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Patti Lateranensi: la casa di Francesco Pacelli dove nacque l’accordo

Francesco I
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Le foto scattate al Laterano l’11 febbraio 1929 lo ritraggono vicino al cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini: si tratta di Francesco Pacelli, il giurista che per la Santa Sede seguì le …Espandi
Le foto scattate al Laterano l’11 febbraio 1929 lo ritraggono vicino al cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini: si tratta di Francesco Pacelli, il giurista che per la Santa Sede seguì le trattative col governo italiano per poi dedicarsi al quadro legislativo del nuovo Stato della Città del Vaticano. Le nostre telecamere sono entrate nella sua casa romana

Eugenio Bonanata e Cecilia Seppia – Città del Vaticano
Il lavoro, lo studio, la famiglia. Francesco Pacelli, classe 1874, era un uomo dai valori nobili e dai pensieri complessi. Meticoloso, austero, con la passione per la pittura e per il mare, fratello maggiore di quell’Eugenio poi divenuto Papa con il nome di Pio XII. Docente universitario, giurista, grande mediatore, fu lui il vero protagonista nascosto dei Patti Lateranensi. Lui, che a partire dal 1926 per volontà di Pio XI, fu incaricato di condurre i negoziati con lo Stato italiano, felicemente culminati nell’accordo siglato l’11 febbraio del 1929.

Via Boezio 19
Per celebrare il 90esimo dei Patti siamo entrati oggi in casa sua, accolti da Giorgia Carolei Pacelli, moglie del nipote di Francesco, che ancora vive nel villino di famiglia, immerso nel quartiere romano di Prati. Il suo mondo, le sue cose, le sue passioni emergono dai tanti oggetti custoditi in casa: l’antica sedia della sua scrivania, le foto, il campanello del portone, dal suono impertinente, fino agli acquerelli dipinti a Santa Marinella nei brevi ritagli di tempo libero.

Oltre i Patti
“La Santa Sede deve molto a lui”, dice Giuseppe Dalla Torre presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. E non solo per la faticosa trattativa, ma anche per l’impegno successivo. “Tutto il lavoro di costruzione dell’ordinamento interno della Città del Vaticano - aggiunge Dalla Torre - può essere ancora riportato alla mano di Francesco Pacelli”. Per questa attività Pacelli chiese e ottenne di avvalersi della collaborazione del giurista ebreo fiorentino Federico Cammeo, a cui era legato da profonda stima e amicizia. I due definirono lo schema delle prime leggi del nuovo Stato, che vennero emanate il 7 giugno 1929. È lo stesso giorno della ratifica dei Patti Lateranensi sancita dalla pubblicazione degli Acta Apostolicae Sedis, la ‘Gazzetta Ufficiale’ della Santa Sede.

L’impegno, la salute e il diario
La signora Giorgia ce lo ripete spesso fino anche a confidarci che la salute di Francesco Pacelli, già malato di cuore, risentì parecchio di quegli anni intensi passati a studiare, pensare e definire i contorni della Città del Vaticano così come li conosciamo oggi. Tutti i suoi passi, i momenti della giornata, gli appuntamenti, gli incontri con le gerarchie vaticane e gli esponenti del governo Mussolini, sono stati annotati da Pacelli nel ‘Diario della Conciliazione’. Un documento intimo, pubblicato nel 1959, che offre una sorta di backstage dei Patti facendo emergere in parallelo l’anima dell’avvocato scaltro, ma timorato di Dio, nel quale il Papa riponeva piena fiducia.

Il lasciapassare di Pio XI
Dai cassetti dei mobili, inaspettato, viene fuori anche il lasciapassare che testimonia proprio questa fiducia. “L’avvocato Francesco Pacelli - c’è scritto sul prezioso cartoncino con lo stemma pontificio - può sempre domandare di avere udienza presso il Sommo Pontefice Pio XI”. Sempre. Di giorno, di notte se fosse stato necessario, perché si portasse a compimento il progetto dello Stato con i suoi confini, le sue strutture, i suoi organismi e tutta una serie di servizi di cui ancora oggi usufruiscono cittadini e dipendenti.

Lo stemma di famiglia

Di quel periodo è rimasto anche l’assiduo e privato carteggio con il fratello Eugenio Pacelli, all’epoca un giovane monsignore chiamato a fare il nunzio in Germania, poi segretario di Stato e infine Papa, al quale confidava le speranze, le paure, gli ostacoli della lunga trattativa. La nobile tenacia di Francesco Pacelli, sorretta dalla fede, è impressa anche nell’insegna di famiglia. Al suo interno figura infatti anche lo stemma della Santa Sede: una concessione esclusiva proprio a causa dell’impegno del giurista nella stesura dei Patti che gli valse la nomina a consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano e il titolo ereditario di marchese.

vaticannews.va
@Serena exanonimi

Non tutti sanno che una grossa responsabilità per l'approvazione della legge sul divorzio, anche per i matrimoni concordatari, fu dovuta all'atteggiamento miope delle gerarchie ecclesiastiche ed a Paolo VI .

