Banchetti funebri nelle pitture delle catacombe Fumetti e pic-nic tra terzo e quarto secolo

di Fabrizio Bisconti
L'OSSERVATORE ROMANO

I pasti dei primi cristiani erano assai simili a quelli dei pagani, seppure più frugali e poveri. Lo ricorda Clemente di Alessandria nel Pedagogo, una sorta di manuale di comportamento del "buon cristiano", redatto negli ultimi anni del ii secolo: "Coloro che hanno un'alimentazione estremamente frugale sono più robusti, più sani e più belli; tali sono, ad esempio, i servi rispetto ai loro padroni e i contadini rispetto ai proprietari" (Pedagogo, 11, 5, 1-2). "Se gli altri uomini vivono per mangiare - scrive ancora Clemente - noi (cristiani) mangiamo per vivere; per questo i nostri pasti devono essere parchi e leggeri (...) la carità è una buona nutrice, che ci educa alla comunione (fraterna) e alla generosità e dispensa un prezioso viatico: il bastare a se stessi" (ibidem, 11, 3). Il Pedagogo suggerisce di non procacciarsi cibi d'oltremare: "Io sento pietà per questo comportamento, essi invece non si vergognano di inneggiare alle passioni della loro gola: cercano le murene dello stretto di Sicilia, le anguille del Meandro, i muggini dello Sciato, i crostacei del Capo Faro, le ostriche di Abido, e non tralasciano le acciughe di Lipari, né le rape di Mantinica, né le bietole di Ascra; cercano le conchiglie di Metimna, le sogliole dell'Attica, i tordi di Dafne, e i fichi neri come rondini per i quali i Persiani veleggiano verso la Grecia con cinque milioni di uomini. Comprano i fagiani di Fasi, le pernici d'Egitto, i pavoni di Media (ibidem, 11, 3, 1).

La vita dei ghiotti è considerata scandalosa, così come è condannata la scorrettezza a tavola, ricordando alcune norme ancora valide presso il nostro galateo: "Astenersi da gesti volgari e intemperanti; non sporcare il letto tricliniare, le mani e il mento; non provocare rumore deglutendo; non tendere la mano per avere il cibo, se non quando è il proprio turno; non parlare con la bocca piena; non mangiare e bere nello stesso tempo" (ibidem, ii, 11-13).

Se il Pedagogo consiglia di mangiare il pane, che è alla portata di tutte le borse, e il pesce, in memoria del miracolo della moltiplicazione, suggerisce pure di bere il vino con moderazione, secondo quanto scrive Paolo a Timoteo, che lo raccomanda, ma solo come medicamento (1 Timoteo, 5, 23). L'esagerazione in questo senso, sottolinea san Giovanni Crisostomo, conduce al peccato dell'ubriachezza (Sulle statue, 2, 5). Alcuni movimenti rigoristi proibivano l'uso del vino, considerato sostanza diabolica e, per questo, vennero definiti aquarii.

Anche i cristiani, proseguendo usanze diffuse presso genti e culture di ogni epoca, riservano un'importanza particolare ai banchetti funebri. Già presso i romani si usava "cibare" i defunti, attraverso fori o tubi praticati nelle tombe per introdurre le libagioni, specialmente vino, latte e focacce, tanto che intorno alle sepolture è facile rinvenire pergolati, bancali, pozzi, letti in muratura e giardini, dove venivano organizzati dei veri e propri banchetti per i morti, specialmente in occasione di ricorrenze comunitarie, che ricordano le nostre commemorazioni funebri. Durante questi conviti era bandita ogni forma di tristezza e, anzi, si coglieva l'occasione per ricomporre le liti familiari e per radunare le confraternite di amici o gli aderenti a una medesima corporazione.

Riti tanto radicati non potevano arrestarsi con il cristianesimo, con la sola differenza che i banchetti vennero definiti refrigeria: un termine che, nel senso stretto, voleva significare "rinfreschi" per il fisico, ma che presto passerà a indicare il riposo e il sollievo spirituale, per esprimere, infine, la felicità futura, quella paradisiaca.

I refrigeria si svolgevano proprio in corrispondenza delle tombe dei defunti: nelle catacombe di Malta sono state trovate grandi mense circolari per i conviti comunitari, mentre nei cimiteri all'aperto sono stati rinvenuti altri manufatti, ossia mense lunate, rettangolari, in muratura, in marmo, mosaicate, specialmente nelle necropoli cristiane dell'Africa settentrionale e nel complesso funerario di Cornus in Sardegna. Durante questi conviti, si riteneva fossero presenti i defunti stessi dei quali si festeggiava il dies natalis, ossia il giorno della morte, che rappresentava il momento della nascita alla nuova vita, quella eterna. Tale presenza suggeriva, talvolta, di creare dei luoghi appositi per i defunti, come dimostrano alcune cattedre scavate nel tufo della catacomba Maggiore sulla via Nomentana a Roma: esse indicano, con ogni probabilità, il posto riservato al defunto, durante il banchetto celebrato in suo onore.

