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Francesco I
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Quanto il virus metterà a rischio l’Unione Europea (e tutta la globalizzazione)?

Fare previsioni è sempre una roulette ma qualche riflessione è opportuno farla. Quanto inciderà il virus sulla vita della barcollante Unione Europea? E della globalizzazione?

Sul Guardian se ne parla chiaramente: “The shock of coronavirus could split Europe – unless nations share the burden“. A riproporne le idee in Italia è Money.it: forse gli scenari possono apparire esagerati ma qualche elemento utile per ragionare viene fornito:

Già nel 2008 in molti parlavano di una possibile fine del progetto europeo. Certo, il senno di poi ha sempre ragione, è chiaro che questi “molti” avevano torto. L’euro è sopravvissuto, come anche l’UE. Tuttavia, la crisi in corso causata dall’epidemia di coronavirus potrebbe avere lo slancio necessario per mettere fine l’UE, portando ad una rottura definitiva dell’Eurozona.

E si specifica:
L’architettura dell’unione monetaria, alla quale aderiscono tutti i Paesi della zona euro ma non tutti i membri dell’UE, si è dimostrata poco adatta a reggere la crisi bancaria mondiale verificatasi più di 10 anni fa. E ad oggi la situazione appare, se possibile, più allarmante.

Lo shock economico si prepara ad essere ben più grave e la questione si sta spostando più sul piano finanziario e fiscale di ogni Paese piuttosto che su quello attinente alla politica monetaria.

Ad essere compito è proprio il cuore dell’Eurozona. Era il comparto bancario ad essere al centro della crisi nel 2008. Così, la BCE ha affrontato la situazione iniettando liquidità all’interno dei mercati finanziari e sostenendo così gli istituti bancari. Gli strumenti di politica monetaria sono stati fondamentali nella strategia di ripresa.
Facciamo ora un balzo di 12 anni e guardiamo alla situazione attuale.

Il mondo ha bisogno di ospedali, macchinari per la terapia intensiva, mascherine, sostenere il reddito dei cittadini e delle imprese costrette a chiudere i battenti durante la quarantena e quelle ancora aperte, che stanno inevitabilmente subendo delle perdite ingenti. E no, la BCE non può costruire ospedali né agire in prima linea per soddisfare i suddetti bisogni.

Gli strumenti monetari hanno fornito la linea di difesa più importante nel 2008.

Ma di fronte al coronavirus, la BCE non può costruire ospedali, produrre ventilatori e maschere o organizzare un sostegno al reddito per le imprese e i loro dipendenti. Tali compiti sono ancora esclusivo dominio della politica fiscale di ciascun Paese.
È indubbio che le conseguenze economiche derivanti dal coronavirus stiano ricadendo su tutti i membri della zona euro. Tuttavia, ad oggi non esiste un meccanismo che permetta ai diversi Paesi del blocco di rispondere allo shock in maniera congiunta. Per questo motivo le misure in risposta all’attuale pandemia sono state implementate solo a livello nazionale, un meccanismo che non fa altro che dividere piuttosto che unione l’Europa in un simile momento di crisi. Di fronte ad una crisi condivisa, la zona euro è capace di rispondere solo in maniera frammentaria.

Del resto in una recente intervista al Financial Times, Mario Draghi ha fatto intendere come l’Europa abbia le potenzialità per reagire ma che sia indispensabile fare presto perché “il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile“. E il fatto di lasciare due settimane all’Eurogruppo per formulare proposte sembra prefigurare proprio questa esitazione. A riferirne è Marco Bresolin su

La Stampa:
Dopo quasi sei ore di negoziati, il Consiglio europeo è riuscito a trovare un’intesa sul testo di conclusioni per rispondere all’emergenza coronavirus. Ma si tratta di un’intesa minima, su un documento estremamente generico che manca di concretezza. Eppure per arrivarci è servito un parto difficile che ha messo in luce tutte le divisioni tra i 27 governi Ue sulle ricette economiche da adottare, replicando lo schema già visto durante l’Eurogruppo di martedì.
Il paragrafo al centro delle discussioni è stato il numero 14, quello appunto dedicato alle risposte economiche. Nella versione finale si invita l’Eurogruppo a «presentare proposte» in campo economico da presentare ai leader entro «due settimane». Nulla di concreto comunque. La

formulazione è stata volutamente generica, senza alcun riferimento esplicito a possibili misure, perché al momento non c’è accordo sulle strade da seguire.

