Clicks1K

SUL BUONISMO "PROGRESSISTA"

Cadono i veli ipocriti del buonismo progressista. Il buonismo non ha nulla a che fare con la bontà e consiste nel fingere che il male non esista: è l’arma tipica del diavolo con la confusione fra bene e male e il senso di colpa.

di

Francesco Lamendola

C’e di buono, nella bruttissima situazione che stiamo vivendo, che ogni giorno che passa lascia filtrare un po’più di luce sulla sua vera natura, cioè sul fatto che forse oggi come mai nella storia è in atto una lotta diretta fra le forze del male e quelle del bene. Uno degli elementi a favore delle forze del male è che esse non venivano percepite come tali da un grandissimo numero di persone, e ciò permetteva loro di alzare sempre più l’asticella, di spingere sempre più lontano e sempre più in profondità i loro disegni. Ma a un certo punto il castello di menzogne sul quale si regge la strategia del Great Reset ha incominciato a scricchiolare. Studi indipendenti hanno mostrato che il Covid poteva e può essere curato con dei farmaci già sperimentati, mentre, viceversa, i protocolli imposti in Italia dal regime sanitario erano e sono a dir poco sbagliati. Una ricerca condotta da varie università, fra le quali quella di Pavia, evidenzia che la vigile attesa e la tachipirina hanno aggravato le condizioni di migliaia di pazienti, in pratica conducendo il decorso della malattia verso l’esito fatale.

Ma soprattutto incomincia ad apparire la stretta connessione esistente fra un certo mondo politico e istituzionale, diciamo quello dello Stato profondo, legato a doppio filo con le grandi banche internazionali e con i colossi dell’industria farmaceutica, e la cultura buonista e solidarista, che da decenni ripete gli stessi mantra sul dovere dell’accoglienza e dell’inclusione a oltranza; e mano a mano che quest’ultima mostra le sue crepe, le sue doppiezze, le sue ipocrisie, proprio ciò fa vedere la reale natura di quel mondo politico tenebroso, le sue vere intenzioni, i suoi veri interessi, che sono diametralmente opposti a quelli dichiarati e sbandierati con incredibile impudenza. Per fare un esempio. La cultura buonista dice che tutte e persone vanno accolte ed incluse, anche le più lontane le più diverse; ma quando poi dieci o dodici milioni di italiani sono stati discriminati dal governo Draghi mediante un provvedimento che ricorda le leggi razziali del 1938, interdicendo loro la frequentazione dei locali pubblici, della scuola, dell’università, e da ultimo perfino del lavoro, i campioni dell’accoglienza e dell’inclusione non hanno mosso un dito in loro difesa. Eppure si trattava di difendere un principio, quello della libertà di coscienza, e poi anche il diritto al lavoro, che, teoricamente, non dovrebbe incontrare dubbi o sollevare perplessità da parte di alcuno: su questo almeno pareva che fossero tutti d’accordo, da destra a sinistra, sulla base chiara e precisa del dettato costituzionale. Ma è bastato che il signor Draghi, con un tratto di penna, firmasse il decreto che impone il green pass anche sui posti di lavoro, sia pubblici che privati, e tutto ciò che pensavamo fosse ovvio, spontaneo, naturale, cioè la difesa di quei diritti contro qualunque tentativo autoritario, si è rivelato illusorio.

Abbiamo così visto datori di lavoro che sulla base di un rapporto di stima e di fiducia coi loro dipendenti maturato nel corso degli anni, hanno fatto il possibile per venire incontro alle necessità di quelli fra essi che non possiedono il green pass; e ne abbiamo visti altri, specialmente nelle pubbliche amministrazioni, ma anche nel settore privato, che hanno fatto del loro peggio per aggravare il disagio e l’emarginazione di costoro, per rendere loro più pesante il fardello da portare, inasprendo i controlli e mostrando una chiusura totale verso ogni considerazione che non fosse di pura e rigida applicazione dell’iniqua norma discriminatoria. Abbiamo visto, ad esempio, cooperative che lavorano proprio nel campo del disagio sociale e dell’inclusione le quali, improvvisamente, hanno mostrato un volto duro e intransigente proprio con quei loro dipendenti che, pur bravissimi nello svolgere il proprio lavoro fra i bambini e le persone sole, non avevano voluto sottoporsi all’inoculazione del siero genico. Anni e anni di chiacchiere sulla bellezza del dialogo e la validità della fiducia reciproca sono stati cancellati da una repentina chiusura a 360 gradi, che ha mostrato come chi dissente o non si piega alle imposizioni governative decade ipso facto alla condizione di cittadino di serie B e quasi di nemico pubblico.

