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Vuoi cooperare al Trionfo del Cuore Immacolato di Maria? Ecco come!

Se la devozione al Cuore Immacolato di Maria è il mezzo speciale stabilito da Dio per la salvezza delle anime dall'inferno e se al Cuore Immacolato toccherà il "Trionfo" finale sulle forze del regno di Satana in questo mondo, è certo che non dovrà mancare, in ogni caso, anche il nostro contributo di sforzi nel cooperare al "Trionfo" del Cuore Immacolato di Maria. L'intero messaggio di Fatima, in questo senso, è una continua richiesta, - ai tre pastorelli più specificamente, ma anche a tutti gli uomini di buona volontà - di partecipazione e di cooperazione generosa al piano salvifico del Cuore Immacolato di Colei che è la Mediatrice universale di tutte le grazie, secondo l'insegnamento della Chiesa.

E se dobbiamo chiederci, in particolare, quale deve essere, per noi, il modello genuino della cooperazione attiva al "Trionfo del Cuore Immacolato di Maria", quale deve essere, cioè, il modello vivente di una devozione al Cuore Immacolato vissuta nella pienezza dei contenuti e nella concretezza delle opere da compiere in maniera anche visibile, è certo che per nessuno può valere come "modello" vivente una devozione qualsiasi al Cuore Immacolato, o una devozione mediocre, ricca, magari, di molto sentimento e di belle emozioni passeggere, ma ben povera di quelle virtù eroiche che so no le uniche portatrici della grazia che salva e che san tifica le anime.

Diciamo subito, quindi, che il "modello" della vera e genuina devozione al Cuore Immacolato di Maria lo troviamo, realizzato, in ognuno dei tre pastorelli di Fatima, i quali sono stati maternamente istruiti e guidati dalla Madonna stessa. Sia Francesco e Giacinta, infatti, nei pochi anni della loro vita terrena, sia Suor Lucia, nella sua lunga vita di consacrata a Dio nel Convento e nel monastero carmelitano di Coimbra, si può senz'altro dire che sono stati di fatto guidati direttamente dalla Madonna e da Lei sostenuti di continuo nella loro offerta di se stessi e nella pratica delle virtù eroiche.

E dobbiamo subito rilevare che la perfezione della loro devozione al Cuore Immacolato di Maria, si può dire che presenti, luminosamente, le caratteristiche di una vera e propria "consacrazione" di sé stessi al Cuore Immacolato di Maria, presenti le caratteristiche, cioè, di una dedizione e di una appartenenza così totale all'Immacolata da realizzare una vera e propria unione-uniformità con Lei, con gli stessi battiti, potrebbe dirsi, del Suo materno Cuore Immacolato. L'intera vita dei tre pastorelli, in questo senso, sta ad indicarci e ad assicurarci con certezza che la più vera devozione al Cuore Immacolato, vissuta nella sua interezza di fedeltà e di amore, non può non crescere e svilupparsi che arrivando alla vera e propria "consacrazione al Cuore Immacolato di Maria".

Quando si legge, ad esempio, che fin dall'apparizione della Madonna, il 13 giugno, la piccola Lucia sentì dirsi dalla Madonna che il Suo Cuore Immacolato sarebbe stato il suo "rifugio" e il suo "cammino" per andare a Dio, possiamo immaginare quale intima unione d'amore deve esserci stata fra il Cuore dell'Immacolata e il cuore di Lucia di Fatima. E tutta la lunga vita religiosa di Suor Lucia possiamo senz'altro dire che sia stata segnata in radice proprio da questa unione, da questa appartenenza al Cuore Immacolato di Maria, configurandosi come una vera consacrazione alla Madonna così totale che Lucia si mise incondizionatamente nella mani materne dell'immacolata e svolse una vera e propria "missione" sulla terra per disegno speciale di Dio, lungo tutto l'iter della sua lunga vita terreo.

Incantevoli poi sono le pagine scritte da solo Lucia nelle sue memorie sull'amore al Cuore immacolato di Maria da parte dei due pastorelli e in particolare della piccola Giacinta di Fatima.

Tra l'altro suor Lucia ricorda che, tra le varie giaculatorie, Giacinta preferiva questa: “Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza dell'anima mia”. Alle volte, dopo averla detta, aggiungeva con quella semplicità che le era naturale: “Amo tanto il Cuore Immacolato di Maria!” È il Cuore della nostra Mamma del Cielo!”. A volte, inoltre, andava a raccogliere fiori nei campi e cantava, improvvisando lei stessa la musica: “Dolce cuore di Maria, siate la salvezza mia!” Cuore immacolato di Maria, converti i peccatori, salva le anime dall'inferno!”

