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Danilo Quinto
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Cattolica Assicurazioni può dirsi cattolica privandosi della verità? – Danilo Quinto – 17 maggio 2020

Con il solo voto contrario di Alberto Minali, l’amministratore delegato defenestrato per “divergenza di visioni” nell’ottobre scorso – che per due anni aveva fatto conseguire alla società risultati strabilianti, aprendola al mercato finanziario internazionale – Il Consiglio di Amministrazione di Cattolica Assicurazioni, venerdì 15 maggio, sembra aver concluso positivamente la travagliata vicenda che ha visto contrapposte, negli ultimi otto mesi, due parti: l’attuale management e i soci di minoranza Francesco Brioschi, Massimiliano Cagliero, Giuseppe Lovati Cottini, Credit Network & Finance S.p.A. e SH64 S.r.l., che lo scorso 18 dicembre 2019 avevano richiesto una convocazione di assemblea straordinaria sulla base di una proposta di riforma dello statuto, definita “Regole di Buon Governo”.

La notizia è rilevante, perchè Cattolica è uno dei maggiori attori del mercato assicurativo italiano ed è l’unica società cooperativa di settore quotata alla Borsa di Milano – dov’è presente dal novembre 2000 – ha oltre 3,5 milioni di clienti, registra una raccolta premi di quasi 7 miliardi di euro (2019), conta su 1.389 agenzie diffuse su tutto il territorio italiano e su una rete di 1.886 agenti. Insomma, è una realtà importante del nostro Paese e sembra aver retto, nel primo trimestre di quest’anno, in base ai dati che sono stati diffusi, l’impatto devastante che la pandemia del Covid19 sta avendo sull’intero sistema economico e sociale.

La decisione del CdA di approvare in via definitiva le modifiche statutarie - verranno sottoposte all’Assemblea straordinaria convocata in prima convocazione per il 26 giugno e in seconda convocazione per il 27 giugno 2020 – accoglie quasi tutte le proposte formulate dai soci di minoranza. In particolare: la maggiore rappresentanza in CdA della seconda lista per numero di voti; il controllo dei compensi agli amministratori da parte dell’Assemblea; il ruolo non esecutivo del Presidente; i limiti per la nomina alla carica di Presidente e Vice-Presidente in relazione ai pregressi mandati svolti in detti ruoli; le nuove regole dei comitati endoconsiliari; i requisiti di professionalità e indipendenza degli amministratori; la considerazione del genere meno rappresentato.

Sia i soci di minoranza («Favorire un percorso responsabile ed equilibrato era fondamentale per il bene della Compagnia, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo – ha affermato Luigi Frascino, Presidente di Credit Network & Finance S.p.A. - e il fatto che sia stato raggiunto un punto che accoglie la filosofia e i propositi delle Regole di Buon Governo è per noi motivo di indubbia soddisfazione»), sia il Presidente di Cattolica («Con grande soddisfazione, il Consiglio di Cattolica – ha sostenuto Paolo Bedoni - propone ai Soci un nuovo passo in avanti nel processo di riforma dello Statuto della Società, per adeguarlo alle novità del Codice di Autodisciplina e alle migliori esperienze del mercato e della governance. È un processo di costante riforma del nostro Statuto avviato da anni e che, nel 2018, ha avuto significativi aggiornamenti, con l’adozione del sistema di amministrazione e controllo monistico. Esprimo anche a nome del Cda il compiacimento per la decisione di alcuni Soci che, contribuendo all’affinamento della proposta, hanno ritirato la richiesta di Assemblea straordinaria») si sono espressi favorevolmente sul risultato raggiunto, che sancisce – come in molti hanno sottolineato – la pace.

A nostro parere, sarà pace “vera” solo se l’Assemblea di fine giugno sarà messa nelle condizioni da chi ne ha la responsabilità della conduzione, di riabilitare, sul piano professionale, la figura e l’opera di Alberto Minali, uno dei più competenti e preparati manager del panorama italiano, che in qualsiasi Paese del mondo ricoprirebbe incarichi di altissimo prestigio.

