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Viganò: “L’abolizione del Giuramento anti-Modernista è un tradimento di inaudita gravità”

Viganò: l’abolizione del Giuramento anti-Modernista è una diserzione, un tradimento di inaudita gravità. Da Jacques Maritain al metodo Gramsciano-Comunista di infiltrazione culturale e sovversione della Chiesa cattolica: il ruolo di Joseph Ratzinger

In un’ampia risposta a LifeSite, l’Arcivescovo Viganò non solo copre la storia del giuramento contro il Modernismo del 1910 e la sua abrogazione e sostituzione con un’altra formula di professione di fede, ma discute anche dell’influenza di Jacques Maritain su Papa Paolo VI, il Metodo Gramsciano-Comunista di infiltrazione culturale e sovversione della Chiesa cattolica, e la persona di Joseph Ratzinger in quanto tale.
6 gennaio 2021 ( LifeSiteNews ) – In un nuovo comunicato, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò presenta la storia del giuramento contro il modernismo di Papa San Pio X, con l’aiuto del quale questo Papa ha cercato di contrastare l’eresia nella Chiesa. L’arcivescovo italiano elogia questo tentativo e aggiunge che l’abbandono di questo giuramento da parte di Papa Paolo VI nel 1967 è stato una “diserzione” e un “tradimento”, suggerendo che il Modernismo non è stato più rifiutato. Quei sacerdoti che hanno partecipato al Concilio Vaticano II e sono stati coinvolti nelle sue innovazioni, come l’allora professor Joseph Ratzinger, avevano tutti ancora prestato quel giuramento anti-modernista. Viganò spiega che Ratzinger “ha svolto un ruolo cruciale nel ribaltare gli schemi preparatori del Concilio e avviare un approccio completamente nuovo, “e così facendo ha violato il giuramento”.
L’Arcivescovo Viganò aggiunge: “Sarebbe però auspicabile che, soprattutto in considerazione del Divino Giudizio che lo attende, si allontani definitivamente da quelle posizioni teologicamente errate – mi riferisco in particolare a quelle dell’Introduzione al cristianesimo – che sono diffusi ancora oggi nelle università e nei seminari che si vantano di chiamarsi cattolici ”.
Arcivescovo Viganò gentilmente risposto a una serie di domande che io, insieme a mio marito Dr. Robert Hickson, presentato a lui in una pubblicato 28 Settembre 2020 articolo. Nella nostra serie di domande, abbiamo evidenziato la stretta vicinanza tra la dichiarazione di Land O’Lakes del 23 luglio 1967 dei leader delle istituzioni educative cattoliche statunitensi che hanno dichiarato la loro indipendenza dall’autorità magisteriale della Chiesa e l’abbandono del giuramento del 1967 contro il modernismo solo alcuni giorni prima.

Avevamo anche esaminato alcuni aspetti di una nuova biografia di Papa Benedetto XVI, in cui il suo autore, Peter Seewald, ha mostrato il ruolo cruciale dell’allora Joseph Ratzinger nella riforma e nel cambiamento di spirito del Concilio Vaticano II. Così, avevamo chiesto all’arcivescovo Viganò se l’allora professor Ratzinger non si fosse effettivamente spergiurato, poiché anche lui stesso aveva precedentemente prestato il giuramento contro il modernismo.
In una risposta ad ampio raggio, l’arcivescovo Viganò non solo copre la storia del giuramento contro il modernismo del 1910 e la sua abrogazione e sostituzione con un’altra formula di professione di fede, ma discute anche dell’influenza di Jacques Maritain su Papa Paolo VI, il Gramsci. Metodo comunista di infiltrazione culturale e sovversione della Chiesa cattolica, e la persona di Joseph Ratzinger in quanto tale.
In primo luogo, il prelato italiano onora il Giuramento contro il Modernismo, che è stato umiliato come una sorta di “clima di caccia alle streghe”, ma che “ha indiscutibilmente il merito di stanare i nemici della Chiesa che si nascondevano dentro di lei”, spiega. . “Se pensiamo all’eresia come a una pestilenza che affligge il corpo ecclesiale”, prosegue Viganò, “dobbiamo riconoscere che san Pio X ha agito con la saggezza di un medico per debellare la malattia e isolare coloro che hanno contribuito alla sua diffusione”.
Ma con l’abbandono del 1967 del giuramento contro il modernismo, nonché dell’Indice dei libri proibiti dell’anno prima, la Chiesa abbandonò la sua lotta contro l’eresia nella Chiesa. Mons. Viganò fa qui riferimento a uno dei fondatori del Partito Comunista in Italia, Antonio Gramsci, e al suo metodo di rivoluzione culturale che prende il sopravvento una cultura e con essa le menti delle persone. Afferma: “Se applichiamo le raccomandazioni di Gramsci a quanto è accaduto nel cuore della Chiesa nel secolo scorso, possiamo vedere che l’opera di conquista delle ‘casematte’ ecclesiastiche è stata condotta con gli stessi metodi sovversivi; certamente a questo criterio corrisponde l’infiltrazione dello Stato profondo nelle istituzioni civili e della Chiesa profonda nelle istituzioni cattoliche ”.
Il prelato ricorda che “tutti i vescovi che hanno partecipato al Concilio Vaticano II e tutti i chierici con incarichi nelle commissioni hanno giurato lo Iusiurandum Antimodernisticum insieme alla Professio Fidei ”. Ciò significa che “coloro che al Concilio hanno respinto gli schemi preparatori preparati dal Sant’Uffizio e hanno svolto un ruolo decisivo nella stesura dei testi più controversi hanno violato il giuramento fatto sui Santi Vangeli”.
Inoltre, spiega il prelato italiano, l’abolizione del Giuramento contro il Modernismo “faceva parte di un piano di smantellamento della struttura disciplinare della Chiesa, proprio nel momento in cui la minaccia dell’adulterazione di Fede e Morali da parte degli Innovatori era maggiore. ” L’abolizione di questo Giuramento “privò la Gerarchia dei mezzi disciplinari con cui custodirsi e difendersi”, e quindi “fu un abbandono, un tradimento di inaudita gravità, soprattutto in quegli anni terribili: come nel pieno di un combattimento pieno il comandante in capo ordinò ai suoi uomini di deporre le armi davanti al nemico proprio mentre si stavano preparando a invadere la Cittadella. “
Viganò prosegue discutendo anche del ruolo cruciale dell’allora professor Joseph Ratzinger che, come perito del cardinale Josef Frings, fu profondamente coinvolto nei cambiamenti che furono elaborati al Concilio. Facendo riferimento alla disciplina protettiva stabilita da Papa San Pio X, il prelato sottolinea che furono applicate anche a Ratzinger che nel 1955 “egli stesso fu accusato di Modernismo dal vice-relatore della sua tesi per la sua abilitazione all’insegnamento, il professor Michael Schmaus, contro il suo collega Gottlieb Söhngen, che ha condiviso l’approccio opposto con Ratzinger. Il giovane teologo ha dovuto correggere la sua dissertazione nei punti in cui insinuava una soggettivizzazione del concetto di Rivelazione”.
Viganò prosegue: “È ovvio che Joseph Ratzinger sia annoverato tra coloro che hanno prestato giuramento; Altrettanto indiscutibile è che egli “ha svolto un ruolo cruciale nel ribaltare gli schemi preparatori del Concilio e nell’avvio di un approccio completamente nuovo ”, e che così facendo ha violato il Giuramento. Se in questo modo Ratzinger aveva piena consapevolezza di commettere sacrilegio, solo Dio lo sa, che scruta le profondità del cuore “.
Sebbene non conosciamo il cuore di Ratzinger all’epoca e oggi, Viganò affronta il fatto che gli stessi scritti di Ratzinger sono stati influenzati dal pensiero modernista: “Mi sembra anche innegabile che ci siano molti dei suoi scritti in cui sia la sua formazione hegeliana sia con l’emergere dell’influenza del Modernismo, come ha ben illustrato il professor Enrico Maria Radaelli nei suoi saggi e come la nuova biografia di Papa Benedetto XVI di Peter Seewald conferma con abbondanza di particolari e numerose fonti ”. Alla luce di questi fatti, per il prelato italiano appare “ovvio che le dichiarazioni del giovane Joseph Ratzinger riportate da Seewald contraddicono ampiamente l’ ermeneutica della continuità teorizzata in seguito da Benedetto XVI, forse come una prudente ritrattazione del suo antico entusiasmo”. (Vedi qui un file analisi del ruolo di Ratzinger al Concilio Vaticano II come descritto da Peter Seewald.)
Ratzinger, agli occhi di Viganò, sembra aver cambiato il suo cuore durante la sua carriera ecclesiastica, “il suo ruolo di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede” e “la sua elezione al Trono” avendo contribuito “almeno a una sorta di un ripensamento sugli errori che ha commesso e sulle idee che ha professato “. Viganò spera però ancora che Ratzinger “soprattutto in considerazione del Divino Giudizio che lo attende, si allontani definitivamente da quelle posizioni teologicamente errate – mi riferisco in particolare a quelle di Introduzione al cristianesimo – che ancora oggi sono diffuse nelle università e seminari che si vantano di chiamarsi cattolici. Delicta juventutis meae et ignorantias meas ne memineris Domine (Sl 25: 7)”.
Questa nuova dichiarazione dell’arcivescovo Viganò è di grande valore storico e morale e si spera che aiuterà molti cattolici a comprendere più profondamente la storia del Modernismo e l’abbandono della Chiesa di resistervi, con i principali pensatori modernisti che diventano le figure di spicco e le ispirazioni della gerarchia moderna.
La dichiarazione completa dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò:

