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Il Cuore di Gesù nel Sacrificio della santa Messa

di P. Francesco Vannutelli SJ

PUNTO I. Considerate l amore del Cuore SS.mo di Gesù nell’offerirsi ogni giorno su i nostri altari nel sacrificio della Messa. Egli è morto per noi una sola volta e poi è risorto per non morire mai più. Questo ch’era conveniente alla sua dignità ed ai suoi meriti parve insufficiente all’amore del suo gran Cuore. Quindi prima della sua passione quando già anelava di salire sulla croce e sacrificarsi per noi l’unico rammarico di quel Cuore passionato pareva che fosse di non poter morire che una sola volta per i figli suoi. Pensò egli dunque a perpetuare il sacrificio di se medesimo nella sua Chiesa. Ed ecco nell’ultima cena, nella notte stessa in cui doveva esser tradito, istituire l’incruento perpetuo sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue sotto le specie del pane e del vino, e volere che nella Santa Messa si rinnovasse ogni giorno la sanguinosa oblazione della croce, e se ne ridestasse la memoria, e se ne applicassero a noi i salutari effetti. O cristiano che mediti, riconosci la dignità dell’anima tua mentre per essa ogni giorno si offre Gesù qual vittima su i nostri altari. Odi come in ricompensa di tanto benefizio non chiede altro se non che tu lo accetti e ti rammenti del tuo benefattore. Hoc facite in meam commemorationem

PUNTO II. Pensate ora quanto sia eccellente questo divin sacrifizio e perciò quanto grande la felicità nostra di potervi assistere ogni giorno. La vittima è nostro Signore Gesù Cristo, la medesima che fu offerta per noi sulla croce; ed Egli stesso è pure il principale offerente. Quindi nel vedere il sacerdote all’altare non dobbiamo figurarci un uomo, ma Gesù Cristo stesso sommo sacerdote. Per mezzo di questo sacrifizio noi possiamo offerire a Dio una vittima degna di Lui perché divina, in protestazione della nostra dipendenza siamo arricchiti in modo da poter soddisfare completamente ai debiti che abbiamo accesi con la divina giustizia per i nostri peccati, siamo abilitati a presentare a Dio un dono pari, anzi maggiore dei sovrumani benefizi da lui ricevuti, siamo incoraggiati a potergli domandare qualsivoglia favore di cui abbiamo bisogno, con ferma fiducia di ottenerlo. Oh che gran bene che è la santa Messa. Sarebbe mestiere che si rendessero incessanti grazie al Cuor liberale di Gesù per averci lasciato un tanto tesoro. E pure né meno un tal beneficio si vuole accettare dagli ingrati cristiani e pare che ogni favore perda tutto il pregio perché ci viene dalle mani di Gesù. Oh cecità deplorevole, oh nerissima ingratitudine!

PUNTO III. Riflettete finalmente quali essere debbono i sentimenti di un cristiano devoto del Cuor di Gesù al considerare l’ingratitudine con cui Egli è pagato di tanto suo amore. Senza dubbio deve destarsi in suo cuore un sentimento di vivissima compassione ed una brama di ripararla. Se gli uomini, disse una volta Gesù ad una insigne devota del suo Cuore, avessero per l’amor mio un qualche senso di gratitudine io stimerei un nulla quanto ho fatto per essi e vorrei fare ancora di più, ma ciò che mi passa il cuore è vedere la ingratitudine con cui sono rimeritato anche da anime a me consacrate. Cristiano che mediti queste dolorose parole del tuo Gesù, poni mente se a sorte debbano rivolgersi anche a te e procura di fare serie risoluzioni per cessare da te in avvenire tanta indegnità. Riparerai poi l’offese fatte a Gesù nel santo sacrifizio dell’altare con assistervi non solo le feste, ma anche nei giorni feriali quanto ti sarà possibile e con istarvi devotamente e con grande riverenza. A ciò ti gioverà eccitare la fede credendo fermamente che il sacrificio della messa è lo stesso del Calvario. Se ti fosti trovato là su quel monte ai piedi di Gesù moribondo con quali affetti lo avresti assistito, con quali sentimenti’ Questi stessi eccita in te quando ascolti la messa e consolerai così il Cuore adorabile di Gesù.

(Il mese di giugno consacrato al sacro cuore di Gesù, Roma, 1877, pp. 32-35)

Juan Patricio Morlete Ruiz, Cuore eucaristico di Gesù con santi (SS. Francesco di Paola, Filippo Neri, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Luigi Gonzaga, Stanislao Kostka, Agostino d’Ippona, Francesco di Sales, Bruno, Francesco d’Assisi, Giovanni evangelista, Addolorata e Maddalena), anima, angeli e Dio Padre, 1759, Museo Nacional de Arte, Città del Messico, Messico
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