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Nella Città di David, un’iscrizione in ebraico antico di 2700 anni fa

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Benché incompleta, l’iscrizione ci fornisce il nome di un personaggio del VII secolo a.e.v, e un collegamento con la popolazione che viveva a Gerusalemme nel periodo del Primo Tempio.

Vari reperti dallo strato della fine del periodo del Primo Tempio, nella Città di David a Gerusalemme

Scavi archeologici condotti dalla Israel Antiquities Authority nell’area della sorgente Gihon, nella Città di David, all’interno del Parco Nazionale delle Mura che circonda la vecchia Gerusalemme, hanno portato alla luce uno strato di preziosi reperti che comprendono migliaia di frammenti di vasellame, lampade d’argilla e figurine. La cosa più interessante è la scoperta di una ciotola in creta con un’iscrizione in ebraico antico parzialmente conservata. Benché incompleta, l’iscrizione riporta il nome di un personaggio del VII secolo a.e.v simile ad altri nomi a noi noti dalle testimonianze bibliche ed archeologiche, offrendoci un raro collegamento con la popolazione che viveva a Gerusalemme alla fine del periodo del Primo Tempio.

L’affascinante reperto è stato presentato alla fine di agosto all’annuale Convegno Archeologico di Megalim, nella Città di David.

Il nome più simile a quello dell’iscrizione è Zechariah (Zaccaria), figlio di Benaiah, padre del profeta Jahaziel. Il nome Zechariah figlio di Benaiah appare in 2 Cronache 20:14 dove si dice che Jahaziel, figlio di Zechariah, figlio di Benaiah, un levita dei figli di Asaf, profetizzava davanti al re biblico Giosafat prima che la nazione entrasse in guerra con gli antichi regni di Ammon e Moab.

Gli archeologi della Israel Antiquity Authority, Joe Uziel e Nahshon Zanton, che hanno trovato la ciotola mentre scavavano tra le rovine collegate al periodo della distruzione del Primo Tempio, spiegano che le lettere inscritte sul frammento risalgono probabilmente ai secoli VIII-VII a.e.v., il che situerebbe la produzione della ciotola in un periodo tra il regno di Hezekiah (Ezechia) e la distruzione di Gerusalemme sotto il re Zedekiah (Zedechia). Gli archeologi spiegano inoltre che l’iscrizione era stata incisa sulla ciotola prima della cottura, il che indica che l’iscrizione adornava il bordo della ciotola per intero, e che non è stata scritta su un frammento dopo la rottura della ciotola.

Benché lo scopo dell’iscrizione sulla ciotola non sia chiaro, gli archeologi hanno ipotizzato che la ciotola possa aver contenuto un’offerta probabilmente fatta dall’individuo il cui nome è inciso, oppure a lui donata.


Il frammento di ciotola dal periodo del Primo Tempio con la scritta “ryhu bn bnh”

Analisi dell’iscrizione

La prima lettera dell’iscrizione parzialmente conservata sulla ciotola in antica scrittura ebraica è rotta e quindi difficile da leggere, ma sembra essere la lettera ר (r). Le successive tre lettere יהו (yahu) costituiscono il suffisso teoforico (la componente in cui appare il nome della divinità come parte del nome proprio, come Yirme-yahu e Eli-yahu ecc.). Queste lettere sono seguite da בנ (ben- figlio di) dopo di che compare il patronimico composto dalle tre lettere בנה. Secondo gli archeologi Uziel e Zanton, “se consideriamo la possibilità che si tratti di una grafia non vocalizzata o ‘difettiva’ del nome בניה (Benaiah), allora quello che abbiamo di fronte è il nome ריהו בן בניה (“Ryhu ben Benaiah”).

Molti dei nomi propri menzionati nella Bibbia contengono la componente teoforica יהו, come nel caso di questa iscrizione trovata nella Città di David. Oltre ai riferimenti biblici, altri esempi sono stati trovati negli scavi archeologici, scritti su una varietà di oggetti come sigilli, bullae, vasellame di terracotta e persino incisi nella roccia. È da notare che tra i tanti nomi che terminano con il suffisso teoforico יהו ci sono parecchi esempi già scoperti nella Città di David da Yigal Shiloh, come Gemar-yahu figlio di Shaphan, Bena-yahu figlio di Hoshayahu ecc., rinvenuti anche nello strato della distruzione e nelle rovine della conquista da parte babilonese.

(Da: MFA, 19.08.13)