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COSA DISTRUSSE LE CITTA’ BIBLICHE DI SODOMA E GOMORRA?

7 maggio 2016

Se si legge la parte del testo biblico che narra della distruzione della pentapoli, le cui città più importanti furono Sodoma e Gomorra, si parla di una vera e propria pioggia di fuoco e zolfo dal cielo ad opera del protagonista della Bibbia, ovvero Yahweh. Realmente, questo racconto lo si ritrova nella tavoletta sumera catalogata come tavoletta 13, in cui si racconta che il dio sumero di nome Nergal, distrusse una dopo l’altra le cinque città della valle verdeggiante lanciando su ognuna di esse un’arma del terrore.

“La distruzione di Sodoma e Gomorra”, John Martin, 1852.

“Sodoma and Gomorra”, Hartmann Schedel, Cronache di Norimberga, 1493.

Come sappiamo, nella Bibbia si ritrovano spesso dei racconti più antichi, ripresi, modificati e riadattati. La vicenda di Sodoma e Gomorra e in generale la distruzione della pentapoli biblica, con ogni probabilità, è stata quindi ripresa dai testi sumero accadici. Troviamo però, alcune analogie anche tra questo racconto e gli eventi accaduti ad esempio a Mohenjo-daro, un’antica città situata in Pakistan, edificata della misteriosa civiltà della valle dell’Indo che si sviluppò verso il 3300 a.C..

Infatti, anche il racconto della distruzione di questa città, che si trova nel poema epico indiano chiamato Ramayana, ricorda proprio la descrizione di ciò che accadde alla pentapoli biblica. In entrambi i casi, negli stessi racconti, sembrerebbe descritto l’utilizzo di armi divine, del terrore, addirittura nei testi indiani queste potenti armi vengono chiamate “tejas astras”, che tradotto letteralmente significa “armi-energia”.

Ma queste vicende sono esclusivamente frutto della fantasia degli antichi autori, o ci raccontano fatti ed eventi realmente accaduti? Ebbene, nel caso di Mohenjo-daro, che anticamente si chiamava Lanka, ovvero “isola”, sono state ritrovate le sue rovine, che sembrano essere state effettivamente distrutte da un evento improvviso e spaventoso, che sradicò interamente una parte della città, vetrificando e fondendo le rocce e le mura delle abitazioni. Inoltre nel sito sono stati ritrovati 24 scheletri, alcuni di essi presentano le ossa calcinate, sono contorti e schiacciati al suolo. Insomma, un evento improvviso spazzo via sia la città che il popolo che l’abitava.

Credo fermamente che in queste antiche città sia accaduto qualcosa di strano, ma prima di ricondurre questi eventi a vere e proprie “punizioni divine”, il mio metodo di ricerca mi porta a considerare oltre che le informazioni fornite da questi racconti, anche e soprattutto gli aspetti geologici dei luoghi descritti, o comunque preferisco indagare, e verificare se questi eventi potrebbero essere riconducibili semplicemente a catastrofi ambientali. Inoltre, sarebbe da chiedersi se ad oggi, qualche archeologo sia riuscito a portare alla luce nell’area geografica in questione, le rovine delle reali Sodoma e Gomorra.

“Paesaggio con la distruzione di Sodoma e Gomorra”, Joachim Patinir, 1480.

Ultimamente ho letto un libro pubblicato nel 2002 che si chiama “Terre Perdute”, di Peter James e Nick Thorpe (scrittori e archeologi), che per spiegare ciò che è successo a Sodoma e Gomorra si sono confrontati con alcuni geologi, essi scrivono che la zona attorno al Mar Morto è sempre stata ricca di petrolio, citano un passo della Genesi in cui si parla di “pozzi di bitume”, raccontano che al tempo di Giuseppe Flavio il Mar Morto era chiamato “lago d’asfalto” per le masse di idrocarburi solidificati, o bitume, che a volte si vedevano galleggiare sulle acque. In pratica, secondo Peter James e Nick Thorpe, Sodoma e Gomorra si sarebbero trovate proprio su un giacimento petrolifero, e come se non bastasse erano state costruite in corrispondenza di una delle grandi faglie terrestri, infatti la valle del fiume Giordano e il Mar Morto sono la continuazione della Rift Valley, una delle fasce a più alta attività sismica. Una geologa con cui i due scrittori si sono confrontati si chiama Dorothy Vitaliano, essa unì tra loro i vari suggerimenti dei primi geologi e scrisse:

“Un disastroso terremoto scosse la Valle del Siddim nel 2000 a.C., liberando un grande quantitativo di bitume e di gas naturale che furono incendiati da improvvisi focolai…se per la costruzione di mura e abitazioni fossero state usate rocce ad alto contenuto di bitume, questo avrebbe aggiunto combustibile alle fiamme”.