Ancora più suggestive e vivaci risultano le rappresentazioni figurate che alludono a questi pasti così frugali ed estremamente simbolici, tanto è vero che alcune di esse sembrano delle vignette allusive a questi singolari banchetti. Nel cimitero di Domitilla, ad esempio, su una lastra marmorea per la chiusura di un loculo è incisa la figura di un padre (Cristor) colto nel momento in cui brinda in onore della piccola figlia defunta (Crista); pure la bambina orante appare tra due colombe per significare che già gode della pace paradisiaca, anche se ancora sembra assistere alla gustosa scenetta del padre che offre un avanzo del pranzo a un cane, forse particolarmente affezionato alla padroncina.

Ancora più concitate appaiono alcune scene di banchetto dipinte, tra il iii e il iv secolo, nelle catacombe dei Santi Pietro e Marcellino sulla via Labicana. I commensali sono distesi dietro tavole sigmoidi imbandite, serviti da camilli e ancelle che portano le vivande e il vino appena scaldato: si mangiano specialmente pani e pesci, ma in un caso, sul tripode, si riconosce anche un volatile arrostito. Gli inservienti sono richiamati dai commensali con veri e propri fumetti: Agape mesce nobis (Agape versaci da bere); Irene porge calda (Irene servi i cibi caldi); Sabina misce (Sabina versa da bere); Misce mi Irene (Versami da bere Irene); Irene da calda (Irene portaci le vivande calde).

Queste scene, corredate dai singolari fumetti, dimostrano come l'arte delle catacombe, probabilmente tesa verso un significato salvifico e verso un immaginario biblico, non dimentica la tradizione popolare della più genuina arte romana, dando sostanza a un filone artistico, che, pur sensibile a una mentalità religiosa in mutazione, propone ancora la visione concreta della vita reale.

