alda luisa corsini
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Carta degli scavi archeologici a Gerusalemme


Carta di Laura Canale

Dopo l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est, un altro simbolico motivo di conflitto divennero le ricerche archeologiche. Agli israeliani si offrì l’opportunità di approfondire le conoscenze sul passato della parte più antica e scientificamente importante della città. Perciò iniziarono scavi in molti siti – alcuni dei quali attorno al perimetro di al-Ḥarām al-Šarīf – in aperta violazione del diritto internazionale, che vieta di condurre attività archeologiche in territorio occupato.

Una volta distrutto l’antico quartiere arabo prospiciente il Muro del Pianto, il governo israeliano affidò la responsabilità di quel luogo santo al Gran rabbinato. Alcuni influenti rabbini, però, consideravano sacra tutta la parte occidentale del muro di sostegno del Monte del Tempio, il Muro Occidentale.

Dopo un’interminabile controversia tra l’Università ebraica e il rabbinato sul diritto di effettuare scavi lungo il perimetro sud-occidentale del Monte del Tempio, a quest’ultimo fu riservata la parte sotterranea che dal Muro del Pianto conduce all’angolo nord della spianata, fin dentro il quartiere arabo (giugno 1968). [..]

Negli anni successivi l’attento esame scientifico dei sotterranei condusse a significativi ritrovamenti. Nel 1990 l’intero tracciato fu aperto al pubblico, nonostante il grave inconveniente costituito dal fatto che ingresso e uscita potevano avvenire solo dal lato del Muro del Pianto.

Nel gennaio 1996 il governo guidato dal laburista Peres raggiunse un accordo col Waqf: in cambio dell’acquiescenza palestinese all’apertura di una seconda uscita del tunnel nel quartiere musulmano sarebbe stato permesso il completamento dei lavori per una moschea nei sotterranei di al-Ḥarām al-Šarīf: le Stalle di Salomone.

Tuttavia, i gravi attentati palestinesi delle settimane successive consigliarono di soprassedere.”

IL GRANDE STORICO GIUSEPPE FLAVIO CI racconta di una «strage di giudei» avvenuta sul Monte del Tempio nel giorno di Pasqua del 4 a.C. Una coorte romana si era schierata sopra il portico del Tempio, «giacché usavano vigilare in armi in occasione delle feste, per evitare che la folla, raccolta insieme, desse inizio a qualche sommossa». Uno dei soldati volle mostrare il suo disprezzo per quel luogo sacro e per i giudei raccolti in preghiera, «inchinandosi con mossa indecente e mostrando [loro] il suo deretano, accompagnando il gesto con un acconcio rumore». In risposta a quella grave profanazione, gli ebrei più giovani «afferrate delle pietre, le gettarono contro i soldati». Il procuratore romano, «temendo di essere assalito dal popolo intero, fece affluire i rinforzi» provocando una carneficina sulla spianata1.

Sono trascorsi oltre duemila anni, ma il Monte del Tempio è rimasto fonte di grandi tensioni geopolitiche e religiose. Il santuario ebraico non esiste più e al suo posto, quattordici secoli fa, i musulmani ne hanno edificati altri due, trasformando l’intera spianata nel terzo luogo santo dell’islam. Nel 1948 gli ebrei hanno di nuovo fondato un loro Stato in Palestina.

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