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La riconsacrazione del Tempio ad opera di Giuda Maccabeo, applicazioni alla Chiesa odierna

Ricordate l'articolo di don Elia su "La Scure" che ho postato qualche giorno fa (Sconsacrazione del colle Vaticano: in attesa dell'Anticristo? – La Scure di Elia)

Avete letto l'intervista chiara e coraggiosa rilasciata dall'encomiabile vescovo Carlo Maria Viganò che sta girando in modo virale sul web (www.sabinopaciolla.com/arcivescovo-vig…)?

Sapete tutti bene (o meglio sappiamo tutti bene) cosa è avvenuto il 4 ottobre nei giardini vaticani e come si percepisca in modo unanime, attraverso il sensus fidelium, la necessità di un atto riconsacratorio non solo per riparare l'oltraggio inferto a Dio ma per evitare danni spirituali e finanche ricadute apocalittiche che peggiorerebbero la situazione della Chiesa già così compromessa (rimando qui all'articolo di don Elia).

Alla luce di tutto questo, vi sembra un caso che la liturgia odierna ricordi la riconsacrazione del tempio ad opera di Giuda maccabeo dopo le profanazioni idolatriche ad opera degli infedeli e degli ebrei traditori?

A me sembra una chiara risposta di Dio sul senso degli eventi e desidero offrire alla vostra vostra meditazione il commento che don Dolindo Ruotolo propone su quell'epico momento della storia sacra per approfondire meglio il valore di quella riconsacrazione e come spiritualmente possa applicarsi alla situazione odierna.


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Riferimento biblico: 1 Maccabei 4, 36-61

Dopo aver riportato una vittoria che sembrava definitiva contro i nemici del suo popolo per il ritorno di Lisia in Antiochia, Giuda e i suoi fratelli stabilirono di andare a purificare il santuario di tutte le profanazioni che vi avevano fatte i Gentili, e di rinnovarlo nello splendore e nel culto. Radunato tutto l’esercito, per evitare qualunque sorpresa da parte dei Giudei rinnegati e dei nemici che ancora erano in possesso della rocca, salirono al monte Sion e s’introdussero nel recinto del luogo santo.

Lo spettacolo che si presentò ai loro occhi era dei più desolanti: il santuario era deserto, l’altare degli olocausti era profanato, diruto, e reso immondo; le porte del tempio erano bruciate, nei cortili deserti era cresciuta alta l’erba selvatica, da dar loro l’aspetto di una boscaglia o di un monte selvaggio. Le camere del tempio dove si conservavano le cose sante erano rovinate, e tutto l’insieme di quelle fabbriche dava un senso di desolazione che strappava il cuore. Presi da gran dolore si lacerarono le vesti, piansero amaramente, si gettarono cenere sul capo in segno di penitenza, si prostrarono con la faccia per terra, e pregarono Dio ad alta voce facendo squillare le trombe come gridi di lamento e di preghiera uniti ai loro alti gemiti di angoscia.

Dalla preghiera, Giuda passò immediatamente all’azione, perché sarebbe stato impossibile purificare il santuario senza essere molestati dai nemici che ancora erano annidati nella rocca. Egli, perciò, costituì un corpo di armati che dovessero tener testa a quegli empi durante la purificazione del luogo santo, e dovessero snidarli dalla fortezza. Scelse poi dei sacerdoti santi e zelanti della Legge di Dio per la purificazione del santuario. Essi portarono le pietre contaminate delle quali i Gentili avevano costruito un altare idolatrico, in luogo immondo, cioè nei luoghi di rifiuto e d’immondizie.

Col consiglio di Giuda distrussero l’altare degli olocausti profanato dai Gentili, e ne accantonarono le pietre in un luogo decente, rimettendo ad un profeta, quando fosse venuto, la decisione di quello che se ne dovesse fare. Presero, poi, delle pietre intere, secondo la Legge, cioè delle pietre informi e non toccate da scalpello (cf Dt 27, 6; Gs 8, 31; Es 20, 25) come Dio aveva comandato per gli altari che fossero costruiti fuori del santuario, forse perché riguardavano il tempio profanato come un luogo dissacrato. Riedificarono poi il santuario in tutte le sue parti interne ed esterne, e santificarono la Casa e i cortili, rimovendone le immondizie e forse aspergendoli con acqua lustrale. Dotarono ancora il tempio di nuovi vasi sacri per i sacrifici; vi riposero il candelabro e ne accesero le lucerne, elevarono di nuovo l’altare degli incensi e la mensa dei pani della proposizione, riposero i veli al Santo e al Santo dei Santi, e prepararono tutto per la novella dedicazione del tempio.