Dopo essermi voltato, mi sono pentito;
Quando mi hai fatto capire, mi sono battuto il petto;
Mi vergogno e sono confuso,
perché porto l’infamia della mia giovinezza.

Ger 31:19
In un articolo apparso su LifeSiteNews lo scorso 28 settembre, [1] la dottoressa Maike Hickson mi ha posto alcune domande per integrare le mie dichiarazioni sul Concilio Vaticano II riportate da Marco Tosatti [2] .

IL GIURAMENTO CONTRO IL MODERNISMO
I punti fatti in questa analisi si riferiscono al Giuramento contro il Modernismo, promulgato da san Pio X con il Motu Proprio Sacrorum Antistitum del 1 settembre 1910, [3] tre anni dopo la pubblicazione del Decreto Lamentabili [4] e dell’Enciclica Pascendi Dominici Gregis. [5] L’ articolo VI della Pascendi stabiliva l’istituzione, “ quanto prima [ quanto prima ]”, di una commissione di vigilanza in ogni diocesi, mentre l’articolo VII ordinava che una “ dichiarazione diligente e giurata ” fosse inviata “ alla Santa Sede“Entro un anno, e successivamente ogni tre anni, sull’attuazione delle prescrizioni dell’Enciclica e” sulle dottrine che corrono tra il clero “, in seguito noto semplicemente come” rapporto Pascendi.[6]
Si noterà che la Santa Sede ha avuto un approccio del tutto diverso alla gravissima crisi dottrinale di quegli anni, rispetto all’approccio totalmente opposto adottato dopo la fine del pontificato di Pio XII.
Gli Innovatori si lamentavano di quello che definivano “un clima di caccia alle streghe”, ma che aveva senza dubbio il merito di stanare i nemici della Chiesa che si annidavano in lei, attraverso un’azione di controllo e prevenzione. Se pensiamo all’eresia come a una pestilenza che affligge il corpo ecclesiale, dobbiamo riconoscere che san Pio X ha agito con la saggezza di un medico per debellare la malattia e isolare coloro che hanno contribuito alla sua diffusione.

L’ABOLIZIONE DEL GIURAMENTO E DELL’INDICE
Riprendendo il legame ideologico che avevo evidenziato tra il Consiglio e la dichiarazione di Land O’Lakes del 23 luglio 1967, Maike e Robert Hickson hanno opportunamente indicato un’altra interessante “coincidenza”: l’abolizione, il17 luglio 1967, dell’obbligo per tutti i chierici di prestare giuramento contro il Modernismo fino a quel momento prescritto. Un’abolizione passata quasi in silenzio, sostituendo la formula precedente – che prevedeva la Professio Fidei e il Jusjurandum Antimodernisticum – con il Credo niceno e questa breve frase:
FIRMITER QUOQUE AMPLECTOR ET RETINEO OMNIA ET SINGULA QUAE CIRCA DOCTRINAM DE FIDE ET MORIBUS AB ECCLESIA, SIVE SOLEMNI IUDICIO DEFINITA SIVE ORDINARIO MAGISTERIO ADSERTA AC DECLARATA SUNT, PROUT AB IPSA PROPONUNTUR, PRAESERTIM EA QUAE RESPICIUNT MYSTERIUM SANCTAE ECCLESIAE CHRISTI, EI ET SACRAMENTAE SACRAMENTAE PRIMATUM ROMANI PONTIFICIS . [INOLTRE, ABBRACCIO E TENGO FERMAMENTE OGNI COSA CHE È STATA STABILITA E DICHIARATA DALLA CHIESA RIGUARDO ALLA DOTTRINA DELLA FEDE E DELLA MORALE, SIA DA UN GIUDIZIO SOLENNEMENTE DEFINITO O DAL MAGISTERO ORDINARIO, SPECIALMENTE QUELLE COSE CHE HANNO RIFERIMENTO AL SANTA CHIESA DI CRISTO, I SUOI SACRAMENTI E IL SACRIFICIO DELLA MESSA E IL PRIMATO DEL ROMANO PONTEFICE.]
La nota esplicativa della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede recitava: “ Formula deinceps adhibenda in casibus in quibus iure praescribitur Professio Fidei, loco formas Tridentinae et iuramenti antimodernistici [D’ora in poi questa formula deve essere usata nei casi in cui la legge prescrive il Professione di fede, al posto della formula tridentina e del giuramento contro il Modernismo]. ” [7]
Va notato che questa innovazione seguì l’abolizione dell’Indice Librorum Prohibitorum , avvenuta il 4 febbraio 1966, dopo che Paolo VI aveva ridefinito le competenze e la struttura della Congregazione il 7 dicembre 1965, e cambiato l’antico nome del Santo Ufficio al suo nome attuale, con il Motu Proprio Integrae Servandae :
MA, POICHÉ NELL’AMORE NON C’È PAURA (1 GV 4:18), LA DIFESA DELLA FEDE È ORA MEGLIO SERVITA PROMUOVENDO LA DOTTRINA, IN MODO TALE CHE, MENTRE GLI ERRORI VENGONO CORRETTI E COLORO CHE SBAGLIANO SONO GENTILMENTE RICHIAMATI ALLA VERITÀ, GLI ANNUNCIATORI DEL VANGELO POSSONO TROVARE NUOVA FORZA. INOLTRE, IL PROGRESSO DELLA CULTURA UMANA, LA CUI IMPORTANZA NON DEVE TRASCURARE IL CAMPO RELIGIOSO, È CHE I FEDELI SEGUONO LE DIRETTIVE DELLA CHIESA CON MAGGIORE ADESIONE E AMORE, SE, NELLA MISURA IN CUI IN MATERIA DI FEDE E DI MORALE È POSSIBILE CHIARIRE LORO LE RAGIONI DELLE DEFINIZIONI E DELLE LEGGI. [8]
L’abolizione dello Iusiurandum Antimodernisticum rientrava in un piano di smantellamento della struttura disciplinare della Chiesa, proprio nel momento in cui era maggiore la minaccia dell’adulterazione della Fede e della Morale da parte degli Innovatori. Questa operazione conferma l’intenzione di chi, di fronte all’attacco ultra-progressista avviato al Consiglio, non solo ha permesso al nemico di avere libertà d’azione ma ha anche privato la Gerarchia dei mezzi disciplinari con cui custodirsi e difendersi. Ed era una diserzione, un tradimento di gravità inaudita, soprattutto in quegli anni terribili: come se nel pieno del combattimento il comandante in capo ordinasse ai suoi uomini di deporre le armi davanti al nemico proprio mentre si preparavano a invadere la Cittadella.

