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LA VITA RICHIEDE "EROISMO"

"In vesta di pastor lupi rapaci": ciò che dice Dante dei falsi pastori del suo tempo, lo si può dire non solo del clero di oggi ma anche di tutta la società civile e di coloro, in particolare, dai quali dipende il nostro futuro.

di

Francesco Lamendola

Il problema non è nuovo; nuova è la sua estensione, davvero sconvolgente, e la straordinaria protervia ostentata dai colpevoli, come se non temessero il giudizio di Dio, né quello degli uomini. Dante lo aveva stigmatizzato nel divino Poema (Par. XXVII, 55-57): In vesta di pastor lupi rapaci / si veggion di quassù per tutti paschi: / o difesa di Dio, perché pur giaci? Il problema dei vescovi che invece di custodire le anime dei credenti nella fede, le confondono, le scandalizzano, le disperdono; dei lupi travestiti da pastori, che sfruttano indegnamente la loro posizione eminente per provocare il maggior danno possibile al gregge di Cristo; dei prelati avidi, ambiziosi di potere e di successo, narcisisti, spregiudicati, cinici, amorali, sprofondati nei peggiori vizi della carne: ebbene, un tale problema è sempre esistito, e già altre volte, in passato, aveva toccato punte estremamente drammatiche.

Mai, però, bisogna dirlo, si era mescolato e intrecciato in maniera così impressionante con l’altro problema, la caduta verticale della fede nel clero, che a sua volta produce la diffusione di una setta radicalmente anticristica nel seno del clero stesso, sì che oltre ad essere eretici, oltre ad essere moralmente degenerati, codesti falsi pastori sono anche diffusori consapevoli di una falsa dottrina, che conduce le masse dei fedeli all’apostasia, senza che queste se ne rendano conto; anzi, senza che ne abbiano il benché minimo sentore. E non si creda che codesti pastori sono divenuti lupi rapaci cadendo nell’errore in buona fede: l’esistenza di ben quattro logge massoniche all’interno del Vaticano fa capire che non vi è nulla di spontaneo in tale fenomeno, ma tutto è stato studiato e attuato con metodo e perseveranza. Ecco: questo non era mai accaduto, neanche al tempo della crisi ariana o della cattività avignonese: per quanto corrotto, l’episcopato non si era mai fatto operatore, massicciamente, di una vera e propria contro-religione e di una contro-chiesa, cui spetta senz’altro il nome che le viene attribuito dall’evangelista Giovanni, la sinagoga di Satana al servizio dell’Anticristo nella battaglia finale. Bisogna infatti considerare che l’Anticristo, chiunque egli sia e comunque vada intesa la sua figura, non si presenterà come un nemico frontale di Gesù Cristo, ma, al contrario, se ne professerà seguace, mescolando con diabolica malizia verità ed errore, onde falsificare dall’interno la dottrina, a sovvertire il Vangelo, con l’aria di chi lo vuole solo aggiornare e rendere più adatto ai tempi nei quali viviamo: quelli della modernità e della globalizzazione. Oggi più che mai un vero cattolico (non un seguace di Bergoglio e del Vaticano II, per intenderci) potrebbe far sue le parole di San Pietro, là ove deplora la degenerazione dell’episcopato, sempre nel medesimo canto dantesco (vv. 40-54):

Non fu la sposa di Cristo allevata

del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,

per essere ad acquisto d’oro usata;4

ma per acquisto d’esto viver lieto

e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano

sparser lo sangue dopo molto fleto.

Non fu nostra intenzion ch’a destra mano

d’i nostri successor parte sedesse,

parte da l’altra del popol cristiano;

né che le chiavi che mi fuor concesse,

divenisser signaculo in vessillo

che contra battezzati combattesse;

né ch’io fossi figura di sigillo

a privilegi venduti e mendaci,

ond’ io sovente arrosso e disfavillo.


