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LUTERO HA VINTO, GRAZIE A WOJTYLA E RATZINGER

La dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione del 31 ottobre 1999 firmata da Wojtyla con la Federazione Luterana e che a tutt’oggi molti cattolici ignorano.

di

Francesco Lamendola

Quando le Poste Vaticane, nel 2017, decisero di celebrare la ricorrenza dei cinquecento anni dalla pubblicazione delle 95 Tesi di Lutero a Wittenberg, emettendo un francobollo che raffigurava Gesù Crocifisso, con lo stesso Lutero e il suo seguace Melantone ai piedi della croce, ma senza Maria Santissima, né san Giovanni evangelista, qualche anima bella avrà pensato che era un’iniziativa di pessimo gusto, certo, ma che in fin dei conti non coinvolgeva direttamente la gerarchia cattolica e, in ogni caso, non costituiva un atto di magistero, almeno fino a che qualcuno non saprà dimostrare che le Poste Vaticane sono una fonte legittima del magistero. E quando Bergoglio, sempre in quella occasione, decise di recarsi in Svezia per assistere a una messa, cioè, volevamo dire, a una “cena” luterana, e si lasciò sfuggire, con la sua abituale disinvoltura (chiamiamola così, anche se non sarebbe la parola giusta), che dopotutto, sulla questione della giustificazione, Lutero aveva ragione, molte anime belle si consolarono, pur restando ferite nel profondo, al pensiero che costui, in fin dei conti, non aveva espresso una verità ufficiale della Chiesa, né aveva impegnato l’infallibilità papale, dal momento che non aveva parlato ex cathedra su una questione di fede, ma aveva semplicemente espresso un’opinione personale, oltretutto nel corso di una chiacchierata coi giornalisti, che a stento si poteva definire intervista, sebbene la stampa di tutto il mondo si fosse affrettata, come è logico, a diffondere quel giudizio privato in tutto l’orbe terracqueo.

Potremmo citare molti altri esempi di questo genere, i quali ci porterebbero tutti alla medesima conclusione: quando la realtà è troppo sgradevole per essere accettata, molte persone preferiscono cercare di non vederla e si arrampicano sugli specchi pur di trovare qualche spiegazione alternativa a quella più ovvia, che risparmi loro la dura verità dei fatti. Ebbene, quelle anime belle avevano torto: perché non da Bergoglio, ma da Giovanni Paolo II, e col pieno sostegno dell’allora cardinale Ratzinger, la Chiesa cattolica si era impegnata in una Dichiarazione congiunta con la Federazione Luterana Mondiale sulla questione centrale che segna il discrimine fra cattolicesimo e protestantesimo: la dottrina della giustificazione. Voi che state leggendo, probabilmente sarete rimasti a quanto il magistero ha sempre insegnato su questo punto fondamentale, e il Concilio di Trento ha solennemente ribadito: vale a dire che la giustificazione, ossia la “giustizia” e perciò la salvezza davanti a Dio, si ottiene per mezzo della fede e delle opere. Ma c’è una cosa che non sapevate, e cioè che dal 1999 questo non è più vero, perché la Chiesa cattolica, con 500 anni di ritardo, ha dato pienamente ragione a Lutero, firmando un documento nel quale afferma che l’uomo viene giustificato per mezzo della sola fede, indipendentemente dalle opere buone, e perciò indipendentemente dalla vita che ha vissuto, buona o cattiva, per quanto se ne può vedere.

Ci sono voluti 500 anni, ma infine Lutero ha riportato piena vittoria, con la sua dottrina sulla giustificazione per mezzo della sola fede (sola fide) sulla dottrina cattolica della giustificazione con la fede e le opere. Non si può dubitare di questo, dopo aver preso contezza del documento intitolato Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, datato 31 ottobre 1999 e sottoscritto dalla Federazione Luterana Mondiale e dalla Chiesa cattolica romana. Allora il pontefice era Giovanni Paolo II, che tante anime belle ricordano come il campione dell’ortodossia, sorvolando su inezie come gli incontri di preghiera interreligiosi di Assisi, da lui inaugurati nel 1986, antecedenti diretti del prossimo sabba infernale di Astana; e prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede era il cardinale Joseph Ratzinger, che di lì a cinque anni sarebbe stato a sua volta eletto pontefice col nome di Benedetto XVI e che tante altre anime belle tuttora rimpiangono rispetto a Bergoglio, vedendo in lui l’ultimo papa cattolico prima del diluvio modernista, eretico e apostatico dei nostri giorni.