In questo libro si citano anche due studiosi, David Neev della Geological Survey of Israel e K.O. Emery della Woods Hole Oceanographic Institution (Massachusetts), che nel 1995 dedicarono un intero libro alla distruzione di Sodoma e Gomorra. Da un punto di vista geologico, sostennero che è perfettamente plausibile supporre che la vicenda sia il risultato di un devastante evento sismico occorso alla fine dell’età del bronzo. I due studiosi affermano inoltre che gli incendi sarebbero stati alimentati dagli idrocarburi fuoriusciti dalle fratture del terreno, e sottolineano che in quella zona il bitume è impregnato di zolfo, le acque salmastre ad elevate temperature, liberate dal terremoto, possono produrre una micidiale miscela di gas di idrocarburo ricco di zolfo e di solfuro d’idrogeno. Il diossido di zolfo generava una ricaduta di piogge acide che facevano scempio degli animali, uomini e della vegetazione.

Insomma, ci sono pagine e pagine in questo libro (ma anche altri libri, siti web, documentari e forum) in cui sembrerebbero fornite delle risposte molto plausibili e scientifiche agli eventi di Sodoma e Gomorra, sta di fatto che queste restano solo supposizioni, anche perchè fino ad oggi, non sono state trovate delle rovine che abbiano subito il tipo di distruzione descritto da questi stessi archeologi e geologi.

Tutte queste ipotesi però, nascono dal momento che l’area geografica presa in considerazione da questi ricercatori, comprende la sponda sud-orientale del Mar Morto, dove sorgono le rovine delle antiche città conosciute col nome di Bab-edh-Dhra e Numeria, che ancora oggi vengono considerate da alcuni ricercatori come le possibili Sodoma e Gomorra.


Ma recentemente, Steven Collins, un archeologo accademico, nonchè un professore accreditato del College of Archaeology presso la Trinity Southwest University ad Albuquerque, New Mexico, che fino a poco tempo fa, faceva persino da guida all’interno delle rovine di Bab-edh-Dhra e Numeria, sembra aver scoperto in un’altra area geografica, quelle che con ogni probabilità sono le reali Sodoma e Gomorra, ma andiamo per gradi.

La ricerca di Steven Collins cominciò nel 2005, quando rileggendo la Bibbia, riscontrò delle chiare incongruenze geografiche. Rilesse infatti con molta più attenzione il passo in cui Abramo e Lot, trovandosi sui monti tra le città di Bethel e Ai, vedevano chiaramente tutta la valle verdeggiante del Giordano, in cui era collocata la pentapoli biblica (Genesi 13: 1-13). Ad oggi, sappiamo dove si trovavano sia Bethel che Ai, ovvero nella zona montuosa posta a nord-ovest del Mar Morto, quindi Abramo e Lot, si sarebbero trovati a ben 70 chilometri dalle rovine di Bab-edh-Dhra e Numeria.

Come potevano vedere con chiarezza, davanti a loro, una valle verdeggiante distante 70 chilometri? Nella mappa qui di seguito, che riguarda l’area citata nel testo biblico, ho segnato sia la posizione delle rovine di Bab-edh-Dhra, Numeria, e la posizione di Abramo e Lot, tra le città di Bethel e Ai.

Steven Collins, trovandosi sui monti, proprio nella zona tra Bethel e Ai, si accorse da subito che il massimo che riusciva a vedere da quella posizione, era la parte iniziale a nord del Mar Morto, inoltre constatò che le cime di alcune montagne coprivano la visuale verso sud, questo conferma automaticamente che da quel punto, nessuno sarebbe mai riuscito a scorgere nemmeno la sponda sud-orientale del Mar Morto.

Quindi, quando Abramo e Lot, parlavano della valle verdeggiante, che riuscivano a vedere chiaramente, a che area geografica si riferivano? Ebbene, Steven Collins, che ricordo essere un archeologo accademico, analizzando il passo biblico in questione, in cui si dice che la valle verdeggiante sorgeva sulle sponde del fiume Giordano e veniva chiamata la “Kikkar”, termine che significa circolare, si mise alla ricerca di quella che risultava essere una valle posta nei pressi del fiume Giordano, dalla forma circolare, ma soprattutto, chiaramente visibile dalla posizione di Abramo e Lot, tra le città di Bethel e Ai.