Nella loro semplicità, i pastorelli di Fatima avevano ben compreso il valore Il potere della mediazione materna di Maria per la realizzazione del piano d'amore salvifico di Dio e volevano, perciò, cooperare con tutta la loro vita per contribuire alla salvezza delle anime, pronti anche a morire (come i due piccoli Francesco e Giacinta Marto), pronti a compiere opere di penitenza e di preghiera, con tutte le loro forze, industriandosi e approfittando di ogni mezzo e di ogni occasione per offrire sacrifici (come il digiuno, la sete, il cilicio, le battiture con le ortiche contro le gambe...), per offrire molta preghiera, specialmente la preghiera del Santo Rosario, che è la preghiera della regina delle Vittorie!

Tratto da

Padre S. M. Manelli, FI, Fatima tra passato, presente e futuro, in Maria Corredentrice. Storia e Teologia, Casa Mariana Editrice, Frigento 2007, vol. X, pp. 234-238.

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Come ci dice il padre Manelli, il trionfo del Cuore Immacolato di Maria richiede la nostra cooperazione.

Questo è un discorso non astratto o di sterile devozione: si tratta di una riflessione che va a centrare il nodo fondamentale del nostro vivere su questa terra, il senso stesso del nostro vivere da cristiani e apostoli del regno della Luce.

Capire che il modello da seguire per preparare l'avvento del regno di Maria è la vita, gli esempi dati dai tre pastorelli di Fatima per noi è essenziale.

A questo va ad aggiungersi una riflessione più dolorosa. Nel nostro momento presente, in effetti, un po' tutti ci chiediamo cosa possiamo effettivamente fare per contrastare il dilagare del male che sembra non avere più barriere, assistendo a tutto quanto sta accadendo ogni giorno tra un misto di disgusto, spavento, sorpresa per quanto la terra affoghi nel veleno di Satana.

È più che mai urgente ricordare, proprio in questo momento, che non può esserci rimedio più salutare, più soprannaturalmente efficace per fronteggiare le tenebre di Satana che essere altri pastorelli di Fatima, essere nuovi pastorelli di Fatima, regolarci secondo gli esempi e gli insegnamenti che questi tre fanciulli veggenti e santi hanno offerto.

In questo stile di vita semplice ma robusto vediamo l'essenza stessa della santità e prendiamo coscienza del nostro contributo di sforzi reali per combattere la buona battaglia della fede oggi. Tutto ciò è per tutti, nessuno è escluso…

Chi potrà aggiungere il suo contributo di sforzi nell'agone pubblico, lo faccia perché è cosa senz’altro molto importante. Ma per noi battezzati va ricordato che le preghiere, i sacrifici, gli atti di amore a Dio, il non lamentarci delle sofferenze e delle croci, amare tanto il Cuore Eucaristico di Gesù e il Cuore immacolato di Maria e consacrarci ad essi è la risposta più necessaria più potente che Dio chiede da ciascuno di noi, una risposta che se la dessimo tutti potremmo far crollare nuovamente le mura di Gerico!

Ricordiamo brevemente qualche santo esempio dei tre fanciulli di Fatima perché ci sia di ammaestramento, con l'augurio che tutti noi possiamo e sappiamo farne tesoro con la doverosa imitazione.


* * *

Tutti e tre i bambini nacquero ad Aljustrel, in Portogallo. Lucia dos Santos, poi suor Lucia di Gesù, il 22 marzo 1907, morirà a Coimbra il 13 febbraio 2005; Francesco Marto l’11 giugno 1908, morirà a Fatima il 4 aprile 1919 (beatificato, con la sorella il 13 maggio 2000); Giacinta Marto l’11 marzo 1910, morirà a Lisbona il 20 febbraio 1920.

Era la primavera del 1916 quando l’Angelo del Portogallo (così si identificò) comparve loro, anticipando l’arrivo di Nostra Signora di Fatima. Lucia e Giacinta (come accadrà anche con la Madonna), potevano vedere e sentire; la prima poteva anche colloquiare, mentre Francesco vedeva soltanto. L’Angelo, che portò l’Eucaristia e li comunicò, per tre volte pregò: «Mio Dio! Io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano». Poi disse: «Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce delle vostre suppliche».

Francesco aveva un carattere mite, umile, paziente. Nel gioco accettava la sconfitta benevolmente e tendeva ad isolarsi, non si dava cura e pensiero se veniva emarginato. Era sempre sorridente, gentile, condiscendente. Quando qualcuno si ostinava a negargli i suoi diritti di vincitore, si piegava senza resistere: «Credi di aver vinto tu?! E va bene! A me non me n’importa!» e se qualcuno degli altri bambini insisteva nel togliergli qualcosa che gli apparteneva, diceva: “Fa’ pure… a me che me n’importa?!”». E davvero nulla gli importava, se non le realtà celesti. Amava il silenzio e non mancava occasione per mortificarsi con atti di eroismo.

Dopo il pascolo, la sera, Francesco e Giacinta andavano nell’aia della famiglia di Lucia per giocare e, insieme, aspettavano che la Madonna e gli Angeli accendessero le loro «lucerne», così definivano la luna e le stelle, e allora Francesco si animava nel contarle, ma nulla lo entusiasmava di più che l’osservare il sorgere e il tramontare del sole, che identificava come la lucerna del Signore, mentre Giacinta amava maggiormente quella della Madonna.