Leggiamo infatti, nella parte iniziale di questo documento, del quale non molto si è parlato all’epoca, e che tutt’oggi molti cattolici ignorano:

1. La dottrina della giustificazione ha avuto un’importanza fondamentale per la Riforma luterana del XVI secolo. Essa l’ha considerata l’«articolo primo e fondamentale» e, al tempo stesso, la dottrina che «governa e giudica tutti gli altri aspetti della dottrina cristiana». Essa è stata particolarmente sostenuta e difesa, nella sua accezione riformata e nel suo valore particolare a fronte della teologia e della Chiesa cattolica romana del tempo, le quali sostenevano e difendevano da parte loro una giustificazione dagli accenti diversi. Dal punto di vista riformato, la giustificazione era il fulcro attorno al quale si cristallizzavano tutte le polemiche. Gli scritti confessionali luterani e il Concilio di Trento della Chiesa cattolica emisero condanne dottrinali che sono valide ancora oggi e che hanno un effetto di separazione tra le Chiese.

2. Per la tradizione luterana, la giustificazione ha conservato tale particolare valore. Per questo motivo essa ha assunto fin dall’inizio un posto importante anche nel dialogo ufficiale luterano-cattolico.

3. Si rimanda, in primo luogo, ai rapporti Il Vangelo e la Chiesa (1972) e Chiesa e giustificazione (1994) della Commissione mista internazionale cattolica-luterana, al rapporto Giustificazione per fede (1983) della Commissione cattolica-luterana negli Stati Uniti e allo studio Lehrverurteilungen - kirchentrennend? (Le condanne dottrinali dividono ancora le Chiese ?) (1986) del Gruppo di Lavoro ecumenico composto da teologi protestanti e cattolici in Germania. Alcuni di questi documenti di dialogo sono stati oggetto di una ricezione ufficiale. Esempio importante, a questo riguardo, è la ricezione delle conclusioni dello studio sulle condanne dottrinali del XVI secolo. La Chiesa evangelica luterana unita della Germania, assieme ad altre Chiese protestanti tedesche, ha redatto una presa di posizione su tale documento alla quale è stato conferito il massimo riconoscimento ecclesiale (1994).

4. Nella discussione sulla giustificazione tutti i documenti di dialogo citati e le prese di posizione ad essi relative mostrano in alto grado un orientamento comune e un giudizio 7 comune. È giunto quindi il momento di tracciare un bilancio e di riassumere i risultati dei dialoghi sulla giustificazione per informare con la necessaria precisione e concisione le nostre Chiese e permettere loro di esprimersi in modo vincolante sull’argomento.

5. La presente Dichiarazione congiunta ha precisamente tale scopo. Essa vuole mostrare che, sulla base di questo dialogo, le Chiese luterane e la Chiesa cattolica[9] che lo sottoscrivono sono ormai in grado di enunciare una comprensione comune della nostra giustificazione operata dalla grazia di Dio per mezzo della fede in Cristo. Questa Dichiarazione non contiene tutto ciò che si insegna in ciascuna Chiesa sulla giustificazione; tuttavia essa esprime un consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione, mostrando come elaborazioni che permangono diverse non sono più suscettibili di provocare condanne dottrinali.