Ebbene, l’archeologo non ci mise molto a capire a quale area geografica si riferisse la Bibbia. La zona in questione si troverebbe quindi appena a nord del Mar Morto, dove sorge anche la città di Gerico, la valle si trova infatti a circa 20 chilometri da Bethel e Ai, è quindi chiaramente visibile da quell’area montuosa. Inoltre è l’unica valle in quel territorio ad avere una forma circolare, e al suo centro sorge proprio il fiume Giordano. Steven Collins, ritrovò in quest’area, tutte le caratteristiche presenti nel racconto. Qui di seguito, segnata nella mappa, potete vedere l’area geografica individuata da Steven Collins.


Dopo un lungo periodo di scavi nell’area individuata, scartando uno dopo l’altro tutti i siti archeologici e le antiche rovine che non avevano nessun tipo di correlazione con le città bibliche e le cui caratteristiche non coincidevano con la descrizione del racconto, trovò finalmente quella che con ogni probabilità, era la vera Sodoma. Il sito archeologico si trova a Tall-el-Hammam, ed è collocato nella zona ad est della Kikkar, qui di seguito la ritrovate segnata sulla mappa.


Per 10 anni gli archeologi, coordinati da Steve Collins, hanno confrontato tutti gli indizi forniti nella Bibbia con i ritrovamenti archeologici fatti nel sito, ebbene il quadro che ne esce è stupefacente, in un intervista rilasciata al Daily Mail, Steven Collins spiega :

“Tall el-Hammam sembra combaciare con tutti i riferimenti presenti nel testo biblico. Sappiamo che Sodoma era la più grande città della regione del Kikkar a est della Giordania. Ho così concluso che se qualcuno volesse trovare Sodoma, dovrebbe cercare la più grande città del Kikkar orientale mai esistita durante l’età del bronzo, al tempo di Abramo e Lot”.


Il sito archeologico effettivamente è molto vasto, circa 40 ettari, qui vi sorgeva un’antica città, la cui costruzione richiese sicuramente molti anni e numerosi lavoratori. Ad oggi sono state portate alla luce strade, abitazioni, una piazza centrale e delle torri, il tutto racchiuso all’interno di mura enormi, alte fino a 10 metri e spesse 5. Gli archeologi, mai avrebbero immaginato di ritrovare una fortificazione così complessa che si rifaceva a quel periodo storico. Spiega Steven Collins:

“Era un impressionante e formidabile sistema per proteggere le residenze dei cittadini benestanti della città, incluso il palazzo del re, i relativi templi e gli edifici amministrativi”. Ma Steven Collins, oltre che Sodoma, ha individuato nella Kikkar anche la probabile Gomorra, nonchè tutte le altre città che componevano la pentapoli biblica, diciamo che per ora, l’archeologo ha preferito concentrare gli sforzi sugli scavi eseguiti a Tall-el-Hammam.

Ma la cosa più incredibile che è stata ritrovata nel sito, sono le tracce di una misteriosa distruzione. Qualcosa ha spazzato via l’intera città, ha abbattuto le enormi mura fino alle fondamenta, delle mura che incredibilmente sono state ritrovate in parte sciolte e vetrificate. Inoltre gli archeologi hanno portato alla luce anche alcuni scheletri, che risultano essere schiacciati e contorti a terra in posizioni innaturali.

L’intero sito, è stato distrutto da una misteriosa “ondata” di calore elevatissimo, che sciolse gran parte delle mura e sradicò interamente tutti gli edifici. Ad oggi, l’intera area è cosparsa di ciottoli, parti di vasellame e pietre vetrificate, molte hanno subito l’ondata di calore su un solo lato, questo fa supporre che l’energia sprigionata nell’evento catastrofico arrivasse da una precisa direzione. Inoltre, moltissime pietre ritrovate in tutta l’area archeologica, presentano evidenti tracce di trinitite di colore verde, ovvero quel residuo vetroso che si formò per la prima volta nel deserto del Nuovo Messico, nel sito dell’esplosione nucleare avvenuta il 16 luglio 1945. Il vetro è costituito principalmente di silicio e di feldspato fusi dal calore generato dall’esplosione nucleare. In generale, il termine trinitite è spesso usato per indicare i residui vetrosi originati da tutti i test di bombe nucleari. Steven Collins portò molti di questi reperti a farli analizzare negli Stati Uniti, i test accertano al 100% che si tratta proprio di trinitite.