Ora facciamo un altro esempio, spostandoci sull’altra riva dell’Atlantico: ma lo Stato profondo è sempre lo stesso, sull’una o sull’altra. I democratici americani, e specialmente personaggi come Joe Biden e Nancy Pelosi, cattolici dichiarati e praticanti, sono schierati furiosamente sul fronte della libertà di abortire in qualsiasi momento, anche alla vigilia della nascita: in nome, si capisce, della sacra libertà di autodecisione della persona. Adesso però che si tratta d’imporre il siero genico alla popolazione, improvvisamente non parlano più di una così preziosa libertà; al contrario, pretendono che la gente si faccia inoculare il siero anche se esistono mille dubbi su di esso, sulla sua efficacia, sulla sua natura e sulle possibile reazioni avverse (anzi non possibili, ma già frequentemente registrate). Chiaro? Quando si tratta di promuovere l’aborto, i progressisti parlano dei diritti inviolabili della persona; quando invece si tratta d’irreggimentare la popolazione secondo il modello cinese, allora la (presunta) sicurezza collettiva diviene la cosa più importante, e anche la liberà di decidere cosa fare del proprio corpo può essere tranquillamente cancellata. Ora, non si tratta di contraddizioni: si tratta di logica ferrea. Biden e Pelosi, come buona parte dei democratici che contano, specie quelli del club del signore e della signora Clinton sono legati a Planned Parenthood, un istituto che dietro la maschera della pianificazione familiare conduce un lucroso commercio internazionale di organi prelevati dai feti abortiti (prelevato ai feti vivi, sia chiaro, non morti, perché se già morti, gli organi non servono più a nulla), destinati ai topi-uomo, cioè topi nel cui genoma è stato introdotto materiale delle cellule renali umane, a loro volta lucrosi strumenti di commercio internazionale. Dunque essi sono coerenti sia quando incoraggiano le donne americane ad abortire, sia quando cercano d’imporre il siero genico a tutti, comprese le donne in stato interessante: fanno semplicemente gl’interessi dei loro sponsor. È molto triste, ma è tutto qui: sono le forze del male che lavorano ormai quasi alla luce del sole.

E non è che le cose vadano diversamente di qua dall’Atlantico. Vi siete mai chiesti perché quelle stesse forze politiche che da anni cavalcano la battaglia per la libertà d’immigrare nel nostro Paese, prendono i soldini necessari a tenere in attività le navi che li ripescano e li fanno sbarcare direttamente dal generoso filantropo George Soros? Lo stesso George Soros che stacca cospicui assegni per l’ottima Emma Bonino che da sempre si batte, con il suo partito, a favore dell’aborto e dell’eutanasia? Provate a fare due più due. Aborto ed eutanasia, sì; sostegno alle famiglie italiane, assistenza alle ragazze madri che vogliono tenersi la loro creatura, neanche a parlarne; in compenso, massima generosità con gli africani che sbarcano in Italia e, se possibile, diritto di cittadinanza ipso facto per i loro figli nati nel nostro Paese. Tutti ricordiamo il ruolo giocato dal partito di quella signora quando era in bilico la vita di Eluana Englaro, che delle suore cattoliche accudivano da tanti anni, e che avrebbero volentieri seguitato ad accudire, se non fosse prevalsa la volontà inesorabile di staccare la spina e lasciar morire Eluana per mancata alimentazione. Il tutto sempre presentato come una sacrosanta battaglia di civiltà e di autodeterminazione: la vita è mia e decido io quando porvi termine. Insomma la generosità e l’inclusione sono sempre dirette ai lontani; per i comuni cittadini, libertà di sopprimere i propri figli e di togliersi la vita, ma non libertà di scegliere se vaccinarsi o no. Strano, vero? Neanche tanto, considerando cosa c’è dietro, quali interessi sono in gioco. L’immigrazione clandestina è un grande business, lo sanno tutti; e la condanna dello spregiudicato sindaco Mimmo Lucano ha mostrato solo la punta dell’iceberg. Far venire stranieri in Italia offre possibilità di lauti affari; ma sostenere le famiglie italiane, a chi serve? Un’altra punta dell’iceberg si è vista, per qualche tempo, all’epoca dell’inchiesta Angeli e demoni, svolta dalla magistratura intorno ai fatti di Bibbiano e poi misteriosamente persa per strada (specialmente da parte dei mass-media). Togliere un bambino ai suoi genitori naturali e farlo assegnare a qualche famiglia amica è anch’esso un buon affare: ci mangiano sopra tante persone, dagli assistenti sociali agli esperti in falsi ricordi infantili, anche se non possiedono neppure uno straccio di laurea in psicologia o in psichiatria. Ma che importa, se tali esperti sono amici del sindaco giusto o dell’assessore giusto? L’importante è unire l’ideologia antifamiglia (ricordate il cartello sbandierato dalla signora Cirinnà: Dio, patria, famiglia=che vita de merda?) e l’utile delle ore profumatamente pagate con denaro pubblico in sedicenti consulenze e terapie per gli sventurati bambini sottratti con la frode ai loro genitori.

