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MESE MARIANO

. APOLOGIA DEL SS. ROSARIO: del Beato Maestro Alano della Rupe per il Vescovo Ferrico di Cluny, Vescovo di Tournai

- (Riguardo al SS. Rosario), cosa è meglio tra queste cose: recitarlo ad alta voce, o in silenzio? Predicar(lo), o scriver(ne) un’Apologia, per difenderlo?


"O intrepido Vescovo dei Servi fedeli di Cristo, l’umana avidità (del sapere) non trovando mai riposo, spinta più spesso dalla vanità (del conoscere), che guidata dalla devozione, domanda molte cose:
I. la prima domanda è: quale delle due cose è migliore: pregare il Rosario in silenzio o ad alta voce?

Rispondo:
1. Chi sa recitare (il Rosario) in silenzio, non è necessario che utilizzi la voce: un detto di (Sant’)Agostino è: "L’orazione mentale può valere senza la voce, ma l’orazione vocale, giammai è meritoria, senza una mente devota".

2. È migliore il SS. Rosario mentale e vocale insieme, piuttosto che solo in silenzio, perché vi è contenuto un doppio bene: la fatica è maggiore per l’azione del corpo e per lo sforzo della mente.

3. Questo esercizio (mentale e vocale) del SS. Rosario può essere più meritorio per la Vita Eterna, dal momento che è (una scelta) pienamente libera, non dettata da qualche precetto della Chiesa, ed è (una preghiera) in sè molto buona, come si è visto sopra;

II. la seconda domanda è: quale delle due cose è migliore: pregare questa preghiera meditando il senso delle parole, o dei Misteri?

Rispondo:
1. Le meditazioni sull’Incarnazione, sulla Passione, sulla Gloria (di Cristo); e anche sui Santi, sulle Virtù e sui vizi, sono nel SS. Rosario di maggior valore, rispetto alla sola attenzione al senso delle parole, poiché la via (dell’attenzione), insieme all’altra via della novità delle cose meditate, toglie la noia.

2. Il SS. Rosario è stato istituito più per raccogliersi in Dio, che per recitarlo pubblicamente in Chiesa, essendo (il SS. Rosario) una devozione libera, e non di costrizione.

3. Occorre che il Rosariante di Maria presti attenzione a pregare, anche se, fattivamente, non riesca a pregare attentamente. Infatti, per ottenere il merito, non è necessaria la meditazione attenta in questo speciale modo libero di pregare; cosicchè, invece, si può pregare mentre si cammina, ecc., e in qualsiasi altro modo si voglia, così come è possibile aggiungere, togliere, o dividere in più parti il SS. Rosario, secondo il beneplacito di ciascuno.

III. La terza domanda è: cosa è meglio: predicare il SS. Rosario o pregarlo?

Rispondo che, in uguale (misura), (tra le due), eccelle la predicazione.
Infatti, un bene quanto più è condiviso e giovevole, tanto più è migliore.
Sebbene il pregare nel fervore della devozione personale, può superare la predicazione.

IV. La quarta domanda è: cosa è meglio: ascoltare le Confessioni e dare per penitenza il SS. Rosario, o scriverne a difesa contro i suoi oppositori, oppure solo pregar(lo)?

Rispondo con una distinzione:
1. anzitutto, quanto al bene del prossimo, le cose dette prima (del Confessare e dello scrivere sul SS. Rosario), sono superiori al solo pregare;

2. quanto, invece, al bene proprio di ciascuno, il solo pregare potrebbe superare le altre (due) realtà;

3. tuttavia, il Confessare e dare per penitenza (il SS. Rosario), e il difenderlo, sono quasi come il pregarlo: Sant’Agostino, infatti, dice: "Ogni opera buona è preghiera", ed è veramente così.

V. La quinta domanda è: cosa è meglio: scrivere alcune cose con il calamaio sul SS. Rosario, o predicarlo?

Dico (che è meglio) scrivere:
1. poichè, chi scrive, è Dottore dei Dottori, i quali, poi, ammaestrano i più piccoli con la predicazione;

2. e, poiché nello scrivere è maggiore la contemplazione, chi scrive si avvicina maggiormente alla vita contemplativa, rispetto a chi predica, cosa che appartiene, invece, alla vita attiva;

3. chi scrive è come un (novello) Mosè, che rivela ad Aronne la Parola del Signore: i predicatori, infatti, sono come (novelli) Aronne, assoggettati alla Parola di Mosè;

4. tuttavia, quanto all’attenzione, allo sforzo, alla carità e alla necessità, il predicare può essere di merito più alto dello scrivere.

VI. La sesta domanda è: cosa è meglio: scrivere (sul SS. Rosario) sotto dettatura di un altro, o pregar(lo), predicar(lo), confessare, etc.?

Rispondo:
1. gli scrivani dei Santi Dottori, se furono in grazia, meritarono l’Aureola dei Dottori, e sono stati associati alla (loro) gloria, anche se non alla pari con i (loro) Maestri;

2. poichè, gli (scrivani), per la grande fatica quotidiana, sono spesso controvoglia nella mente, e affaticati nel corpo; come anche le tentazioni del diavolo, spesso, (li) spingono ad omettere le trascrizioni, fino a ledere la loro salute.
Di conseguenza, tali (difficolta) possono essere di maggior merito, poichè essi sono travagliati da una pena maggiore; ma questo (vale) solo se la ragione della malattia sia stata, per la gran parte, procurata dall’esercizio delle loro trascrizioni (sul SS. Rosario).
(Per i meriti), occorre, infatti, scrivere per pura devozione, non per avidità di guadagno;

3. ugualmente, conseguiranno un grande merito, coloro che comunicano agli altri i loro scritti, e li divulgano: essi, infatti, sono come gli aurighi, i quali trasportano nel mondo i vasi della dottrina dello Spirito Santo.
Ed è giusto che essi siano iscritti nella lista della Confraternita del Rosario, dal momento che essi, anche se concretamente (pregano) di meno (il SS. Rosario), con il desiderio, tuttavia, essi lo pregano e lo offrono: in verità, anch’essi, in modo equivalente, onorano Cristo e Maria.

VII. Infine, qui riporterò una cosa, che fu rivelata dalla medesima Vergine Maria ad un suo devoto, meno di quattro anni fa, e diceva:
"Io ho ottenuto dal Mio Figlio, che tutti in questa Confraternita, possano avere, come loro Confratelli, tutta la Corte Celeste, in vita e in morte; e così, essi avranno la Comunione di tutti i meriti, insieme ai Santi, come se gli stessi Beati fossero stati in questa (vita) mortale, in una sola e medesima Confraternita, insieme ad essi".

Egli si meravigliava, non riuscendo a credere alle parole ascoltate.
E (Maria SS.) a lui: "Perché non credi che essi sono associati, quando i miei Rosarianti fanno nel mondo, ciò che tutti i Beati fanno sempre nei Cieli?".

Per questo, San Gregorio riferisce che gli uomini andranno nei Cori degli Angeli, di cui, durante la vita, cercarono di imitarne le opere."

(APOLOGIA DEL SS. ROSARIO:
del Beato Maestro Alano della Rupe
per il Vescovo Ferrico di Cluny,
Vescovo di Tournai.
LIBRO PRIMO: CAPITOLO XIX )


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