Ma cosa ci fa questo strano residuo vetroso in un sito dell’Età del Bronzo? Inoltre, i test ci dicono che le pietre sembrerebbero state esposte ad un calore elevatissimo che durò però solo qualche secondo. Chi ha letto o seguito qualche conferenza in cui si parla di Mohenjo-daro (in fondo all’articolo trovate il link di un’interessante conferenza di Enrico Baccarini), si renderà subito conto che i ritrovamenti fatti in entrambi i siti archeologici, se non identici, sono molto, ma molto simili.

La storia però si infittisce, perchè cercando in tutta l’area, non si trova nessun segno o cratere causato da un impatto meteoritico, non c’è nessun tipo di traccia di eruzione vulcanica ne tantomeno di terremoti. Cosa distrusse allora quest’antica città? Secondo Steven Collins, ciò che probabilmente causò la distruzione della pentapoli biblica, fu qualcosa di simile al famoso evento del 1908 che distrusse migliaia di chilometri quadrati di foresta nei pressi di Tungunska, una località della Siberia, qui i ricercatori ipotizzano che un grande meteorite, o una cometa, sia incredibilmente esplosa in quota, ecco perchè, sempre secondo l’archeologo non si trova traccia di impatto nei pressi di Tall-el-Hammam.

Ma approfondendo la storia dell’evento di Tunguska, vi renderete subito conto che, oltre ad essere più unico che raro, dal punto di vista distruttivo, un evento del genere avrebbe generato le conseguenze di un vero e proprio cataclisma, se fosse quindi accaduto nei pressi della valle del Giordano, avrebbe avuto una portata molto più devastante e le sue tracce non si sarebbero trovate solo a Tall-el-Hammam e nei siti archeologici individuati da Collins, ma avrebbe decisamente coinvolto tutte le città della Kikkar e probabilmente anche le città che sorgevano sui monti ad ovest, come ad esempio Bethel e Ai.

Inoltre non si spiegherebbero tutte le tracce di trinitite ritrovate nel sito archeologico di Tell-el-Hammam, infatti, dal 1950 fino ai nostri giorni, sono state organizzate numerose spedizioni scientifiche sul luogo identificato come l’origine dell’evento di Tunguska, e mediante approfondite analisi chimiche, è stata rilevata esclusivamente la presenza di polveri con tracce di nichel e iridio, ma non di trinitite. Ricordo comunque, che per quanto riguarda l’evento di Tunguska, sembrerebbe esser stato trovato il cratere d’impatto del meteorite, questo scarterebbe a priori l’ipotesi dell’esplosione in quota.

La scoperta fatta da Steven Collins, è una delle più sorprendenti degli ultimi tempi in campo archeologico, e se dovesse essere confermato che Tall-el-Hammam, fu la vera Sodoma, allora tutto il testo biblico, nonchè i testi sumeri accadici, andrebbero rivisti con molta più attenzione, meriterebbero di essere approfonditi e studiati come veri e propri libri di storia e non di mitologia.

Forse la verità la si trova proprio scritta nella Bibbia, nei testi sumeri accadici o nei testi indiani, forse tutte queste città furono davvero distrutte da armi devastanti lanciate dal cielo. Anche queste sono solo ipotesi, chiaramente, ma gli innumerevoli indizi che ormai abbiamo a disposizione, dovrebbero farci riflettere un bel po’, dovrebbero convincerci ad approfondire meglio le incredibili ed affascinanti scoperte archeologiche contemporanee. La cosa più sbagliata da fare, è dare per scontato che questi racconti, siano interamente solo il frutto della fantasia degli autori, ma se è vero che ogni mito ed ogni leggenda ha un fondo di verità, iniziamo a cercare di capire quale vicenda narrata potrebbe essere veritiera e quale invece non lo è, e magari, scopriremo che proprio il racconto della distruzione di queste città ad opera degli "dei", fu una vicenda realmente accaduta.

“Lot e le sue figlie”, Lucas van Leiden, 1520.

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Sodoma, la città del peccato della Bibbia, potrebbe essere stata distrutta da un asteroide (?)

