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Fatima

DOCUMENTI: Ecumenismo: la vera causa della crisi dei rapporti cattolico "ortodossi"

Corrispondenza Romana, N. 787/01

L’agenzia di stampa "Adista" ha pubblicato il 18 novembre 2002 una intervista al sacerdote ortodosso russo Vladimir Zelinsky, teologo e saggista molto bendisposto verso Roma. Padre Zelinsky, pur elogiando le capacità dialogiche di Giovanni Paolo II, ammette che "con l’ortodossia l’ecumenismo non è andato molto lontano; anzi c’è stato un passo indietro". La crisi dell’ecumenismo può essere misurata dal fatto che, non appena la libertà di azione ha favorito anche i cattolici, si sono riaperte le ostilità: "Tutte le parole generose di amicizia hanno perso il loro significato. Ne risulta che ortodossi e cattolici potevamo essere amici solo a buona distanza; quando invece siamo vicini, sistemiamo le nostre cose come se non ci conoscessimo. Questo è il vero problema del proselitismo".

Non si tratta solo del fatto che le chiese cristiane orientali sono autocefale e quindi non hanno una linea generale di "dialogo" che valga per tutti; vi sono anche problemi più recenti e concreti. "Le relazioni con Roma sono diventate più complicate dopo il crollo del comunismo. Le Chiese ortodosse erano perseguitate, è vero, ma durante gli ultimi decenni, in un certo senso, anche protette, mentre la Chiesa greco-cattolica era soppressa completamente". In obbedienza al Kremlino, "le Chiese ortodosse erano costrette a fare un certo falso e irenico ecumenismo, con un forte odore politico, preso comunque assolutamente sul serio in Occidente, ma che non aveva nessun valore per gli ortodossi stessi. Anzi, questo ecumenismo era come un giogo per loro. Con la libertà caduta dal cielo, tutto è tornato al suo posto in modo brusco. (…) Il vecchio ecumenismo, con la sua ‘lotta per la pace’, è sparito in un giorno".

Per padre Zelinsky, il problema non sta nelle differenze culturali o etniche o temperamentali tra cattolici e "ortodossi", ma sta nelle divergenze dottrinali, ecclesiologiche, etiche, spirituali. Tutto s’incentra nel problema del Papato: primato di solo onore e carità o anche di governo e giurisdizione? Il Concilio Vaticano I ha riaffermato la seconda prospettiva, per cui "il Papa è sopra, prende decisioni infallibili ex sese, senza il consenso della Chiesa (…). Sarebbe molto difficile accettare questa ecclesiologia, dal punto di vista ortodosso, che insiste prima di tutto sulla comunione delle Chiese. (…) Il problema per noi, devo dire francamente, è che nel cattolicesimo romano tante cose dipendono da una sola persona, e la figura del papa occupa un posto troppo importante non solo nella vita della Chiesa ma anche nell’intimità della fede. (…) Il problema del primato papale va ridiscusso".

L’intervista a Zelinsky è la prima di una lunga serie su quella che l’agenzia cattolico-progressista "Adista" chiama la "luce crepuscolare" del pontificato di Giovanni Paolo II. "E’ dunque possibile cominciare a tracciare un bilancio di questo pontificato", scrive "Adista" (cit.) in un servizio che potrebbe sembrare una specie di chiamata a raccolta degli ambienti progressisti in vista di un ritenuto prossimo conclave. "Non celebrativo – prosegue l’agenzia progressista – che di celebrazione non si sente la mancanza oggi, e ne avremo in esubero tra qualche tempo; ma da una prospettiva particolare: quella dei punti di crisi, irrisolti o alimentati negli anni di Giovanni Paolo II, e che il prossimo pontefice non potrà – a meno che non vorrà – eludere. Cioè: i rapporti con le altre Chiese cristiane, quella ortodossa in primis, soprattutto alla luce del primato papale; le frizioni tra ricerca teologica innovativa e magistero; la morale sessuale; la discriminazione in base al sesso (omosessualità) e al genere (questione donna, esclusione dal sacerdozio compresa); l’ostilità verso il cosiddetto "dissenso creativo" e la riforma della Chiesa…".
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