L’INADEGUATEZZA DELLA NUOVA FORMULA
L’inadeguatezza della formula del 1967 fu ammessa anche da padre Umberto Betti, OFM, nelle Considerazioni dottrinali apparse nel 1989 dopo la promulgazione della nuova formula della Professione di Fede:
QUESTA AFFERMAZIONE TOTALIZZANTE, ANCHE SE LODEVOLE PER LA SUA BREVITÀ, NON ERA IMMUNE DA UN DUPLICE SVANTAGGIO: QUELLO DI NON DISTINGUERE CHIARAMENTE LE VERITÀ PROPOSTE PER LA FEDE COME DIVINAMENTE RIVELATE DA QUELLE PROPOSTE IN MODO DEFINITIVO ANCHE SE NON DIVINAMENTE RIVELATE; E QUELLA DI PASSARE SOTTO SILENZIO GLI INSEGNAMENTI DEL SOMMO MAGISTERO CHE NON HANNO LA CONNOTAZIONE DELLA PROPOSIZIONE DIVINAMENTE RIVELATA O DEFINITIVA. [9]
Sembra intendere che la sollecitudine della Congregazione fosse motivata dalla necessità di includere nel Giuramento di Fedeltà sia il Concilio stesso che il Magistero che non ha “ la connotazione della proposizione divinamente rivelata o definitiva ”, dopodiché con leggerezza – sull’onda dello smantellamento conciliare – la prima formula aveva sostanzialmente permesso di comprendere che il contenuto del Giuramento contro il Modernismo non aveva più alcun valore, e che quindi si poteva aderire – come effettivamente accaduto – alle dottrine eterodosse del Modernismo .

I RIBELLI FANNO PROPRIE LE APPLICAZIONI DEL COMUNISMO
Non posso affermare con certezza che padre Theodore M. Hesburgh fosse a conoscenza dell’imminente abolizione della Professio Fidei e del Giuramento contro il Modernismo quando preparò la Dichiarazione del Land O ‘Lakes . Tuttavia, credo sia evidente che il clima di ribellione di quegli anni in Europa e negli Stati Uniti contribuì largamente alla convinzione che Roma approvasse, se non gli eccessi più scandalosi, certamente le forme di compromesso con il progressismo.
Ricordo che il Cardinale Alfrink, il 9 ottobre 1966, aveva presentato ad Utrecht il “Nuovo Catechismo” olandese, come espressione di tutti gli errori che lo spirito del Concilioconsiderato ormai stabilito. L’anno successivo, il 10 ottobre 1967, durante il Terzo Congresso Mondiale per l’apostolato dei laici riunito a Roma, fu commemorata la morte di Ernest Che Guevara dopo che era morto il giorno precedente in un’azione di guerriglia. Nei mesi successivi seguirono le violente occupazioni studentesche delle università, compresa l’Università Cattolica di Milano, in segno di protesta contro la guerra del Vietnam. E il 5 dicembre 1967, grazie agli uffici del [Segretario di Stato] Agostino Casaroli, il presidente del Collegio studentesco dell’Università Cattolica di Milano, Nello Canalini, fu ricevuto in udienza dal Sostituto della Segreteria di Stato, mons. . Giovanni Benelli. Il 21 dicembre 1967, nonostante gli appelli del loro Ordine, tre sacerdoti e una suora si unirono alla guerriglia in Guatemala e due giorni dopo, in occasione della visita del presidente Lyndon Johnson in Vaticano, ci sono state proteste di cattolici progressisti, compreso il Circolo Maritain di Rimini. Seguirono la condanna della guerra del Vietnam da parte del cardinale Lercaro (1 gennaio 1968) e la proclamazione antimperialista di Fidel Castro, scritta da quattro sacerdoti. Il 31 gennaio 1968, il vescovo brasiliano Jorge Marcos ha difeso la rivoluzione durante un’intervista televisiva. Il 16 febbraio 1968 i presidenti nazionali della FUCI (Federazione Cattolica Italiana Studenti Universitari), Mirella Gallinaro e Giovanni Benzoni, inviavano una lettera aperta ai professori universitari in cui esponevano le ragioni della protesta studentesca. Da quel momento in poi le proteste si sono moltiplicate, comprese quelle violente, dando origine al tristemente famoso “Movimento 1968” [in cui erano occupate tutte le università italiane]. Non c’è da stupirsi: Che Guevara si è formato in un Collegio dei Gesuiti a Santiago, Cuba, e la rivoluzione nella sfera politica procede sempre da una rivoluzione nella sfera teologica.

