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Trovata la breccia dell’assedio romano di Tito a Gerusalemme

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OTTOBRE 27, 2016

Yoli Shwartz, Israel Antiquities Authority)

Gli archeologi israeliani avrebbero trovato le tracce della breccia aperta dalle legioni romane di Tito nelle prima cerchia di mura di Gerusalemme, durante l’assedio del 70 d.C. Dopo quell’attacco, i Romani conquistarono la città e distrussero il Secondo Tempio – uno dei più importanti eventi della storia giudaica.

Lo scavo era stato condotto lo scorso inverno sul sito di costruzione di un campus per una scuola d’arte, nel complesso russo di Gerusalemme.

Tra le scoperte ci sono le rovine di una possibile torre di guardia usata dai ribelli ebrei. Accanto vi erano dozzine di pietre sparate dalle baliste romane.

La breccia

I manufatti delineano un’area che sembra essere stata pesantemente bombardata dalle macchine d’assedio romane.

Il sito della breccia nella terza cerchia di mura (la più esterna) era stato descritto dallo storico ebreo Flavio Giuseppe nella sua opera Guerra giudaica, ma finora non era mai stato identificato.

Gli archeologi che hanno diretto lo scavo, Rina Avner e Kfir Arbib, hanno parlato di «un’affascinante testimonianza dell’intenso bombardamento da parte dell’esercito romano, condotto da Tito, prima di conquistare la città e distruggere il Secondo Tempio. Il bombardamento servì ad attaccare le sentinelle di guardia sul muro, e a proteggere le forze romane che avanzavano con gli arieti per aprire una breccia».

Le pietre, oltre 70, furono tirate con fionde o baliste (Yoli Shwartz, Israel Antiquities Authority)

L’assedio secondo gli storici

Nella sua descrizione, Flavio Giuseppe racconta che il muro aperto dai Romani in origine doveva proteggere un nuovo quartiere della città, a nord rispetto i confini, completato come parte dei preparativi per la rivolta ebraica contro Roma (della quale Flavio Giuseppe era un comandante, prima di passare coi Romani).

Il suo racconto dell’assedio fornisce una descrizione dettagliata delle mura e delle difese di Gerusalemme, non ultimo il terzo muro a nord, che era considerato il punto debole di Gerusalemme. È qui che i Romani attaccarono, venendo dalla direzione di Monte Scopus, prima di distruggere le fortificazioni.

«Il muro cominciò a cedere davanti ai colpi del “Vittorioso” – questo è il nome che i Giudei diedero alla più grossa delle elepoli romane, poiché distruggeva ogni ostacolo – e i difensori, ormai stremati non solo dai combattimenti, ma anche dalle notti insonni passate a vigilare […], ritennero che fosse ormai inutile difendere questo muro quando ne rimanevano altri due, e così molti si ritirarono»

Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, V, 7.2.299-300.

La breccia nel muro è stata descritta anche dallo storico romano Cassio Dione, che scrisse come la resistenza continuò anche dopo lo sfondamento da parte dei Romani.

(Yoli Shwartz, Israel Antiquities Authority)

Una punta di lancia corrosa (Clara Amit, Israel Antiquities Authority)


Dei vasi come questo hanno aiutato a datare gli eventi (Yoli Shwartz, Israel Antiquities Authority)


(Yoli Shwartz, Israel Antiquities Authority)

I resti del terzo muro erano stati casualmente scoperti negli anni ’20, alimentando un lungo dibattito sull’assedio dei Romani.

Nonostante siano avvenuti 2.000 anni fa, gli eventi descritti da Flavio Giuseppe continuano ad avere un profondo significato oggi, sottolineato anche dalla recente, forte discussione su una risoluzione dell’UNESCO.

Video in www.youtube.com/watch