L'eclettico sacerdote pugliese don Olindo del Donno,
(già cappellano militare delle camicie nere poi deputato del MSI) laureato in utroque iure ed avvocato cassazionist…Espandi
@Serena exanonimi

Non tutti sanno che una grossa responsabilità per l'approvazione della legge sul divorzio, anche per i matrimoni concordatari, fu dovuta all'atteggiamento miope delle gerarchie ecclesiastiche ed a Paolo VI .

L'eclettico sacerdote pugliese don Olindo del Donno,
(già cappellano militare delle camicie nere poi deputato del MSI) laureato in utroque iure ed avvocato cassazionista, presentò uno studio in base al quale la legge così formulata violava palesemente l'articolo sette della costituzione il quale faceva (e fa ) riferimento ai patti lateranensi .
Ora, nel 1974 erano ancora in vigore i patti lateranensi dell'11 febbraio 1929 che stabilivano che , per i matrimoni concordatari, essere la Sacra Rota l'unica giurisdizione competente.

Il ricorso avrebbe avuto ottime possibilità di accoglimento, ma il tribunale ecclesiastico si rifiutò di presentarlo su pressioni delle gerarchie vaticane.

Sa perché? Semplice: si temeva che una gran parte dei nubendi avrebbe contratto matrimonio civile, in quanto soggetto alla legge del divorzio e non a quello religioso che ne sarebbe stato escluso.
Grazie, non ero affatto a conoscenza di questo studio su un possibile ricorso. Atteggiamento solo "miope"delle gerarchie ecclesiastiche o qualcosa di peggio?
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TommasoG
Non ne sapevo nulla: quindi non si può fare un matrimonio solo ecclesiastico?
Certo che si può far celebrare il cosiddetto "matrimonio segreto", ma non tutti i vescovi lo consentono, è consentito sempre, invece celebrare il matrimonio meramente ecclesiastico quando sia già in essere un matrimonio civile.

Ma qui si parlava di un caso diverso: l'avvocato don Del Donno, sosteneva (secondo me con ragione) che:

Stabilendo l'articolo 7 della costituzione quale unico foro compe…Espandi
Certo che si può far celebrare il cosiddetto "matrimonio segreto", ma non tutti i vescovi lo consentono, è consentito sempre, invece celebrare il matrimonio meramente ecclesiastico quando sia già in essere un matrimonio civile.

Ma qui si parlava di un caso diverso: l'avvocato don Del Donno, sosteneva (secondo me con ragione) che:

Stabilendo l'articolo 7 della costituzione quale unico foro competente per i matrimoni concordatari essere il tribunale ecclesiastico, non poteva una legge ordinaria (gerarchicamente inferiore a quella costituzionale) arrogarsi il diritto di sciogliere ex nunc vincoli matrimoniali validi ed efficaci che sottostavano ad una legislazione diversa da quella italiana per di più frutto di un accordo internazionale addirittura richiamato da un articolo costituzionale!

Ergo
La legge 898/70 (detta Fortuna Baslini) avrebbe dovuto essere emendata nella parte che violava gli accordi del 11 febbraio 1929.

La conseguenza sarebbe stata che il divorzio (cioè lo scioglimento ex nunc di un vincolo matrimoniale valido ed efficacie) , ai sensi della predetta legge, avrebbe avuto valore esclusivamente per i matrimoni civili.
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TommasoG
Grazie mille della precisazione, gentilissimo.
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Il ricordo dei Patti Lateranensi evoca immediatamente quello di "Matrimonio Concordatario", e il cuore si stringe al pensiero dello scempio che è stato fatto dell'istituzione matrimoniale nel corso di questi ultimi decenni, a partire dalla sciagurata legge sul divorzio. Ci si chiede se oggi abbia ancora un senso per un cattolico celebrare un matrimonio concordatario. E' certo però che, sebbene …Espandi
Il ricordo dei Patti Lateranensi evoca immediatamente quello di "Matrimonio Concordatario", e il cuore si stringe al pensiero dello scempio che è stato fatto dell'istituzione matrimoniale nel corso di questi ultimi decenni, a partire dalla sciagurata legge sul divorzio. Ci si chiede se oggi abbia ancora un senso per un cattolico celebrare un matrimonio concordatario. E' certo però che, sebbene il diritto canonico lo preveda, la richiesta di celebrare un matrimonio di coscienza viene immancabilmente respinta.
@TommasoG
Ho cancellato il post senza l'audio ed ho nuovamente inserito il video.
Grazie per avermi avvisato.
TommasoG
Di nulla, grazie a lei di aver provveduto