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Beato Alano della Rupe: LO SPLENDORE E IL VALORE DEL SANTISSIMO ROSARIO (incunabolo del 1498) Libro I. Mese Mariano CAPITOLO IV: LA MERAVIGLIOSA E STRAORDINARIA RIVELAZIONE DELLO SPOSALIZIO …More
Beato Alano della Rupe: LO SPLENDORE E IL VALORE DEL SANTISSIMO ROSARIO (incunabolo del 1498) Libro I.

Mese Mariano

CAPITOLO IV: LA MERAVIGLIOSA E STRAORDINARIA RIVELAZIONE DELLO SPOSALIZIO CON LA VERGINE MARIA, (AVVENUTA) IN QUESTI TEMPI, OSSIA NELL’ANNO DEL SIGNORE 1464. IL ROSARIO È STATO RIPORTATO ALLA VITA, GRAZIE AL MAESTRO ALANO DELLA RUPE, DELL’ORDINE DEI PREDICATORI.


"Il Dio Clementissimo, Padre di Misericordia,
e Dio di ogni Consolazione, nella Sua Eccelsa
Compassione ed infinita Carità, con immensa
Benevolenza si è degnato recentemente
di rivelare, ad un devoto Padre, Frate
dell’Ordine dei Predicatori, questo Rosario,
che era scomparso completamente dai pensieri
accidiosi degli uomini.

E lo riempì del Fuoco del suo
dolcissimo Amore, fino a (farlo diventare)
una sorgente di luce splendente, per
illuminare la Santa Chiesa Cattolica, e la
santità della sua fulgida vita sacerdotale89
fosse di esempio e di riferimento a tutti, per
spargere in abbondanza su tutti, i Raggi della
Luce Divina.
Ed egli, in lungo ed in largo, per tutta la
terra, diffuse largamente il Santissimo
Rosario, per accrescere il Culto Divino, e per
la salvezza del popolo, che non lo conosceva.

Con l’aiuto della Grazia di Dio,
mediante (il Rosario), avvennero miracoli
straordinari ed indicibili, e specialmente da
parte di questo frate (Alano), che diffondeva
il Rosario dai 15 Misteri,
.(Il Rosario) è composto, infatti, da
quindici Pater Noster e da centocinquanta
Ave Maria.
Ma, prima che questo frate giungesse a
questa meravigliosa grazia da proclamare
ovunque, già egli cantava questo Cantico
Nuovo, pregando di essere liberato dai mali
del diavolo, della carne e del mondo.
E davvero da alcuni (mali) fu liberato,
anche se dovette affrontare lotte ancor più
grandi.

Per sette anni continui, infatti, egli fu
ferocemente tentato, percosso e flagellato
dal diavolo.
E furono così feroci queste percosse,
che assai spesso lo avrebbero strappato
dalla vita, per la disperazione nella quale egli
era caduto, se la Vergine Maria non fosse
accorsa in suo aiuto.
Spesso, addirittura, era così
terribilmente tormentato dallo spirito di
disperazione a farla finita, che si sarebbe
tolta la vita, ed in particolare una volta, in
una Chiesa del Suo Ordine97, se Maria,
apparendogli, non lo avesse liberato,
allontanando all’istante la tentazione.

Infatti, la sua mano, ahimè, si era
portata alla spada, e, nonostante egli non
volesse, il braccio con la spada si era
piegato verso la propria gola, con un colpo
così deciso, che tutti nel mondo avrebbero
detto che si sarebbe sgozzato, se la Regina
di Pietà non avesse trattenuto il suo braccio,
colpendolo con un delicato schiaffo, e
dicendo: “Che fai, o povero, che fai?
Se tu mi avessi invocata (nel Rosario),
come hai fatto fino a poco tempo fa, non
saresti incorso assolutamente in così grande
pericolo”.

E, poco tempo dopo, lo colpì una
gravissima ed incurabile malattia, che tutti
gli esperti erano convinti che questo figlio (di
Dio), fosse certamente prossimo alla morte.
E quegli era prostrato (a letto) da far
pietà, assalito da ogni parte dai demoni,
agitato nella coscienza, oppresso dalla
malattia, e, con profondi sospiri, si rivolgeva
alla Vergine Maria, e diceva: “Ahimè, povero
me, figlio della morte!
Ahimè, che farò?
Il Cielo si è accanito su di me, il Cielo
non mi ascolta e la vita si sta spegnendo.
Ahimè, sono così sconvolto che non so
più quello che dico.
Ho tanto sperato di avere una Tua
grazia, o Maria, e invece, ahimè, che
angoscia, sto per morire tra pene
insopportabili.
Ahimè, perché sono nato?
Perché sono entrato in quest’Ordine
Religioso?
Che mi è valso un servizio a Dio, così
difficile?
Dov’è, allora, la verità delle parole: “Il
mio giogo è soave e il mio carico è leggero?”.
E (dove la verità) che (Dio) non
permetterà che siamo tentati al di sopra
delle nostre forze?
Con grande riverenza a Dio, in nessun
modo volendo offenderlo, avrei voluto
veramente non esistere, o essere stato una
pietra, che trascorrere i miei giorni così”.