E ciò che dice Dante dei falsi pastori del suo tempo, lo si può dire non solo dei vescovi di oggi, ma anche, uscendo dall’ambito della Chiesa e rivolgendo uno sguardo d’insieme su tutta la società civile, per la stragrande maggioranza di coloro dai quali dipende il nostro futuro: governanti, politici, economisti, banchieri, magistrati, grandi industriali, amministratori pubblici, professori universitari, primari di medicina, scienziati accademici, giornalisti, intellettuali di ogni ordine e grado, artisti, gente di spettacolo. Tutti coloro che esercitano un potere, anche solo verbale o anche solo virtuale, e concorrono a determinare, attraverso il nostro immaginario, il nostro sentire e il nostro pensare (o piuttosto credere di pensare) si sono messi al servizio dell’élite finanziaria e hanno tradito il loro patto con la comunità, agendo in maniera diametralmente opposta all’interesse reale della gente e della nazione nel suo insieme. È nell’interesse della gente che il governo ha deciso d’imporre misure restrittive senza precedenti, per combattere un virus fra i tanti, che in percentuale fa immensamente meno vittime del cancro o dell’infarto, e più o meno quante ne fa ogni anno, una comune influenza, allorché beninteso, i suoi effetti si sommano ad altre patologie pregresse di una certa gravità, quasi sempre in soggetti anziani e debilitati? Ed è nell’interesse della gente spendere somme favolose per acquistare un vaccino che si vorrebbe somministrare all’intera popolazione, ma che si sa già essere del tutto inefficace, stante il fatto che non si può realizzare alcun vaccino per una malattia virale il cui agente patogeno si è estinto da mesi? È nell’interesse della gente aver sospeso e praticamente congelato tutte le altre terapie e gran parte delle attività diagnostiche nelle strutture sanitarie pubbliche, cosa che ha fatto e continuerà a fare decine di migliaia di vittime che nessuno si prende la briga di conteggiare e render note, perché non fanno notizia? È nell’interesse della gente che quasi tutti i giornalisti e direttori di giornali hanno seminato per settimane, per mesi, il terrore grazie ai mezzi di cui dispongono, manipolando sistematicamente i dati e in particolare occultando il dato decisivo: che quest’anno le morti per malattia non si discostano significativamente dalla media statistica di tutti gli altri anni? Ed è nell’interesse della gente che medici ed esponenti del mondo scientifico si sono guardati bene dal dire chiaro e tondo che la mascherina non serve assolutamente a niente, se non a provocare danni alla salute perché obbliga le persone a respirare la propria aria viziata; e che è un atto di malafede intenzionale far credere che i cosiddetti portatori asintomatici del virus siano dei malati, per giunta suscettibili di trasmettere ad altri soggetti la loro malattia?

L’elenco della domande di questo tenore potrebbe continuare a lungo, e in ciascun caso la risposta sarebbe ugualmente monotona e sconfortante: no, nessuna delle misure prese e degli atteggiamenti posti in essere sono stati pensati a vantaggio della comunità. Al contrario, erano tutti finalizzati a soddisfare gli interessi economici e politici delle multinazionali farmaceutiche, delle grandi banche erogatrici di prestiti, delle fondazioni private di qualche super-miliardario “filantropo” che sembra così sollecito del pubblico bene, anche se, guarda caso, si trova in patente conflitto d’interessi allorché, per esempio, esercita forti pressioni sulla O.M.S. affinché dichiari a livello mondiale una pandemia che in effetti non c’è, non perché non esista il virus del Covid-19, ma perché nella situazione degli scorsi mesi non si riscontrava alcun elemento che permettesse di considerarlo come una gravissima emergenza planetaria – e tanto meno lo si riscontra ora. Dunque, per mesi siamo stati in ostaggio, e lo siamo tuttora, di una classe dirigente che bada ai propri interessi privati, alle proprie convenienze di vario genere, dai soldi alla carriera, ma se ne infischia completamente del pubblico bene. Una classe dirigente che non ha più che scarsi legami con il territorio e con la popolazione; che, spesso, ha la seconda casa, o magari la prima casa, a Londra o a New York, dove pure riceve lo stipendio per i servizi e le attività che svolge nella ricerca, nell’insegnamento universitario, nelle professioni liberali o nel mondo dello spettacolo, e dove fa studiare i suoi figli, dove si cura o cura i propri familiari in caso di malattia o di un intervento chirurgico, dove pubblica libri e consegue premi letterari o riconoscimenti scientifici, e insomma dove ha tutti i suoi interessi e i suoi legami. Non parliamo di affetti, perché questa è ormai una parola grossa, e sicuramente obsoleta, quando si tratta di questa classe dirigente apolide, opportunista, incapace della più piccola empatia nei confronti del prossimo.