Nel corso di questi mesi, a partire dalla sua dichiarazione successiva alla defenestrazione (« (…) Non serbo rancore nei confronti di coloro che mi hanno tolto la fiducia professionale, convinto che si tratti di una decisione profondamente sbagliata (…). Ho appreso questa notizia nella stessa sessione consigliare, non senza sorpresa e con quel senso di amarezza che si sperimenta quando si sa, in coscienza, di aver compiuto il proprio dovere professionale (…). Vi chiedo, anche oggi, seppure in questo frangente non felice, di continuare a dedicare le vostre energie a Cattolica, consapevoli come noi tutti siamo che si deve mettere l’interesse aziendale ante omnia. Vi ringrazio per la vostra vicinanza e per l’affetto che sempre mi avete dimostrato che ho cercato di contraccambiare, nel mio piccolo, dando un esempio di integrità, coraggio e dedizione»), Minali ha continuato con lealtà e rigore a far parte di Cattolica, rimanendo membro del CdA e, con gli strumenti che ha, ha offerto i suoi contributi di esperienza ed innovativi rispetto alle sue competenze sul piano bancario ed assicurativo, oltre a non ricevere alcuna seria spiegazione della sua “messa alla porta” e ad accettare perfino un trattamento di fine rapporto che lo ha fortemente penalizzato, senza giustificazioni di sorta, dal punto di vista economico.

Alberto Minali potrebbe ancora essere una risorsa formidabile per il futuro di Cattolica Assicurazioni, che è anche un “comparto” di grande importanza non solo per Verona, dove ha la sua sede storica, ma per l’Italia intera.

Occorre ricordare che quello che accomuna i protagonisti di questa vicenda è l’appartenenza ad una compagine che nel suo Statuto prevede l’adesione al Magistero della Chiesa Cattolica? Oppure ricordare che tra i fondamenti di questo Magistero ce n’è uno dal quale non si può prescindere: agire nella Verità? E’ questa, se la si vuole, la pace “vera” da siglare.

La “parabola dei talenti” (Mt 25, 14-30) fa comprendere meglio quello che intendiamo dire. Il padrone che parte per un lungo viaggio, lascia a ciascuno dei suoi tre servi, dei talenti. Al primo, cinque, al secondo, due, al terzo, uno. Il primo ne guadagna altri cinque, il secondo altri due, il terzo fa una buca nel terreno dove nasconde il talento ricevuto. Tornato dal viaggio, il padrone si complimenta con i primi due e chiede ad entrambi di prendere parte alla sua gioia. Il terzo, che per paura non si era adoperato per far crescere quanto gli era stato consegnato, viene definito malvagio e infingardo: «Sapevi – dice il padrone – che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglieteli dunque il talento e datelo a chi ha dieci talenti. Perchè a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha».

Con questa parabola, Gesù insegna di rispondere alla grazia con un atteggiamento coraggioso, esigente e costante per tutta la vita. Il cristiano deve rendere produttivi tutti i doni di natura e di grazia ricevuti dal Signore. Non conta il loro numero, ma la generosità nel farli fruttare.

Insegna San Giovanni Crisostomo: «Facciamo rendere per il profitto del nostro prossimo, denaro, fervore, capacità di direzione, insomma, tutto quanto abbiamo. Perché talento qui significa la facoltà specifica di ognuno, in materia di governo, di ricchezze, di dottrina o qualsiasi altra cosa simile. Che nessuno, pertanto, dica: ‘Ho soltanto un talento, non posso far nulla'. No. Con un solo talento, puoi anche tu esser glorioso».

Alberto Minali, da buon cattolico, ha fatto fruttare i suoi talenti. Nei primi nove mesi del 2019, i risultati sono stati questi: un risultato operativo di 231 milioni di euro; +45% su base annua; raccolta complessiva cresciuta del 16,7% a 4,3 miliardi di euro; coefficiente Solvency II al 160%; combined ratio che passa dal 94,9% al 93%; patrimonio netto consolidato cresciuto a 2,18 miliardi contro i 2,1 miliardi al 31 dicembre 2017.

Com’è stato ripagato? Gli è stata riconosciuta la ricompensa o è stato ripagato con il benservito?

Solo riconoscendo la ricompensa, solo ammettendo l’errore commesso e restituendogli il suo prestigio professionale, i dirigenti di Cattolica – cattolici come Minali – possono vivere nella Verità di Dio. Solo così si attuerebbero le parole di Leone XIII (“Rerum Novarum, 5 Diritti e Doveri degli Associati”): «Era bello vederli attivi, laboriosi, pacifici, giusti, portati come esempio e singolarmente pieni di carità. A tale spettacolo di vita e di condotta si dileguò ogni pregiudizio, ammutolì la maldicenza dei malevoli e le menzogne di una inveterata superstizione cedettero il posto alla verità cristiana». Questo e solo questo è la cooperazione veramente cattolica.
N.S.dellaGuardia
Speriamo si affermi la verità.