La sensibilità di animo di Francesco e di Giacinta, che traspariva dalla naturalezza dei loro gesti, con le apparizioni, raggiunse un livello di straordinario misticismo: la grazia corrisposta diede vita ad altezze di virtù. Quella di Francesco fu anima di profonda preghiera. Quando prese ad andare a scuola a volte diceva a Lucia: «Senti, tu va’ a scuola. Io resto qui, in chiesa, vicino a Gesù nascosto. Per me non vale la pena di imparare a leggere; fra poco vado in Cielo. Quando torni, vieni a chiamarmi». Allora si metteva vicino al Tabernacolo e, interrogato su cosa facesse tutte quelle ore, egli affermava: «Io guardo Lui e Lui guarda me».

Mentre Giacinta faceva penitenze per salvare anime peccatrici dall’Inferno, Francesco pensava a consolare il Signore e la Madonna. Ricordando la promessa di Maria Vergine, della quale aveva sempre un’immensa nostalgia, di portarlo presto in Cielo con Giacinta, gioiva dicendo: «lassù almeno potrò meglio consolare il Cuore di Gesù e di Nostra Signora».

Sapeva accettare e sopportare la sofferenza con esemplare rassegnazione e accolse la «Spagnola», che lo portò via, come un dono immenso per consolare Cristo, per riscattare i peccati delle anime e per raggiungere il Paradiso.

La breve vita di Giacinta trascorse in maniera parallela a quella del fratello, legata da un’identica serenità spirituale grazie al clima di profonda Fede che si respirava in casa. Il suo temperamento era però forte e volitivo e aveva una predisposizione per il ballo e la poesia. Era il numero uno dell’entusiasmo e della spensieratezza. Saranno gli accadimenti del 1917 a mutare i suoi interessi e più non ballerà, assumendo un aspetto serio, modesto, amabile. Il profilo che Lucia tratteggia della cuginetta è straordinario: è il ritratto dei puri di cuore, i cui occhi parlano di Dio.

Giacinta era insaziabile nella pratica del sacrificio e delle mortificazioni. Le penitenze più aspre per Lucia erano invece dettate dalle ostilità familiari e in particolare di sua madre, che la considerava una bugiarda e un’impostora. Lucia, essendo la più grande, fu la veggente più vessata e più interrogata (fino allo sfinimento) sia dalle autorità religiose che civili. A coronare questo clima intriso di tensioni e diffide c’era pure la situazione economica precaria dei dos Santos, provocata anche dal fatto che nel luogo delle apparizioni mariane, di proprietà della famiglia, non era più possibile coltivare nulla: la gente andava con asini e cavalli, calpestando tutto.

Agli inizi del mese di luglio del 1919 Giacinta entrò in ospedale, anche lei colpita dalla «Spagnola». Sua madre le chiese che cosa desiderasse e la piccola chiese la presenza dell’amata Lucia. La visita fu tutto un parlare delle sofferenze offerte per i peccatori al fine di allontanarli dall’Inferno – che con grande sgomento era stato loro mostrato dalla Madonna – e per il Sommo Pontefice: «Tu rimani qua per dire che Dio vuole istituire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando ce ne sarà l’occasione, non ti nascondere. Di’ a tutti che Dio ci concede le grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria; che le domandino a Lei, che il Cuore di Gesù vuole che vicino a Lui, sia venerato il Cuore Immacolato di Maria. Chiediamo la pace al Cuore Immacolato di Maria; Dio la mise nelle mani di Lei. S’io potessi mettere nel cuore di tutti, il fuoco che mi brucia qui nel petto e mi fa amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!”» (...).

Fonte:


www.cristinasiccardi.it/i-pastorelli-di-fatima/
Annacantoni
Ave Maria piena di grazia il Signore è con te TU sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno GESÙ. Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori adesso e nell ora della nostra morte Amen. GRAZIE GIACINTA GRAZIE FRANCESCO GRAZIE LUCIA. Pregate per noi perché nel nostro cuore, come fu per il vostro, regni Lei REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA perché Gesù Cristo Nostro Signore …More
Ave Maria piena di grazia il Signore è con te TU sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno GESÙ. Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori adesso e nell ora della nostra morte Amen. GRAZIE GIACINTA GRAZIE FRANCESCO GRAZIE LUCIA. Pregate per noi perché nel nostro cuore, come fu per il vostro, regni Lei REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA perché Gesù Cristo Nostro Signore abiti in ognuno di noi e si realizzi al più presto il Regno dei Sacri Cuori di Gesù e Maria
Micheleblu
"Chiediamo la pace al Cuore Immacolato" Nel Cantico dei Cantici verso la fine si legge "Così io sono ai suoi occhi come colei che procura pace" Cantico 8.13.Ma anche notevole Ct. 8.1.