E la gente comune? La gente comune, in tutta questa vicenda del Covid-19, ha mostrato una fragilità e una suggestionabilità superiori alla più pessimistica previsione. Sapevamo che la televisione e l’uso scriteriato dei social network, insieme ad altri fattori, come il crescente conformismo intellettuale nell’insegnamento scolastico, avevano indebolito lo spirito critico delle persone, ma pochi avrebbero immaginato l’estensione e la profondità del danno. Alla prova dei fatti – fatti, peraltro, assai pesanti: venire reclusi fra le mura domestiche per quasi tre mesi, e intanto bombardati a ogni ora di notizie terroristiche, non è cosa che si possa “assorbire” senza danni – è apparso che la grande maggioranza della gente è pronta a credere a qualsiasi cosa le venga rifilata delle pubbliche autorità e dai mass-media, anche contro l’evidenza più lampante, specie se c’è di mezzo la paura riguardo alla propria incolumità personale. In altre parole è venuto fori che la gente è ancora più influenzabile di quanto fosse dato immaginare, e inoltre che ha una paura della morte assai più grande e più irrazionale di quanta ne avessero le generazioni precedenti. Ed è questa paura che ha reso le persone sospettose e diffidenti del prossimo, le ha spinte a isolarsi ancor di più, e tuttora le induce a indossare la mascherina anche per camminare in strada, o fare un giro in bicicletta, o guidare l’automobile, come se fosse un talismano, un oggetto magico, una garanzia di salvezza in un mare di pericoli inimmaginabili, infliggendo a se stesse la doppia punizione di respirare la propria aria viziata e di un ulteriore distanziamento, anche psicologico, dai propri simili e dalle stesse persone care. Sorge perciò la domanda: che cosa ha reso la gente tanto paurosa della morte? La stessa gente che trova nomali aborto ed eutanasia, tanto che del primo non si parla neanche più, mentre la seconda la si pratica di fatto in moltissimi casi, nel complice silenzio della società, ora si mostra ossessionata dallo spettro della propria morte, e sarebbe disposta a sopportare condizioni disumane, avvilenti, pur di prolungare la propria sopravvivenza, di allontanare quel malaugurato spettro. Cosa, se non l’inconscia sensazione di una vita vuota, spoglia di tutte le cose belle e buone che lo stile consumista ha cacciato via, e ridotta a pura temporalità, da riempire con riti appositi – la moda, i tatuaggi, lo shopping, la palestra, la discoteca, i giochi elettronici - per tenere a bada la noia e l’angoscia della coscienza infelice?

Osservava un grande storico di fine Ottocento, Pasquale Villari (Napoli, 1827-Firenze, 1917), che fu anche senatore e Ministro della Pubblica Istruzione nel 1891-92 - perché allora quel posto era occupato da uomini di cultura, come poi lo sarebbe stato da Croce e da Gentile, mentre oggi va a personaggi come Valeria Fedeli, nel governo Gentiloni, o Lucia Azzolina, nel Conte Bis (da Savonarola e l’ora presente, conferenza del 10 giugno 1898, cit. in Giovanni Paoli, Gerolamo Savonarola, ricostruttore nella libertà, Alba, Pia Società San Paolo, 1946, pp. 281, 284-85):

Noi viviamo in un’epoca e un una condizione di cose piene di contraddizioni e di assurdi. Distruggendo le facoltà teologiche nelle Università e sopprimendo l’insegnamento religioso, abbiamo creduto di fare gran cosa… e siamo invece arrivati a questo che un giovane deve sapere chi fu Maometto, ma è libero di ignorare chi fu Gesù Cristo. E agli esami universitari, se un professore interrogasse sui fatti del Vangelo passerebbe probabilmente per matto, mentre può e deve pretendere dagli scolari che conoscano minutamente i miti di Venere e di Mercurio. (…)

In Italia ci sono pure stati uomini capaci d’ogni idealità, d’ogni eroismo, d’ogni sacrificio. Dove sono andati? Come mai siamo venuti a tanta miseria morale? Come si spiega che il despotismo (dei vecchi sistemi) produceva nugoli d’eroi, mentre la libertà moderna ci offre solo spettacoli di volgarità e di abiezione? Altre volte mi son fatto questa domanda, e mi venne risposto che quando tornassero le grandi occasioni, gli eroi ci sarebbero ancora, pronti. E può darsi che sia così, ma non basta. Alla grandezza d’un paese non bastano gli eroi dei momenti supremi: occorrono milioni di cittadini che adempiano assiduamente il loro dovere ed abbiano profonde convinzioni morali e religiose. L’eroismo, come diceva appunto il Savonarola – è questione d’ogni momento, di tutta quanta la vita.


