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Istruzione Cattolica
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Gesù più grande di Mosè. Dalle dieci piaghe d'Egitto ai dieci miracoli di Gesù

L'evangelista Matteo fa un'operazione di delicata diplomazia per far comprendere ai lettori Giudei che Gesù è più grande di Mosè. Questo era difficile perché la Bibbia stessa diceva che "Non è sorto uno più grande di Mosè" (cf Dt. 34,10-12: "..lui con il quale Signore parlava faccia a faccia, per tutti i segni e prodigi che il Signore l'aveva mandato a compiere nel paese d'Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutto il paese, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mosè aveva operato davanti agli occhi di tutto Israele"), e quindi che il Messia fosse più grande di Mosè era difficile. Ma soprattutto la difficoltà grande era far comprendere che la Legge veniva sostituita dall'insegnamento di Gesù. Per questo suo progetto Matteo ricalca la vita e l'opera di Mosè che è l'autore dei primi cinque libri della Bibbia che si chiamano Pentateuco: dal libro del Genesi al Deuteronomio si credeva anche allora che li avesse scritti Mosè personalmente. Matteo divide il suo Vangelo esattamente in cinque parti, che terminano con parole identiche o simili a quelle con cui terminava uno di questi libri della Bibbia. Siccome i primi cinque libri della Bibbia, il Pentateuco, contengono la Legge, Matteo vuol far comprendere che quanto lui scrive, cioè il messaggio di Gesù, la buona notizia è la "nuova Legge". Questa è la prima sostituzione. Poi Mosè fu salvato miracolosamente dalle acque nella strage dei bambini maschi ebrei, ordinata dal faraone (cf Es.1,15-16. 2,1-10). In Matteo, unico tra gli evangelisti, troviamo l'episodio della strage ordinata da Erode di tutti i bambini di Betlemme (cf Mt 2,16-18). Come Mosè è stato salvato per un intervento di Dio dalla strage ordinata dal faraone, cosi ugualmente Gesù, fin dalla nascita è protetto da Dio, è figlio di Dio. "Figlio di Dio", nel linguaggio dei Vangeli, non ha il significato che gli verrà riconosciuto in seguito cioè "di condizione divina"; ma "figlio di Dio" è colui che viene protetto da Dio (es: il re, la nazione). Per stipulare l'alleanza tra Dio e il popolo, Mosè sta "quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare pane e senza bere acqua" (Es. 24,18; Es. 34.28). Ecco allora che l'evangelista presenta Gesù che all'inizio della sua missione sta nel deserto "quaranta giorni e quaranta notti" (Mt 4,2) per liberare il popolo. Ma mentre Mosè semina morte e distruzione per liberare il suo popolo, Gesù semina vita. Il Pentateuco si chiude su un monte, il Monte Nebo, dove Mosè muore (Dt. 34). Ecco, unico tra gli evangelisti, Matteo termina il suo vangelo su un monte (Mt 28,16), un monte che non ha nome. Mentre Mosè sul monte Nebo muore, Gesù sul monte appare vivo più che mai, è il monte della resurrezione. E mentre Mosè ha concluso la sua missione, e deve passare il suo ruolo ad un successore, a Giosuè (Dt. 31,3.7; 34,9) al contrario Gesù assicura la sua presenza alla comunità con le parole" Io sono con voi tutti i giorni" (Mt 28,20) e non c'è bisogno di successori. Il momento più importante della vita di Mosè è stato quando sul Sinai è stato mediatore dell'alleanza tra Dio e il suo popolo (cf Es.19-24). Per questo nel Vangelo di Matteo, Gesù sale "sul monte" (Mt 5,1); un monte che non ha collocazione geografica, perché non è un monte geograficamente collocabile, ma un'indicazione teologica, dove non da Dio, ma Lui che è Dio proclama le Beatitudini. E Matteo presenta il messaggio di Gesù utilizzando lo stesso schema usato nel Libro del Deuteronomio per i dieci comandamenti (dei dieci comandamenti esistono due versioni differenti: una nel libro dell'Esodo al cap. 20, e una nel Deuteronomio al cap.5). Matteo sceglie di seguire la linea del Deuteronomio: Prima dei comandamenti c'è da parte del popolo la scelta YHWH. Poiché ogni popolo a quell'epoca aveva la sua divinità YHWH dice: "Io sono il Dio che ti ha fatto uscire dall'Egitto" (".. non avrete altri Dei di fronte a me" Dt. 5,6-7). Poi vengono i primi tre comandamenti che sono obblighi verso questo Dio: - il divieto di fare immagini (cf Dt.5,8-9); - il divieto di usare il suo Nome (cf Dt. 5,11); - l'obbligo del riposo del giorno di sabato (cf Dt. 5,12-15). Seguono sette comandamenti, che sono dei doveri verso il "prossimo (nell'A.T. "prossimo" identifica uno che appartiene al clan familiare o al massimo al popolo d'Israele. Ma un pagano, un miscredente non è "prossimo"): - "onora tuo padre e tua madre(..). Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunciare falsa testimonianza contro il prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo (...) né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo." (cf Dt. 5, 16-21). Conclusi i comandamenti, c'è una promessa di assistenza da parte di Dio e di felicità per l'uomo ( cf: Dt. 5,33: "camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore vostro Dio vi ha prescritta, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nel paese di cui avrete il possesso"; Dt 28: "Se tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore tuo Dio, preoccupandoti di mettere in pratica tutti i suoi comandi che io ti prescrivo, il Signore tuo Dio ti metterà sopra tutte le nazioni della terra; perché tu avrai ascoltato la voce del Signore tuo Dio, verranno su di Te e ti raggiungeranno tutte queste benedizioni: sarai benedetto nella città e benedetto nella campagna" Matteo struttura la nuova alleanza esattamente con questo schema. Infatti la prima beatitudine, che è la scelta di Dio, è la beatitudine della povertà: "questi avranno Dio per re, perché di questi è il Regno di Dio" (Mt 5,3). Poi - e qui ecco il cambio già teologico che opera l'evangelista, non esistono obblighi verso Dio, di nessun tipo! La grande novità portata da Gesù è l'immagine di un Dio diverso, che non chiede all'uomo, ma si dona lui all'uomo. Non è più l'uomo che ha degli obblighi verso Dio, da dare qualcosa a questo Dio, ma è un Dio che chiede di essere accolto, e con Lui e come Lui chiede di andare verso gli altri. Tutto ciò che l'uomo può fare verso Dio deve nascere dall'amore e non da una legislazione esterna all'uomo. Matteo, già all'inizio del suo vangelo, spiegando il nome di Gesù, l'Emmanuele, dice che è il : "Dio con noi" (cf Mt 1,23). I doveri verso il prossimo vengono sostituiti con gli atteggiamenti all'interno della comunità dei credenti. E infine c'è la promessa della protezione. L'ultima beatitudine è quella della persecuzione: "non vi preoccupate sarete perseguitati, ma Dio è il vostro re" (cf Mt5,11-12). Mosè, dopo aver proclamato i comandamenti formula l'impegno da parte del popolo di viverli (Dt. 6,4-8). Questo rappresenta il credo d'Israele , ed è conosciuto dalla prima parola "ASCOLTA" che in ebraico è "SHEMA". L'alleanza dell'Antico Testamento era l'osservanza dei comandamenti; l'alleanza del Nuovo Testamento è la pratica delle Beatitudini. La formula di impegno all'osservanza dei comandamenti era: "ASCOLTA ISRAELE"; la formula di impegno a vivere le beatitudini sarà il "PADRE NOSTRO" ( Mt6, 9-13). E anche qui lo schema è uguale: c'è la prima petizione nella scelta di Dio, che non è più YHWH. Gesù non chiede ai suoi di conoscere questa divinità: YHWH: il nome di Dio nella comunità dei credenti è PADRE. Ugualmente ci sono le prime tre petizioni che riguardano l'umanità: "Sia santificato il tuo nome; venga il tuo Regno; sia fatta la tua volontà" (Mt Mt6,9-10). Poi le altre che riguardano la comunità e poi infine "liberaci dal maligno" (Mt6,13). Mosè alla fine dell'alleanza chiede al popolo: "Siete disposti ad osservare tutte queste leggi?". Come espressione d'impegno prende del sangue di vitelli e lo asperge sulla gente (cf Es.24,8). Lo stesso schema di quanto ha fatto Mosè, lo riprenderà Matteo nell'ultima cena. Ma non è più il sangue dei vitelli asperso all'esterno, ma Gesù che dona il suo sangue da bere, il vino come dice: "questo è il sangue della mia alleanza" (Mt 26,28).

ISTRUZIONE CATTOLICA

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