Per quanto riguarda i pasti funebri, con il passare del tempo divennero un rito più allargato a tutta la comunità, per commemorare anche i martiri, e assunsero un ruolo di carità pubblica verso gli indigenti. Ben presto, però, i conviti funebri raggiunsero eccessi e abusi, che misero in guardia la Chiesa ufficiale, tanto che, dallo scadere del iv secolo, si tentò di ridimensionare il fenomeno, senza però prendere provvedimenti definitivi che, presumibilmente, avrebbero causato l'esito contrario di un ritorno alle antiche credenze e agli usi pagani.
Don Andrea Mancinella
Ora sono molto stanco, dopo un'intera mattinata al freddo all'aperto (dalle 8.00 fino alle 15.00...), e non so se ricordo bene: ma mi pare che S. Ambrogio di Milano rimproverò , garbatamente, Santa Monica, la mamma di Sant'Agostino, perchè continuava a praticare l'uso del 'refrigerium' per i defunti, che lui vedeva come un rimasuglio pagano. Ma non so se mi sbaglio.
Lei, cara Dottoressa, che è …More
Ora sono molto stanco, dopo un'intera mattinata al freddo all'aperto (dalle 8.00 fino alle 15.00...), e non so se ricordo bene: ma mi pare che S. Ambrogio di Milano rimproverò , garbatamente, Santa Monica, la mamma di Sant'Agostino, perchè continuava a praticare l'uso del 'refrigerium' per i defunti, che lui vedeva come un rimasuglio pagano. Ma non so se mi sbaglio.
Lei, cara Dottoressa, che è più fresca di mente può dirmi qualcosa in proposito?
Comunque grazie del post, molto interessante come al solito!
Cari saluti in Gesù, Maria SS.ma e San Giuseppe!
Eremita della Diocesi di Albano
alda luisa corsini
Si, Sant'Agostino nelle Confessioni libro Vi, 2,2 racconta:
(Ubbidienza e devozione di Monica verso Ambrogio)
2. 2. Un giorno mia madre, secondo un'abitudine che aveva in Africa, si recò a portare sulle tombe dei santi una farinata, del pane e del vino. Respinta dal custode, appena seppe che c'era un divieto del vescovo, lo accettò con tale devozione e ubbidienza, da stupire me stesso al vedere la …More
Si, Sant'Agostino nelle Confessioni libro Vi, 2,2 racconta:
(Ubbidienza e devozione di Monica verso Ambrogio)
2. 2. Un giorno mia madre, secondo un'abitudine che aveva in Africa, si recò a portare sulle tombe dei santi una farinata, del pane e del vino. Respinta dal custode, appena seppe che c'era un divieto del vescovo, lo accettò con tale devozione e ubbidienza, da stupire me stesso al vedere la facilità con cui condannava la propria consuetudine anziché discutere la proibizione del vescovo. Il suo spirito non era soffocato dall'ebrietà né spinto dall'amore del vino a odiare il vero, mentre i più fra i maschi e le femmine all'udire il ritornello della sobrietà vengono assaliti dalla nausea che prende gli ubriachi davanti a un bicchiere d'acqua. Quando portava lei il canestro con le vivande rituali da distribuire agli intervenuti dopo averle assaggiate, poneva davanti solo un calicetto di vino diluito secondo le esigenze del suo palato piuttosto sobrio e per riguardo verso gli altri; e se erano molte le sepolture dei defunti che così si volevano onorare, portava intorno quell'unico, piccolo calice da deporre su ogni tomba, e in quello condivideva a piccoli sorsi con i fedeli presenti un vino non solo molto annacquato, ma anche molto tiepido. Alle tombe infatti si recava per devozione, non per diletto. Perciò, una volta informata che il predicatore illustre, l'antesignano della devozione aveva proibito di eseguire quelle cerimonie anche sobriamente, per non dare ai beoni alcuna occasione d'ingurgitare vino e per la grande somiglianza di quella sorta di parentali con le pratiche superstiziose dei pagani, se ne astenne ben volentieri. In luogo di un canestro pieno di frutti terreni imparò a portare alle tombe dei martiri un cuore pieno di affetti più puri. Così dava ai poveri quanto poteva, anche se a celebrarsi era la comunione del corpo del Signore: perché i martiri s'immolarono e furono coronati a imitazione della passione di lui. Eppure credo, Signore Dio mio, ed è in proposito la mia intima convinzione davanti ai tuoi occhi 12, che probabilmente mia madre non si sarebbe arresa con tanta facilità a troncare le sue usanze, se la proibizione fosse venuta da una persona che non avesse amato come Ambrogio; e Ambrogio lo amava soprattutto a cagione della mia salvezza. Lui poi amava mia madre a cagione della sua vita religiosissima, per cui fra le opere buone 13 con tanto fervore spirituale 14 frequentava la chiesa. Spesso, incontrandomi, non si tratteneva dal tesserne l'elogio e dal felicitarsi con me, che avevo una tal madre. Ignorava quale figlio aveva lei, dubbioso di tutto ciò e convinto dell'impossibilità di trovare la via della vita 15.
Giorgio Tonini
Qui al Nord, a fine ottobre novembre, le fornerie vendono “il pane dei morti” tipico di questo periodo.
alda luisa corsini
La storia del pane lombardo, in particolare di Milano, diffusasi in buona parte del Nord, è strettamente legata a credenze popolari. infatti, anticamente si credeva che una volta l’anno le anime dei defunti tornassero nelle case in cui avevano vissuto. Ecco che, allora, questo dolce/ pane veniva messo in tavola come omaggio al loro spirito.
Don Andrea Mancinella
Grazie molte, cara Dottoressa Corsini: allora ricordavo bene!
Cari saluti in Gesù, Maria SS.ma, San Giuseppe!
Eremita della Diocesi di Albano
alda luisa corsini
Sempre molto bene lei ricorda, caro Padre; anzi, è una miniera di informazioni.
Giorgio Tonini
@alda luisa corsini @Don Andrea Mancinella A proposito di defunti. Non è uno scherzo. Ci sono diversi siti che lo propongono. Eccone uno.
Diamanti dalle ceneri di cremazione. Un simbolo d’amore
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Nel corso di milioni di anni, all’interno della Terra, il calore e la pressione elevati hanno generato una delle meraviglie della natura: il diamante. Questo straordinario processo di creazione può essere …More
@alda luisa corsini @Don Andrea Mancinella A proposito di defunti. Non è uno scherzo. Ci sono diversi siti che lo propongono. Eccone uno.

Diamanti dalle ceneri di cremazione. Un simbolo d’amore

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Nel corso di milioni di anni, all’interno della Terra, il calore e la pressione elevati hanno generato una delle meraviglie della natura: il diamante. Questo straordinario processo di creazione può essere riprodotto nei laboratori di ……... (Ditta) In alcune settimane ………(Ditta) è in grado di far nascere autentici diamanti dalle ceneri di cremazione di una persona cara scomparsa: i Diamanti della Memoria.………..(Ditta) non aggiunge alcun additivo o carbonio estraneo, per ragioni etiche tutto deve avvenire nel modo più simile a quello naturale. Un certificato ufficiale di origine accompagna il diamante assicurando unicità e autenticità.Il Diamante della Memoria: un eterno cimelio. Rispetto alle sepolture tradizionali, il diamante dalla cremazione rappresenta un luogo molto personale dove concentrare lutto, memoria e gioia dei ricordi. Soprattutto in tempi di crescente mobilità, che ci porta a vivere lontano dalla nostra famiglia, la cura di una tomba può essere difficile e questo rende la sepoltura sotto forma di diamante una mirabile e pratica alternativa.Il diamante della memoria è un ricordo di inestimabile valore per chi è in lutto; può essere custodito riservatamente oppure condiviso con gli altri; conservato a casa nell’apposita scatolina nella quale viene consegnato, magari accanto a una fotografia, oppure incastonato discretamente in un anello o in un ciondolo da tenere sempre con sé onorando con dignità la persona amata.
alda luisa corsini
Brrrr... non riesco a commentare diversamente, caro amico.