Il 25 Aprile gronderà per sempre di sangue innocente

di Cristiano Lugli
Sono nato a Scandiano di Reggio-Emilia, cresciuto fino a dieci anni in città e poi trasferitomi in un piccolo paese dell’Appennino reggiano.
Per tutta la mia “carriera” scolastica hanno provato ad insegnarmi che la gloria della nostra Italia e in particolare della mia città, veniva ricordata e festeggiata il 25 aprile. Libri di storia, professori pieni di faziosità marxista ci hanno sempre inculcato questo, persino nell’ora di matematica si trovava il pretesto per esaltare la lotta partigiana.
Chi legge potrebbe dire che capita la medesima cosa ovunque, posso però testimoniare che nel nostro marcio triangolo rosso l’accento è sempre stato più pesante, calcato dai latrinosi discorsi propinati dagli eredi della sporca e sanguinosa “resistenza”, i medesimi che hanno preso a libri in faccia Pansa quando sbarcò all’Hotel Astoria per presentare il suo scritto “La grande bugia – le sinistre italiane e il sangue dei vinti.
La nostra città ospita ancora il Comune più comunista d’Italia, Cavriago, in cui è retto il busto del pluriomicida dittatore sovietico “Vladimir” Lenin.
Nel mio paesino di collina, dove ancora oggi vivo – e qualche membro di Radio Spada me ne potrà essere testimone – le giunte comunali organizzano tutti gli anni eventi, feste, commemorazioni malinconiche per incensare la nefanda “resistenza”, storicamente falsata dal silenzio della barbarie politica e a volte, purtroppo, anche clericale.
Non voglio dilungarmi troppo nell’esprimere pareri personali, molto buio è calato su di un periodo falsato da storicismi ideologici che ancor oggi si ripercuotono sulla formazione culturale – se così si può chiamare – di giovani generazioni.
Mi preme solo rammentare qualche nome, qualche fatto realmente accaduto. Questo per ricordare a tutti che per il 25 aprile non c’è niente da festeggiare, niente di cui vantarsi, ma anzi, tutto il contrario: per un cittadino di Reggio-Emilia quale è il sottoscritto, l’unica cosa che si può esprimere è un maledetto senso di vergogna nell’appartenere al tessuto fisico, politico, sociale e territoriale di quello che altro non è che un orribile e diabolico “Triangolo della morte”, infangato da chi, dopo tanti anni, porta ancora sulla coscienza il sangue di tante vittime innocenti.
A Reggio-Emilia:
Dopo che il fronte di Bologna cedette anche i presidi della GNR che si trovavano in provincia di Reggio Emilia si arresero. Gli ultimi furono quelli di Novellara che si arrese fra il 22 e il 23 aprile e quello di Castelnuovo Sotto che si arrese il 24 aprile. E subito cominciarono i massacri. Già il 24 furono uccisi 42 uomini sul torrente Crostolo, altri 21, fra cui molti civili, furono uccisi il 26 aprile e altri 11 furono uccisi fra il 30 aprile e il 1° maggio 1945.

Nei pressi di Bologna:
L’ 11 Maggio 1945, alle ore 23:00 di un venerdì sera, ad Argelato (Bologna), frazione Casadio, podere Grazia, assieme al altri dieci fascisti prelevati a San Giorgio in Piano, partigiani emiliani trucidavano, dopo averli condotti, legati a 3 a 3, presso una fossa anticarro, i sette fratelli Govoni che erano stati prelevati a Pieve di Cento la mattina alle 6:30 : Dino, 40 anni, falegname, Marino, 34 anni, contadino, Emo, 31 anni, falegname, Giuseppe, 29 anni, contadino, Augusto, 27 anni, contadino, Primo, 22 anni, contadino e Ida, di appena venti anni, sposata ad Argelato e madre di un bambino. Prima della morte tutti furono picchiati a sangue e seviziati in vario modo. Solo Dino e Marino avevano militato nella R.S.I., Marino come brigadiere della G.N.R. e Dino come semplice milite. Nel 1951, quando fu scoperta la fossa dove giacevano i corpi dei 7 fratelli insieme a quelli degli altri dieci fascisti, si scoprì lì vicino un’altra fossa con i resti di 25 cadaveri.
La madre dei Govoni incontrò un giorno il partigiano Filippo Lanzoni, al quale chiese implorandolo di dirle dove erano sepolti i suoi figli. Lanzoni le rise in faccia e rispose: “Vuoi trovare i tuoi figli? Procurati un cane da tartufi, lui si che te li trova!” Poi il partigiano chiamò la moglie ed altre donne comuniste, che si precipitarono contro la madre dei giovani fratelli scaraventandola a terra e picchiandola barbaramente.
Nel comune di Casina ( RE ) :