Ed ecco le osservazioni sulla Dichiarazione fatte da Ratzinger a caldo, quindi non ancora eletto successore di Wojtyla, nel libro-intervista scritto col giornalista Peter Seewald, Dio e il mondo (titolo originale: Gott und die Welt. Glauben und Leben in unserer Zeit, Stuttgart-München, 2000; traduzione dal tedesco di Olivia Pastorelli, Edizioni San Paolo, 2001, pp.412-413):

D. Alla fine del secolo appena trascorso teologi protestanti e cattolici hanno formato la cosiddetta ”Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione”, secondo la quale non contano tanto le azioni umane, le “opere”, perché l’uomo è giustificato solo dalla grazia di Dio, indipendentemente dal modo in cui ha vissuto. È davvero un passo significativo in direzione dell’ecumenismo? Non si deve, pur con tutti i punti di convergenza, preservare con la massima precisione anche la specificità della fede perché non corra il rischio di smarrire la propria identità?

R. Non ci è purtroppo riuscito di comunicare fino in fondo il contenuto di questa Dichiarazione di consenso perché nessuno sa più oggi cosa si intenda per “dottrina della giustificazione”. All’epoca di Lutero è stata un tema molto dibattuto, che ha scosso e diviso gli animi, anche se l’avanzata del protestantesimo non era dovuta solo ad essa, ma anche ad esempio, agli interessi dei principi, che si ripromettevano dei vantaggi da una rapida diffusione della Riforma. Oggi non è più un tema che sollevi un grosso interesse, nemmeno nella cristianità protestante. Così l’opinione pubblica ha colto soltanto che ora le opere non contano più davanti a Dio ma solo la fede. Così non è stato solo il pensiero di Lutero a essere grossolanamente semplificato. Si disconoscono soprattutto le questioni che l’uomo moderno pone al cristianesimo. Alla fine, nei cinquecento anni trascorsi dalla Riforma, tutta la cristianità ha fatto nuove esperienze e ha subito un mutamento epocale. Non posso ora entrare nei dettagli. Basti dire che nella “Dichiarazione comune” si è iniziato col confermare che l’inizio di una vita con Dio proviene da Dio stesso. Noi non siamo in grado di innalzarci a lui, lui solo può trarci a sé. Quell’inizio, che porta l’uomo sulla via giusta, è la fede. E la fede è, a sua volta, espressione dell’iniziativa di Dio, che noi non siamo in grado di determinare o di meritare.

La Chiesa cattolica, in sede di elaborazione di questo “Consenso”, ha posto l’accento da un lato sul pieno riconoscimento dell’iniziale intervento di Dio, dall’altro sulla presa d’atto di ciò che l’iniziativa autonoma di Dio opera nel credente. Ha sottolineato il coinvolgimento umano voluto da Dio, che affida all’uomo la responsabilità e lo sollecita a collaborare fecondamente con lui, e ha messo in evidenza il giudizio cui sarà sottoposta la corresponsabilità del credente. Questo è il secondo pilastro di quella dichiarazione, che però è stato recepito scarsamente dalla pubblica opinione.

Per dirla in altri termini. Dio non vuole degli schiavi che lui rende semplicemente retto e che lui stesso non prende sul serio. Vuol avere negli uomini partner effettivi, soggetti reali, messi in grado di collaborare con lui dal domo dell’iniziativa divina e di assumersi la responsabilità di questa collaborazione. Direi che entrambi questi pilastri sorreggono l’impianto della”dottrina della giustificazione”. In loro è stato accolto ciò che dell’esperienza di Lutero corrispondeva davvero alle Scritture. Ma insieme vi è stato immesso ciò che la Chiesa cattolica non ha mai smesso di dire e che è per lei irrinunciabile e si è stabilito un equilibrio tra questi due elementi, tra queste due tradizioni.