Il "Misericordioso" signor Bergoglio, oggi non trova di meglio che imporre il green pass a tutti i dipendenti del Vaticano e fa licenziare in tronco alcune Guardie Svizzere che rifiutano di farsi inoculare il siero genico!

Così, finalmente, i veli di questa insopportabile ipocrisia buonista e progressista stanno iniziando a cadere, uno dopo l’altro; e dietro gli squarci che si aprono anche l’osservatore più ingenuo e distratto ha la possibilità di farsi un’idea più realistica e veritiera di cosa si nascondeva dietro tante belle parole e tanti bei gesti. Il signor Bergoglio, per esempio, che iniziò il suo pontificato con una crociera-commedia sulle acque dell’ultimo naufragio dei migranti, gettando in mare una corona di fiori e pronunciando più volte le parole: Vergogna, vergogna! (ma chi è che si doveva vergognare? Non lo si è mai capito, non l’ha mai specificato; l’importante è far sentire in colpa un po’ tutti quanti, specie i perplessi davanti alla continua invasione dei clandestini), adesso non trova di meglio che imporre il green pass a tutti i dipendenti del Vaticano e fa licenziare in tronco alcune Guardie Svizzere che rifiutano di farsi inoculare il siero genico. E, a proposito, uno che ha regalato ai senzatetto di Roma alcune migliaia di dosi del preteso vaccino, ma che ha fatto sloggiare i barboni che dormivano sotto il colonnato di Piazza San Pietro. Sulla discriminazione che il green pass introduce fra cittadini virtuosi e cittadini reprobi, neanche una parola; anzi, si associa in tutto e per tutto al decreto di Mario Draghi; sui lavoratori di Trieste aggrediti con idranti e lacrimogeni mentre recitavano il Rosario, neanche una parola; sulla violenza di un sistema che lascia liberi quattro energumeni di devastare la sede della CGIL e poi si accanisce contro uomini inermi, donne, bambini che non costituivamo un pericolo per alcuno, neanche una parola. Questo è il misericordioso Bergoglio; questo è l’uomo che da otto anni e mezzo ha sempre la misericordia sulla bocca, e naturalmente l’accoglienza e l’inclusione. Un vile commediante, un cinico servo delle oligarchie finanziarie: che nulla ha di spirituale, nulla di religioso; un sepolcro imbiancato che non crede né a Dio né al diavolo (ma non è detto che il diavolo non conti sui di lui); un fariseo ipocrita. Ma che altro attendersi da uno che ha accettato il patronato morale del Gruppo dei Capitalisti Inclusivi di Lynn Forester de Rotschild, cioè proprio dei registi di quest’operazione massonica e satanica mondiale?

