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AMATE IL ROSARIO 1 ottobre 1973 (a Seregno). Figli diletti e cari, eccovi qui, disposti a corona per offrirmi un serto di fiori in questo primo giorno del mese dedicato al mio rosario. Vi benedico …More
AMATE IL ROSARIO

1 ottobre 1973 (a Seregno).

Figli diletti e cari, eccovi qui, disposti a corona per offrirmi un serto di fiori in questo primo giorno del mese dedicato al mio rosario. Vi benedico ad uno ad uno e vi ringrazio per aver ancora una volta risposto alla mia chiamata.
Vorrei farvi capire la potenza di questa preghiera e vi assicuro che ne restereste conquistati, così da diventare apostoli del mio rosario. È una mistica corona che unisce misteriosamente ma realmente la Chiesa trionfante, purgante e militante. Non è un biascicar di parole, non è la ripetizione di semplici suoni, ma è una musica meravigliosa che, ripetendo le sue note come una sinfonia, dà alle parole stesse un significato e un'armonia.
Nel paradiso echeggiano quelle stesse preghiere che voi pronunciate a lode della Trinità Santissima e della vostra Regina che, festeggiata e invocata, non cessa di lodare Dio e di implorare da Lui aiuto per tutti.
Quando in una casa o in una comunità si uniscono i cuori nello stesso affetto per recitare la corona, tutto il paradiso è in ascolto e i fratelli tutti beneficiano dei celesti favori come coloro che, essendo uniti in un'unica cordata, sono attratti verso la vetta, dove esseri molto più potenti di coloro che stanno salendo sostengono il capo della corda.
Vi sembra un paragone forse banale, ma riflette una realtà, figli. Siete tutti incamminati verso il cielo, anche se qualche volta siete tentati di attaccarvi alla terra e vi attardate e vi appesantite, pensando di dover restare sempre qui. Il rosario è la corda a cui vi potete attaccare e, meditando il Vangelo spicciolo che esso vi presenta, dovete progredire e salire, migliorare e santificarvi.
Ma vi è qualcosa ancora che vi deve incitare alla preghiera sotto questa forma tanto semplice.
Gesù ha detto agli uomini tutti, oltre che ai suoi apostoli e discepoli: "Se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli".
Il rosario è la preghiera dei bambini, dei semplici, degli umili. Con la sua ripetizione, monotona se volete, è un chiaro richiamo alle suppliche che il bambino indirizza alla sua mamma per avere ciò che desidera.
E chi non ha delle necessità? Ci sono i soli che desiderano essere consolati nella loro solitudine. Ci sono i malati che desiderano la guarigione o la forza per sopportare le loro malattie. Ci sono gli anziani che sentono sempre più il peso degli anni e desiderano essere compresi, aiutati e rinvigoriti. Ci sono le mamme che devono crescere dei figli che vorrebbero perfetti, mentre si sentono incapaci di compiere i loro doveri.
E c'è, di ogni categoria di persone, chi supplica perché vuol essere accontentato. Che farete dunque? Farete così: reciterete il vostro rosario con la stessa insistenza dei bambini e sarà esaudita, perché avrete messo in essa quell'umiltà che vi rende cari al cuore di Dio e al cuore della vostra Mamma Regina.
Vi dirò di più. Il rosario è la preghiera dei poveri. Quanti poveri nel mondo! Poveri nello spirito, poveri di cuore perché non sentono in loro l'eco dei lamenti dei fratelli che sono nel dolore. Ma quanti poveri anche perché privi di quella grazia di Dio che è la sola ricchezza che vale. Ci sono anche i poveri di virtù, i freddi nel bene, che non sanno fare un passo di più per diventare veri cristiani.
Per tutti questi che sono i veri poveri, ecco il rosario che ricorre come un dono e va a rammollire i cuori, a dare forza e coraggio per vincere e superare tutte le difficoltà e per fare della propria vita una testimonianza di fede.
È la preghiera dei poveri, il rosario, cioè di tutti coloro che non hanno la possibilità di approfondire diversamente le verità della fede e si raccomandano alla loro Maestra, perché faccia luce e porti lo Spirito Santo, per mezzo del quale ogni segreto viene svelato e la fede appare in tutta la sua bellezza.
Non c'è età che impedisca di pregare e il rosario è di tutti. Quando gli occhi non permettono di vedere molto bene, quando le orecchie non ricevono suoni con facilità, quando il corpo riposa volentieri reso inerte dall'età, sta sempre bene la corona che, circolando fra le dita, segna il numero delle rose da offrire alla Mamma. Ma anche nelle mani dei giovani non sfigura la corona, come non si vergognano i geni e gli uomini di grande valore umano di recitare il rosario forse anche in ginocchio sul nudo terreno.
È un dono che fate e un dono che ricevete, il rosario, e la vostra preghiera che sale al cielo come profumo d'incenso, scende consolatrice e, come rugiada refrigerante, dà sollievo a coloro che in purgatorio aspettano di essere liberati dopo la loro purificazione.
A Francesco che mi chiedeva nell'apparizione di Fatima se sarebbe venuto in cielo, io rispondevo: "Sì, ci verrai, ma prima devi recitare molti rosari". La stessa cosa la ripeto a voi e se mi chiedete: "Verremo noi in paradiso?", vi rispondo: sappiate che è la cosa più importante della vostra vita quella di salvare l'anima, ma voi ci arriverete lassù. Vi chiedo di amare il rosario, di recitarlo con fede e di diffonderlo con zelo.
Figli, mi è tanto caro il vostro canto, che mi fa pensare a quello degli angeli anche se non è perfetto.
Vi benedico ancora e vi abbraccio. Abbiate fiducia, le grazie verranno.