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In Cina con santa Teresina: Padre Adolphe Roulland (1870-1934).Di M° Aurelio Porfiri.

Le storie dei missionari in Cina spesso ci riservano sorprese. Bisogna dire che le missioni furono messe in causa nella prima metà del ventesimo secolo, per quanto riguarda il metodo che era stato seguito che, secondo alcuni, non aveva favorito, specialmente in Cina, l’inculturazione della fede e la nascita di una vera Chiesa locale.

A mio avviso il problema è molto più complesso di questo, specialmente per la Cina stessa. Comunque ci sono storie edificanti che vale la pena raccontare.

Una è quella di padre Adolphe Roulland. Egli era un sacerdote delle Missioni Estere di Parigi.

Tutto cominciò con una lettera che fu scritta alla superiora del Carmelo di Lisieux, madre Maria di Gonzaga, nel 1896, chiedendo che una suora del Carmelo potesse pregare per un missionario e per la sua incombente attività pastorale in Cina.

Madre Maria di Gonzaga acconsentì alla richiesta e gli assegnò una giovane suora dicendo che pensava fosse la più adatta per questo compito. Era Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.

Le lettere di suor Teresa verso il sacerdote, che possiamo leggere nelle sue Opere complete, sono piene di tenerezza spirituale e di zelo per le missioni. Ella aveva l’urgenza di pregare per i sacerdoti, perché fossero modelli esemplari nella vita di fede.

Potè incontrare di persona padre Adolphe solo poche volte e solo durante la celebrazione della Messa o attraverso la grata del parlatorio. Ad un certo punto nella loro corrispondenza Teresa cominciò a chiamarlo “fratello”, sempre partecipe delle sue attività missionarie.

Padre Roulland fu in Cina dal 1896 al 1909, coinvolto in varie attività pastorali e di insegnamento in varie parti del grande paese. Testimoniò per il processo di beatificazione e poi in quello di canonizzazione. In quest’ultimo, nel 1917, tra l’altro dichiarò:

“Sì, sono convinto che suor Teresa praticasse le virtù come fanno i santi. Vedo un'unità di direzione nella sua vita, assunta dalla preminenza della resa perfetta come risultato del puro amore. Questa idea, per così dire, l'ha avuta dalla nascita. Poi crebbe, e si purificava o per un intervento divino della Provvidenza, come con la sua cosiddetta “conversione”, o inconsciamente per l'esercizio stesso delle virtù religiose.

Vedo dalle sue lettere che in realtà non vedeva altro che Dio e non desiderava altro che Dio come risultato di un amore puro e assolutamente disinteressato. Proprio alla fine della sua vita, scrive: “Non sono affatto preoccupata per il futuro; Sono sicura che Dio farà la sua volontà, è l'unica grazia che desidero. Gli chiedo di accontentarsi di me, cioè di non badare ai miei desideri di amarlo nella sofferenza o di andare a goderlo in cielo... È con gioia che vengo ad annunciarvi il mio incombente ingresso in quella città benedetta. Ciò che mi attrae nella patria del cielo è la chiamata del Signore, la speranza di amarlo finalmente come tanto ho desiderato amarlo, e il pensiero che potrò farlo amare da una moltitudine di anime che lo benediranno eternamente”.

La sua preghiera (che mi ha fatto conoscere nelle sue lettere) indica che ha voluto raggiungere «il livello di gloria» che Dio aveva preparato per lei solo per compiere perfettamente la Volontà di Dio: «Fammi martire del tuo amore, o mio Dio!» [Preghiera 6]. Proprio perché non ha mai perso di vista questo amore puro, la sua virtù mi appare eroica.

Molti sacerdoti e monaci stimano sopra ogni cosa l'amore per la sofferenza: questo è un modo di intendere la perfezione. La resa e la completa fiducia, e accettare indifferentemente “di morire o di vivere” è un'altra.

Monsignor Gay chiama tale rassegnazione il “cielo dei cieli” ed è, a suo avviso, la più alta forma di santità”.


Egli passò gli ultimi anni della sua vita parlando della sua Teresa, oramai una santa. Partecipò alla cerimonia di canonizzazione e sempre conservò un certo pudore per la sua amicizia spirituale con santa Teresa, di cui non si vantava.

Attraverso di lui santa Teresa di Gesù Bambino fu presente spiritualmente alla difficile missione della Chiesa in Cina.
Don Andrea Mancinella
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvateci dai comunisti e salvate i poveri Cinesi!
Eremita della Diocesi di Albano
Don Andrea Mancinella
'Mio Mao' (Papa Bergoglio = Mio, e Parolin = Mao).
'Mio mao' era un fumetto, un gatto, degli anni 1915/1930, e Mao Tze Tung (o Zedong) era chiamato ironicamente così dagli oppositori al suo spietato e feroce regime comunista.
Ora, eccovi la sua ultima avventura: 'Mio Mao in Vaticano', le avventure filocomuniste e anticattoliche del simpatico gatto, in versione bergoglian paroliniana, in Cina.
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'Mio Mao' (Papa Bergoglio = Mio, e Parolin = Mao).
'Mio mao' era un fumetto, un gatto, degli anni 1915/1930, e Mao Tze Tung (o Zedong) era chiamato ironicamente così dagli oppositori al suo spietato e feroce regime comunista.
Ora, eccovi la sua ultima avventura: 'Mio Mao in Vaticano', le avventure filocomuniste e anticattoliche del simpatico gatto, in versione bergoglian paroliniana, in Cina.
Assolutamente imperdibile. Da antiquariato.
Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe, salvateci dai Papi casaroliani!
Eremita della Diocesi di Albano
N.S.dellaGuardia
E poi arrivarono bergoglio e parolin a cercar di dare compimento al lavoro di mao...
Giorgio Tonini
Purtroppo non capiscono il cinese. Cosa si può pretendere?