È una cosa triste e penosa vedere come Ratzinger si serva della propria raffinata intelligenza per cercar di confondere le idee al lettore, come don Abbondio tentò di fare con Renzo sfruttando la propria conoscenza del latino, lingua che quest’ultimo ignorava. Non potendo negare l’evidenza, e cioè che con la Dichiarazione la Chiesa cattolica si è rimangiata la dottrina professata da sempre della salvezza mediante la fede e le opere, per abbracciare incondizionatamente la falsa dottrina luterana della salvezza mediante la sola fede, fa un complicato giro di parole che si può così sintetizzare: è vero, abbiamo dato ragione a Lutero, ma allo stesso tempo abbiamo ribadito la dottrina cattolica del libero arbitrio, perché Dio non vuole dei servi, ma dei collaboratori volontari. Però l’iniziativa della salvezza parte da Dio, perché l’uomo non è in grado d’innalzarsi fino a Lui: il che equivale a dire che le opere non contano più nulla, ma conta solo la fede. Ratzinger cerca di confondere le acque sostenendo che la posizione di Lutero è stata indegnamente ”semplificata” nella percezione comune di quel documento, e ancor più è stata fraintesa la posizione cattolica; in altre parole, getta sul pubblico la responsabilità di non aver capito quel bellissimo documento e di aver fatto confusione. Peggio ancora: afferma che oggi nessuno capisce più cosa s’intenda con l’espressione “dottrina della giustificazione”, il che evidentemente renderebbe la cosa meno importante. E infatti non si perita di affermare che oggi, dopo cinquecento anni, l’uomo moderno ha fatto nuove esperienza e quindi pone al cristianesimo nuove domande. Sì, il succo del discorso è questo, tristemente storicista e perciò modernista: non è il cristianesimo ad interrogare l’uomo, l’uomo di ieri, di oggi e di domani, ma è l’uomo, anzi l’uomo moderno, a interrogare il cristianesimo. Come dire che l’uomo moderno sa più cose e quindi è più maturo del credente di un tempo, e che, da credente “adulto”, non può accontentarsi delle risposte che soddisfacevamo i suoi antenati. Qui c’è puzza di Rahner, c’è puzza di Teilhard, c’è puzza di Nouvelle Théologie. La fede è un prodotto storico, che si determina storicamente nel corso del tempo: la coscienza dell’uomo rivolge a Dio le sue domande e ancora la coscienza formula le risposte. A meno d’immaginare che Dio si adegui all’uomo di oggi e riformuli il Vangelo secondo le necessità del mondo moderno, rendendosi conto che il Vangelo di Gesù, come la Chiesa l’ha insegnato per duemila anni, ora non è più abbastanza convincente. Che tristezza; e quanta ipocrisia nel far ricadere sul comune fedele la responsabilità di non aver compreso la meravigliosa sottigliezza dei teologi. Questo è un mettere la propria intelligenza al servizio di una causa intellettualmente disonesta: ingannare i fedeli e condurli, senza che se ne avvedano, e casomai quasi per colpa loro, sul terreno di una dottrina nuova e diversa, quindi dell’eresia e dell’apostasia. E infatti Benedetto XVI, con Giovanni Paolo II, è stato il principale sostenitore dell’ermeneutica della continuità del Concilio Vaticano II. Ma come si può parlare di continuità, se dichiara che la fede è un dono di Dio al quale l’uomo non collabora che in un secondo tempo, poiché non è capace d’innalzarsi da solo fino a Lui? Questo è un giocare con le parole. Certo che l’uomo non può innalzarsi fino a Dio e quindi ha bisogno della grazia, senza la quale non potrebbe che fermarsi al livello della ragione naturale, ammettendo e riconoscendo il Dio creatore, ma senza poter dire nulla del Dio rivelato. Qui però si vede fino a che punto Ratzinger è imbevuto dall’idea protestante della fede, che è un’idea essenzialmente luterana. Lutero era un sentimentale (e un collerico), come lo Renan, Loisy, Tyrrell, Buonaiuti e tutti i modernisti; e come lo è anche Teilhard de Chardin, nonostante il suo esteriore scientismo. È sentimentale identificare la fede con un sentimento che viene da Dio e illumina l’uomo.

