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L'idolatria apostatica, la persecuzione di Antioco Epifane e gli ultimi tempi della Chiesa

Commento di don Dolindo Ruotolo su I Maccabei, capitolo 1 (estratti)

* * *

ISRAELE DOMANDA DI MODERNIZZARSI A MODO PAGANO. CORRUZIONE DEI COSTUMI E APOSTASIA DALLA FEDE.


Da quelli che ereditarono il regno di Alessandro – dice il Sacro Testo –, uscì una radice di peccati, Antioco l’illustre, ossia Epìfane, figlio del re Antioco, detto il Grande, che era stato ostaggio a Roma, e prese il regno nell’anno centotrentasette del regno dei Greci.

(...)

Antioco salì al trono nell’anno centotrentasette dell’epoca dei Seleucidi, e prese il nome di Epifane, l’illustre, per attribuirsi un titolo divino. Questo titolo, infatti, corrispondeva a quello di presente, che i Latini davano ai loro dei, e che univano al nome dei loro Imperatori per estrema adulazione, considerandoli come divinità. Così Orazio dice di Augusto: Dio presente sarà reputato Augusto.

Il titolo di Epifane suonava per lo scellerato Antioco un’amarissima ironia, tanto che i suoi sudditi glielo cambiarono in quello di Epifame, che significa pazzo, furioso. Non vi fu vizio, infatti, del quale non fosse macchiato, e non vi fu stravaganza e bestialità della quale non fosse capace. Usciva di nascosto dalla reggia, e andava a zonzo per la città, gloriandosi di far comunella con i plebei e con uomini di infima condizione; si presentava al banchetto dei giovinastri con strumenti musicali, mangiando con essi ed abbandonandosi a degradanti lascivie; dispensava doni capricciosamente, e si mostrava nei pubblici bagni a lavarsi con la feccia del popolo; era, poi, crudele e sanguinario e di nessun delitto era incapace, non avendo né timore di Dio né decoro personale.

Con un re di tal fatta si accentuò nella nazione ebraica un tristo fenomeno che si verificò in più ristretti limiti nelle invasioni straniere: gli Ebrei ormai a contatto con i Greci, non erano più rinchiusi nei confini della loro patria; erano disseminati in Samaria e nelle altre città litoranee e stavano in ibrida comunione con le varie colonie greche, che si erano stabilite nella Palestina. Da questa fusione, venne tale corruzione di idee e di costumi, che molti Ebrei cominciarono a seguire gradatamente il modo di pensare e di operare dei Greci e, affascinati dai falsi bagliori dalla civiltà ellenica, cominciarono a vivere paganamente e ad avere in disprezzo la Rivelazione e la Legge di Dio.

Erano questi i figli iniqui d’Israele dei quali parla il Sacro Testo; presi dal desiderio di novità, sembrando loro che le istituzioni ricevute dai loro padri non fossero all’altezza della cultura dei tempi, credendo di esserne umiliati e diminuiti innanzi agli altri popoli, proposero di fare alleanza con le nazioni circonvicine, non solo politicamente e militarmente, ma soprattutto spiritualmente, accettandone le istituzioni e la cultura. Facendo questa proposta iniqua, osarono affermare che da quando si erano separati da quelle nazioni pagane, erano stati colpiti da molti mali.

Avrebbero dovuto pensare e dire il contrario, perché dalla loro storia era evidente che la nazione era stata colpita dal flagello ogni volta che aveva abbandonato la Legge di Dio ed era entrata in relazione con i popoli stranieri. Ma per essi era un male il non potersi liberamente dare alla voluttà ed alle impurità delle genti, e sembrava loro di essere derisi come retrogradi ed ignoranti se non avessero abbracciato le idee e la cultura pagana. Da principio, forse, s’illudevano di poter conciliare la fede con la falsa filosofia e cultura pagana, e qualcuno dovette pensare che l’avvicinarsi ai Gentili potesse produrre in loro un salutare movimento di proselitismo ebraico.