Un team di ricerca internazionale ha determinato che l’antica città biblica di Sodoma, che probabilmente sorgeva nei pressi del Mar Morto, sarebbe stata distrutta dall’esplosione di uno o più asteroidi in atmosfera. Gli scavi nel sito archeologico di Tall el-Hammam mostrano i segni di un catastrofico evento astronomico che sarebbe avvenuto 3700 anni fa.

L'antica città del peccato Sodoma potrebbe essere stata spazzata via da un'esplosione atmosferica di uno o più asteroidi, avvenuta a 5-10 chilometri di altezza dalla superficie. Se il fenomeno venisse confermato, ci sarebbe un parallelismo con quanto scritto nella Genesi 19 della Bibbia sulla fine di Sodoma e Gomorra; sulle due città, in base al testo sacro, Dio infatti avrebbe fatto piovere zolfo acceso perché “il loro peccato era molto grave”.

Ad annunciare questa ipotesi, avvalorata da interessanti indizi scientifici, un team di ricerca multidisciplinare guidato da studiosi della Trinity Southwest University di Albuquerque, che hanno collaborato con i colleghi dell'autorevole Los Alamos National Laboratories, del New Mexico Tech, del Comet Group Research e di altri istituti.
Gli autori della ricerca, coordinati dall'archeologo Phillip Silvia, sono impegnati da 13 anni negli scavi dell'importante sito di Tall el-Hammam (Giordania) a nord del Mar Morto, un'area dove si ritiene sorgesse l'antica città di Sodoma. Dalle analisi effettuate è stato determinato che verso la fine dell'Età del Bronzo, circa 3.700 anni fa, ci fu un una sorta di crollo collettivo e istantaneo: il territorio da fertile si tramutò in arido e fu abbandonato dagli uomini dopo 2.500 anni di occupazione (tornarono nella zona solo 6 o 7 secoli più tardi). Che cosa accadde?


Secondo Silvia e colleghi sull'area si sarebbe abbattuto un devastante cataclisma astronomico, che avrebbe ucciso istantaneamente tra le 40mila e le 65mila persone nel raggio di 25 chilometri. A pochi chilometri dalla superficie si sarebbero susseguite esplosioni di corpi celesti che avrebbero innescato un'ondata di calore mortale, suffragata da diversi indizi. La datazione al radiocarbonio, ad esempio, indica che le pareti in mattoni di fango della cittadina, circa 3.700 anni fa si liquefecero in un istante, lasciando in piedi solo le fondamenta di pietra.

Disegno ricostruttivo di Sodoma

Molti reperti di ceramica dell'epoca, inoltre, mostrano chiari segni di fusione, con la presenza di cristalli di zircone che si formano solo a temperature infernali (simili a quelle della superficie del sole). Gli archeologi hanno anche trovato minuscoli granelli di minerali che sarebbero piovuti dal cielo in seguito all'impatto atmosferico dei corpi celesti. Gli uomini sarebbero tornati a ripopolare l'area dopo secoli poiché l'onda d'urto avrebbe fatto sommergere i campi fertili dalla “salamoia” del Mar Morto, rendendoli di fatto sterili.

Poiché non è stato trovato alcun cratere, secondo gli scienziati l'evento dovrebbe essere stato analogo a quello che ha investito la regione siberiana di Tunguska nel 1908, quando l'esplosione atmosferica di un oggetto celeste abbatté 2mila chilometri quadrati di foresta, fortunatamente senza uccidere nessuno.


Un altro evento simile si verificò sempre in Russia nel 2013, quando la “meteora di Chelyabinsk” causò un migliaio di feriti a causa dell'onda d'urto. Nel caso di Sodoma, tuttavia, si sarebbero generate mortali ondate di calore, che probabilmente uccisero le persone in modo non dissimile dalle nubi piroclastiche delle eruzioni di Pompei. Gli scienziati hanno presentato i risultati del proprio lavoro durante il meeting annuale dell'American Schools of Oriental Research, mentre altri dettagli sugli scavi sono riportati sul sito del progetto archeologico di Tall el-Hammam.

