ore di sonno represse, e qualche Pater sparso per la settimana.

Cosa quindi accomuna i fedeli moderni? L’innato egocentrismo che qualsiasi preghiera detta a “mezza bocca,” recitata a mente, detta distrattamente e in qualsiasi luogo possa davvero ripagare il dono della vita che Nostro Signore ci ha fatto, rendendoci addirittura dei buoni cristiani.

È stato ormai raggiunto un livello di spocchiosità tale per cui nessun sacerdote è in grado di insegnarci quale sia il metodo corretto di pregare. Non è nemmeno più necessario recarsi materialmente in chiesa visto che possiamo assistere alla S. Messa direttamente dal telefono, o dialogare liberamente con Nostro Signore senza mai recar visita alla sua casa, convinti di aver una via privilegiata ed esclusiva di accesso a lui.

È da questa nociva superbia che passa la perdita della dimensione materiale della fede, di quella straordinaria ricchezza che solo il mondo cattolico ha saputo donare ai suoi figli per numerosi secoli.

Alcuni esempi?

Le chiese non producono più santini e non si occupano di diffonderli tra il gregge, consultando Wikipedia possiamo infatti leggere come quest’ultimo “decada nell’uso e nella circolazione sul finire del XX secolo.” Viene vista come pacchiana l’idea di conservarli nel portafoglio sperando nella protezione del santo raffigurato, è ormai assurdo collocarli in qualche angolo di rilievo della casa, qualche amico potrebbe sfortunatamente vederli e farsi una risata.

Non immaginate nemmeno quante volte la mia macchina sia stata “accusata” di appartenere a qualche anziana signora perché recante al suo interno qualche simulacro della Vergine Maria.

È sempre per egocentrismo che i veli muliebri sono stati completamente abbandonati, ormai visti e giudicati come scomodi e inutili, o in alcuni casi addirittura lesivi dell’immagine della donna, la quale ai nostri giorni non deve inginocchiarsi nemmeno di fronte a Dio.

Altra enorme perdita, derivante dall’abbandono della dimensione materiale della fede, è quella del rosario. Le motivazioni non si differenziano poi molto da quelle già in precedenza citate. Perché mai un fedele dovrebbe sprecare 30 minuti del suo tempo a recitare una vecchia preghiera da nonne, se è sufficiente ricordare a mente un pater prima di addormentarsi.

La potenza di questa arma donataci dalla Vergine Maria e i suoi incredibili quanto smisurati benefici non sono semplicemente accantonati, ma ignorati completamente e nei peggiori dei casi ritenuti sinonimo di credenze popolari che hanno ormai fatto il loro tempo. Nessuno si preoccupa più di possedere un rosario suo, di indossarlo, di depositarlo su una statua, di portarlo con sé alla celebrazione della S. Messa, figuriamoci di recitarlo quotidianamente.

Ricordo col sorriso quante volte, durante la mia infanzia, mio nonno mi spingeva ad accendere un cero in chiesa per chiedere qualche favore al Santo o alla Madonna. Anche questa è una pratica che da sola non può ovviamente essere esaustiva, è però sintomo di una dimensione più grande che ai giorni nostri è ormai stata accantonata.

L’idea di fondo che risiede in questo minuscolo gesto è che non basta rimanere sulla poltrona di casa per una preghiera efficace, ma ci si deve recare alla presenza vera e materiale di Cristo e implorare l’intercessione dei suoi santi, tramite l’utilizzo di pratiche e strumenti che possano elevare la nostra preghiera e farla risultare quanto più fedele e solenne possibile.

Assolutamente di rilievo è la presenza fissa di elementi materiali anche nella più piccola delle preghiere, passando per un gesto semplice quanto l’accensione di un cero votivo.

Una volta accantonati gli strumenti più popolari e diffusi della fede è stato facile escludere dalle nostre vite tutti quegli ausili ai più sconosciuti. Abbiamo perso la devozione allo scapolare, alla Medaglia miracolosa, alla corona angelica, alle medagliette dei santi.

Le nostre case non vengono più benedette, al loro interno non si trovano più acquasantiere e gli stipiti delle loro porte rimangono vuoti anche dopo l’Epifania. Il cristiano moderno ha abbandonato il piacere di custodire e trarre benefici con il proprio messale, la propria bibbia o i propri vangeli.

Per egocentrismo, per vergogna di mostrare agli altri che siamo figli di Dio e di Santa Romana Chiesa, e anche per una buona dose di avarizia, stiamo perdendo irrimediabilmente la dimensione materiale della fede cattolica. Compito nostro deve essere quello di difendere anche questa secolare ricchezza, con l’umiltà e con la ferma convinzione che le potenze degli inferi non prevarranno.

Fonte immagine: Pixabay