Per queste illusorie ragioni la proposta piacque al popolo, e delegarono alcuni che, capitanati dal fratello del Pontefice Onia, chiamato Gesù, ma che per la circostanza e per modernizzarsi aveva mutato il suo nome in quello ellenico di Giasone, avessero fatto al re Antioco la proposta di una più intima alleanza e comunione di vita e di pensiero.

Il re fu ben lieto di questo passo che secondava i suoi desideri, perché gli facilitava il pieno dominio sugli Ebrei; concesse loro la facoltà di vivere secondo il costume delle genti, e l’autorizzazione di edificare in Gerusalemme un ginnasio a modo pagano, cioè una palestra pubblica per i giuochi atletici, per la corsa, il pugilato, la lotta, i bagni, il nuoto e simili esercizi che potevano sembrare magari anche innocenti alle anime superficiali, ma che servivano ad allettare i giovani ad una vita tutta materiale, ed a scalzare dal loro cuore ogni fede.

(...)

Fu uno sfacelo morale per la nazione. I giovani, per non esporsi alla derisione dei Greci nella palestra e nei bagni, dove andavano a modo pagano obbrobriosamente nudi, abolirono il segno della circoncisione, o come suona il Testo originale, fecero in modo che non apparisse in loro, e i genitori per conseguenza la soppressero nei figli che nascevano; si allontanarono essi ed il popolo dalla santa alleanza stretta già con Dio, trasgredendone la Legge, si unirono alle nazioni nelle idee e nei costumi, e si venderono loro come schiavi nella servitù del peccato, per fare il male più liberamente e più spudoratamente.

ANTIOCO SPOGLIA IL TEMPIO DI GERUSALEMME

Antioco (...) essendo a corto di denaro per la guerra sostenuta contro l’Egitto, pensò di rifornirsene saccheggiando i tesori del tempio di Gerusalemme, ed entrò arrogantemente nel luogo santo, dove potevano entrare solo i sacerdoti con grande spirito di adorazione, e prese tutti gli utensili più sacri di oro e di argento che vi erano, facendoli in pezzi, portò via i tesori che vi erano nascosti, e fece grande strage di uomini, ossia di quelli che tentarono di opporsi al suo sacrilego furto, parlando con grande superbia, ossia come assoluto padrone e dominatore, bestemmiando contro Dio.

Il Signore permise questo scempio, perché quel tempio, ormai profanato da tanti delitti, non rappresentava più nulla o quasi nulla per la nazione paganizzata. Come poteva essa lamentarsi di quelle ingenti ricchezze rubate, se aveva perduto ricchezze ben più grandi, abbandonando la Legge di Dio, e riducendosi schiava delle idee e dei costumi pagani? Quel tempio, ormai, era quasi deserto; vi languiva la preghiera, vi erano trascurati i sacrifici, ed era ridotto come una bottega di speculazione; il Signore lo abbandonò al predatore dopo che i sacerdoti e il popolo lo avevano predato d’ogni contenuto e grandezza spirituale*.

L’autore sacro descrive in pochi versi il lutto e la desolazione prodottasi in Gerusalemme per quel sacrilego furto e per le stragi che lo seguirono, riportando forse una parte delle lamentazioni che il popolo fece in quell’occasione. Antioco aveva fatto, tra morti e trascinati in schiavitù, ottantamila vittime (cf 2Mac 5, 14), e i tesori tolti dal tempio erano stimati mille e ottocento talenti (ivi, 21); tanta rovina spiega benissimo come il popolo si sia abbandonato a lamenti e a pianti amarissimi nonostante che fosse già demoralizzato.

I principi e i magistrati che sfuggirono alla strage gemettero; le fanciulle e i giovani si sentirono abbattuti di forze per il dolore, nonostante la loro florida giovinezza, la bellezza delle donne disparve, perché esse per l’angoscia si mostravano con i capelli discinti, coperte di cenere, e si battevano il petto piangendo amaramente; gli stessi sposi novelli, che sembravano più dediti alla gioia per il sogno di amore raggiunto, menavano duolo, e le spose piangevano sedute sul letto nuziale, perché alla notizia di tante sventure non osavano donarsi alle effimere gioie familiari, e si riguardavano quasi come vedove.