LA CONSEGNA DELLA GERARCHIA ALLA SOVVERSIONE
È evidente che il clima politico di quegli anni è stato il terreno fertile della Rivoluzione, ed altrettanto evidente che la Chiesa non ha reagito con la fermezza e la determinazione che sarebbero state necessarie; inoltre, anche da parte dei governi nazionali la risposta è stata del tutto inefficace. Resta quindi inteso che il clima di ribellione in cui le istanze eretiche del progressismo cattolico non poteva non coinvolgere i sedicenti intellettuali e teologi sia di Land O’Lakes che di molte università in tutto il mondo. La gerarchia, invece di interrogarsi sulla causa di tali agitazioni, cercò maldestramente semplicemente di deplorare gli eccessi, proprio perché la causa risiedeva nel Vaticano II e nella sua spinta di protesta, nonostante l’annuncio di Paolo VI:

DOPO IL CONCILIO LA CHIESA HA GODUTO, E STA ANCORA GODENDO, DI UN GRANDE E MAGNIFICO RISVEGLIO, CHE SIAMO I PRIMI A ESSERE LIETI DI RICONOSCERE E FAVORIRE; MA LA CHIESA HA ANCHE SOFFERTO E SOFFRE TUTTORA DI UN TURBINIO DI IDEE E DI FATTI, CHE NON SONO CERTO SECONDO LO SPIRITO BUONO E NON PROMETTONO QUEL RINNOVAMENTO VITALE CHE IL CONCILIO HA PROMESSO E PROMOSSO. UN’IDEA DI DUPLICE EFFETTO SI È FATTA STRADA ANCHE IN CERTI CIRCOLI CATTOLICI: L’IDEA DI CAMBIAMENTO, CHE PER ALCUNI HA SOSTITUITO L’IDEA DI AGGIORNAMENTO, PREFIGURATA DA PAPA GIOVANNI DI VENERABILE MEMORIA, ATTRIBUENDOSI COSÌ, CONTRO L’EVIDENZA E CONTRO LA GIUSTIZIA, A QUELLA FEDELISSIMO PASTORE DELLA CHIESA CRITERI NON PIÙ INNOVATIVI, MA A VOLTE ANCHE SOVVERSIVI DELL’INSEGNAMENTO E DELLA DISCIPLINA DELLA CHIESA STESSA. [10]

Questi “ criteri non più innovativi, ma a volte anche sovversivi dell’insegnamento e della disciplina della Chiesa stessa ” sono oggi davanti ai nostri occhi, ed erano lì solo pochi anni dopo, quando la nuova Messa fu imposta a tutti Popolo cristiano, summa della sovversione in ambito liturgico.
Ricordo molto bene il clima di quegli anni e lo sgomento di tanti pastori, professori e teologi di fronte all’arroganza dei ribelli e alla violenza dei loro sostenitori. Ma ricordo anche la timidezza e la paura di alimentare gli scontri: frutto di quel senso di inferiorità che aveva afflitto soprattutto i livelli più alti sia della Chiesa che dello Stato.

D’altronde, dopo l’operazione intrapresa da Roncalli e Montini per smantellare il carattere solenne e sacerdotale del pontificato di Pio XII, quel sentimento di fallimento era l’unica risposta da parte di un episcopato abituato all’obbedienza cieca, soprattutto di fronte dell’impunità di cui godevano i loro fratelli vescovi modernisti. Era l’epoca in cui l’abate benedettino di Michaelsberg (Germania) chiedeva la riduzione allo stato laicale per protestare contro i “metodi autoritari” del Vaticano, e finì per sposarsi poco dopo. Era l’era delLettera dei Settecento , in cui 774 sacerdoti e laici francesi scrivevano a Paolo VI per contestare le posizioni della gerarchia, chiedendole di rinunciare al potere temporale e di essere più vicino ai poveri. Oggi questi settecento insurrezionalisti porterebbero in trionfo Bergoglio, che ha portato a compimento ciò che il Concilio ha improvvisamente iniziato.

Paolo VI ricevette il capo della P2, Licio Gelli, in Vaticano, nel 1965, e sotto il suo pontificato venne concessa a Licio Gelli la nomina a commendatore Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae

LE “CASE MATE” NELLA SFERA ECCLESIASTICA [11]

Alla vigilia del ’68, annullando la Professio Fidei e il Giuramento contro il Modernismo
Fu una decisione infelice, perché, come l’assalto alla Bastiglia, fu preparata negli incontri segreti dei massoni, e così la Rivoluzione del 1968 trovò la sua base ideologica nelle università cattoliche e vi formò i suoi protagonisti più eccitati, alcuni dei quali erano esponenti politici dell’estrema sinistra. Non chiedere ai professori di queste università e ai cappellani delle associazioni laicali di prestare giuramento equivaleva ad autorizzarli a trasmettere le loro idee eterodosse, suggerendo che la condanna del Modernismo era caduta. Questo ha permesso agli Innovatori di prendere il potere, secondo le modalità analizzate da Antonio Gramsci, che ha individuato negli apparati dello Stato – scuole, partiti, sindacati, stampa, associazioni – le “casematte” del nemico da conquistare in un azione parallela alla guerra di trincea.[12]
A tal proposito, Alexander Höbel osserva in uno dei suoi saggi su Gramsci, filosofo fondatore del Partito Comunista d’Italia:

[IL PARTITO COMUNISTA], PRIMA DI PRENDERE IL POTERE POLITICO, DEVE LOTTARE PER L’EGEMONIA NELLA SOCIETÀ CIVILE, CHE SIGNIFICA EGEMONIA SUL PIANO IDEOLOGICO E CULTURALE, MA CHE SIGNIFICA ANCHE CONQUISTA – DURANTE UNA LUNGA “GUERRA DI POSIZIONE” CHE SI ALTERNA A FASI CON UNA “GUERRA DI MOVIMENTO” – LE “CASEMATTE” – LE TRINCEE, LA MIRIADE DI PICCOLI E GRANDI CENTRI DI POTERE POPOLARE (O RESISTENZA) CHE SONO I SINDACATI, LE COOPERATIVE, I GOVERNI LOCALI, LE ASSOCIAZIONI E L’INTERA RETE DI STRUTTURE CHE RENDONO IMMENSAMENTE LA NOSTRA SOCIETÀ CIVILE PIÙ COMPLESSO DI QUELLO DEL TEMPO DI GRAMSCI. È NEL CORSO DI QUESTO PROCESSO CHE LA CLASSE SUBORDINATA “DIVENTA UN SOGGETTO STORICO”, UNA CLASSE PER SE STESSA; DIVENTA COSÌ LA CLASSE DOMINANTE E PONE LE BASI ANCHE PER DIVENTARE LA CLASSE DOMINANTE; OVVERO CONQUISTARE IL POTERE POLITICO SULLA BASE DEL CONSENSO E DELLA CONDIVISIONE DI MASSA, UN’ESPRESSIONE DI UN NUOVO “BLOCCO STORICO”. IN QUESTA BATTAGLIA EGEMONICA IL PROLETARIATO NON SOLO COSTRUISCE UNA POLITICA DI ALLEANZE, MA PORTA ALLA LUCE DELLA COSCIENZA POLITICA QUEI CAMBIAMENTI CHE SONO GIÀ AVVENUTI SUL PIANO STRUTTURALE, DELLO SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE, CHIARENDO CHE LA TRASFORMAZIONE POLITICA E SOCIALE È INOLTRE NON SOLO POSSIBILE MA NECESSARIO. IN QUESTO CONTESTO, È CHIARO CHE NELL’APPROCCIO RISPETTO AI POTENZIALI ALLEATI “L’UNICA POSSIBILITÀ CONCRETA È IL COMPROMESSO, POICHÉ LA FORZA PUÒ ESSERE USATA CONTRO I NEMICI, NON CONTRO UNA PARTE DI SÉ CHE VUOLE ASSIMILARSI VELOCEMENTE MA PORTA ALLA LUCE DELLA COSCIENZA POLITICA QUEI CAMBIAMENTI GIÀ AVVENUTI SUL PIANO STRUTTURALE, DELLO SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE, RENDENDO EVIDENTE CHE ANCHE LA TRASFORMAZIONE POLITICA E SOCIALE È NON SOLO POSSIBILE MA NECESSARIA. IN QUESTO CONTESTO, È CHIARO CHE NELL’APPROCCIO RISPETTO AI POTENZIALI ALLEATI “L’UNICA POSSIBILITÀ CONCRETA È IL COMPROMESSO, POICHÉ LA FORZA PUÒ ESSERE USATA CONTRO I NEMICI, NON CONTRO UNA PARTE DI SÉ CHE VUOLE ASSIMILARSI VELOCEMENTE MA PORTA ALLA LUCE DELLA COSCIENZA POLITICA QUEI CAMBIAMENTI GIÀ AVVENUTI SUL PIANO STRUTTURALE, DELLO SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE, RENDENDO EVIDENTE CHE ANCHE LA TRASFORMAZIONE POLITICA E SOCIALE È NON SOLO POSSIBILE MA NECESSARIA. IN QUESTO CONTESTO, È CHIARO CHE NELL’APPROCCIO RISPETTO AI POTENZIALI ALLEATI “L’UNICA POSSIBILITÀ CONCRETA È IL COMPROMESSO, POICHÉ LA FORZA PUÒ ESSERE USATA CONTRO I NEMICI, NON CONTRO UNA PARTE DI SÉ CHE VUOLE ASSIMILARSI VELOCEMENTE. ” [13]
Se applichiamo le raccomandazioni di Gramsci a quanto è avvenuto nel cuore della Chiesa nel secolo scorso, possiamo vedere che l’opera di conquista delle “casematte” ecclesiastiche è stata condotta con gli stessi metodi sovversivi; certamente a questo criterio corrisponde l’infiltrazione dello stato profondo nelle istituzioni civili e della chiesa profonda nelle istituzioni cattoliche.

