Fatima.
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In preparazione alla Festa dei Santi Arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele

(Maria Valtorta, “I Quaderni del 1945-1950”, 21 dicembre 1945)

[Scrive Maria Valtorta:]

«Sono i tre arcangeli: Gabriele, Michele, Raffaele.
E tento di fargliene un ritratto. Sono tre bellissimi giovani. Mi appaiono come giovani dai 20, anche dai 18 ai 30 anni. Il più giovane è Raffaele, il più anziano (nell’aspetto) Michele dalla terribile bellezza.

[...]

Mi guardano, sorridono, si sorridono. Poi mi salutano.

Gabriele canta, con la sua voce d’arpa spiritualissima (e ogni nota porta all’estasi): “Ave, Maria”, e nel dire “Maria” raccoglie le mani sul petto e curva il capo alzandolo poi con un sorriso che aumenta lo sfavillio di tutto lui verso il più alto Paradiso. Capisco che più che salutarmi si è voluto chiaramente indicare. È l’Arcangelo che annunzia il grande mistero… e sembra che non sappia che dire quelle parole e venerare la Vergine…

Michele tocca il suo gioiello sul petto. Lo prende fra le dita della destra e lo alza per mostrarmelo, e con una voce piena di risonanze di bronzo dice: “Chi è con Dio tutto può. E nulla può Satana su chi è con Dio. Perché, chi è come Dio?” e queste ultime parole paiono far vibrare l’aura celeste come per un armonioso tuono. Riposa il suo medaglione sul petto e si inginocchia adorando l’Eterno (che io però non vedo, ma che direi, dallo sguardo dell’arcangelo, che è a perpendicolo o immediatamente dietro alle mie spalle, su, su, ben in alto).

Raffaele, dalla voce d’oro, apre le braccia come per abbracciarmi e alza nel contempo il viso splendente di gioia nella contemplazione di Dio e dice: “La gioia sia sempre con te”. Assomiglia un poco all’angelo che ho visto in due visioni. Ma è meno spiritualizzato di quello. Ha alla radice dei capelli una luce in forma di stella, una luce mite che conforta, come conforta la sua veste di splendente smeraldo chiaro.

Mi guardano ancora. Poi si allacciano più stretti alla vita e (noti che non avevo fino allora notato le ali dietro le loro schiene) e aprono le ali di perla, di fiamma, di luce verdolina, e ratti salgono all’Empireo, cantando una non ripetibile canzone, uguale a quella udita il 13 dicembre 44 a Còmpito, quando vedevo le coorti angeliche trasvolare su Betlemme, cantando…

E io resto qui. Anzi scendo dalle sfere dove ero e rientro in me stessa, nei miei spasimi, nel mio letto. Però la gioia resta… e mi accorgo anche che, stupida stupida, non ho saputo dire una parola ai tre arcangeli… Però la mia anima ha parlato con loro. La sentivo che li venerava, anche se non potevo tradurre in parole materiali i palpiti suoi.»

[...]

(Maria Valtorta, “I Quaderni del 1945-1950”, 21 dicembre 1945)

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[“Angeli” di Johann von Schraudolph da Wikimedia Commons]