A Cernaieto di Casina i partigiani comunisti seppellirono non meno di 24 persone: i militi del presidio GNR di Montecchio trucidati nei giorni della Liberazione nonostante si fossero arresi con la promessa di aver salva la vita, ragazzini di 15 e 16 anni che ebbero il solo torto di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, e tre donne. Fra queste Paolina Viappiani, una ragazza madre di Bibbiano che aveva avuto il figlio da un importante partigiano comunista: fu sequestrata nel marzo 1945, portata nel carcere partigiano di Vedriano, uccisa e sepolta nel bosco della Trinità. Sul luogo della strage è stata alzata una Croce, che per più di una volta ha subito sacrileghi atti di vandalismo a nome di “ignoti”.
Sacerdoti uccisi in odio alla fede nel Triangolo di Morte:
Don Giuseppe Guicciardi, parroco di Mocogno, ucciso il 10 giugno 1945; Don Luigi Lenzini, parroco di Crocette di Pavullo, ucciso la notte del 21 luglio 1945; Don Giuseppe Preci, parroco di Montalto di Zocca, ucciso il 24 maggio 1945; Don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, ucciso il 15 gennaio 1946; Don Ernesto Talè, parroco di Castelluccio Formiche, ucciso insieme alla sorella l’11 dicembre 1944; Don Giuseppe Tarozzi, parroco di Riolo (frazione di Castelfranco Emilia ), prelevato la notte del 26 maggio 1945 e fatto sparire: non si trovò più il corpo perché bruciato in un forno da pane in una casa colonica; Don Umberto Pessina, parroco di San Martino di Correggio, ucciso l’8 giugno 1946; don Luigi Manfredi, parroco di Budrio frazione di Correggio; Il seminarista Ronaldo Rivi, sedici anni, di Piane di Monchio.
Alcuni consacrati uccisi in giro per l’Italia:
Don Giuseppe Amatelo, parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi di ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944 perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi; Don Gennaro Amato, parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell’ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Caulonia; Don Ernesto Bandelli, parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria, il 30 aprile 1945; Don Vittorio Barel, economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso il 26 ottobre 1944 dai partigiani comunisti; Don Stanislao Barthus, della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 dai partigiani perché in una predica aveva deplorato le «violenze indiscriminate dei partigiani»; Don Duilio Bastreghi, parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto; Don Carlo Beghè, parroco di Novegigola (Apuania), sottoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale; Don Francesco Bonifacio, curato di Villa Gardossi (Trieste), catturato dai miliziani comunisti iugoslavi l’11 settembre 1946 e gettato in una foiba; Don Luigi Bordet, parroco di Hône (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie comuniste; Don Sperindio Bolognesi, parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso dai partigiani comunisti il 25 ottobre 1944.
Altre varie vittime del “fraterno eroismo” partigiano:
20 Giugno 1944, capitano medico della Rsi Pietro Azzolini,
assassinato da un commando partigiano a colpi di vanga, in un bosco, a Volpara di Vetto (RE); 10 maggio 1945, dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra; 18 maggio 1945, Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato; 2 giugno 1945 Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a Nonantola (MO); 27 luglio 1945, Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra; 26 gennaio 1946, Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un’inchiesta in cui veniva accusato il presidente comunista dell’ANPI di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì qualche tempo dopo per le numerose ferite del corpo; 19 maggio 1946, Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato; 20 agosto 1946, Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull’uscio di casa; 24 agosto 1946, Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute; 26 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande ( RE ) , assassinato in casa da due uomini; 17 novembre 1948, Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.
In Emilia-Romagna sono stati 10.000 i massacrati dalla follia partigiana: 3.000 i massacrati nel bolognese, 2.000 nel reggiano, 2.000 nel modenese, 1.300 nel ferrarese, 600 nella provincia di Piacenza, 500 in quella di Ravenna, 200 nel forlivese e 600 nel parmense.
Per concludere questo piccolo reportage – che potrebbe essere arricchito ed ampliato ancora per molto – riporto a pié di pagina una lettera consegnata dal Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano – allora diretto da Palmiro Togliatti – ai quadri propagandisti rivoluzionari nel 1947. Si tratta di una lettera sostanzialmente “segreta”, rivolta ai militanti comunisti e che forse già molti lettori conosceranno. Al contempo però non fa male ricordare:
“Compagno,
il Partito vuole che anche tu conosca il contenuto di questa circolare segreta, che fu diramata già ai compagni propagandisti dell’Italia del Nord, dopo la Liberazione e che fu spedita, nelle rispettive lingue, a migliaia di compagni, nei Paesi dell’Europa Centrale che dovevano essere bolscevizzati. Compagno propagandista, tu sei uno dei più validi strumenti. Perché l’operazione tua sia più efficace, eccoti una breve guida per il tuo lavoro. Ricorda sempre che il nostro compito è bolscevizzare tutta lEuropa a qualunque costo e in qualunque modo. Tuo compito è bolscevizzare il tuo ambiente. Bolscevizzare significa, come tu sai, liberare lumanità dalla schiavitù che secoli di barbarie cristiana hanno creato. Liberare lumanità dal concetto di religione, di autorità nazionale e di proprietà privata. Per ora il tuo compito è più limitato.
Ecco un decalogo:
-Non manifestare ai compagni non maturi lo scopo del nostro lavoro; comprometteresti tutto;
-Lottare contro quanto, specie gli ipocriti prelati, vanno dicendo di meno vero sui nostri scopi;
-Negare recisamente quanto essi affermano e negare recisamente che noi non vogliamo la religione, la patria e la famiglia;
-Mostrare con scherzi, sarcasmi e con condotta piacevole che tu sei più libero senza le pastoie della religione, anzi senza di essa si vive meglio e si è più liberi;
– Specialmente è tuo compito distruggere la morale insegnando agli inesperti, creando un ambiente saturo di quello che i pudichi chiamano immoralità. Questo è tuo supremo dovere:distruggere la moralità;
Allontana sempre dalla Chiesa i tuoi compagni con tutti i mezzi, specialmente mettendo in cattiva luce i preti, i Vescovi ecc…
– Calunniare e falsare; sarà opportuno prendere qualche scandalo antico o recente e buttarlo in faccia ai tuoi compagni;
– Altro grande ostacolo al nostro lavoro: la famiglia cristiana. Distruggerla seminando idee di libertà di matrimonio, eccitare i giovani e le ragazze quanto più si può; creare l’indifferenza nelle famiglie, nello stabilimento e nello Stato; staccare i giovani dalla famiglia;
– Portare l’operaio ad amare il disordine, la forza brutale e la vendetta; e a non aver paura del sangue;
– Battere molto sul concetto che l’operaio è vittima del capitalismo e dei suoi amici: autorità e preti;
– Sii all’avanguardia nel fare piccoli servizi ai tuoi compagni; parla molto forte e fatti sentire. Il bene che fanno i cattolici nascondilo e fallo tuo. Sii all’avanguardia di tutti i movimenti;
– Lotta, lotta, lotta contro i preti e la morale cattolica. Dà all’operaio l’illusione che solo noi siamo liberi e solo noi li possiamo liberare. Non aver paura, quando anche dovessimo rimanere nascosti per tre o cinque anni. L’opera nostra continua sempre perché i cattolici sono ignoranti, paurosi e inattivi. Vinceremo noi! Sii una cellula comunista! Domina il tuo ambiente! Questo foglio non darlo in mano ai preti, né a gente non matura alla nostra idea.”