Questa è la lezione che i nostri nonni conoscevano, e che noi abbiamo scordata. La vita richiede sempre eroismo, cioè disponibilità al sacrificio; o non è vita, ma solo una desolata attesa della morte.

Del 17 Settembre 2020

Vai all'articolo: accademianuovaitalia.it/…ovrane/9504-pastor-lupi-rapaci
Noncirestachepiangere
Cara Nolimetangere non sono una fedayn ma nemmeno una con i paraocchi... Vada sul sito ORAPROSIRIA creato da religiosi e laici cattolici... prima di comportarsi da bambina isterica... E mi scuso se vscrivo qui, ma visto che coraggiosamente mi ha bloccato...
nolimetangere
Sissignore, richiede coraggio e il coraggio porta all'eroismo in talune circostanze. Ma coraggio e eroismo provengono dalla stessa fonte: CREDERE.
Se si crede si è coraggiosi e si va avanti.

Fare il bene, lottare per il bene, annunciare il bene non è come andare a farsi una passeggiata o andare in un talk show... Propugnare e lottare per il bene porta ad essere: mortificati, avversati, offesi,…More
Sissignore, richiede coraggio e il coraggio porta all'eroismo in talune circostanze. Ma coraggio e eroismo provengono dalla stessa fonte: CREDERE.
Se si crede si è coraggiosi e si va avanti.

Fare il bene, lottare per il bene, annunciare il bene non è come andare a farsi una passeggiata o andare in un talk show... Propugnare e lottare per il bene porta ad essere: mortificati, avversati, offesi, detestati, odiati, perseguitati.
Queste cose portano a restare feriti nell'anima. Crediamo forse che i Santi del passato non abbiano dovuto lottare contro ciò? Cosa li animava? La fede, il CREDERE in Cristo.

San Patrizio fu bersagliato dalle magie dei druidi, e quante ne passò..! E San Pio fu avversato all'interno della Chiesa e malmenato dai diavoli. Che non si fanno vedere, ma stiamo pur sicuri che stanno in mezzo a noi, e tirano sberle eccome. Eppure in Padre Pio la fede non vacillò e si rafforzò. E pregava.
E traeva FORZA DALLA PREGHIERA, dalla SANTA MESSA, dalla SANTA EUCARESTIA.
Non è che non fosse preoccupato o non si facesse male quando satana e company lo sbattevano a terra, ma andava avanti nel suo ministero. E annunziava il regno di Dio con potenza.

Ora la gente comune non ha una fede grande come quella dei Santi, siamo d'accordo su questo, perchè presa da mille cose, e si sottrae sempre tempo allo spirito piuttosto che alla tv, ma è comunque logico pensare che l'abbiano i consacrati, cioè, si pensa che se uno si consacra a Dio significa che ha veramente una fede grande.
Ma dove sta? Ci si chiede... Dove? Dov'è? Si assiste a tutt'altro...

E quindi non c'è eroismo se non c'è coraggio, e non c'è coraggio perchè non si crede davvero, veramente, IN COLUI in cui pur si dichiara di credere, a parole e solo quando queste non costano nulla.

E la fede come mai non c'è? Perchè è sparita?
A cominciare da coloro che si sono consacrati per fede, e quindi per vocazione?

Perchè la fede è come una fiammella. Non può venir rubata come Prometeo rubò il fuoco agli Dei. E' un dono che si chiede a Dio. E Dio lo concede, se l'anima è coerente con la richiesta, ossia veramente la desidera ardentemente per migliorarsi e servire Dio, Dio concede il dono della fede. La fede comporta la persecuzione. Sono imprescindibili le due cose. Al tempo d'oggi vediamo e sappiamo chi tra i religiosi è stato ingiustamente perseguitato e chi addirittura deposto.. Vediamo e capiamo chi è santo e chi no.