L’ESENZIONE DAL GIURAMENTO PER LE UNIVERSITÀ TEDESCHE
Per quanto riguarda l’esenzione dal giuramento per i dipartimenti cattolici delle università tedesche al tempo di san Pio X, mi sembra di capire – dalla documentazione che ho consultato [14] – che tale deroga non fu effettivamente concessa ma anzi fu de factoestorto contro la volontà della Santa Sede, grazie all’indulgenza di alcuni membri dell’episcopato tedesco. Il cardinale Walter Brandmüller ha evidenziato le conseguenze di questa esenzione sulla scuola teologica in Germania. Da parte mia, mi limito a notare che sono evidenti nella formazione di Joseph Ratzinger, che ha frequentato l’Istituto Superiore di Filosofia e Teologia di Frisinga, il Seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera, e l’Università Ludwig Maximilian di Monaco. Inoltre, il gesuita Karl Rahner, tra gli altri, si formò in Germania: il suo curriculum gli valse la nomina a perito al Concilio su iniziativa di Giovanni XXIII, amico del modernista Ernesto Buonaiuti.
A questo proposito è interessante notare quanto ha osservato il professor Claus Arnold nel suo studio The Reception of the Enciclical Pascendi in Germany :
DA UN’INDAGINE COMPLESSIVA SI PUÒ RICOSTRUIRE CHE L’ENCICLICA PASCENDI È STATA ATTUATA SOLO IN MODO MOLTO APPROSSIMATIVO, ALMENO SECONDO GLI STANDARD DI UNA REGOLARE BUROCRAZIA CENTRALIZZATA. IN QUESTA PROSPETTIVA SI RICONOSCE UN ALTO LIVELLO DI INDOLENZA E RESISTENZA EPISCOPALE, ANCHE IN GERMANIA. PIO X AVEVA TUTTE LE RAGIONI PER ESSERE DELUSO: LA SOSPETTA SETTA SEGRETA DEI MODERNISTI ALL’INTERNO DELLA CHIESA NON POTEVA ESSERE SCOPERTA DAI VESCOVI, E IL GIURAMENTO ANTI-MODERNISTA DEL 1910 PUÒ ESSERE VISTO COME UN’ESPRESSIONE DI INSODDISFAZIONE PER QUESTA CECITÀ EPISCOPALE. TUTTAVIA, L’ELEVATO LIVELLO DI DEVIAZIONE DALL’OBBLIGO DI RENDICONTAZIONE E LE RISPOSTE DEI VESCOVI CHE SONO STATE SPESSO FORMALIZZATE E DI UN’IMMUNIZZAZIONE INTERPRETATIVA NON DOVREBBERO INDURCI A SOTTOVALUTARE L’EFFETTO DELL’ENCICLICA. [15]
Certamente la disciplina allora vigente sia nei Dicasteri romani che nelle Diocesi del mondo impediva il completo boicottaggio dei provvedimenti provvidenzialmente impartiti da san Pio X. Tanto che nel 1955 lo stesso Joseph Ratzinger fu accusato di Modernismo dall’assistente relatore della sua tesi per la sua abilitazione all’insegnamento, il professor Michael Schmaus, contro il suo collega Gottlieb Söhngen, che condivideva l’approccio opposto con Ratzinger. Il giovane teologo ha dovuto correggere la sua dissertazione nei punti in cui insinuava una soggettivizzazione del concetto di Rivelazione. [16]

IL GIURAMENTO AL CONSIGLIO
Confermo che, secondo le norme canoniche allora in vigore, tutti i Vescovi che hanno partecipato al Concilio Vaticano II e tutti i chierici con incarichi nelle commissioni hanno giurato lo Iusiurandum Antimodernisticum insieme alla Professio Fidei . Certamente coloro che al Concilio rigettarono gli schemi preparatori predisposti dal Sant’Uffizio e giocarono un ruolo decisivo nella redazione dei testi più controversi, violarono il giuramento prestato sui Santi Vangeli; ma non credo che per loro questo costituisse un serio problema di coscienza.

IL CREDO DEL POPOLO DI DIO
Il Credo del Popolo di Dio pronunciato da Paolo VI il 30 giugno 1968 nella Cappella Papale che concludeva l’Anno della Fede doveva rappresentare la risposta della Sede Apostolica alla crescente ondata di contestazione dottrinale e morale; sappiamo che è stato fortemente consigliatoda alcuni cardinali. Alla stesura collaborò Jacques Maritain, che tramite il cardinale Charles Journet fu ricevuto in udienza da Paolo VI tra il 1967 e il 1968 e presentò una bozza per una professione di fede che si sarebbe in qualche modo opposta al Catechismo eretico olandese appena pubblicato e in corso di esaminato in quei mesi da una commissione cardinalizia di cui faceva parte Journet. Prima di questa, anche su richiesta di Paolo VI, un’altra professione di fede è stata preparata dal domenicano Yves Congar, che è stata respinta. Ma c’è un altro dettaglio:
… IN UNA SEZIONE, MARITAIN AVEVA ESPLICITAMENTE MENZIONATO LA COMUNE TESTIMONIANZA CHE ISRAELITI E MUSULMANI DANNO ALL’UNITÀ DI DIO INSIEME AI CRISTIANI. NEL SUO CREDO, INVECE, PAOLO VI RENDE GRAZIE ALLA BONTÀ DIVINA PER I “TANTI CREDENTI” CHE CONDIVIDONO CON I CRISTIANI LA FEDE NELL’UNICO DIO, MA SENZA MENZIONARE ESPLICITAMENTE IL GIUDAISMO E L’ISLAM. [17]
Scopriamo così che, se non fosse stato per la provvidenziale revisione del Sant’Uffizio, il Credo avrebbe introdotto la dottrina della Nostra Ætate che è stata poi ripresa dai Successori di Montini e che con Bergoglio ha trovato la sua coerente espressione nell’Abu Dichiarazione di Dhabi. [18]

