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Il Purgatorio, cosa insegnano la Sacra Scrittura ed il Magistero della Chiesa

Che cosa dice la Sacra Scrittura del Purgatorio? Ecco le risposte del Vecchio e del Nuovo Testamento sul Purgatorio:

- «È santo e salutare il pensiero di pregare per i defunti, affinché siano sciolti dai loro peccati» (2Mac 12,46).
- «In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!» (Mt 5,26).
- «Ma io vi dico che di ogni parola inutile gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio» (Mt 12,36).
- «Ciascuno stia attento come costruisce... se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia, egli si salverà, però come attraverso il fuoco» (cf 1Cor 3, 10-15).
- «La bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo mondo, né in quello futuro» (Mt 12,32).
- In Paradiso «non entrerà mai nulla d’impuro» (Ap 21,27).


Che cosa dice il Magistero della Chiesa sul Purgatorio?

La verità del Purgatorio è stata dottrina della Chiesa fin dagli inizi, al Concilio di Nicea II; è stata definita sia nel Concilio di Firenze (1438-1445), sia nel Concilio di Trento (1545-1563); è stata portata avanti dal Concilio Vaticano II, con queste parole: «Questo sacro sinodo accoglie con grande pietà la fede dei nostri antenati riguardo alla comunione vitale con i nostri fratelli che si trovano nella gloria celeste e che ancora stanno purificandosi dopo la morte, e di nuovo conferma i decreti dei sacri concili Niceno II, Fiorentino e Tridentino» (LG 51).

Questa dottrina è stata presentata anche nell’ultimo Catechismo della Chiesa Cattolica con grande chiarezza: «Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo» (n. 1030); «La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti» (n. 1031).

La purificazione nel Purgatorio, quindi, è legata e dipende dai nostri peccati nella sua intensità e durata di sofferenza tutta proiettata alla beatitudine della visione di Dio Amore nel Paradiso. È la lotta al peccato che noi facciamo su questa terra che può abbreviare e anche annullare la purificazione nel Purgatorio, come avviene di solito per i santi. Combattere contro ogni peccato, far vincere sempre la grazia sul peccato, dare la vittoria sempre all’amore-sacrificio anziché all’egoismo-amore di sé significa appunto evitare il Purgatorio perché già pronti per l’infinito amore del Paradiso. Altrimenti, ci toccherà tanto lungo Purgatorio, quanti peccati abbiamo commesso senza la necessaria penitenza espiatrice da fare sulla terra: potranno essere tempi molto brevi, ma anche tempi molto lunghi.

La carismatica Maria Simma – molto conosciuta – valutando la “mediocrità” della maggior parte dei cristiani che vogliono salvarsi dall’Inferno, parla della durata “media” di 40 anni di sofferenze nel Purgatorio per espiare tutto ciò che non si è espiato sulla terra. E se si riflette che, come insegna san Tommaso d’Aquino, «la minima pena del Purgatorio sorpassa la massima pena di questa terra», è impossibile voler immaginare che cosa significa restare ad espiare in Purgatorio per 10, 50, 100 anni di tempo...

1. San Pio da Pietrelcina...

Il professore Gerardo de Caro era uno dei figli spirituali più vicino a padre Pio, con il quale spesso egli aveva colloqui spirituali. Una sera (nel 1943) ebbe un colloquio spirituale con padre Pio sulle anime purganti e il professore si rese ben conto che padre Pio aveva una conoscenza esatta delle anime che vanno in Purgatorio dopo la morte ed anche della durata delle pene che la divina bontà assegna per sanzione delle offese arrecate a Dio, fino allo stato di perfetta purificazione, per trasportare quelle anime nella beatitudine del Paradiso. In quell’incontro, il professore approfittò per raccomandare a padre Pio l’anima di uno scrittore preferito, ma piuttosto equivoco... (senza dire il nome dello scrittore). Padre Pio si fece rosso in viso e manifestò il suo dolore, avendo inteso subito chi fosse quello scrittore, e disse: «Ha amato troppo le creature». E alla richiesta, più con lo sguardo che con le parole, del tempo da rimanere in Purgatorio, il Padre rispose al professore: «Resterà almeno 100 anni in Purgatorio!». E poi aggiunse: «Bisogna pregare per le anime del Purgatorio».

2. Beata Anna Maria Taigi...

Quando si celebrò il funerale del cardinale Doria, la beata Anna Maria Taigi partecipò con tutta la sua devozione, ma il Signore le comunicò che le 100 Messe che il Cardinale aveva lasciato da celebrare per lui non sarebbero servite a lui, ma alle altre povere anime, perché lui durante la vita non aveva pregato per le anime del Purgatorio.
Stiamo attenti anche noi, perché se durante la vita non ci preoccupiamo delle anime purganti, ci troveremo anche noi privati degli aiuti per lungo tempo dopo la morte. Ricordiamoci bene che vale di più partecipare ad una Santa Messa durante la nostra vita, che 100 Sante Messe celebrate per noi dopo la morte. Non basta lasciare il denaro per fare celebrare Sante Messe, perché dipenderà da Dio distribuire i suffragi offerti per la nostra liberazione dal Purgatorio.

3. Serva di Dio suor Lucia di Fatima...

Nella prima apparizione della Madonna a Fatima (13 maggio 1917), la più grande di età dei tre pastorelli, Lucia di Fatima, fece due domande alla Madonna, chiedendole: «Maria Nieves è in Cielo?». La Madonna rispose: «Sì, c’è» (si trattava di una ragazza che doveva avere circa 16 anni). «E Amelia è anche in Cielo?». La Madonna rispose: «Starà in Purgatorio fino alla fine del mondo». Quale peccato mai può aver commesso per dover stare in Purgatorio fino alla fine del mondo?...

Rev. do Padre Stefano Maria Manelli
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I Novissimi – Le realtà ultime della vita dell'uomo.

Tutto sui Novissimi ovvero quelle verità di fede sulle realtà ultime che hanno costutuito da sempre materia di seria meditazione per il popolo di Dio e di cui la neochiesa, ormai da tempo, non parla più con grande danno delle anime che non pensano più alla vita futura e alle conseguenze eterne delle proprie azioni.