E quindi più si incrementa la fede e si nutre lo spirito con la preghiera sincera, e più si ricevono i doni dello Spirito.
E dunque:
GIA' IL SOLO CREDERE in DIO fa richiedere la FEDE a DIO e DIO LA CONCEDE,
LA FEDE SPINGE ALLA PREGHIERA, AL CULTO,
LA PREGHIERA ARRECA FORTEZZA che è dono dello Spirito Santo,
LA FORTEZZA GENERA IL CORAGGIO,
IL CORAGGIO PROVATO MOLTE VOLTE PUO' PORTARE ALL'EROISMO.

E questo sempre in ogni ambito.
Ma se non c'è fede e non si pratica la preghiera continua, come facevano i Santi, e quindi non si incrementano i doni dello Spirito, si arriva che l'OPPOSTO DEI DONI DELLO SPIRITO SANTO, i PRENDONO IL SOPRAVVENTO.
E non si testimonia più. E si aggiusta la religione secondo i vizi capitali.
La lussuria, la gola etc etc.. anzi li si chiama perfino "divini".

E' ora di dirlo a tutti quanti, CHE CRISTO E IL SIGNORE E CI VUOLE SANTI COME EGLI E' SANTO. E LA SANTITA' NON HA NULLA A CHE VEDERE CON IL VIZIO, CON IL CARRIERISMO; CON LA CORRUZIONE, CON LA GOLA, CON l'INVIDIA etc etc...

Allora CHI HA FEDE ha quindi coraggio, e abbandonasse le remore che NON HANNO NULLA A CHE VEDERE CON LA SANTA PRUDENZA, MA MANIFESTASSE la sua POSIZIONE, DIFENDESSE CRISTO, LO AIUTASSE A PORTARE LA CROCE, TESTIMONIASSE LA PROPRIA FEDE.

SOLO A DIO è DOVUTA OBBEDIENZA.
CHI HA FEDE IN CRISTO E CREDE NELLA SUA PAROLA STA APPOGGIATO ALLA ROCCIA e non ha bisogno di illudersi da solo e suggestionarsi, perchè sa in CHI CREDE.
Ora è il momento di dirlo a voce alta e forte e chiara, e di indicaree DENUNCIARE fermamente le eresie come tali. NON TIMIDAMENTE, NON DA CERCHIOBOTTISTA, perchè il cerchiobottismo è viltà più opportunismo.
E' l'ora di abbandonare la diplomazia, non serve a nulla essere diplomatici con i nemici di Cristo.
NON SERVE A NULLA.
C'è un TEMPO PER OGNI COSA e credo che sia il tempo che chi ha fede e crede DAVVERO IN GESU' CRISTO, dica apertamente che chi proclama UN VANGELO diverso dal suo è l'anticristo.
Può travestirsi come vuole. Ma lo si riconosce.

Allora, come alle elementari, alla lavagna, una bella riga al centro e poi Buoni e Cattivi.
Bisogna scegliere con il comportamento e con la testimonianza ciò che si è. Di Cristo o contrario a Cristo.

Il Signore è martoriato continuamente smania di dolore per questi peccatacci immondi, le spine lunghe e aguzze penetrano nella sua testa per gli intrighi e le cattiverie che gli uomini ordiscono e pensano, basta, aiutiamo il Signore e consoliamolo.
Ci vuole un atto di coraggio. E' il tempo del coraggio.
alda luisa corsini
Che brava la cara e nostra Raffaella!! 😇
nolimetangere
Grazie cara troppo buona!
Noi che siamo di una certa età, nati dopo la guerra, che abbiamo fatto sacrifici, con tanta povertà, andando a scuola e vedendo le locandine con le immagini delle bombe e dei poveri mutilatini, che siamo cresciuti con il senso del pericolo, un senso che ci ha aiutato moltissimo nella vita, e che ci ha fatto scampare veramente tanti pericoli, le antenne sempre dritte, …More
Grazie cara troppo buona!
Noi che siamo di una certa età, nati dopo la guerra, che abbiamo fatto sacrifici, con tanta povertà, andando a scuola e vedendo le locandine con le immagini delle bombe e dei poveri mutilatini, che siamo cresciuti con il senso del pericolo, un senso che ci ha aiutato moltissimo nella vita, e che ci ha fatto scampare veramente tanti pericoli, le antenne sempre dritte, imparare a guardare oltre la bambolina che si trovava a terra perchè poteva nascondere una bomba, abbiamo anche imparato a riconoscere quei segnali che ci mettono sull'avviso, e questo porta anche a privarsi di tante cose, per prudenza, la santa prudenza.