Il venticinque nel nono mese – detto Casleu, dell’anno 148, ossia al 25 dicembre del 165 a. C. –, offrirono il sacrificio solenne di dedicazione al nuovo altare degli olocausti, con cantici e suoni, nello stesso giorno in cui era stato profanato dai pagani. Tutto il popolo, compreso di straordinaria emozione, si prostrò bocconi per terra, adorando e benedicendo Dio che aveva dato loro questa felicità. La festa si protrasse per otto giorni; si offrirono olocausti ogni giorno con grande gioia, e alla fine si offrì un sacrificio in rendimento di grazie.

In pari tempo, si ornò la facciata del tempio di piccoli ornamenti come scudi d’oro, si inaugurarono le porte nuove e si posero le porte alle camere devastate. Giuda, i suoi fratelli e tutta l’assemblea d’Israele ordinarono che ogni anno si celebrasse l’anniversario di questa nuova dedicazione del tempio per otto giorni, cominciando dal 25 del mese di Casleu. Il Sion poi fu fortificato e vi fu posto un presidio forte di soldati, per impedire che i Gentili avessero di nuovo fatto irruzione nel luogo santo. Bet-Zur che si trovava di fronte all’Idumea, dalla quale era facile avere fastidi, divenne cosa più forte, e, insieme alle fortificazioni del monte Sion, divenne un caposaldo di difesa che impediva in seguito qualunque sorpresa da parte dei nemici del popolo di Dio.

ANCHE LA CHIESA DOVRÀ PURIFICARSI DOPO LE ASPRE LOTTE DEGLI ULTIMI TEMPI

Prima del regno di Dio sulla terra e del grande trionfo della Chiesa, il popolo del Signore sarà sottoposto a terribili prove, delle quali sono figura e annuncio le sventure d’Israele, castigo dei peccati commessi contro la Legge divina. Dopo le prove purificatrici che elimineranno dal suo seno la strana mescolanza di paganesimo redivivo che avrà deturpato la sua vita, ci dovrà essere come una nuova dedicazione a Dio dell’anima e del cuore cristiano. Sarà come la sua riconsacrazione al tempio vivo di Dio.

Lo stato nel quale Giuda trovò il tempio di Gerusalemme è figura dello stato nel quale si trovano le anime, devastate dal peccato, e ridotte in una condizione deplorevolissima di paganesimo e di apostasia. Esse sono deserte di ogni vita soprannaturale; il loro cuore, altare di olocausti di amore a Dio, è devastato dalle passioni; le porte della modestia e della purezza sono bruciate, ed esse sono piene di vizi e di passioni disordinate, come di sterpi e di spine. Rovinate sono le camere dell’interiore orazione, spento è il candelabro della fede, abbattuto e profanato è l’altare dell’incenso della preghiera e la mensa dei pani sacri, per la lontananza dai Sacramenti e dall’Eucaristia.

Sarà necessario suonare le trombe, cioè far sentire a queste anime traviate la voce di Dio; occorrerà combattere energicamente lo spirito del mondo; dovranno sorgere sacerdoti senza macchia e pieni di zelo per la divina Legge, che col loro apostolato riconducano queste anime alla Fede vera e alla pratica della Fede. Il cuore contaminato dall’impurità e dall’orgoglio dovrà essere purificato; tutto ciò che fu profanato dalla falsa scienza dovrà essere demolito, inesorabilmente demolito; bisognerà riedificare il cuore non con gli elementi di una vita naturalizzata dall’umana industria, ma con pietre intere e non tocche da scalpello, cioè con una dottrina integra, non ridotta dall’orgoglio o dall’apostasia a proporzioni razionalistiche, come dolorosamente si fa oggi nello studio dei Libri Sacri. Bisognerà fare di queste anime vasi novelli di grazia e di Spirito Santo, perché siano sante quali Dio le vuole. È questa la grande purificazione che la Chiesa attende ed avrà, dopo le aspre lotte che subisce, e dopo l’immane flagello che il mondo ha avuto con la guerra universale. Preghiamo, preghiamo che questo gran giorno si avvicini, e che, per il Papa dell’Amore, tutto vivo di lode a Dio, perché tutto vivificato dallo Spirito Santo, s’inaugurino nella Chiesa questi nuovi templi dell’Amore trionfante, che fa giudizio del mondo, ne scaccia satana che lo sconvolge, e inaugura sulla terra, ancora fumante di rovina, il Regno di Dio.
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luisa sedda shares this.
.... IMPORTANTE.......
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Francis Bergoglio and interreligious dialogue

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Sito ufficiale: vkpatriarhat.org/en/
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A chi spetta riconsacrare la basilica di san Pietro e Santa Maria in Traspontina?
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Forse al vescovo di Roma
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