Andrea Centini, rielaborato da www.asor.org/…/2018-Abstract-B…

Per far parte del team come volontario vedi: tallelhammam.com/be-a-dig-volunteer
@alda luisa corsini Grazie della segnalazione di queste moderne teorie scientifiche di interpretazione storica di quell'episodio biblico! Provo a stamparmi il tutto per rileggerlo con cura.
Ecco: forse ho capito perché mi è venuta poco fa la voglia di dare un'occhiata qui su Gloria.Tv.
Dovevo forse verificare che ANCORA una volta che tre quarti di secolo fa una persona fisicamente handicappata e …More
@alda luisa corsini Grazie della segnalazione di queste moderne teorie scientifiche di interpretazione storica di quell'episodio biblico! Provo a stamparmi il tutto per rileggerlo con cura.
Ecco: forse ho capito perché mi è venuta poco fa la voglia di dare un'occhiata qui su Gloria.Tv.
Dovevo forse verificare che ANCORA una volta che tre quarti di secolo fa una persona fisicamente handicappata e senza alcuna istruzione scientifica e senza frequentazioni di naturalisti ed archeologi aveva messo nero su bianco qualcosa di scientifico che non avrebbe potuto conoscere, qui in particolare un'esegesi biblica storico-geologica della distruzione di Sodoma così come solamente molti decenni dopo alcuni geologi e archeologi sono arrivati ad ipotizzare ;-)
Deo gratias: sembra un aggiuntivo segno a sostegno della autenticità del più importante contenuto didattico su morale e dottrina di quegli scritti.
La non accoglienza
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www.asor.org/…/2018-Abstract-B…:
6C. Archaeology of the Southern Levant III (in ASOR=American Schools of Oriental Research)

Steven Collins (Veritas International University; Trinity Southwest University), “Tall el-Hammam—City and State: Insights from 13 Excavation Seasons” .

This paper presents the results of over 15 years of research, exploration, survey, and excavation on the eastern Middle …More
www.asor.org/…/2018-Abstract-B…:
6C. Archaeology of the Southern Levant III (in ASOR=American Schools of Oriental Research)

Steven Collins (Veritas International University; Trinity Southwest University), “Tall el-Hammam—City and State: Insights from 13 Excavation Seasons” .

This paper presents the results of over 15 years of research, exploration, survey, and excavation on the eastern Middle Ghor, including 13 consecutive excavation seasons (2006–2018) at the largest Bronze Age site in the southern Jordan Valley, Tall elHammam (TeH).

By all definitions of an ancient Near Eastern “city-state,” TeH—with its many satellite towns, villages, hamlets, megalithic field, and incorporated landscape components—constituted such a polity.

It evinces every evidence of societal complexity, large-scale urban planning, monumental construction, large-scale agro-economics, purposeful placement of “guardian” towns, discreet visual integration of its territory, and a possible extended hegemony in the Rift Valley.

The evolution of the TeH city-state began during the Chalcolithic Period, at a time when settlements spread across the southern Jordan Valley. During the Early Bronze Age, Tall el-Hammam coalesced into a major urban core, with 26 ha of its 50+ ha footprint surrounded by heavy fortifications.

Four strategically-located towns (all likely fortified to some extent) grew up virtually equidistant one to the next within a 3 km radius of TeH, to the south, southwest, northwest, and north. Defensively, this was a pre-emptive plan on a mega-scale that seems to have worked, as there is no evidence of military damage to the fortified urban core through two millennia of continuous operation. Collectively as a city-state, TeH and its neighbors were a force to be reckoned with during the Early, Intermediate, and Middle Bronze Ages.

9E. Environmental Archaeology of the Ancient Near East

CHAIRS: Madelynn von Baeyer (Harvard University) and Melissa Rosenzweig (Northwestern University)

Phillip J. Silvia (Trinity Southwest University), A. Victor Adedeji (Elizabeth City State University), Ted E. Bunch (Northern Arizona University), T. David Burleigh (New Mexico Tech), Robert Hermes (Los Alamos National Laboratory), George Howard (Restoration Systems), Malcolm A. LeCompte (Comet Research Group), Charles Mooney (NC State University), E. Clay Swindel (Comet Research Group), Allen West (Comet Research Group), Tim Witwer (Comet Research Group), James H. Wittke (Northern Arizona University), Wendy S. Wolback (DePaul University), and Dale Batchelor (EAG Laboratories), “The 3.7kaBP Middle Ghor Event: Catastrophic Termination of a Bronze Age Civilization”

This paper surveys the multiple lines of evidence that collectively suggest a Tunguskalike, cosmic airburst event that obliterated civilization—including the Middle Bronze Age city-state anchored by Tall el-Hammam—in the Middle Ghor (the 25 km diameter circular plain immediately north of the Dead Sea) ca. 1700 B.C.E., or 3700 years before present (3.7kaBP)