E si impara a vivere, ad essere piccoli eroi fin da bambini, a non piangere per la fame, a non piangere se ci sbucciavamo le ginocchia, a non invidiare i figli dei ricchi, pochi in verità, a non guardare il cibo altrui, a non desiderare le cose degli altri. Le serate invernali passate davanti al braciere. Mia madre che raccontava le fiabe paesane, che non si trovano sui libri, e ogni tanto saltava un pezzo e allora la correggevamo noi figli, tanto le sentivamo da sempre e ci piacevano sempre. E domandavamo il perchè e la morale di ogni cosa. E imparavamo a vivere.

E andavamo a fare le compere come il genitore ci diceva, sotto pioggia e sotto neve, senza avere nulla a parte la spensieratezza che è dono di Dio, spensieratezza che viene dall'età e dal non capire le situazioni appieno. Veramente piccoli eroi. E poi siamo cresciuti, e abbiamo cercato di fare altrettanto con i nostri figli, ma il mondo avversa la famiglia, ma il buon seme resta. E si continua ad essere piccoli eroi ogni giorno, tutti quanti, tra mille difficoltà.

Non c'è più la spensieratezza infantile o preadolescenziale, ma nel corso degli anni ci viene incontro Cristo e si fa sempre più vicino e ci dona sostegno e ci fa prendere coscienza di tante cose.
Non c'è più la spensieratezza, è passata, è andata via, ma abbiamo una coscienza delle cose, degli eventi, nonostante gli empi facciano di tutto per farci soffrire. Soffrire sempre di più. Girano i coltelli nelle piaghe con sadico piacere.

Ma noi siamo i piccoli eroi, cresciuti con i ricordi di guerra, con i ricordi dei soldati che non ci sono più, cresciuti nella ricostruzione, che hanno imparato ad amare gli alberi, a farseli amici, perchè sapevamo quanto era brutta un'area coperta di macerie e senza alberi.

Che rispettavamo gli animali, che rispettavamo gli anziani, che non scrivevamo sui muri, e tutte queste cose erano belle e gioiosamente vissute perchè eravamo piccoli.
Oggi sembriamo piccoli eroi. Prima era normale. Eravamo eroi senza saperlo.

Era normale essere contenti e ridere in mezzo alle difficoltà, perchè c'era- nonostante ci fosse stata una guerra e si vedevano i mutilati in giro, chi aveva dato un arto per la patria, e si ricordava di chi invece era morto per la patria- una spensieratezza e un desiderio di BELLO E DI BUONO e c'era un rispetto tra le persone, una voglia di aiutarsi ed amarsi, eravamo un popolo solo con una sola grande anima CATTOLICA.
Eravamo piccoli eroi, eroi giorno per giorno con tutte le difficoltà venute in crescendo, ma si sopravviveva e si sopravvive nonostante tutto.

Siamo ancora eroi e lo saremo sempre perchè la vita ci ha forgiati.
Ed è ora di dirlo che non ci fanno paura, che siamo di Cristo e non perderemo tutto il patrimonio spirituale accumulato a caro prezzo in tutta una vita per dire di si alle eresie. Cerchiamo di guadagnarci il Paradiso. Non vogliamo perderlo.
No, saremo ancora eroi, e diremo no a chi ci propone un Vangelo diverso da quello annunciato da Cristo.
Siamo stati piccoli eroi abbiamo imparato a rinunciare, a capire l'esca, a non farci abbindolare dalle bambolette e macchinine con la bomba dentro. Le sappiamo riconoscere, come sappiamo riconoscere le eresie.
alda luisa corsini
Tutto vero e riscontrabile anche in tante famiglie benestanti e borghesi. 😇