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Musica che salva o musica che danna? Di M° Aurelio Porfiri

Essere musicista non significa non rendersi conto anche di pericoli e danni che possono arrivare attraverso la musica.

Lo avevano capito i greci, i cinesi, gli antichi popoli sapevano che, se era vero che alcune melodie guarivano e facevano bene, altre ci conducevano direttamente alla perdizione. Ecco perché in Cina c’era il ministero per la musica nel tempo imperiale, perché la buona regolazione della stessa manteneva tutto nel giusto equilibrio.

Eppure noi, malgrado la storia che grava sulle nostre spalle, concediamo che nelle nostre chiese i linguaggi del mondo sostituiscano le sacre armonie che solo a Dio sono dovute, permettiamo nelle nostre case canzoni ispirate all’individualismo più sfrenato, permettiamo che i nostri giovani prendano a modelli gruppi musicali in cui si blandisce la propria ambiguità sessuale.

La scrittrice Enrica Perrucchietti, nel suo Le origini occulte della musica (Volume I) ha detto:

“La musica può essere intesa come un’arma segreta che più di ogni altro mezzo ha il potere di influenzare inconsciamente la nostra mente, il nostro corpo e i nostri pensieri, opprimendo in segreto e in maniera subliminale il nostro Io. Questo perché siamo quotidianamente immersi nel suono che sguscia fuori da ipod, televisioni, radio, concerti – per non parlare dell’inquinamento acustico in cui siamo inconsapevolmente vittime ogni giorno”.

Il filosofo Corrado Gnerre, nel suo La rivoluzione nell’uomo, parlando della rivoluzione artistica ha detto:

“Per quanto riguarda quest’ultimo campo, basti pensare alle espressioni musicali e al cinema divenute importanti veicoli di perversione morale. Il modo di agire e soprattutto di pensare ha subìto variazioni (è indubbio!) a causa soprattutto dei nuovi mezzi di comunicazione che sono diventati casse di risonanza della rivoluzione culturale”.

Il filosofo Roger Scruton nel suo Essere conservatore diceva:

“Sregolatezza e immoralità, qualità che in precedenza equivalevano a difetti estetici, sono oggi diventate marchi di successo, mentre perseguire la bellezza è considerato come un regresso dal vero compito della creazione artistica, che è quello di sfidare l’ortodossia e di emanciparsi dai vincoli della consuetudine”.

Insomma, non c’è dubbio che la musica non è neutra ma richiede vigilanza. Lo studioso Daniele Schön nel suo Il cervello musicale osserva:

“Se da decine di migliaia di anni le madri cantano ai loro piccoli per calmarli (e calmarsi), la musica potrebbe quindi aver acquisito un ruolo cruciale nella regolazione delle emozioni e nel mantenimento di una omeostasi”.

Ecco, le grandi agenzie di trasmissione di sapere, la famiglia, la società, la Chiesa, dovrebbero interrogarsi sull’uso della musica che si fa al loro interno: musica che salva o musica che danna? Dalla risposta a questa domanda dipende anche il nostro destino.
N.S.dellaGuardia
Ottima e preziosa riflessione.
Da musicista (non professionista) posso aggiungere che la portata della musica moderna ha in sé un aspetto che potremmo definire autodistruttivo, poiché genera attrazione verso lo spettro di emozioni che, potenzialmente neutre come malinconia, tristezza, rabbia, passione diventano nocive nella misura in cui diventano richiami e seduzioni tramite la portata musicale,…More
Ottima e preziosa riflessione.
Da musicista (non professionista) posso aggiungere che la portata della musica moderna ha in sé un aspetto che potremmo definire autodistruttivo, poiché genera attrazione verso lo spettro di emozioni che, potenzialmente neutre come malinconia, tristezza, rabbia, passione diventano nocive nella misura in cui diventano richiami e seduzioni tramite la portata musicale, la sua violenta invadenza (anche con aspetti di bellezza estetica) contro la quale non esistono filtri o difese (e satana lo sa).
Il problema "estetico" di una musica diretta ed impiegata per avvicinare le anime a Dio, è quindi anche un problema morale e teologico.
lamprotes
Chiediamo pure una consulenza "ecclesiastico-musicale" a questo ceffo amato dal Bergoglio!
lamprotes
Pubblicità al rock (satanico?)
Brigate Rozze
quindi non è una parodia mal riuscita a Zelig? annamo bene