L’ABDICAZIONE DELL’AUTORITÀ APOSTOLICA
E qui scopriamo un altro punctum dolens del modo di agire che univa Maritain e Montini:
NELL’INTRODUZIONE AL TESTO PREPARATO SU RICHIESTA DI JOURNET, MARITAIN HA AGGIUNTO ALCUNI SUGGERIMENTI SUL METODO. SECONDO MARITAIN ERA OPPORTUNO CHE IL PAPA USASSE UNA NUOVA PROCEDURA , CONFESSANDO LA SUA PROFESSIONE DI FEDE COME TESTIMONE PURO E SEMPLICE: “LA TESTIMONIANZA DELLA NOSTRA FEDE, QUESTO È CIÒ CHE VOGLIAMO PORTARE DAVANTI A DIO E AGLI UOMINI”. SECONDO MARITAIN, LA PURA E SEMPLICE “CONFESSIO FIDEI” AIUTEREBBE MEGLIO LA MOLTITUDINE DI ANIME IN DIFFICOLTÀ, SENZA DOVER PRESENTARE LA PROFESSIONE DI FEDE COME UN MERO ATTO DI AUTORITÀ : “SE IL PAPA AVESSE L’ARIA DI PRESCRIVERE O IMPORRE LA SUA PROFESSIONE DI FEDE IN NOME DEL SUO MAGISTERO,O AVREBBE DOVUTO DIRE TUTTA LA VERITÀ, SOLLEVANDO COSÌ TEMPESTE, O AVREBBE DOVUTO USARE CONSIDERAZIONE, EVITANDO DI AFFRONTARE I PUNTI PIÙ PERICOLOSAMENTE MINACCIATI, E QUESTA SAREBBE LA COSA PEGGIORE DI TUTTE “. LA COSA PIÙ EFFICACE E NECESSARIA È STATA CONFESSARE IN MODO CHIARO E FORTE L’INTEGRITÀ DELLA FEDE DELLA CHIESA, SENZA ANATEMIZZARE NESSUNO . [19]
Dire tutta la verità, secondo Maritain, avrebbe sollevato tempeste. L’alternativa, vale a dire usare la considerazione, ” evitare di trattare i punti più pericolosamente minacciati “, era già stata adottata dal Consiglio. Così, ancora una volta, è stato scelto il compromesso. La Mediocritas è stata eretta come metodo di governo nella Chiesa, la somma totale del nuovo magistero meramente proposizionale che ha evitato “ ogni allusione alla forma anatematica. Ma in nome di colui che attualmente occupa la cattedra dell’apostolo Pietro. In modo che tutte le ambiguità saranno escluse.[20] Il Sant’Uffizio ha aggiunto anche un interessante commento che possiamo rivalutare oggi, soprattutto dopo Fratelli Tutti :
SECONDO DUROUX, VA AGGIUNTO ANCHE IL CHIARIMENTO CHE QUANDO LA CHIESA SI OCCUPA DI QUESTIONI TEMPORALI NON MIRA A STABILIRE UN PARADISO SULLA TERRA , MA SEMPLICEMENTE A RENDERE MENO DISUMANA LA CONDIZIONE ATTUALE DEGLI UOMINI. UN INSERIMENTO CHE SERVIREBBE A SGOMBRARE IL CAMPO DA INTERPRETAZIONI AMBIGUE RIGUARDO ALLE POSIZIONI ASSUNTE DA GRANDI SETTORI ECCLESIALI, SOPRATTUTTO IN AMERICA LATINA DI FRONTE ALLE INGIUSTIZIE POLITICHE E SOCIALI . [21]
Con quella professione di fede, “ senza essere una definizione dogmatica propriamente detta, e seppur con un certo sviluppo, richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo , [22] si tentò di far dire al Papa ciò che il Concilio aveva taciuto circa: si noterà che il testo del Credo contiene 15 citazioni dalla Lumen Gentium , mentre cita 16 volte gli atti del precedente Magistero infallibile, riportando però solo il numero di riferimento in Denzinger.
In ogni caso, questa Professione di Fede non fu mai adottata insieme al Giuramento, e servì più a mettere a tacere le anime esasperate di pastori e fedeli [23] piuttosto che a ricondurre i ribelli all’ortodossia cattolica.
Vorrei segnalare un altro elemento presente nelle dichiarazioni di Maritain da non sottovalutare: “ Se il Papa avesse l’aria di prescrivere o imporre la sua professione di fede in nome del suo magistero … ” Ecco il punto principale su cui ruota l’intera questione: l’abdicazione dell’autorità da parte dell’autorità stessa. Secondo questo approccio, il papa non deve dare nemmeno l’impressione di prescrivere o imporre nulla, e se per accidens lo ha fatto Paolo VI, oggi ci troviamo nella situazione che il pensatore francese sperava cinquant’anni fa: certamente Bergoglio non ha l’aria ” di prescrivere o imporre la sua professione di fede in nome del suo magistero “, e l’uso di“Considerazione, evitando di trattare i punti più pericolosamente minacciati ” si è ora trasformata in un’affermazione sfacciata e sfacciata di un contro-magistero che, pur essendo canonicamente privo di ogni autorità apostolica, ha tuttavia la forza esplosiva delle parole di colui che il mondo riconosce come Vicario di Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, il Romano Pontefice. Così, pur non avendo l’aria di farlo, Jorge Mario Bergoglio sfrutta la sua autorità e la visibilità che gli danno i media mainstream per demolire la Chiesa di Cristo. E se l’errore può affermarsi impunemente “ senza anatemizzare nessuno ”, la “ forma anatematica ””È ampiamente utilizzato contro chi difende l’ortodossia cattolica o denuncia le frodi in corso. Inutile dire che l’uso della “considerazione, evitando di trattare i punti più pericolosamente minacciati ” oggi include non solo aspetti dottrinali, ma anche morali, sostenendo le deviazioni molto gravi nell’area della teoria del genere, dell’omosessualità, del transessualismo, e convivenza.