E, così, mentre si lamentava come
Giobbe e Geremia, si perse d’animo, e stava
pensando di lasciare, per l’avvenire, il
Servizio al Signore.
Ed ecco, all’improvviso, tra la decima e
la dodicesima ora della notte, nella cella,
dove egli giaceva, rifulse lo splendore di Dio,
e apparve la Beatissima Vergine Maria, che
lo salutò con infinita dolcezza.
Dopo un lungo colloquio, col Suo Latte
purissimo, irrigò e subito sanò le moltissime
ferite mortali dei demoni.
E alla presenza del Signore Gesù e di
molti Santi, lo sposò, donando a lui,
tangibilmente, l’Anello della Verginità, fatto
dei Capelli della medesima Vergine Maria.
Ed è indescrivibile ed inestimabile
questo Anello di Gloria, che egli porta
misteriosamente al dito, senza che nessuno
lo veda.
Tuttavia, quegli sente (nell’anello) una
protezione contro tutte le tentazioni del
diavolo.
E, allo stesso modo (la Madonna del
Rosario) gli consegnò una catena al collo,
intrecciata dei (Suoi) Virginei Capelli, dove vi
sono centocinquanta Gemme preziose,
alternate ad altre quindici (Gemme preziose)
secondo il numero del Suo Rosario.
E gli disse che così, in modo spirituale
ed invisibile, Ella avrebbe fatto, a coloro che
devotamente avrebbero recitato il Suo
Rosario.
Tale numero di Gemme era presente
anche nell’Anello, anche se (le Gemme
erano) di dimensioni assai più piccole.
E, dopo queste cose, l’amabile Regina
lo baciò e gli diede da bere il Suo Latte
Virgineo: ed egli lo bevve voracemente, e gli
sembrava di essere irrorato in tutte le
membra e potenze, e di essere condotto in
Cielo.

E, da quel giorno, Maria gli diede,
spesso, la medesima Grazia.
Racconto senza fine, dunque, una cosa
degna di ammirazione per tutti gli uomini,
che questa Signora e Regina del mondo,
apparendo alcune volte, dopo lo Sposalizio
(Mistico), a lui, che era così compiaciuto per
il conforto che la Vergine Maria (dava) a lui e
agli altri che (la) veneravano con il Suo
Rosario, (Ella) disse così:
“O sposo diletto, ora non devi più pensare che
io sia lontana da te, e tu non ti allontanare mai
dalla Mia Amicizia e dal Mio Servizio.
Tra Me e te vi è un legame così forte,
che se tu mi avessi sposata con il Santo
Matrimonio della terra, tante volte, quante
sono le donne del mondo, non sarei stata
così legata a te, quanto lo sono ora, nel
Santo Matrimonio Spirituale.
(Questo Matrimonio Mistico) non è
un’unione della carne, che giova a poco e a
nulla, ma (è) un’unione divina e spirituale,
dove avviene la generazione verginale ed il
concepimento delle realtà celesti nelle
anime: questa cosa, secondo San Bernardo,
nessuno può comprenderla, né
razionalmente, né con la saggezza umana,
ma si riceve (da Dio).
Orsù, dunque, o Sposo caro, perché,
secondo giustizia e secondo il patto
(matrimoniale), i beni degli sposi devono
essere in comune.
E’ necessario, dunque, per diritto del
Matrimonio Spirituale, che io ti comunichi le
Grazie che sono state a Me conferite”.

Affermava, così, la Vergine Maria, che
tra lei e lui era più reale il loro Matrimonio
solo Spirituale, che se uno avesse contratto
tutti i matrimoni corporali del mondo.
E, affermava ancora, che il Matrimonio
corporale è certamente un Santo
Sacramento, ma è santo in quanto è
immagine e segno del Matrimonio Spirituale,
che vi è tra Cristo e la Chiesa, come
affermano Sant’Agostino e il Maestro (Pietro
Lombardo) nel quarto (Libro delle Sentenze).

Ella, infatti, ha detto: “Ti ho sposato
mediante il Salterio Angelico (del Rosario),
come (per mezzo di Esso) Dio Padre
Onnipotente ha Sposato Me, (nel Giorno
dell’Annunciazione), quando concepì (in Me,
il Suo) Figlio.
Così, Dio Padre vuole che, per il
rinnovamento del mondo ad opera del (Mio)
Figlio, mediante i Sacramenti e le Virtù, Io,
Vergine Immacolata, sia unita a te (in
Matrimonio Spirituale).
E a nessuno venga in mente che (in
questo Matrimonio Spirituale) avvenga
qualcosa di disonesto o di vergognoso.
Perché questa Unione Santa è più pura
del sole, più luminosa delle stelle, stretta
nell’Abbraccio divino della Santissima
Trinità, in cui si realizza questo Sposalizio.
Dal momento che, tutte le cose, sono in
Loro, da Loro, e per mezzo di Loro.
Gioisci, or dunque, e rallegrati, o
Sposo.
Infatti, tante volte mi hai fatto gioire,
quante volte mi hai salutato nel Mio Rosario.
Eppure, mentre Io gioivo, tu spesso eri
triste, eri pesantemente angustiato e
terribilmente afflitto.
Ma (sai) perché?
Volevo donarti le dolcezze, per questo,
come un medico coscienzioso, per molti
anni, ti ho donato cose amare.
Gioisci, dunque, e rallegrati.
Infatti dall’abbondanza dei Miei Doni, ti
offro 15 Gemme, come 15 sono i Gigli del Mio
Virgineo Rosario..."


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