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Danilo Quinto
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Vivere la Grazia - Danilo Quinto - 8 dicembre '19

Ho parlato a lungo, per telefono, con un santo, anziano sacerdote. Aveva saputo da un’amica comune della diagnosi di carcinoma che mi è stata fatta per la prostata. Mi conosceva, per aver letto alcuni miei libri.

Mi ha detto parole edificanti, commoventi. Un privilegio parlare con lui.

Mentre parlava, mi è passata davanti la mia vita di povero peccatore. Vivere la Grazia significa, soprattutto, riconoscere la propria miseria umana ed accettare tutto quello che Dio decide per me, nel totale abbandono a Lui. Solo così, si può dare un senso alle umiliazioni, alle sofferenze che si devono sopportare. Considerarle una prova alle quali si viene sottoposti e offrirle per quelle che sono: un richiamo di Dio alla nostra realtà di uomini macchiati dal peccato originale, che nel percorso terreno devono purificare la loro vita e donarla al Re dei Re.

Le prove alle quali Dio ci sottopone sono Suoi gesti d’amore nei nostri confronti.

Egli vuole sempre il nostro bene e sa trasformare in bene il male che permette si manifesti.

L’anima dell’uomo, nella sofferenza, si distacca completamente dalle cose che appartengono alla terra. Chiede a Gesù di non indurci in tentazione e di liberarci dal male – lo diciamo nell’unica preghiera che ci ha insegnato Gesù, che ora hanno inteso cambiare, come se questo possa accadere senza che Egli usi il braccio della Sua giustizia, che Sua Madre ancora trattiene – e ci avvicina alla nostra vita vera, quella eterna.

Noi siamo nati per vivere nell’eternità, attraverso un cammino di santificazione personale che ha per fondamento l’imitazione di Gesù, dei Suoi comportamenti, dei Suoi gesti, della Sua Parola. Tutto il resto, non conta nulla, in questa vita, dove abbiamo il dovere di rispondere con il bene al male che riceviamo, quello che proviene dai nostri nemici, che sono sempre subdoli, infingardi, vendicativi, come lo è il maestro della menzogna.
Gesù ci vuole Santi. Suoi per sempre. Uomini e donne capaci di vivere con coraggio ogni situazione, di dedicare e di vivere anche verso i nostri nemici – che negheranno sempre di essere tali, perchè sono privi di coraggio e di lealtà – l’amore che nutriamo per la Persona-Dogma che si è sacrificata per noi.

L’amico sacerdote, che soffre tanto per la situazione in cui si trova la Chiesa e per quello che dicono e fanno – e non dicono e non fanno – gli uomini che fanno parte della gerarchia ecclesiastica, mi ha invitato a continuare a scrivere, anche in questo momento di prova. Secondo lui, quello che scrivo fa del bene a molti. Verso lacrime, allora. All’inizio della mia avventura di “scrittore” - iniziata nel 2012 e che mi ha portato a pubblicare, finora, dieci libri, compreso l’ultimo, che a pare di molti è forse il più bello, “Maria e il serpente” (*) – dicevo a me stesso che se quello che scrivevo sarebbe servito anche ad una sola persona, ne sarei stato felice. Dio ha voluto che migliaia di persone fossero “toccate” dalla mia storia e dalla mia testimonianza.

Come il Cireneo, che passava dalla strada che percorreva Gesù con la Croce addosso, non mi sono sottratto ad aiutarLo. A darGli una mano. Indegno come sono. Suo “servo inutile”. Quale grande privilegio mi ha dato Gesù. Dare una mano a Lui, piuttosto che a Pannella e a Bonino! Mi ha riservato una grande, inattesa “sorpresa”. Un nuovo inizio della mia vita, che ho affrontato e sto affrontando dedicando solo a Lui il mio tempo. Questo tempo, in attesa di poter vivere per sempre accanto a Lui, se me lo concederà, rivedendo i mei cari genitori, che non ci sono più da molti anni, morti a distanza di tre mesi l’uno dall’altro e le persone che mi hanno voluto bene. Almeno, lo spero, perchè dipenderà dal giudizio che Gesù esprimerà su di me.

Che grande mistero è la vita. Si pensa di non doverla lasciare mai. Per questo nessuno parla della morte, soprattutto chi dovrebbe farlo per “mestiere”. Si tenta di esorcizzarla con il silenzio, tacendo la sua realtà. Se ne prova una feroce paura, che non deriva dal giudizio finale e particolare – anch’esso ignorato da una Chiesa che accondiscende all’immanenza e al materialismo – ma dalle miserie umane, quelle che hanno dato origine al peccato originale.

Nel cristiano, vita e morte si prendono per mano. Camminano insieme. Non disponiamo della nostra vita. Tutto è nelle mani di Dio, che ci accoglierà in Paradiso se l’avremo meritato nel nostro percorso terreno. Altrimenti, ci punirà con il supplizio terribile del Purgatorio o con quello eterno delle fiamme dell’Inferno. Ci giudicherà sull’amore, come scrive San Giovanni della Croce: «Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore». Perchè l’amore è Dio. E’ lo stare dalla Sua parte, sempre. E’ osservare le Sue leggi. E’ testimoniarle a chi non le conosce. L’amore è riconoscere Dio. E’ chiedergli perdono, come fece il “buon ladrone”, con Gesù che gli era accanto. L’amore è conversione della nostra anima, perchè viva nella consapevolezza che istante dopo istante – fino alla fine – dobbiamo vivere nell’umiltà di fare la volontà di Nostro Signore, come disse la Santa Vergine all’Angelo che l’andò a visitare per annunciarLe che avrebbe messo al mondo, da Immacolata Concezione, il Figlio di Dio.

Se la Chiesa tornasse a parlare dei “Novissimi” - liberandosi dal laccio di quell’essere immondo che costringe molti membri della gerarchia ad ignorarli, dando voce solo a quel che il mondo, nelle mani del nemico di Gesù, vuole sentirsi dire – terminerebbe la sofferenza di quel mio amico sacerdote e dei tanti che soffrono come lui, per le ambiguità, le falsità, le menzogne, che ascoltano da oltre sessant’anni a questa parte.

Che Gesù, attraverso la Mediazione di Sua Madre, abbia pietà di noi e sconfigga presto il male dilagante che ci circonda.

(*) "Maria e il serpente. Chiesa, politica, società immersi nel mistero dell'iniquità", pp. 236, 18 euro.

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N.S.dellaGuardia
Dio la benedice e le renderà merito di ognuna delle sofferenze che ha scelto di vivere per lui, accettandole come doni.
E non permetterà che la sua opera qui si interrompa.
Un grazie sincero (e molte preghiere)
Emanuele
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