E ora che i veli dell'ipocrisia buonista dei signori progressisti stanno cadendo in tutto il mondo, è tempo di riacquistare una visione lucida delle cose e d’interrogare il proprio senso etico, il quale nulla sa e nulla ha mai saputo, se l’anima è sana, di buonismo e di misericordismo. L’anima sana intuisce di primo acchito che il buonismo non ha nulla a che vedere con la bontà: perché mentre la bontà è amare il prossimo secondo l’esempio di Gesù Cristo, il buonismo consiste nel vedere tutti belli e bravi, tutti buoni e meritevoli di fiducia, come se Giuda non avesse tradito il suo divino Maestro per trenta denari e come se Caino non avesse ammazzato suo fratello Abele perché pazzo d’invidia e gelosia nei suoi confronti. In altre parole, il buonismo consiste nel fingere che il male non esista, nel negarne l’esistenza, anche di fronte ai fatti più evidenti: ed è pertanto lo strumento preferito del diavolo per introdurre il suo pungiglione velenoso nelle anime non ben consigliate, facendo leva su di un sentimentalismo generico e soprattutto su ingiustificati sensi di colpa: come se riconoscere che il male c’è, equivalesse ad esserne, per ciò stesso, in qualche modo responsabili. Fare leva sui sensi di colpa è un’arma tipica del diavolo; un’altra sua arma tipica è la confusione intenzionale operata fra il male e il bene, cioè il dare a credere che il male sia bene e che il bene sia male. Tutti giochetti che abbiamo visto continuamente nella falsa pastorale di Bergoglio e che ora vediamo, sul piano laico, nei decreti e nelle parole menzognere degli uomini che governano (si fa per dire) l’Italia in questo momento. Se non ti vaccini, muori o fai morire qualcuno: con queste parole bugiarde e ricattatorie, totalmente sprovviste di una qualsiasi parvenza di verità, Mario Draghi ha tentato di colpevolizzare e criminalizzare gli italiani fieri e pensanti, che rifiutano di farsi inoculare il siero genico, specie di fronte ad uno Stato che vuole indurli a farlo con la minaccia del licenziamento, ma che, da parte sua, non vuole assumersi la benché minima responsabilità per le conseguenze. I giochi sono chiari, chiarissimi. Da una parte c’è uno Stato che è caduto nelle mani di una banda criminale al soldo dell’oligarchia finanziaria mondiale (e una falsa chiesa che lo supporta apertamente in tutte le occasioni, aggravando lo smarrimento e il dolore dei fedeli); dall’altro ci sono le persone libere e oneste, ci sono i veri cattolici che hanno compreso di quale partita si tratti e quale sia la posta in gioco. La quale è sia la libertà, sia la salvezza dell’anima: la posta più alta che si possa concepire, perché ne va tanto del nostro destino terreno che di quello eterno.

Del 21 Ottobre 2021

Vai all'articolo: accademianuovaitalia.it/…-un-nuovo-umanesimo/10410-il-progressismo-ipocrita
karlrogers
LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA

LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA Per Aristotile l’autorità nasce dal diritto di natura e non dal consenso popolare a un “trattato” o con una delega che il popolo fa a un principe, una volta e per sempre per mettere un freno alle individualità istintuali dell’uomo, cosi come è inteso dal darwinismo e dal giusnaturalimo .IL Filosofo …More
LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA

LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA Per Aristotile l’autorità nasce dal diritto di natura e non dal consenso popolare a un “trattato” o con una delega che il popolo fa a un principe, una volta e per sempre per mettere un freno alle individualità istintuali dell’uomo, cosi come è inteso dal darwinismo e dal giusnaturalimo .IL Filosofo afferma che le leggi naturali sono leggi comuni a tutti gli uomini o , più limitatamente , a tutti i popoli civili , e che ,pertanto , sono ricavabili da una considerazione generale sulla natura umana . Egli dice infatti : “giusto naturale è quello che ha dappertutto ha la stessa efficacia ,“(Aristotile, Etica Nicomachea ). E in seguito Cicerone riferendosi ad Aristotile sentenzierà : << In ogni cosa il consenso di tutti i popoli è da considerarsi legge di natura >>; “ IL consenso di tutti è la voce stessa della natura “ (Cicerone , Tuscolane,1,13-14). Molti autori in seguito si adopereranno a dimostrare che non esiste nessuna legge di natura nei popoli perché essi hanno spesso leggi opposte , ma noi costatiamo come dei pagani , non condizionati ideologicamente, arrivino a dire con il semplice uso della ragione e con la forza della loro autorità culturale e della loro esperienza , che esistono delle leggi di natura universale a cui tutti i popoli danno o non danno il consenso !!E’ gia una meta eccezionale questa ed e’ la dimostrazione che il problema della legge universale naturale risale alla creazione dell’uomo . La ragione umana , non condizionata da nessun sistema religioso preciso , arriva da sola ad ammettere la necessita di leggi di natura oggettive anche se venisse a mancare il consenso popolare a causa di condizioni contingenti particolari . Questa legge naturale,certa e matematica , che Hobbes e i giusnaturalisti pensano che sia la natura istintuale dell’uomo , per gli ebrei e’ questa : “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te , né troppo lontano da te . Non è nel cielo perche’ tu dica : Chi salirà per noi in cielo ,per prendercelo e farcelo udire si chè lo possiamo eseguire ?Non è al di là del mare per prendercelo e farcelo udire si chè lo possiamo eseguire ? Anzi questa parola è molto vicina a te , è nella tua bocca e nel tuo cuore , perché tu la metta in pratica . “ (Deuteronomio ( 30,10-14) . San Paolo dirà che questa legge condanna anche tutti i pagani , anzi tutti gli uomini : “Quando i pagani che non hanno legge , per natura agiscono secondo la legge , essi , pur non avendo la legge , sono legge a se stessi : essi dimostrano che quando la legge esige è scritto nei loro cuori , come risulta dalla testimonianza della loro coscienza .” (Rom.2,14-16). E ancora : “ sei dunque inscusabile , chiunque tu sia , o uomo che giudichi ; perché mentre giudichi gli altri , condanni te stesso . “ (Rom2,1) Quindi esiste una legge universale nell'intimo dei cuori che approva o condanna tutti , conosciuta o misconosciuta c'è ! Per il Filosofo la prima comunità naturale è la famiglia che nasce dall’unione o da una comunione di un uomo con una donna uniti da un patto naturale .In essa vigono regole comportamentali private tra i membri, non separate pero’ da una morale universale e nello stesso tempo regole personali.