RATZINGER E IL GIURAMENTO CONTRO IL MODERNISMO
È ovvio che Joseph Ratzinger è da annoverare tra coloro che hanno prestato giuramento; Altrettanto indiscutibile è che egli “ha svolto un ruolo cruciale nel ribaltare gli schemi preparatori del Concilio e nell’avvio di un approccio completamente nuovo ”, e che così facendo ha violato il Giuramento. Se in questo Ratzinger avesse la piena consapevolezza di commettere un sacrilegio, lo sa solo Dio, che scruta nel profondo del cuore.
Mi sembra anche innegabile che ci siano molti dei suoi scritti in cui emergono sia la sua formazione hegeliana sia l’influenza del Modernismo, come ha ben illustrato il professor Enrico Maria Radaelli nei suoi saggi e come la nuova biografia di Papa Benedetto XVI di Peter Seewald conferma con abbondanza di particolari e numerose fonti. A questo proposito, credo sia ovvio che le dichiarazioni del giovane Joseph Ratzinger riportate da Seewald contraddicono ampiamente l’ ermeneutica della continuità teorizzata in seguito da Benedetto XVI, forse come prudente ritrattazione del suo antico entusiasmo.
Penso, tuttavia, che il passare del tempo, il suo ruolo di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e, infine, la sua elezione al Trono abbiano contribuito almeno a una sorta di cambiamento di opinione sugli errori che ha commesso e le idee che professava. Sarebbe però auspicabile che egli, soprattutto in considerazione del Giudizio Divino che lo attende, si allontani definitivamente da quelle posizioni teologicamente errate – mi riferisco in particolare a quelle dell’Introduzione al cristianesimo – che sono ancora oggi diffuse in università e seminari che si vantano di chiamarsi cattolici. Delicta juventutis meae et ignorantias measure ne memineris Domine (Sal 25: 7).
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
7 dicembre 2020
S. Ambrosii Episcopi et Confessoris
[1] lifesitenews.com/…ning-the-oath-against-modernism-and-its-abrogation
[2] marcotosatti.com/…tervista-cattolici-pro-aborto-rinnegano-la-chiesa/
[3] San Pio X, Motu Proprio Sacrorum Antistitum , quo quaedam statuuntur leges ad Modernismi periculum propulsandum, 1 settembre 1910. Si noti che la Santa Sede pubblica questo documento sul proprio sito web solo nel testo latino, senza traduzione in alcun corrente lingua, a differenza di tutti gli altri testi recenti.
[4] Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, Decreto Lamentabili sane exitu , 3 luglio 1907.
[5] San Pio X, Enciclica Pascendi Dominici Gregis sugli errori del Modernismo, 8 settembre 1907.
[6] Cfr. La Civiltà Cattolica , 1907, 4, 106: “ Vorremo e ordineremo che i Vescovi di tutte le diocesi, un anno dopo la pubblicazione di queste lettere e da allora ogni tre anni, forniscano alla Santa Sede una diligente e giurata relazione su tutte le prescrizioni contenute in esse, e sulle dottrine che trovano moneta nel clero, e specialmente nei seminari e nelle altre istituzioni cattoliche, e imponiamo analogo obbligo ai Generali degli Ordini Religiosi nei confronti di coloro che sono sotto di loro ”(art. VII dell’Enciclica Pascendi ). Si veda a tal proposito: Alejandro M. Dieguez, Tra competenze e procedure: la gestione dell’operazione , inThe Reception and Application of the Enciclical Pascendi , Studi di Storia 3, a cura di Claus Arnold e Giovanni Vian, Edizioni Ca ‘Foscari, 2017.
[7] Cfr. AAS, 1967, p. 1058 .
[8] Paolo VI, Lettera Apostolica Motu Proprio Integrae Servandae , 7 dicembre 1965.
[9] Considerazioni dottrinali sulla professione di fede e il giuramento di fedeltà , in Notitiae 25 (1989) 321-325.
[10] Paolo VI, Udienza generale , 25 aprile 1968.
[11] Nota del traduttore : Una casamatta è una posizione fortificata su una nave da guerra da cui vengono sparati i cannoni, dall’antico italiano casamatta.
[12] Cfr. A. Gramsci, Quaderni del carcere , a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, pp. 1566-1567.
[13] Cfr. Alexander Höbel, Gramsci e l’egemonia. Complessità e trasformazione sociale .
[14] La Civiltà Cattolica , anno 65, 1914, vol. 2, La parola del Papa ei suoi pervertitori , p. 641-650. In relazione al discorso di Pio X al Concistoro del 27 maggio 1914, (AAS, 28 maggio 1914, anno VI, vol. VI, n. 8, pp. 260-262): “ Il Papa qui fa riferimento al Giuramento contro il Modernismo, che circa cinque anni fa doveva essere imposto ai professori di teologia delle università dell’Impero ”(p. 648). Il passaggio del discorso di Pio X al Concistoro è questo: “Se mai incontrate coloro che si vantano di essere credenti, devoti al Papa, e che vogliono essere cattolici ma considerano il massimo insulto essere chiamati “chierici”, dite loro solennemente che i figli devoti del Papa sono coloro che obbediscono alla sua parola e seguitelo in tutto, e non chi studia i mezzi per evadere i suoi ordini o per obbligarlo con insistenza degna di una causa migliore a concedere esenzioni e dispense tanto più dolorose quanto più dannose e scandalose ”. Il 30 maggio 1914 L’Osservatore Romano risponde con una nota: “Abbiamo visto che alcuni giornali, commentando il discorso che il Santo Padre ha tenuto mercoledì ai nuovi cardinali, hanno insinuato o per confondere le idee e turbare le anime, o per altri motivi, che Sua Santità, parlando di dannose esenzioni o dispense che insistono su ottenerlo da lui, alludeva al giuramento contro il Modernismo in Germania. Questo è completamente falso e ci sembra che l’equivoco al riguardo non dovrebbe essere possibile. L’unico passaggio di quel discorso che si riferisce specificamente alla Germania, anche se non esclusivamente, è la parte delle associazioni miste, e in essa il Papa ha solo confermato ancora una volta i principi che ha esposto nell’Enciclica Singulari Quadam “.
[15]In un’indagine globale si può ricostruire che l’enciclica Pascendi è stata attuata in modo molto approssimativo, almeno secondo gli standard di una regola burocratica centralizzata. In questa prospettiva si può riconoscere un alto grado di indolenza e resistenza episcopale, anche in Germania. Pio X aveva tutte le ragioni per essere deluso: la sospetta setta segreta dei modernisti all’interno della Chiesa non poteva essere scoperta dai vescovi, e il giuramento contro il modernismo del 1910 può essere visto come un’espressione di insoddisfazione per questa cecità episcopale. Tuttavia, l’elevata devianza dall’obbligo di rendicontazione e le risposte spesso formalizzate e di immunizzazione interpretativa dei vescovi non dovrebbero indurci a sottovalutare l’effetto dell’enciclica ”(p. 87). Vedi Claus Arnold,The Reception of the Enciclical Pascendi in Germany (Johannes Gutenberg-Universität Mainz, Germany), in The Reception and Application of the Enciclical Pascendi , Studi di Storia 3, a cura di Claus Arnold e Giovanni Vian, Edizioni Ca ‘Foscari, 2017, p. 75 sgg.
[16]Per Schmaus la fede della Chiesa era comunicata con concetti definitivi e statici che definiscono verità perenni. Per S ö hngen la fede era un mistero e veniva comunicata in una storia. A quel tempo si parlava molto della storia della salvezza. C’era un fattore dinamico, che garantiva anche apertura e presa in considerazione di nuove domande. ”Intervista ad Alfred Läpple di Gianni Valente e Pierluca Azzaro, Quel nuovo inizio che fiorì tra le macerie , in 30 giorni , 01/02, 2006.
[17] Sandro Magister, Il Credo di Paolo VI. Chi lo scrisse e perché , 6 giugno 2008.
[18] Sandro Magister nota: Negli anni Cinquanta Maritain era vicino alla condanna del Sant’Uffizio per il suo pensiero filosofico, sospettato di “naturalismo integrale”. La condanna non fu eseguita, anche perché difeso da Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, che all’epoca era il Sostituto della Segreteria di Stato ed era legato al pensatore francese da una lunga amicizia. “Ibid.
[19] Gianni Valente, Paolo VI, Maritain e la fede degli apostoli , in 30 giorni , 04, 2008.
[20] Così suggerì il 6 aprile 1968 il domenicano Benoît Duroux, che all’epoca era collaboratore del segretario dell’ex Sant’Uffizio, mons. Paul Philippe. Ibid.
[21] Ibid.
[22] Paolo VI, Omelia per la Solenne Concelebrazione al termine dell’Anno della Fede nel Centenario del Martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo , 30 giugno 1968.
[23]Siamo consapevoli dell’inquietudine che agita alcuni ambienti moderni rispetto alla fede. Non sfuggono all’influenza di un mondo in profonda trasformazione, in cui un numero così elevato di certezze viene messo in discussione o messo in discussione. Vediamo anche cattolici che si lasciano prendere da una sorta di passione per il cambiamento e la novità “. Ibid.
Vedi anche: lifesitenews.com/…-oath-is-a-desertion-a-betrayal-of-unheard-gravity
Del 10 Gennaio 2021