Tutta la terra d’Israele si commosse per i suoi abitanti, colpiti da sì fiero lutto, apparendo come una terra di desolazione, e tutta la casa di Giacobbe si coprì di confusione, apparendo come abbandonata da Dio, ed esposta all’irrisione ed alla spoliazione delle genti. Si vide, allora, che cosa avesse prodotto di male il paganizzarsi della nazione, e si toccò con mano non solo il castigo di Dio, ma l’illusione di una più grande civiltà e pace nell’unione ibrida col pensiero e con gli usi pagani.

CRITICISMO E MODERNISMO: VELENO DEI NOSTRI TEMPI

Questo terribile e lacrimevole avvenimento è una lezione per i nostri tempi, ed è anche una figura ed un annuncio profetico di quello che avviene nella santa Chiesa di Dio, allorché i suoi membri presumono o di nobilitarsi con la cultura del mondo, o di amalgamarsi con gli eretici e i miscredenti, adattandosi al loro pensiero e alle loro idee, e adottando i loro costumi. Tutto questo stravolgimento dell’intelletto, della morale e della coscienza rappresenta il pericolo più grave per la fede e la vita cristiana, e produce la devastazione nelle anime, tempio vivo di Dio.

È la subdola e pericolosa eresia dei nostri tempi, sintesi, somma e cumulo di tutte le eresie dei secoli, dissimulata sotto le parvenze di scienza, di critica, di rigore storico e di serietà di ricerche ispirate al costume delle genti, cioè al modo di pensare, di giudicare e di discutere dei razionalisti, dei protestanti e dei miscredenti. È l’identico fenomeno del tentato avvicinamento tra le verità e le pratiche della fede e l’ellenismo pagano. Il quadro desolante della nazione ebraica sotto le influenze del pensiero e della vita pagana è un annuncio di quello che sarebbe avvenuto alla Chiesa, ed è un ammonimento severo per quelli che debbono reggerla e per tutti i fedeli.


Seguiamo con attenzione il Sacro Testo, supplicando il Signore di farci ponderare tutta la portata e la gravità dell’insidia terribile che satana tende alla Chiesa, cercando di avvelenarla con la luce del criticismo e del modernismo, proprio perché si presenta sotto affascinanti colori di ricerca e di rigore scientifico, mentre non tenta ad altro che a naturalizzare la fede, e rendere razionalista il pensiero, e gettare le anime nella miscredenza.

(...)

ANTIOCO MUOVE ALLA CONQUISTA SPIRITUALE DEL REGNO D’ISRAELE E DÀ INIZIO AD UNA ORRIBILE PERSECUZIONE

Antioco non fu contento della conquista materiale della città e del regno d’Israele; volle tentarne anche la conquista spirituale, e ideò un piano di unificazione di tutti i sudditi del suo impero, credendo così di rafforzare definitivamente il suo dominio. Per i popoli pagani a lui soggetti la cosa non doveva apparire difficile; per essi, infatti, l’accettare o il rifiutare il culto di un idolo non costituiva un urto contro la verità o la coscienza. Sarebbe bastato introdurre tra di loro il culto degl’idoli a lui più cari per riuscirvi. Ma per gli Ebrei la cosa non era facile, e perciò Antioco, forse per non mostrare di voler esigere da loro una formale apostasia dalla loro fede, fece un editto generale per tutto il suo regno, comandando a tutti i suoi sudditi di abbandonare ognuno la propria legge, e conformarsi all’unica legge morale e religiosa che egli pretendeva d’imporre.

Tutte le genti a lui sottoposte obbedirono al suo ordine. Degl’Israeliti, molti si sottoposero alla schiavitù spirituale che loro s’imponeva, sacrificarono agl’idoli e violarono il sabato, ma – come appare dal contesto –, molti non obbedirono, e per questo l’empio re rinnovò i suoi ordini particolarmente per essi, mandando lettere a Gerusalemme e a tutte le città di Giuda, per costringerli ad abbracciare le leggi delle nazioni della terra, ossia l’idolatria e tutte le usanze e i costumi che vi erano annessi.

