Fatima.
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Quale voto in una cultura di morte?

Quoniam non oboedivimus preceptis tuis, ideo traditi sumus in direptionem (Tb 3, 4).

In tanti continuano a domandarsi come votare. Il consiglio di non farlo affatto (che non va inteso come un obbligo) poggia su ragioni di teologia politica che abbiamo cercato di spiegare (qui e qui), non sull’idea che la bassa affluenza alle urne possa delegittimare un sistema che comunque – eccetto per una catastrofe bellica – andrà avanti ugualmente, anche senza sostegno popolare. A chi si lamenterà dell’operato del nuovo Governo o dell’attività legislativa del nuovo Parlamento potranno rinfacciare cinicamente che, se voleva che la sua opinione avesse un peso, si sarebbe dovuto recare al seggio. Dobbiamo metterci in testa che la democrazia è (ed è sempre stata) una frode mirante a imporre ai cittadini decisioni prese da altri come se fossero frutto delle loro scelte. È ormai più che evidente che i rappresentanti eletti non operano nell’interesse del popolo, ma di consorterie finanziarie sovranazionali che li manovrano come burattini e, a dissipare ogni dubbio residuo, li premiano come statisti dell’anno per mano di rabbini che consegnano globi sormontati da corna di caprone…

lascuredielia.blogspot.com/2022/09/qualevoto-in-una-cultura-di-morte.html
Francesco I
Cara Fatima, forse non si è accorta che abbiamo già votato!