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AvisObservans
Specchi per le allodole.
Diodoro
Il testo del Giuramento:

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FORMULA DEL GIURAMENTO
«Io, …………………….., accetto e credo fermamente tutte e ciascuna le verità che la Chiesa, col suo magistero infallibile, ha definito, affermato e dichiarato, principalmente quei capi di dottrina che si oppongono direttamente agli errori del nostro tempo.
E per Primo credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con …More
Il testo del Giuramento:

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FORMULA DEL GIURAMENTO
«Io, …………………….., accetto e credo fermamente tutte e ciascuna le verità che la Chiesa, col suo magistero infallibile, ha definito, affermato e dichiarato, principalmente quei capi di dottrina che si oppongono direttamente agli errori del nostro tempo.
E per Primo credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e perciò anche dimostrato col lume naturale della ragione per mezzo delle opere da Lui compiute (cfr. Rm. 1, 20), cioè per mezzo delle opere visibili della creazione, come la causa per mezzo dell’effetto.
Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell’origine divina della Religione cristiana; e questi stessi argomenti io li ritengo perfettamente proporzionati all’intelligenza di tutti i tempi e di tutti gli uomini, anche del tempo presente.
Terzo: credo anche con fede ferma che la Chiesa, custode e maestra della parola rivelata, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso, vero e storico, durante la sua vita tra noi, e che è fondata su Pietro capo della gerarchia apostolica, e sui suoi successori attraverso i secoli.
Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della Fede trasmessa fino a noi dagli Apostoli per mezzo dei Padri ortodossi, sempre nello stesso senso e nella stessa sentenza, e rigetto assolutamente la supposizione eretica dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, differente da quello che la Chiesa ha tenuto dall’inizio; e similmente condanno ogni errore che pretende di sostituire al deposito divino, affidato da Cristo alla Sposa perché fedelmente lo custodisse, un ritrovato filosofico o una creazione della coscienza umana, formatasi lentamente con sforzo umano e perfezionantesi nell’avvenire con progresso indefinito.
Quinto: ritengo in tutta certezza e professo sinceramente che la Fede non è un sentimento religioso cieco che erompe dalle latebre della subcoscienza per impulso del cuore ed inclinazione della volontà moralmente informata, ma un vero assenso dell’intelletto alla verità acquisita estrinsecamente con la predicazione; assenso per il quale noi crediamo vero, a causa dell’autorità di Dio la cui veracità è assoluta, tutto ciò che è stato detto, attestato e rivelato dal Dio personale, creatore e Signore nostro.
Mi sottometto anche, con tutto il dovuto rispetto ed aderisco di tutto il cuore a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni contenute nell’Enciclica Pascendi e nel Decreto Lamentabili, specialmente per ciò che concerne la cosiddetta storia dei dogmi.
- Così pure riprovo l’errore di coloro che pretendono che la fede proposta dalla Chiesa possa essere in contraddizione con la storia, e che i dogmi cattolici, nel senso in cui oggi sono intesi, siano incompatibili con le origini più autentiche della religione cristiana.
- Condanno pure e rigetto l’opinione di coloro che affermano che il cristiano erudito si rivesta di una duplice personalità, del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito sostenere ciò che contraddice la fede del credente, o porre delle premesse da cui conseguisse che i dogmi sono falsi o dubbi, così che essi non siano negati direttamente.
- Riprovo allo stesso modo quel metodo per giudicare e interpretare la Sacra Scrittura che, mettendo da parte la tradizione della Chiesa, l’analogia della Fede e le regole della Sede apostolica, ricorre ai metodi dei razionalisti e, con non minore audacia quanta temerità, accetta come suprema ed unica regola solo la critica testuale.
- Inoltre rigetto l’opinione di coloro i quali ritengono che gli insegnanti delle discipline storiche e teologiche, o coloro che ne trattano per iscritto, debbano anzitutto sbarazzarsi di ogni idea preconcetta sia sull’origine soprannaturale della tradizione cattolica sia sull’assistenza divinamente promessa per la perenne salvaguardia dei singoli punti della verità rivelata, per interpretare poi gli scritti di ciascuno dei Padri, al di fuori di ogni autorità sacra, solo con i principii della scienza e con quella libertà di giudizio ammessa per l’esame di un qualunque documento profano.
- Mi dichiaro infine del tutto estraneo a quell’errore dei modernisti che pretende che non vi sia, nella sacra tradizione, nulla di divino o, ciò che è ben peggio, che ammette ciò che vi è di divino in senso panteista; così che non rimane nulla di più del fatto puro e semplice, assimilabile ai fatti ordinarii della storia: e cioè che degli uomini, col loro lavoro, la loro abilità, il loro talento, continuino nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo ed i Suoi Apostoli.
Mantengo pertanto fermissimamente e manterrò fino al mio ultimo respiro, la fede dei Padri nel carisma certo di verità che è, è stato e sarà sempre nell’episcopato trasmesso con la successione Apostolica [a]: non in modo che sia mantenuto quello che può sembrare migliore e più adatto al grado di cultura proprio di ciascuna epoca, ma in modo che la verità assoluta ed immutabile, predicata in origine dagli Apostoli, né mai sia creduta, né mai sia intesa in un altro senso [b].
Mi impegno ad osservare tutte queste cose fedelmente, integralmente e sinceramente, a custodirle inviolabilmente e a non allontanarmene sia nell’insegnamento sia in una qualunque maniera con le mie parole ed i miei scritti. Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.»