Sotto pena di morte, ordinò l’abolizione completa della vera religione e di tutti gli atti di culto, e per maggiore empietà specificò determinatamente tutte le pratiche religiose che voleva fossero abolite. Mandò inoltre dei magistrati o ispettori crudeli, i quali avessero cura di fare eseguire il suo editto, applicando inflessibilmente le pene minacciate a quanti vi si fossero opposti.

In breve, la persecuzione religiosa divampò per l’intera nazione, e raggiunse eccessi abominevoli. Molti Ebrei, fedeli alla Legge di Dio, si rifugiarono in luoghi nascosti, cioè sui monti o nelle caverne, ma molti ancora si sottoposero all’empio decreto e fecero molti mali nel paese sia con gli scandali, sia con le sopraffazioni.

Il quindici, poi, del mese di Casleu, il nono dopo Sisan, corrispondente alla seconda metà di novembre e alla prima di dicembre, Antioco eresse l’abominevole idolo della desolazione sopra l’altare di Dio, cioè eresse l’idolo di Giove olimpico sull’altare degli olocausti, e questo tristissimo esempio fece sì che in tutta la città di Giuda si eressero altari.

Si sacrificava innanzi alle porte delle case e si bruciavano incensi agl’idoli a modo pagano; i Libri santi venivano lacerati e buttati nel fuoco, poiché chiunque li avesse conservati o osservati veniva messo a morte. Ogni mese si faceva come un servizio di polizia per accertare le trasgressioni fatte all’editto del Re, e punirle con la morte, ed ai venticinque di ciascun mese si offriva sul medesimo altare del Signore il sacrificio abominevole all’idolo che vi era stato elevato, per rinnovare il primo sacrilegio del genere fatto proprio ai venticinque.

Le donne che circoncidevano i loro bambini venivano trucidate, e i bimbi venivano appiccati alle travi delle medesime case nelle quali venivano sorpresi. Lo scempio nel popolo fu grande molto, ma in mezzo a molte apostasie vi furono anche gli eroi che si lasciarono trucidare anziché venire meno alla Legge di Dio. La desolazione era immensa, e tutta la nazione era sotto il peso dell’ira e della giustizia di Dio, come già era stato annunziato dai profeti.

LA PERSECUZIONE D’ISRAELE È ANNUNCIO PROFETICO DELLA PERSECUZIONE CHE NEI SECOLI AVREBBE SUBITA LA CHIESA

Tutto questo quadro sinteticamente spaventoso di sopraffazioni e di persecuzione è annunzio e figura profetica della lotta che la Chiesa avrebbe sostenuta nei secoli, e che sosterrà più atrocemente negli ultimi tempi del mondo. Sorsero tiranni come Antioco, ne sono sorti e ne sorgeranno anche peggiori di lui, pretendendo di abolire il cattolicesimo, e di fondare ordini nuovi, nei quali deve predominare un paganesimo sfrontato.


Le persecuzioni recenti del Messico, della Spagna, della Russia e della Germania (don Dolindo scrive i suoi commentari alla Sacra Scrittura tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, ndr), con caratteristiche identiche, anzi aggravate di quella di Antioco, non lasciano dubbio sul significato tipico di quella persecuzione.

(...)

Tutti questi mali vennero, sono venuti e verranno nella Chiesa per la stessa ragione per la quale piombarono sugli Ebrei, per il rilassamento nella fede e nei costumi, e per i peccati del popolo e dei sacerdoti. A noi, perciò, non rimane che percuoterci il petto e convertirci sinceramente a Dio. Non possiamo continuare nella via che conduciamo né possiamo presumere di sfuggire al tremendo castigo di Dio con gli accomodamenti facili della coscienza che vorrebbe conciliare Gesù Cristo e satana.

