Forti parole nella prova: San Massimiliano Kolbe ci prepara al martirio

Da una conferenza di San Massimiliano Kolbe tenuta ai frati di Niepokalanow (42 km da Varsavia) | lunedì 28.08.1939. * * * Quel famoso discorso si concludeva con queste vibranti parole da stamparci …
Micheleblu
Ricordo l'ardore in suoi scritti in cui kolbe parla dei frati ricoverati perchè la sofferenza vissuta con fede è fonte di grazia. Era un santo molto combattivo e consapevole.
Niko Sanpatrizio
LA VERITÀ E' IN PERICOLO

Oggi più che mai ci sta un urgente bisogno di spiegare alle persone di ogni Credo che la salute del corpo è finalizzata solo alla santificazione dell’anima - Stop – altrimenti la vita umana senza questo scopo è un furto alla Gloria di Dio.

Anche in questa prova del Coronavirus si evince tanto sentimentalismo e tanto umanesimo senza Dio che è un affronto verso Dio.

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LA VERITÀ E' IN PERICOLO

Oggi più che mai ci sta un urgente bisogno di spiegare alle persone di ogni Credo che la salute del corpo è finalizzata solo alla santificazione dell’anima - Stop – altrimenti la vita umana senza questo scopo è un furto alla Gloria di Dio.

Anche in questa prova del Coronavirus si evince tanto sentimentalismo e tanto umanesimo senza Dio che è un affronto verso Dio.

Oggi ci straziamo il cuore per tante persone (la maggior parte anziane) che muoiono ogni giorno. Ma non mi risulta che i Cattolici parlano con la stessa passione riguardo al male dell’aborto. L’omicidio, compreso l’aborto, è uno dei peccati più grandi commessi contro Dio. Si richiede uno straordinario atto di contrizione per poter essere assolti da un tale peccato. Perché allora la Chiesa non lotta con vigore contro questo peccato che è uno dei più abominevoli atti di sfida nei confronti di Dio mentre riempie i telegiornali con preghiere e invocazioni verso il Coronavirus? Perché si distolgono dal riconoscere il più grave dei peccati, mentre predicano l’importanza delle azioni umanitarie?

Oggi vediamo tante Ong e persone atee che si prodigano di compiere atti umanitari senza Dio, anche queste fanno un furto alla Gloria di Dio. L’umanesimo è un affronto verso Dio, in quanto si concentra sui bisogni dell’uomo e non sulla necessità di rammaricarsi del peccato, dinnanzi al Creatore di tutto ciò che è. Se ignoriamo i peccati mortali che portano alla dannazione eterna, chiaramente definiti nelle Leggi dettate da Dio, allora nessuna delle grandi iniziative compassionevoli in favore dei diritti civili del genere umano, farà ammenda per quei peccati.

Cominciamo con l’intenderci sulle parole per comprenderci:

“LA VERA CARITÀ È PORTARE DIO ALLE ANIME E LE ANIME A DIO”
tutte le altre forme di carità sono viziate dalla vanità del nostro “io” o del nostro orgoglio umano o dal nostro sentimentalismo incostante.

La Carità, come disse San Paolo deve innanzitutto cominciare da se stessi contro il peccato, ovvero prima di tutto non deve fare danno a se stessi, altrimenti non sarebbe perfetto l’utile che ne può venire agli altri. Infatti quando non ci sta l’Amore di Dio nell’anima, ogni cosa è imperfetta sia verso se stessi che verso gli altri. Nulla deve offendere Dio nel fare la Carità.

Nel momento che vogliamo togliere Dio anche da questo bene infinito quale è la Carità corporale, commettiamo un grande sacrilegio verso Dio che è fautore di ogni benessere e di ogni ricchezza. Come diceva San Paolo: “Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?” (1Corinzi 4, 7)

Mi vengono in mente le parole di Madre Teresa di Calcutta, ora Santa, Che ad una domanda del Cardinali Comastri, gli rispose così: “E tu credi che io potrei andare dai poveri se Gesù non mi mettesse nel cuore il suo Amore? Ricordati che Gesù per la PREGHIERA sacrificava anche la Carità. “Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri”.
Oggi molto spesso il povero viene usato per “divinizzare” l’uomo, dimenticando che anche il povero deve convertirsi a Cristo. Diceva bene Madre Teresa di Calcutta quando diceva che se al povero non gli si porta Gesù Cristo, lo si rende povero due volte!

Dice Gesù nel Vangelo: “Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: E ABRAMO EBBE FEDE IN DIO E GLI FU ACCREDITATO A GIUSTIZIA, e fu chiamato amico di Dio. Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede. Così anche Raab, la meretrice, non venne forse giustificata in base alle opere per aver dato ospitalità agli esploratori e averli rimandati per altra via? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”. (Giacomo 2, 19-26)

E’ vero che la Fede senza le opere è sterile ma da nessuna parte è scritto che le opere senza la Fede e senza che queste vengono fatte con Cristo per Cristo e in Cristo hanno un valore soprannaturale. Dio le riconosce e le ricompensa come valore materiale ma non soprannaturale utile alla salvezza dell’anima.

Lo diceva chiaramente Gesù a Santa Caterina da Siena nel Dialogo della Divina Provvidenza quando gli diceva: “Se la Carità non viene praticata come un dono fatto per Amor di Dio, quell’atto non vale affatto a procurare grazia, perché è privo di valore nell’ordine della Grazia soprannaturale. Tutti gli atti di Carità umana, se non uniti alla Divina Volontà, sono atti finiti sia nello spazio che per tempo (spazio/temporale). In quanto l’essere umano, può di suo, solo generare atti finiti, cioè fatti in un solo luogo e in solo tempo. Il merito di questi atti è microscopico per quanto umanamente bello. Ma se li facciamo con Cristo, per Cristo ed in Cristo, per l’unione ipostatica che ci conferisce la Grazia per mezzo dell’Eucarestia, diventano atti Eterni ed universali nel loro valore divino e sono motivo di sconto per molti peccati (vedi la contrizione perfetta del Buon ladrone sul calvario che in poco tempo gli ha procurato il Paradiso eterno Lc 23, 43 )”.