Non è un caso, infatti, che la riflessione sugli effetti della “crisi coronavirus” si estenda ben oltre il tema continentale. Sulla rivista Tempi, Rodolfo Casadei, presenta alcune riflessioni:
È sempre azzardato fare previsioni sulle conseguenze irreversibili di una grande crisi quando essa ancora si sta sviluppando sotto i nostri occhi, ma quello che ha scritto Claudio Risé nel suo intervento del 15 marzo su La Verità mi incoraggia a rischiare una previsione che non pochi fanno sotto voce, mentre la maggioranza ancora dissente: la pandemia del Covid-19 segnerà la fine del modello di sviluppo imperniato sulla globalizzazione, perché lo sviluppo globalizzato non è sostenibile, e non è sostenibile perché non corrisponde alla verità dell’uomo, né alla verità del creato.
Non si tratta solo del fatto che le filiere produttive sono diventate troppo lunghe e complicate e perciò fragili, non si tratta solo del fatto che l’interdipendenza economica globale ha mostrato che lo shock che colpisce un paese si riverbera immediatamente su tutti.

Scrive il noto psicanalista junghiano:

«La presenza del Covid-19 nel mondo occidentale è il risultato automatico di uno stile di vita e di un modo di produzione che per avidità, fretta, anche ignoranza, ha messo tra parentesi i pericoli che da sempre minacciano l’uomo, il suo corpo e la sua vita. Questa è la prima vera pandemia globale (dopo l’Aids, che l’aveva preannunciata verso la fine del secolo scorso) e ci mostra perfettamente per quale ragione il modello di sviluppo globalizzato sia un binario morto, da abbandonare al più presto: destabilizzante e omicida com’è porta solo alla morte.

radiospada.org
N.S.dellaGuardia
Chi continuerà a portare avanti la favoletta dell'Unione economica e dell'euro che ci difende dalle svalutazioni sarà non solo in malafede, ma anche terribilmente stupido e pericoloso.
L'euro è una moneta a debito, chi la usa si indebita ed o suoi titoli di debito finiscono in mano alla finanza da speculazione estrema (leggi "balletto acrobatico dello spread"...), senza alcuna difesa possibile. …More
Chi continuerà a portare avanti la favoletta dell'Unione economica e dell'euro che ci difende dalle svalutazioni sarà non solo in malafede, ma anche terribilmente stupido e pericoloso.
L'euro è una moneta a debito, chi la usa si indebita ed o suoi titoli di debito finiscono in mano alla finanza da speculazione estrema (leggi "balletto acrobatico dello spread"...), senza alcuna difesa possibile. L'unione europea è governata dalla commissione europea che decide su tutto, senza essere eletta da nessun libero cittadino. (Senza parlare di interessi contrapposti tra Germania, Francia e gli altri Stati che dovrebbero formare l' "unione"... divisione europea piuttosto.. .).
In tempi di coronavirus né uno né l'altro hanno mosso un dito per combattere la situazione. Ergo l'unione europea non solo è un cappio al collo per la vita dei popoli, ma è anche un peso in caso di emergenze.
Eppure sono arci sicuro che l'Italia sarà ancora infestata di pericolosissimi stupidi che porteranno ancora avanti la favoletta. A quel punto, se li lasceremo parlare ed agire, ci meriteremo tutto il peggio che ci pioverà addosso. Implacabile.