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I sacerdoti maledetti: terribili queste parole!

(Malachia 1,14-2,2.8-10). Andatevi a leggere questi pochi versetti: sono davvero micidiali! A seguire offro il commento di don Dolindo Ruotolo a questo passo biblico *** Rimproverando il popolo della…More
(Malachia 1,14-2,2.8-10).

Andatevi a leggere questi pochi versetti: sono davvero micidiali!
A seguire offro il commento di don Dolindo Ruotolo a questo passo biblico

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Rimproverando il popolo della sua ingratitudine, il Signore si rivolse ai sacerdoti come a causa principale del disorientamento delle anime, e li rimproverò della profanazione del Santo Sacrificio e della venalità per la quale esercitavano il loro ministero.
Le grandi parole che Dio rivolge al Sacerdozio ebraico, che per la sua infedeltà fu causa dell’ingratitudine del popolo verso il Signore e per la sua empietà fu causa del decadimento dei costumi di tutta la nazione, trascendono la condizione e l’esigenza di quel Sacerdozio.

Dio che parla a tutti i secoli, e che in modo particolare guarda al tempo nel quale doveva affermarsi il suo regno nella redenzione e nella restaurazione di tutto in Gesù Cristo, si rivolge al Sacerdozio cattolico e, determinando il Patto fatto con Levi, ne sintetizza in poche parole la grandezza e i doveri, bollandone con sdegnoso e accorato dolore il decadimento, e minacciandogli il castigo che lo colpirà nei secoli e negli ultimi tempi, fino a quando non si sarà deciso a mutare vita, e ad essere veramente santo, com’Egli vuole.

È meraviglioso come Dio, in poche parole, tracci la dolorosa storia dei secoli futuri del Sacerdozio, ne bolli le infedeltà, ne manifesti le grandezze, e lo esorti a mutare radicalmente vita. Noi sacerdoti, senza presumere d’illuderci coprendo le nostre miserie e le nostre debolezze, dobbiamo ascoltare queste accorate parole di Dio, piene di amore nella loro medesima severità, e dobbiamo pensare alla nostra responsabilità, ora che il mondo è stato purificato da un lavacro di sangue e il regno di Dio è vicino.

Nascondere le nostre piaghe a noi stessi non è un bene, come non è un bene dissimulare un tumore maligno che ci roda l’organismo e minacci la vita. È necessario fare la diagnosi del nostro stato attuale, sulla scorta dei lumi stessi di Dio, perché se non risorgiamo ad una vita veramente santa, non possiamo aspettarci altro che miseria ed obbrobrio.

Se il sacerdote non è tutto pieno di fede, di speranza e di carità, se non è forte, giusto, prudente e temperante, se non è perfetto – almeno nella vera volontà di essere perfetto e di ardere di amore per Dio – è un indigente, un meschino, uno che manca dei fondamenti stessi della sua dignità sacerdotale. Dio non lo benedice nelle sue attività; esse sono sterili, e quelle medesime che compie ex opere operato sono come sfigurate dalla sua miseria, poiché in lui debbono incastonarsi queste ineffabili gemme, e per lui debbono rifulgere agli occhi dei fedeli.

I rimproveri che Dio indirizzò al Sacerdozio ebraico, di conseguenza, erano indirizzati anche a quello cattolico o, meglio, a quei membri del Sacerdozio che, dimentichi del Patto di Dio, escono fuori strada, scandalizzano molti nella Legge e rendono vano il patto di Levi. Dio li rimprovera e, quando non lo ascoltano, li rende spregevoli e abbietti a tutti i popoli, perché non seguono le sue vie, e fanno accettazione di persone nella Legge, indulgendo al male e manomettendo la giustizia.

Quando vediamo che i popoli disprezzano i sacerdoti, dobbiamo seriamente pensare che siamo usciti di strada, abbiamo scandalizzato moltissimi nella Legge con i nostri peccati, e abbiamo reso vano il patto di Levi con la nostra vita materializzata, interessata e priva di vero amore per Dio. Dobbiamo, perciò, ascoltare la voce di richiamo che Dio ci fa ascoltare, e convertirci sinceramente a Lui, soprattutto scuotendo la nostra freddezza nel suo santo amore. Dovremmo ogni giorno tastarci il polso, per così dire, per vedere a quale grado di temperatura soprannaturale sta il nostro cuore.

È una somma vergogna che noi conosciamo così poco Dio, e che ci curiamo così poco di conoscerlo, pur sperperando tesori di attività per conoscere le misere cose della terra! È una somma rovina per noi, che dobbiamo custodire la scienza di Dio, perderci nelle fole della scienza mondana, e far avvelenare la nostra fede dalle stupide elucubrazioni dello scientismo modernista e miscredente, che ha gettato cumuli di nebbia sul limpido e semplice cielo della fede.

Dobbiamo ritornare ai puri e santi insegnamenti della Chiesa se vogliamo veramente custodire la scienza del Signore, e dobbiamo dissetarci alle sue fonti. Essa sola ha il segreto di farci conoscere Dio per quello che è, e, solo conoscendolo nella sua luce, noi potremo amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le nostre forze.

Esaminiamoci spassionatamente innanzi a Dio, e vediamo se in questi tempi così turbinosi siamo all’altezza del nostro ministero santissimo; esaminiamoci alla luce delle parole di Dio, e, se riconosciamo in noi delle manchevolezze, emendiamoci, affinché il Signore possa essere contento di noi, possa arricchirci di grazie e renderci veramente luce del mondo e sale della terra.
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Don dolindo; parole sante!