Per la dottrina cattolica di sempre, ad esempio per san Tommaso d’Aquino, la fede non è un sentimento, ma un atto della volontà, mediante il quale l’uomo aderisce alle verità rivelate. In questo senso, che è il senso del magistero perenne, l’uomo concorre alla propria salvezza non solo in un secondo tempo, ma fin dal principio: perché è la sua volontà a dire sì a Dio; se così non fosse, se egli dicesse di sì solo dopo che Dio gli ha fatto il dono della grazia, evidentemente l’uomo non sarebbe libero, e tutta la dottrina del libero arbitrio non sarebbe che una presa in giro. Come può essere libera la volontà umana, se la fede non è un atto della volontà, ma un sentimento che viene ispirato dall’alto? Perciò dire, come fa Ratzinger, che la fede è espressione dell’iniziativa di Dio, che noi non siamo in grado di determinare o di meritare, equivale a dar ragione a Lutero, senza “se” e senza “ma”, e dunque a negare il libero arbitrio. Di nuovo, con Lutero e contro Erasmo da Rotterdam; ricordate? In poche parole: i cattolici potevano risparmiarsi mezzo millennio di errori e meglio avrebbero fatto a riconoscere fin da subito che Lutero aveva ragione, che la Chiesa avrebbe dovuto abbracciare le sue idee e quindi fare quel che sta facendo, così in ritardo e così male, ai nostri giorni: auto-dissolversi. Allora avrebbe potuto essere una auto-demolizione controllata, eseguibile con un certo ordine; oggi è solamente caotica, e nessuno ci sta facendo una bella figura. Né Bergoglio, il quale dichiara che Dio non è cattolico; né il clero tedesco, ben deciso a benedire sull’altare le unioni omosessuali; né i professori di teologia come don Ivo Seghedoni a Modena, i quali tranquillamente insegnano che non è poi così importante andare alla santa Messa, o comunicarsi nel Sacrificio Eucaristico, anzi sono quasi più apprezzabili i cattolici non praticanti, perché almeno non si danno tante arie per la banale circostanza di andare in chiesa nelle feste comandate. E allora, se non è poi così importante andare alla santa Messa, vuol dire che non lo sono nemmeno i Sacramenti, perché in chiesa i cattolici vanno per riceverli (mentre i protestanti ci vanno per ascoltare la “parola”); di conseguenza non è importante nemmeno il clero, che a celebrare i Sacramenti è destinato. Di nuovo: aveva ragione Lutero. Niente Sacramenti, niente clero; a cosa serve il clero, se non a impinguare le casse del papa? Bastano dei “pastori” per leggere il Vangelo. Che bel risultato: complimenti.

Una cosa è certa: il male neomodernista non nasce con Bergoglio, ma col Vaticano II e si aggrava con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, suoi strenui fautori e, da giovani, suoi protagonisti nelle file dell’episcopato progressista. È troppo facile gettare ogni colpa su Bergoglio, e magari guardare a Benedetto come al “vero” papa, al papa che ingiustamente è stato messo da parte, che è stato costretto a dimettersi, eccetera, eccetera. I cattolici che si aggrappano a questo fuscello di speranza, e pensano di risolvere tutto dicendo “Benedetto” anziché “Francesco” al momento dell’una cum, sono davvero patetici. Non hanno capito nulla, perché non vogliono capire. E magari lodano von Balthasar e De Lubac, credendo con ciò di sconfessare Bergoglio e rimettere le cose a posto. Care anime belle ratzingeriane, il male della Chiesa è assai più profondo e più antico di quel che credete, e implica un serio esame di coscienza da parte di tutti. Dov’era ciascuno di noi negli ultimi 50 anni?

Del 19 Maggio 2021

Vai all'articolo: accademianuovaitalia.it/…/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/10141-lutero
Francesco I
Io direi che ha vinto soprattutto grazie a "san" Montini:

L’eresia antiliturgica da Lutero a Paolo VI.
Nelle foto qui sotto:

1966- Montini dona l'anello piscatorio, simbolo dell'autorità papale, all'anglicano Donald Ramsey, erede spirituale degli assassini di San Tommaso Moro e del santo cardinale Fischer
Ed ha vinto pure grazie al cardinale Ravasi che esalta anche la figura di sua moglie
L’…More
Io direi che ha vinto soprattutto grazie a "san" Montini:

L’eresia antiliturgica da Lutero a Paolo VI.
Nelle foto qui sotto:

1966- Montini dona l'anello piscatorio, simbolo dell'autorità papale, all'anglicano Donald Ramsey, erede spirituale degli assassini di San Tommaso Moro e del santo cardinale Fischer
Ed ha vinto pure grazie al cardinale Ravasi che esalta anche la figura di sua moglie
L’eresia antiliturgica da Lutero a Paolo VI.
il vandea
lutero non ha vinto !! La sua sconfitta eterna si sta realizzando tra le fiamme e le tenebre dell' inferno.
Crociato
L'altro cristianesimo......scismatico

Vorrei capire il perché uno scismatico continua a postare contenuti in un sito Cattolico Apostolico Romano 🤔
Soffre di complesso d'inferiorità?
Pensa di poter fare adepti da offrire a Baal?
Secondo me vuole solo tornare alla vera ⛪ di Dio.
Una Santa Cattolica Apostolica Romana
Diodoro
Con piena modestia, caro professore, vorrei invitarla a considerare la differenza -direi l'estraneità totale- fra un Papa (o due Papi, papa Wojtyla e papa Ratzinger) e un occupante abusivo del Soglio.
Ciò non significa affatto che i due Papi siano stati immuni da difetti, sulla scia della mentalità prevalente negli anni '60. Significa però che ci guidavano al Cielo, e non al Baratro (anche …More
Con piena modestia, caro professore, vorrei invitarla a considerare la differenza -direi l'estraneità totale- fra un Papa (o due Papi, papa Wojtyla e papa Ratzinger) e un occupante abusivo del Soglio.
Ciò non significa affatto che i due Papi siano stati immuni da difetti, sulla scia della mentalità prevalente negli anni '60. Significa però che ci guidavano al Cielo, e non al Baratro (anche fisico).
La prova del nove: i due Papi furono "rimproverati", "redarguiti", per decenni dalla stampa, dai "migliori" teologi, dai grandi leader del mondo (tipo Obama e la Clinton, ma anche Bush padre; i Comunisti Sovietici; i Cinesi), Quando papa Ratzinger andò in Africa, i giornali erano pieni di un solo messaggio sdegnato: "Si è permesso di ripetere il no ai contraccettivi! Fino a quando dovremo sopportare queste scempiaggini?".
vatican.va/…_doc_19850223_declaration-masonic_articolo_it.html
Finalmente, il Vaticano fu dichiarato "Stato canaglia" a livello di sorveglianza globale sulle transazioni economiche (2012), e poi bloccato dalla centrale SWIFT il 1°/1/2013. "Te ne devi andare! Il tuo Stato non può stare nel consesso degli Stati Presentabili!".
Concludo dicendo di nuovo che la meravigliosa dichiarazione di ieri di mons. Viganò pecca solo in una cosa: "La Nuova Messa è ereticale". La Nuova Messa non è ereticale, l'ho sempre frequentata in atteggiamento di fede e di gratitudine a Dio, per quanto ho potuto.
Non ho mai frequentato Messe celebrate da Sacerdoti "aperti" (lettori di Repubblica ed Espresso...): da Sacerdoti borghesi in senso ottocentesco
N.S.dellaGuardia
Caro @Diodoro la invito a provare la Santa Messa di sempre, se riesce a trovarla. Anche io pensavo che più o meno fossero la stessa cosa, o che la messa di bugnini andasse più o meno bene. Finché non ho scoperto cosa volesse dire ciò che San Padre Pio diceva di essa: "Mistero Tremendo".
Sono due mondi, destinati ad allontanarsi sempre più. Le auguro che le faccia lo stesso che ha fatto a me: …More
Caro @Diodoro la invito a provare la Santa Messa di sempre, se riesce a trovarla. Anche io pensavo che più o meno fossero la stessa cosa, o che la messa di bugnini andasse più o meno bene. Finché non ho scoperto cosa volesse dire ciò che San Padre Pio diceva di essa: "Mistero Tremendo".
Sono due mondi, destinati ad allontanarsi sempre più. Le auguro che le faccia lo stesso che ha fatto a me: cambiare la vita spirituale, quindi la vita. Un caro saluto
Diodoro
Grazie infinite, carissimo. Qualche volta l'ho trovata e ho partecipato. Ottima, ma non mi ha "mostrato l'altra come inaccettabile".
