Fatima.
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Scisma politico e religioso scaturito dal culto nel Tempio degli idoli

Valtorta - Romani - 2 giugno 1950 - lezione 38a

Dice il Divinissimo Autore:

(…) Passeranno i secoli, ed Israele ripeterà quell’errore, contraendo il suo Re (Salomone) nozze con donne straniere ed idolatre (1Re 11,1-6), ed instaurando il culto degli idoli presso il Tempio del Signore, creando così il terreno per lo scisma politico e religioso (1Re 12,1-33), che divise per secoli Israele in Regno di Giuda e d’Israele e mise gli abitanti di Palestina – Giudei e Galilei – contro i Samaritani sino a dopo la morte di Cristo.
Ma prima ancora un altro, per disprezzo delle cose veramente preziose ed imperiture, e per attaccamento alle cose terrene, perderà la primogenitura (Gn 25,29-34) nella stirpe eletta, e poscia la benedizione paterna, simile a benedizione trasmessa dal Padre Creatore al padre naturale per investire il primogenito di poteri straordinari, e infine perderà l’appartenenza al Popolo della Promessa, creando la stirpe degli edonisti o idumei, popolo contro il quale il Signore è sdegnato (Malachia 1,4), chè non era più Israele ma razza di schiavi e non liberi, come quella d’Ismaele, segno della differenza futura tra i figli della Legge della Sinagoga e quelli della Legge della Chiesa di Cristo, che fa degli uomini che la seguono i figli di Dio, fratelli di Cristo, coeredi del Cielo.
Dunque non mutamento dell’eterno e perfetto Volere conduce alla perfetta libertà e alla vita nel Regno questi piuttosto che quelli, come vorrebbero dire le chiese riformate ed eretiche.
Ma il libero volere dell’uomo, che può eleggere ciò che più a lui piace: la carne o lo spirito, il mondo o il Cielo, satana o Dio.
Però, soltanto coloro che restano fedeli a Dio e credono fermamente nel Cristo suo Figlio e praticano la sua Legge e la sua Dottrina – che è il completamento della Legge del Sinai (Es 20-23; Dt 5,1 – 6,13), spogliata dalle catene della Sinagoga e rifatta libera come libero è Dio,, buona come buono è Dio, semplice come semplice è Dio – questi solo divengono o restano figli di Dio.
E coloro che, credendosi i “primogeniti” tra il popolo di Dio per essere venuti prima, perseguitarono coloro reputati minori perché venuti dopo, a seguito del “figliuol del falegname di Nazaret (Mt 13,55) da loro schernito, sol per averlo sprezzato – e aver sprezzato insieme a Lui la predilezione che Dio ebbe per Israele, facendo nascere in Israele l’Incarnato suo Verbo – come fu per Ismaele ed Esaù (Gn 21,8-21), da primogeniti di discendenza eletta divennero gli schiavi del loro peccato, coloro che restarono indietro, appesantiti dalle loro colpe e soprattutto dalla gran colpa del deicidio, i recisi dal Popolo dei figli, gli odiati dall’Amore eterno perché non seppero accogliere ed amare l’Amore fattosi Carne per amore.
Quelli invece che non erano Popolo di Dio (i Gentilid’ogni paese e tempo), lo divennero, appartennero al Regno di Cristo, in Terra, con l’appartenere alla Sposa regale di Lui, la Chiesa, e in Cielo col salirvi al possesso, così come l’immutabile Parola di Dio ha promesso sin dall’Eden (Gn 3,14-15) e poi, attraverso i Patriarchi e Profeti, sino al Cristo e per bocca di Lui, e poi ancora attraverso il Magistero della Chiesa, sin che la Chiesa sarà.
L’antica promessa del Redentore, essendosi ormai compiuta con il suo avvento e col compimento della sua missione nel mondo, viene sostituita dalla promessa nuova: “Chiunque creda nel Cristo e lo accolga, Egli e la sua dottrina, diviene figlio di Dio ed ha la vita eterna (Gv 6,45-47)”. Così come l’antica Sinagoga viene sostituita, e per sempre, sino alla fine dei secoli, dalla Chiesa di Cristo, e all’Antico succede il Nuovo Testamento.
Solo i figli della promessa, ossia i credenti nel Cristo e viventi nel Corpo mistico di cui Egli è il Capo Ss. e l’assemblea dei fedeli le membra, “sono contati come discendenti” e quindi coeredi nel Regno della Gerusalemme eterna (Ap 21,1-8).»