. Analyses of samples taken over twelve seasons of the Tall elHammam Excavation Project have been and are being performed by a team of scientists from New Mexico Tech, Northern Arizona University, NC State University, Elizabeth City (NC) State University, DePaul University, Trinity Southwest University, the Comet Research Group, and Los Alamos National Laboratories, with remarkable results. Commensurate with these results are the archaeological data collected from across the entire occupational footprint (36 ha) of Tall el-Hammam, demonstrating a directionality pattern for the high-heat, explosive 3.7kaBP Middle Ghor Event that, in an instant, devastated approximately 500 km2 immediately north of the Dead Sea, not only wiping out 100% of the Middle Bronze Age cities and towns, but also stripping agricultural soils from once-fertile fields and covering the eastern Middle Ghor with a super-heated brine of Dead Sea anhydride salts pushed over the landscape by the Event’s frontal shockwaves. Based upon the archaeological evidence, it took at least 600 years to recover sufficiently from the soil destruction and contamination before civilization could again become established in the eastern Middle Ghor.
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DISCOVERIES

Keeping up with the many exciting discoveries at and around Tall el-Hammam is a big task due to the large-scale nature of the Project. The site's Bronze Age city-state territory spreads into the hills to the east and south, northeast up the Wadi Kafrein (Kufrayn) for several kilometers, north to it's 'border' with the neighboring kingdom centered at Tall …More
cfr. tallelhammam.com:

DISCOVERIES

Keeping up with the many exciting discoveries at and around Tall el-Hammam is a big task due to the large-scale nature of the Project. The site's Bronze Age city-state territory spreads into the hills to the east and south, northeast up the Wadi Kafrein (Kufrayn) for several kilometers, north to it's 'border' with the neighboring kingdom centered at Tall Nimrin, west to the Jordan River, and southwest to the Dead Sea. From the western acropolis of the upper/inner city, where the Bronze Age palace complex was located, the kings who ruled from Tall el-Hammam had direct line-of-sight contact with virtually all of the nearly 200 square kilometers (125 sq. miles) of their domain.

With massive Hammam-proper as its geographical and socio-political center, this Bronze Age kingdom dominated the southern Jordan Valley (the Jordan Disk, or Kikkar), indeed, the entire region, continuously for nearly 1,500 years, beginning about 3000 BCE. At that time (Early Bronze 2), the first fortification system was constructed around the perimeter of the city. The site had begun (at least) during the 4th millennium BCE, thriving for at least a thousand years as an open agricultural community (Chalcolithic through Early Bronze 1). But at the beginning of the 3rd millennium BCE, dramatic disruptions in the relative peace of the region occurred, causing the inhabitants of Tall el-Hammam to construct a formidible defensive system that included a stone-and-mudbrick city wall 5.2m (17 ft.) thick and up to 15m (50 ft.) high, for a linear distance of over 2.5km, encircling the city. A wide, packed-earth/clay roadway followed the outer perimeter of the wall. Replete with towers, multiple gates, and (likely) crenellations, these defenses were impressive, to say the least. Possibly due to a severe earthquake around 2700 BCE, the original EBA city wall was 'deconstructed' down to its most stable mudbrick courses (in places, down to its single-course stone foundation), then strengthened with a solid stone foundation (through its entire 5.2m thickness) 5 courses high, and topped with a mudbrick superstructure to its full width. This EB3 city wall rebuild served the Hammamites well for the next 750 years; of course, with periodic patching and refurbishing.

Recently-excavated balk sections intersecting the outer face of the EB2/3 city wall and exterior roadway reveal that this wall and street continued in use until a new, even more massive fortification system was commissioned toward the beginning of Middle Bronze 1 (ca. 1950 BCE). This is clearly demonstrated by the fact that from the surface of the EBA/IBA roadway upward to the preserved height of the associated city wall, the area is covered by multiple layers (indeed, piles) of engineered fill of varying composition, comprising a base (substrate) for enormous MB1/2 city wall and earthen/mudbrick rampart defenses with a horizontal thickness of up to 33m (over 100 ft.). (The MBA fill materials covering the roadway contain EBA, IBA, and MB1 pottery fragments, with no evidence of erosional deposition, signaling continuous use of the wall and roadway from the time of its construction until buried by the later MB1 defensive system.) The MBA builders preserved a good portion of the previous 6m-thick city wall as a 'foundation' for the heaviest portion of their sloping, outer rampart/glacis (abutting their new 4m-thick city wall), then added three more 'embedded' stabilizer walls into the mostly-mudbrick structure of their stepped, multi-sloped rampart. As large and impressive as the 'original' city wall had been during its seven-century lifespan, the MBA defensive system swallowed up its predecessor within its colossal dimensions. The main, monumental gateway system leading into the city through these fortifications was first discovered during Season Seven in 2012.