Ciò che mi stette molto a cuore, mi diede gioia, del Summorum Pontificum del 2007, fu ed è l'affermazione "Qualunque Sacerdote può celebrare la Messa Vetus Ordo di propria iniziativa, senza chiedere alcun permesso".
Questo vuol dire moltissime cose: la prima …More
Grazie infinite, carissimo. Qualche volta l'ho trovata e ho partecipato. Ottima, ma non mi ha "mostrato l'altra come inaccettabile".
Ciò che mi stette molto a cuore, mi diede gioia, del Summorum Pontificum del 2007, fu ed è l'affermazione "Qualunque Sacerdote può celebrare la Messa Vetus Ordo di propria iniziativa, senza chiedere alcun permesso".
Questo vuol dire moltissime cose: la prima è che il Sacerdote è Ministro di Dio, non funzionario della Diocesi o del Ministero degli Affari del Culto.
Grazie di nuovo
Diodoro
In particolare, scusandomi per il fatto di dilungarmi, ho visto e vedo che la presenza di una Croce sull'Altare (al centro) è garanzia del fatto che il culto è rivolto a Dio. L'assenza della Croce (purtroppo frequentissima) tende a significare "Adesso parliamo un po' di Gesù"
SERGIO FERRI
Lex orandi è Lex credendi. Come si prega, si crede. Lutero diceva distruggete la Messa papista e annienterete il cattolicesimo. Con la messa di Paolo VI e di Bugnini si è compiuto la sovversione filo protestantizzante. La perdita di fede è stata inarrestabile da allora. E ciò è inconfutabile. Certo la Messa seppur costruita a tavolino con i protestanti è sempre valida perché Gesù scende ancora …More
Lex orandi è Lex credendi. Come si prega, si crede. Lutero diceva distruggete la Messa papista e annienterete il cattolicesimo. Con la messa di Paolo VI e di Bugnini si è compiuto la sovversione filo protestantizzante. La perdita di fede è stata inarrestabile da allora. E ciò è inconfutabile. Certo la Messa seppur costruita a tavolino con i protestanti è sempre valida perché Gesù scende ancora sull'altare ma le Grazie sono infinitamente di meno rispetto alla messa apostolica codificata da San Pio V. D'altronde già i Papi, tutti, da 58 in poi si sono dimostrati a vario modo modernisti. Non sono esenti GPII e BXVI. E se non c'è ne siamo accorti è perché noi stessi siamo cresciuti degli ideali liberali anti cattolici. Non si vuole con questo giudicare le intenzioni (spetta solo a NS Signore) ma analizzare i fatti. Con il metodo della finestra di Overton ci siamo svegliati un giorno con un'altra fede che non è cattolica. D'altronde certi personaggi attuali non spuntano come funghi. E prendersela soltanto con il papa attuale è non fare un buon servizio alla verità. Con un San Pio X o un Pio XII (che infatti nego' la porpora a Montini) uno come Bergoglio non sarebbe mai diventato Cardinale. Preghiamo la Santa Vergine, debellatrice di tutte le eresie e sede della Sapienza, che ci illumini nel discernimento, in questi tempi di confusione dottrinale.
PS: Crociato ha ragione!.. Ma L'altro cristianesimo che è scismatico, se non anche eretico, ma che ci sta a fare in un sito cattolico. Piuttosto, si converta!! Ns Signora di Fatima e della Rivelazione alle tre Fontane insegna... 🙏
Diodoro
Non me la prendo con il Papa attuale. Dico che non è Papa. Lo lascio alle sue manovre
warrengrubert
"quando la realtà è troppo sgradevole per essere accettata, molte persone preferiscono cercare di non vederla e si arrampicano sugli specchi pur di trovare qualche spiegazione alternativa a quella più ovvia, che risparmi loro la dura verità dei fatti."

... e la realtà dei fatti è che negli ultimi 50 anni chi si rese conto della deriva eretica della chiesa intrapresa con lo sciagurato vat.II si …More
"quando la realtà è troppo sgradevole per essere accettata, molte persone preferiscono cercare di non vederla e si arrampicano sugli specchi pur di trovare qualche spiegazione alternativa a quella più ovvia, che risparmi loro la dura verità dei fatti."