La prima cosa che faranno i giusnaturalisti sarà di dimostrare che se esiste una legge universale, non é certo quella data dalla natura ma è quella che deduce la scienza nel considerare la natura selvaggia dell’uomo. E’ l’uomo con la sua osservazione scientifica che deduce le leggi universali di natura perché queste non sono date dalla natura stessa , dirà Hobbes che pure costruisce la sua fortuna ideologica dicendio che ci deve essre una legge matematica anche per la morale umana . “E’ l’uomo che stabilisce “scientificamente quali sono “ poi dirà e non che bisogna leggerle nel cuore
dell'uomo. Per i giusnaturalisti c’è un conflitto insanabile tra l’individuo e lo Stato ,anzi lo Stato è l’espressione di quella assoluta libertà ferina che l’individuo non potrà mai permettersi altrimenti avremmo la legge della giungla e l’anarchia della foresta dove ognuno lotta per la propria sopravvivenza .Per loro l’autorità nasce da un contratto a cui però il popolo deve dare una specie di consenso . Il fondamento hobbesiano è che lo stato di natura sia uno stato di guerra da cui bisogna uscire con la società civile , questo perché egli confonde gli istinti per legge naturale . Stessa cosa faranno gli illuministi nel dimostrare che non esiste nessuna legge di natura universale nel senso aristotelico e oggettivo ma esiste una deduzione scientifica della libertà, fraternità e uguaglianza fra gli uomini. Rosseau identifichera addirittura la democrazia con l’uguaglianza e il “buon selvaggio” è mosso solo dall’amor di sè (individulaismo)e si sente veramente libero quando ubbidisce solo alle leggi che lui stesso si è dato .Lo storicismo in seguito si affannerà pure lui a dimostrare che non esiste alcuna “legge di natura oggettiva ” ma tutto di pende dalla natura delle cose, dai bisogni materiali ed economici degli uomini di una determinata classe sociale ed economica in una determinata e storica situazione sociale = storicismo . Aristotile in realtà aveva individuato la stella polare in mezzo a tutte le tempeste e vicissitudini degli uomini e dei popoli , infatti egli dice che quando in un territorio ci sono due o più comunità o famiglie, queste debbono regolare i loro rapporti sociali , e proprio da questo nasce la naturale necessità dell’autorità e quindi delle leggi. Allora nasce la politica come conseguenza dell’etica sociale e non per frenare le passioni umane o l’istinto naturale selvaggio dell’uomo .In lui non c'è il problema della lotta del piu debole contro il piu forte , ma il problema della giustizia tra le varie parti .Ad esempio, se due o tre famiglie di pastori in uno stesso territorio hanno bisogno di regole o almeno di una consuetudine orale, oppure scritta, dove si dice che le pecore degli uni non debbono sconfinare nei pascoli dell’altro; non debbano rubarsi il bestiame a vicenda, anche nel caso di capi dispersi …Hanno bisogno di dividersi il territorio, le sorgenti d’acqua e stabilire una autorità TERZA che faccia osservare queste leggi.Poteva essere un sacerdote o un re, a volte anche un delinquente, ma era la natura stessa del vivere comune che richiedeva altre leggi di diritto civile; così nasceva la politica. Questa politica cercava di stabilire una giustizia e non aveva nessun carattere utopico o moralistico .Il Filosofo non considera l’autorità come quel potere necessario per regolare gli istinti dell’ homo homini lupus, ma è quel potere che regola i rapporti tra individui e tra comunità e classi sociali per uno sviluppo ordinato di ognuna per i fini assegnatigli dalla stessa natura . Non esiste conflitto innato tra individuo e autorità ; non ci deve essere, oppure distinguere sempre nell’autorità colei che dovrebbe assicurare una giustizia giusta, che non è altro se non l’antico concetto ebraico di : “occhio per occhio e dente per dente”, parole che non significano vendetta sul nemico, ma giustizia al disopra degli interessi e delle parti. Nella legislazione ebraica possiamo distinguere anche culturalmente due tipi di leggi . Una legge scritta da Dio e data a Mose’ sul Sinai , ed era quella legge che andava riposta nell’Arca , e poi una legge “minore” che non era legge universale ma l’adattamento di questa a situazioni e culture particolari . Questa legge umana non andava riposta nell’arca e adorata perché non era universale però aveva forza di legge in quella cultura e situazione geografica . La legge ebraica ( dell'Arca ) non era altro che la sintesi scritta della legge universale fino allora mai messa per iscritta in una sintesi cosi concentrata. Il politico o l' autorità non debbono fare altro se non attuare quella giustizia nella società degli uomini . La libertà significa diosobbedire e seguire l'istinto e non la ragione intrinseca di quella legge .La Politica di Aristotele e anche il Codex del diritto romano non sembrano altro che una ripetizione, una replica di uno dell’altro circa la giustificazione del potere politico e imperiale, nonché in secoli recenti se ne sono venuti altri naturalisti e ci hanno insegnato che bisogna studiare “ i bisogni umani” che non sono molto diversi da quelli delle bestie e che il loro metodo era finalmente scientifico e certo al contrario di quello della tradizione pagana ed ebraica che fondano l’autorità su una esigenza etica e naturale di giustizia giusta al disopra delle parti.Diceva Dio a Mosè nel Deuteronomio: “non devi guardare nè a destra, nè a sinistra nel giudizio del tuo prossimo.” Ovvero la giustizia non tiene conto del censo sociale dell’individuo nè che sia ricco e nè che sia povero ; né dei suoi bisogni particolari diremmo noi !Il potere quindi non è in antitesi al diritto naturale dell’individuo ma un ordinatore e regolatore di rapporti tra individui e tra società o comunità di grado superiore.L’individuo non è contrapposto allo Stato che rappresenterebbe quel potere di tenere a bada le istintualità , l'homo homini lupus ,ma questo è colui che presiede allo sviluppo ordinato della sua vita sociale . Secondo giustizia e non secondo uguaglianza ! Nel modello Aristotelico la società umana passa da una piccola a una più grande per progressione geometrica.Le società e l’individuo per Aristotile non sono un’ astratto stato naturale in cui casualmente si sarebbe trovato l’uomo cronologicamente prima della necessità dello Stato che reprimesse le singole individualità, ma entità concrete, come la famiglia naturale consistente di due persone , maschio e femmina , che si associano, non essendo nemici tra loro a causa della natura ferina.Sono due persone buone di natura che si amano e non hanno bisogno di scrivere regole di convivenza . Quindi il modello di società Aristotelico è aperto nel senso che le società variano di numero e progressione ma non c’è contrapposizione tra individuo e società, dove o prevale l’uno o prevale l’altro. Soprattutto in Aristotile non c'è l' utopia o esigenze moralistiche ; non c'è il bisogno di adeguare la società a modelli sbagliati quanto alla semplice natura tale quale appare . Egli non sente la necessità di sognare dei modelli astratti e artificiali (ideali) di società perfetta.Per Aristotile la società perfetta e ultima è lo Stato in cui c’è un rapporto di progressione e continuità dalla famiglia.L’individuo non è un individuo isolato e pericoloso come un leone nella giungla che abbia bisogno di uccidere per sopravvivere o che deve stare sempre in agguato per procacciarsi il cibo che un altro nemico affamato gli vuole privare e dal quale bisogna difendersi .La società non è una classe di individui nella stessa situazione economica in lotta con un’altra classe che bisogna sopprimere e l’uomo non è l’homo artificialis creato dalla cultura. La società non è un’ astratta tesi e antitesi dalla quale viene fuori una sintesi . Non è oggi questo e domani il contrario di questo !