Dobbiamo essere cattolici veri, sinceri e praticanti, tutti di un pezzo e tetragoni allo spirito del male. Dobbiamo saper dare anche la vita per la nostra fede e, per poterla offrire generosamente, dobbiamo saper rinunziare fin d’ora ed energicamente a tutto quello che si oppone alla pratica della fede cattolica. Alcuni pretendono di avere la fede e di essere cattolici senza la pratica della vita, dicendo che essi hanno la fede nel fondo dell’anima, e non hanno bisogno di tante esteriorità. Non si accorgono di mutilare la fede, e cadono miseramente negli errori e nell’apostasia.

Stolti! Si può presumere che un albero sia vivo e fruttifero salvandone solo il midollo? Ci devono essere la corteccia, il legno, il midollo e la radice e se si eliminano queste cose l’albero è già morto. Occorre al cattolico l’abito, la vita e l’anima cristiana, senza mescolanza di mondo e senza mutilazioni. Chi non ha il costume cristiano nelle parole e negli atti della vita come può presumere di vivere da cattolico vero? Chi vive da pagano sfigura la sua fede, la rende spregevole, e le suscita contro le persecuzioni. Un tempio sacro è ridotto a bettola quando già era una spelonca di ladri, e gli editti di persecuzione trovano già il campo preparato nella stessa coscienza bacata di molti cattolici senza spina dorsale.

Ritorniamo a Dio, allontaniamo da noi le massime e gli usi del mondo, serviamo Dio conoscendolo ed amandolo sopra tutte le cose, e i perversi non oseranno assalirci o, assalendoci perfidamente, ci daranno l’aureola e la corona dei martiri.


Note

* Questa riflessione del Commento è di attualità anche ai nostri tempi. In questi anni si sono moltiplicati i furti sacrileghi nelle chiese e nei santuari. Anche i più celebri santuari non sono stati risparmiati. Si può dire che in ogni città e anche in paesi secondari non sono mancati furti nelle chiese. Sono state asportate reliquie e reliquiari dei santi (a Venezia: san Lucia; a Paola: busto e reliquie di san Francesco de’ Paola; a Loreto: il tesoro della Santa Casa; a Pompei: i cimeli del Museo del santuario..., ecc. per non citare che i più celebri); mentre, in altre città italiane, sono stati profanati e rubati i busti argentei dei santi patroni, come tra i tanti: san Paride a Teano, san Leone IX a Sessa Aurunca, san Feliciano a Foligno, ecc. Quando avvengono questi furti anche i fedeli si chiedono: “Perché Dio, la Madonna, san Nicola, san Paride, santa Lucia, ecc. non hanno fatto rimanere morti sul luogo i ladri?”. E ,in questi casi, con molta pazienza, per non esasperare la legittima emotività dei fedeli, è stato sempre necessario portare alcune considerazioni: al Signore, alla Madonna, ai santi interessano di più l’oro, i busti d’argento, oppure le anime?... Perciò, quando vengono assassinati con l’aborto i bimbi nel seno materno, quando vengono scandalizzati i fanciulli con discorsi immorali, con sceneggiature pornografiche, non vi sembra che il delitto è più grande dello stesso furto sacrilego d’oro e d’argento? Una lauda medioevale dice: «Perder gli amici... perdere i parenti... ecc... ma l’alma (l’anima) no, che più del mondo vale!». Perciò dobbiamo commuoverci di più dinanzi agli scandali con i quali si uccidono le anime dei piccoli, che di tutti i furti avvenuti nelle chiese e nei santuari.
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🙏
Christoforus78
L'Italia attuale assomiglia molto all'Israele dei tempi di Antioco Epifane. Stanchi e quasi vergognandosi dei costumi dei padri hanno accolto con entusiasmo i culti e gli usi stranieri, con la smania di sentirsi al passo coi tempi hanno seguito idoli stranieri.
Antonella 75
confermo
N.S.dellaGuardia
Per la maggior parte degli italiani la democrazia è che messuno impedisca loro di andarsi a prendere un aperitivo...