jili22
1540

La Santa Morte di Domenico Savio

Era una sera di gennaio dell'anno 1857. Un vento gelido spazza le strade innevate di Torino, scuote le finestre della cappella, ma nessuno dei giovani sta attento a questa furia. Ascoltano attentamente il padre, che racconta loro della preparazione alla morte: "Oh, può essere ancora lontana, lontana, nostra sorella Morte, ma sicuramente un giorno verrà; allungherà la mano sulla tua spalla e dirà: "Vieni, ora è il momento!" Nessuno conosce il giorno o il momento; si tratta di essere pronti. Ma quello che so è che c'è uno di noi che partirà per primo; recitiamo per lui un Padre Nostro. »
I bambini si inginocchiano, recitano la preghiera e lasciano la cappella in silenzio. Tutti si confessarono durante il giorno, come fecero per l'ultima volta prima del Giudizio.
No, Don Bosco non cerca di spaventarli, di terrorizzarli con descrizioni immaginarie. La morte è il messaggero celeste che ci conduce alla casa del Padre. Che i suoi figli ignorino dunque la paura e il terrore; che la loro gioia non sia disturbata! Al contrario, l'ultima ora, il minuto in cui la sabbia finisce di cadere nella clessidra, il momento supremo non è più formidabile e orribile, dal momento che ci stiamo preparando da molto tempo.
Quella sera, Dominique Savio, che non aveva quindici anni, disse ai suoi compagni:
"Don Bosco avrebbe potuto nominarmi.
— Come?
Avrebbe dovuto dire: "Recitiamo un Padre Nostro per Domenico Savio, che morirà il primo di tutti noi".
"Che ne sai?"
"Lo so, ma non ho paura. Sarò felice di andare in paradiso.
Gli occhi del bambino brillano di uno splendore che non è di questa terra.
Si ammalò poche settimane dopo, con un male la cui origine e natura i medici non riuscivano a rilevare. Le sue forze stanno diminuendo, come se fossero divorate da un fuoco interiore indefinibile. Il suo volto diventa sottile e pallido; la sua voce si indebolisce e si vela; solo i suoi occhi ingranditi si illuminano di una luce ancora più brillante. I medici consigliarono a Don Bosco di mandarlo a riposare a casa; l'aria buona del suo villaggio può fargli del bene.
Dominique abbassa tristemente la testa, quando Don Bosco lo raggiunge al momento della partenza: "Sono molto triste di lasciarti", disse con voce estinta. Ti avrei disturbato solo qualche giorno in più... e poi, era finita... Ma che la volontà di Dio sia fatta! »
Fino alla porta dell'oratorio stringe la mano di don Bosco nella sua, poi la scopa per l'ultima volta. Lo attende un'auto, messa a sua disposizione da un nobile benefattore. Sul gradino della porta, disse ai suoi compagni che si affollavano intorno a lui: Arrivederci! Addio a tutti voi! Ci incontreremo di nuovo in cielo. Un ultimo sguardo malinconico al caro oratorio, sulla piccola torre di Saint-François-de-Sales; sale, la macchina se ne va.
Otto giorni dopo, il 9 marzo, Dio gli ricordò la sua anima vergine. A suo padre, che lo guarda: " Addio, caro papa, addio ! Dominique sospira. Allora i suoi occhi si illuminano come se avesse già visto lo splendore del paradiso: " Oh ! che bella cosa io vedo mai ! Che bello quello che vedo! »
"Questo rende un angelo in meno sulla terra e un angelo in più in cielo", disse Don Bosco ai suoi figli in lutto dopo aver appreso della morte del loro compagno.
Il 5 marzo 1950 Papa Pio XII inscrisse tra i Beati il pio discepolo di Don Bosco. Dominique Savio sarà canonizzato quattro anni dopo, il 12 giugno, durante l'anno mariano.

(Don Bosco, l'apostolo della gioventù, G. Hünermann)

La sainte mort de Dominique Savio
Don Andrea Mancinella
E' verissimo, San Giovanni Bosco predicava in modo assai frequente sui Novissimi (in latino, come si sa, "novissima" significa "le cose ultime"), cioè sulla morte, sul susseguente Giudizio di Dio, e sulla sorte eterna dell'anima, il Paradiso o l'Inferno ( il Purgatorio come si sa è temporaneo).
E usava per questo anche le famose "buonanotte", ossia un pensiero religioso che rivolgeva ai ragazzi …More
E' verissimo, San Giovanni Bosco predicava in modo assai frequente sui Novissimi (in latino, come si sa, "novissima" significa "le cose ultime"), cioè sulla morte, sul susseguente Giudizio di Dio, e sulla sorte eterna dell'anima, il Paradiso o l'Inferno ( il Purgatorio come si sa è temporaneo).
E usava per questo anche le famose "buonanotte", ossia un pensiero religioso che rivolgeva ai ragazzi poco prima del loro riposo notturno.
E molte volte raccontava loro anche quelli che lui, per umiltà, chiamava i suoi 'sogni', che in realtà erano visioni soprannaturali, e che concernevano il più delle volte le realtà del peccato, della Confessione, e appunto del Paradiso o dell'Inferno.
Tutto all'opposto, insomma, della 'predicazione' neomodernista, in cui queste realtà sono sempre sistematicamente cancellate.
Basti pensare, tanto per fare un solo esempio, alle omelie delle Messe dei funerali, che dovrebbero essere un momento ideale per riflettere sulle suddette realtà, e nelle quali invece si blatera di "ritorno alla casa del Padre" del defunto.
Anzitutto si tratta di un'ERESIA, perchè il "ritorno" presuppone che l'anima vi fosse già da prima, nella famosa "casa del Padre dei neomodernisti, e quindi si cade nell'eresia della preesistenza delle anime.
E poi si tratta della pratica cancellazione dei Novissimi, per quanto riguarda il Giudizio e l'Inferno in particolare (nonchè del Purgatorio).
Tutti, secondo il clero neomodernista, buoni o cattivi, pentiti o impenitenti, andrebbero "nella casa del Padre" così come sono, semplicemente.
Tutto frutto del Concilio Vaticano II, che tentò, sia pure dissimulandolo (perchè la maggioranza dei Padri conciliari, pur smaniosi di 'novità', non l'avrebbe mai accettato) di forgiare una "nuova Chiesa" aperta al mondo e dunque in rottura anche con quella del passato che predicava, come San Giovanni Bosco, sui Novissimi.
Che stiano attenti, i neomodernisti: perché "nella casa del padre" - il loro "padre", però, cioè il Diavolo - rischiano di andarci loro, se non cambiano rotta, e subito.
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvateci dai neomodernisti che occupano indebitamente la Santa Chiesa Cattolica!
Eremita della Diocesi di Albano