Anche lo Stato non è artificialis e astratto , detenitore di un contratto (truffa ) che bisogna stracciare , ma nasce dalla difesa di questi gruppi di individui nel territorio, per procurarsi i mezzi di sussistenza e dividersi il lavoro per lo sviluppo ordinato della società e delle famiglie .
Queste cose non vanno fatte se non avendo un modello etico ben preciso, dato dalla stessa natura umana che non è solo animale.Il principio di legittimazione dell’autorità quindi non è il consenso, se pur importante, ma lo stato di necessità naturale che nasce dalla stessa natura sociale e non dalla lotta degli egoismi tra individui .La società pre politica per il Filosofo è la famiglia la quale è quella società che organizza la casa (Oikos).Il primo libro della Politica di Aristotile riguarda il governo della casa, la società domestica e la sua economia.Non esistono per il Filosofo artificiali individui isolati viventi al di fuori di qualsiasi norma in uno stato di libertà e uguaglianza primigenia che oggi predomina nel modello darwiniano di famiglia . Lo si costata dal fatto che ogni volta che si parla della difesa del nucleo famigliare come primo modello politico più piccolo, se ne viene sempre fuori qualcuno di destra o di sinistra a dire che è una concezione reazionaria ogni interpretazione che considera lo Stato come lo sviluppo naturale della famiglia.Il modello del potere è infatti quello del padre sul figlio esteso per gradi al re o a un capo e lo stato per Aristotile non è meno naturale delle altre forme più naturali del vivere sociale.Lo stato civile oggi vive della chimera contrattualistica fatta passare per società civile. Gli stati non si sono formati per un atto di ragione umana ma per un atto naturale, i cittadini hanno bisogno dell’autorità non per regolare i loro istinti ma per vivere ordinatamente e secondo giustizia .C’è una società al disopra delle altre società che si differenzia per un maggior grado di autorità sulle altre tra loro e questa società è lo Stato.Questa autorità non dipende da nessun’ altra se non dalla legge morale di natura che giustifica il suo esistere.L’autorità viene dall’alto perché il padre comanda per natura sul figlio e non viceversa, per contratto, il figlio dice al padre cosa deve fare.Ora dove bisogna collegare l’azione della politica in questo discorso?Un movimento politico cerca di ristabilire i principi etici universali violati nel corpo sociale e colloca al loro giusto posto in ordine etico le varie società minori per il loro fine naturale e nel fare questo ha le giustificazioni etiche e morali nell’uso di tutti i mezzi che ha a disposizione . Ciò che è giusto o ciò che non è giusto non lo determina una maggioranza o un voto in piu o in meno , ma una legge oggettiva , naturale , universale , a cui il politico o la politica si ispira .
karlrogers
LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA
FranciscaMaria shares this
1