Within these sprawling defenses, the kings of the Tall el-Hammam city-state built their palaces, temples, and administrative complexes. Beginning literally at the flanks of Hammam-proper and radiating out to a distance of up to 5km, numerous Bronze Age towns, villages, and hamlets dotted a fertile and well-watered agriscape. Tall el-Hammam itself hugged the southern edge of the perennial flow of the Wadi Kafrein at the eastern edge of the Jordan Disk (Kikkar), with the Wadi Hisban/Ar-Rawda a few hundred meters to the south. The core population of the city-state, at Tall el-Hammam, also enjoyed at least two springs located inside the city walls (one warm, one sweet), with several others in the immediate vicinity. It's quite evident that the utilization of water resources was a principal consideration in the placement and development of the city.
Each of Hammam's satellites (Tall Iktanu, Tall Azeimah N., Tall Azeimah S., Tall Mwais, Tall Rama, Tall Kufrayn, Tall Barakat, Tall Tahouna, and myriad un-named villaged and hamlets strewn between them) was similarly situated at a major water source (generally Wadi Kafrein or Wadi Ar-Rawda and their tributaries). In antiquity, during each spring flood season, the Jordan River overflowed its banks north of its mouth (at the Dead Sea's northern end), providing a wide-spreading inundation not unlike what occured in the Nile Delta during its annual inundation (of course, on a smaller scale, but hydrologically identical). Local farmers from the Hammam city-state no doubt took advantage of the annual Jordan flood cycle, planting crops behind the receeding waters in the fresh alluvial silt deposits. With so many reliable sources of water, not to mention localized winter rains, the kingdom flourished with up to three harvests each year in its below-sea-level, sub-tropical environment. Thus, it isn't at all surprising that the flourishing Bronze Age civilization on the eastern Jordan Disk, dominated by Tall el-Hammam, served as the foundation of the "Cities of the well-watered Disk (kikkar) of the Jordan" tradition in the book of Genesis (10-19).
Given its apparently long and stable history as the region's dominant city-state (even flourishing through the catastrophic climatological changes that brought an end to the Levantine Early Bronze Age, ca. 2500 BCE), it's remarkable that Tall el-Hammam and its neighbors (noteably Tall Nimrin, likely center of the city-state to Hammam's immediate north) suffered a civilization-ending calamity, uniquely their own, toward the end of the Middle Bronze Age. While cities to the west (Jerusalem, Bethel, Hebron), north (Deir 'Alla, Pella, Beth Shan), and east (Rabbath-Ammon, Tall al-Umayri, Nebo) continued in the Late Bronze Age, the cities, towns, and villages of the eastern Jordan Disk did not. In fact, from the time of their destruction toward the end of MB2, the eastern Jordan Disk sites remained unoccupied for the next five-to-seven hundred years. The phenomenon resulting in the destruction of MBA civilization on "the well watered plain (= kikkar, disk) of the Jordan" and repelling re-occupation for so many centuries is now coming to light through analyses performed by 'impact' researchers from seven participating universities (multiple publications pending). That the most productive agricultural land in the region, which had supported flourishing civilizations continuously for at least 3,000 years, should suddenly relinquish, then resist, human habitation for such a long period of time has begged investigation. Research results concerning the "3.7KYrBP Kikkar Event" are presently being compiled for publication and presentation.


Dr. Leen Ritmeyer and Dr. Steven Collins discuss the site's impressive
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Cosa ne dirà Mons. Galantino?
Che non gli piace l'archeologia, presumo.
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Smentiti galantino, ma anche la commissione biblica: nel testo non si specifica ma nel Mar Morto fu trovata un'imbarcazione chiamata XVIII (diciottus) con profughi diretti a Sodoma e gomorra, li portati da una associazione umanitaria chiamata "aperta civitas"...erano quindi accoglioni anche loro....
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Non ci posso credere che meraviglioso articolo... E la notizia del diciottus caspita mi viene la pelle d' oca mi ricorda la Diciotti per nome... Se non si ripete la storia comunque fa trapelare certe similitudini..... Bravi bravi bravi. Bellissimo articolo!
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Che simpatica...
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