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La risposta straordinaria di San Pio: “Niente vada perduto!”

Forse si è già a conoscenza della grande stima che san Pio da Pietrelcina aveva per don Dolindo Ruotolo. In diverse pubblicazioni è stato riportato il passo autobiografico in cui don Dolindo racconta il suo incontro con il Santo cappuccino, il quale gli manifestò il suo affetto e la sua stima, nonché l’assicurazione sul suo cammino spirituale alquanto travagliato. Scrive don Dolindo: «Abbracciandomi, e stringendomi al suo cuore, rassicurandomi sul percorso passato della mia vita, sul presente e anche sul futuro, mi disse in tono enfatico, innanzi ai frati che lo circondavano: “Ascoltami bene! Tutto il paradiso è nell’anima tua, c’è stato sempre, c’è e ci sarà per tutta l’eternità”. E mi baciò con profondo affetto che mi commosse, avanti a tutti». Parole chiare del Santo di Pietrelcina che confermano la santità del grande sacerdote napoletano.

C’è un altro scritto prezioso, sicuramente meno conosciuto, nel quale padre Pio definisce don Dolindo Ruotolo “il santo apostolo di Napoli”, scolpendolo con luminose parole nella sua missione vittimale. Si tratta di una lettera che padre Pellegrino Funicelli scrisse il 13 marzo 1967 in risposta alla richiesta di una figlia spirituale di don Dolindo che voleva avere un’opinione di padre Pio sull’opera e sugli scritti del Ruotolo. Padre Pellegrino rispose riportando le parole di risposta di san Pio. Egli scrisse: «Gentilissima signorina, Padre Pio ha detto che niente di quanto è scaturito dalla penna di don Dolindo deve andare perduto». Quest’affermazione del grande Santo ha un valore straordinario se si pensa a quanto gli scritti del Ruotolo siano stati oggetto di discussione, di critiche e siano stati persino messi all’indice!

I santi hanno il fiuto delle cose sante e un santo come padre Pio, che era straordinariamente assistito dallo Spirito Santo con il carisma della chiaroveggenza e con altri innumerevoli carismi, con questa affermazione fuga le nebbie che hanno tentato di oscurare l’opera monumentale di commento alla Sacra Scrittura e altri scritti del sacerdote napoletano, e ne mette in evidenza l’indiscutibile valore affermando che «niente di quanto è scaturito dalla penna di don Dolindo deve andare perduto». È un sigillo preziosissimo posto da san Pio da Pietrelcina su tutto quello che don Dolindo ha scritto!

La lettera continua così: «Preoccupatevi quindi di affidare il materiale inedito a persone intelligenti, oneste e piene di buona volontà, evitando per quanto dipende da voi, di “dare le cose sante ai cani e di mettere le margherite innanzi ai porci”». Padre Pio si premura anche di raccomandare che la vasta mole degli scritti di don Dolindo, così preziosi, sia affidata “a persone intelligenti, oneste, piene di buona volontà”, animati, nel lavoro di stampa, pubblicazione e di propagazione, solo dallo zelo del bene che essi sono destinati a fare a tante anime, in tutto il mondo.

Il Santo, sempre ossequiente alla Chiesa e ai suoi rappresentanti, continua a dare i suoi consigli suggerendo che è bene avere il placet dell’Arcivescovo: «A mio modesto avviso sarebbe bene sentire intorno ai manoscritti il parere autorevole e illuminante dell’Eccellentissimo Arcivescovo». E sappiamo quanto anche don Dolindo abbia sempre cercato l’approvazione della Chiesa e dei Vescovi e come si sia sempre detto pronto a correggere qualsiasi cosa non fosse stata considerata esatta in ciò che lui scriveva.

La lettera continua con le seguenti parole scritte tutte in maiuscolo: «“Non è vero che don Dolindo è impossibilitato a scrivere gli ultimi capitoli dell’opera sulla Madonna – mi ha detto Padre Pio –, Egli infatti li sta incidendo nella sua carne crocifissa sotto lo sguardo dell’Addolorata”».

Qui probabilmente si fa riferimento ad una preoccupazione della figlia spirituale a cui era diretta la lettera, che vedeva la grande difficoltà di don Dolindo nel portare a termine la sua ultima opera, dedicata alla Madonna, da lui stesso definita “il canto del cigno”, difficoltà dovuta soprattutto alla sua salute in declino e alle numerose malattie che lo prostravano. Padre Pio, illuminato da Dio, con parole decise assicura che «non è vero che don Dolindo è impossibilitato a scrivere...», e che gli ultimi capitoli dell’opera egli, proprio per queste difficoltà, «li sta incidendo nella sua carne crocifissa sotto lo sguardo dell’Addolorata». Parole bellissime che mostrano la profonda penetrazione e conoscenza che san Pio aveva dell’anima di don Dolindo e della sua perfezione, anche egli assimilato al Crocifisso “sotto lo sguardo dell’Addolorata”.

La lettera continua con una ulteriore affermazione della santità e missione vittimale di don Dolindo: «La pia collaboratrice sia salda nelle sue sofferenze e alla vista del lento martirio del santo apostolo di Napoli come se stesse sul Calvario con Maria ai piedi di Gesù».

Esortando la figlia spirituale ad essere salda nell’accompagnare don Dolindo nelle sue sofferenze, padre Pio parla del «lento martirio del santo apostolo di Napoli»: martirio e santità!... E poi ancora il richiamo a Gesù e Maria sul Calvario ai quali padre Pio accosta le sofferenze vittimali di don Dolindo... Non basterebbero queste parole del Santo di Pietrelcina a eliminare ogni dubbio circa la santità della figura e dell’opera apostolica di don Dolindo?

«Il Padre Pio – continua la lettera – prega il Signore per don Dolindo e per voi e vi chiede altrettanto per sé benedicendovi. Anche io mi raccomando alle preghiere di don Dolindo e vostre e a lui bacio la mano con filiale affetto, e a voi porgo rispettosi ossequi». Padre Pio assicura la sua preghiera per don Dolindo e c’è da pensare che preghi ancora in Cielo per averlo compagno negli onori degli altari, come lo ebbe in terra nella sofferenza e nell’umiliazione! E noi ci raccomandiamo alle preghiere di entrambi, facendo tesoro dell’esortazione di san Pio: «Niente di quanto è scaturito dalla penna del santo apostolo e martire di Napoli deve andare perduto!».

Nota

1) Si tratta del nutrito scritto dal titolo Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, pubblicato da Casa Mariana Editrice nel maggio del 2013.
Sandrolanteri
Grazie che ci siete