Da queste inquietanti parole si può ben capire come le stragi compiute dai partigiani in tutta Italia avevano altresì lo scopo di eliminare fisicamente i possibili oppositori del comunismo a stampo soviet, che si sarebbe voluto instaurare alla fine della guerra. I risultati ad oggi si possono considerare ben compiuti: non c’è più bisogno di manovre forti o di rievocazioni sovietiche, dal momento che si è corrotta talmente tanto la mente degli uomini che essa risulta già intrinsecamente marxista, persino sulle piccole scelte di vita quotidiana. I costumi, il linguaggio, le ideologie, tutto porta in sé, oggi con modi edulcorati, quel germe spietato che alberga nel portare sano: il comunismo.
Il 25 aprile si festeggia dunque la Vergogna, la Vergogna della tirannia operata dalla stragrande maggioranza dei partigiani, idolatri del marxismo più scellerato, rinnegatori delle radici cristiane dell’Europa e odiatori della Chiesa Cattolica Romana.
Santa Festa di San Marco a tutti, e – contraddistinguo importante in una città che anche quest’anno è stata piena di manifestazioni ipocrite, capeggiate dai reggitori di una finta quanto tirannica “democrazia” – un ringraziamento agli ospiti e ai relatori della giornata di cultura radiospadista svoltasi oggi.

www.radiospada.org/tag/triangolo/

Francesco Federico and one more user link to this post
N.S.dellaGuardia shares this
168
Marziale
Ottimo
giandreoli
Articolo scritto con verità, completo, ben documentato. L'eccidio dei sette Fratelli Govoni l'avevo segnalato in un post precedente per essere praticamente ignorati dai Partigiani rispetto invece ai sette Fratelli Cervi.
Carmelitos shares this
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fidelis eternis
...e il povero Rolando Rivi? Vittima innocente di veri e propri assassini, altro che democratici in lotta per la libertà. Quanta retorica falsa e bugiarda!