... e la realtà dei fatti è che negli ultimi 50 anni chi si rese conto della deriva eretica della chiesa intrapresa con lo sciagurato vat.II si è limitato a pregare senza fare, ossia sola fede senza opere! Questo è il paradosso! pure chi capì lo sfascio agì con la logica degli sfasciatori modernisti.
Il vangelo che insegna l'et et, è stato tradito. Si doveva pregare e agire!
Dio chiede entrambe le cose. Sono venuto a portare una spada, a gettare fuoco sulla terra... Parole che implicano adesione e azione, ma
alcuni si nascondono dietro false convinzioni, tipo dobbiamo pregare non giudicare... Ecco il risultato: il male avanza e miete vittime, i malvagi agiscono senza trovare impedimenti perchè i buoni si limitano alla "sola fede"...
Pregate, pregate poi Dio chiederà: cosa hai fatto?
Solo fede niente opere mi raccomando.
Christoforus78
Purtroppo i papi sono uomini e possono prendere grosse cantonate, il dramma di tanto cattolicesimo è di identificare la Chiesa con il clero e di seguirlo anche quando prende abbagli madornali. Il clero è indispensabile per confermare nella Fede ed amministrare i Sacramenti ma quando non fa queste cose nel modo retto non si può seguire perchè il nostro unico maestro e Sommo Sacerdote è Cristo. Il …More
Purtroppo i papi sono uomini e possono prendere grosse cantonate, il dramma di tanto cattolicesimo è di identificare la Chiesa con il clero e di seguirlo anche quando prende abbagli madornali. Il clero è indispensabile per confermare nella Fede ed amministrare i Sacramenti ma quando non fa queste cose nel modo retto non si può seguire perchè il nostro unico maestro e Sommo Sacerdote è Cristo. Il clero si può corrompere per superbia, per fame di onore e potere, per lussuria, sono purtroppo i più esposti noi dobbiamo pregare per loro.
warrengrubert
Ma quali cantonate!
L'articolo parla di un tradimento pensato, voluto, attuato con una dose di veleno ben calibrata e somministrata un po' alla volta affinché lo sventurato non si accorga che lo stanno ammazzando.
Fino a bergoglio che è stato talmente grossolano e maldestro che ha fatto si che la vittima capisse che lo stanno ammazzando!
Questa è la morale della favola.
Possiamo pensare che il …More
Ma quali cantonate!
L'articolo parla di un tradimento pensato, voluto, attuato con una dose di veleno ben calibrata e somministrata un po' alla volta affinché lo sventurato non si accorga che lo stanno ammazzando.
Fino a bergoglio che è stato talmente grossolano e maldestro che ha fatto si che la vittima capisse che lo stanno ammazzando!
Questa è la morale della favola.
Possiamo pensare che il clero pensi di dare veleno per il bene del cattolico perché è convinto in buona fede che la chiesa per 2000 anni ha tradito Cristo, per cui agisce pensando di fare il bene, ma questo giustifica il loro operato? Anche i nazi pensavano di agire per il bene dell'umanità.
Christoforus78
@warrengrubert ovvio che non ci sia nulla di casuale ma sulle intenzioni dei singoli nulla possiamo dire poichè non conosciamo il cuore, di certo tanto clero si è allontanato dalla retta dottrina portandosi appresso milioni di fedeli, milioni hanno perso la fede ed hanno lasciato la Chiesa. L'unica cosa che volessi dire non era relativizzare ma che è difficile trovare un papa o un vescovo …More
@warrengrubert ovvio che non ci sia nulla di casuale ma sulle intenzioni dei singoli nulla possiamo dire poichè non conosciamo il cuore, di certo tanto clero si è allontanato dalla retta dottrina portandosi appresso milioni di fedeli, milioni hanno perso la fede ed hanno lasciato la Chiesa. L'unica cosa che volessi dire non era relativizzare ma che è difficile trovare un papa o un vescovo integralmente cattolico negli ultimo 70 anni.