La terribile rivelazione di Padre Pio (e le “tre tappe” di S. Massimiliano Kolbe)

In questo spazio di riflessione desidero indirizzare un messaggio che, sebbene utile a tutti, è rivolto particolarmente a quelle persone che si sentono, in qualche modo, tagliate fuori da un contributo reale al bene, alla causa del regno di Dio a causa delle vicende, vicissitudini, circostanze della loro vita personale: potrebbe trattarsi del fallimento di progetti che si sono desiderati e portati anche avanti con sacrifici per anni, come costruire una famiglia e poi vedersela distrutta a causa di questo spirito folle e diabolico che porta scissioni, divisioni, separazioni, divorzi.

Questo è solo un esempio ma quanti altri se ne potrebbero fare di realtà che procedono dalla volontà di Dio, dal diritto naturale, dalla legge di Dio oggi in crisi epocale e crollo mortale. Si può pensare a comunità religiose partite bene poi finite male, organizzazioni sociali, educative, lavorative sfrondate di ogni valore cristiano ed umano, famiglie messe su con tanti bei progetti e poi miseramente naufragate.

Insomma, ci sono tante vicende della vita personale e collettiva che possono portare facilmente ad uno scoraggiamento profondo, non nel senso: “Ah le cose vanno male!” e basta… lo scoraggiamento che potrebbe prendere piede è più profondo e penetrante e procede da questo genere di considerazione: “Poiché le cose vanno male cioè non hanno preso quella direzione bella, secondo il piano di Dio, mi chiedo: Ormai che c'è più da fare per me? Cosa posso fare? Che aiuto posso dare alla causa di Dio e del suo Regno?”

Ecco una categoria di anime che si può sentire – e molto spesso succede – tagliata fuori dal contributo per il bene. Esiste poi, semplificando al massimo, un'altra categoria di anime che può sentirsi facilmente tagliata fuori dal contributo per il bene la quale raggrupperebbe tutti coloro che, per povertà di talenti o per mancanza di occasioni propizie, non hanno un vero e proprio ruolo nella società o nella Chiesa e, di conseguenza, vivendo una vita apparentemente insignificante, non pensano di poter offrire alcunché di concreto a Dio per la realizzazione dei suoi piani.

Questo messaggio, allora, è rivolto soprattutto a tutte le anime facenti parte di queste due categorie. È un messaggio di speranza autentica, di consolazione vera. Lasciando a chiunque il beneficio del contraddittorio, mi sembra di poter sostenere che quella bella esemplificazione di San Massimiliano Kolbe che parlava delle tre tappe della vita dell'uomo, di ogni uomo (preparazione al lavoro, il lavoro stesso, infine la sofferenza) possa essere esteso alla situazione dell'umanità in generale, in questo preciso momento storico. Chiariamo il discorso. La preparazione al lavoro è tutto quell'impegno di formazione per rendere possibile l'attività evangelizzatrice; il lavoro, intenso in senso spirituale, è il lavoro per il Regno di Dio in tutta la sua immensa molteplicità che si può esternare in così tante modalità. Con il lavoro all'uomo sembra di aver raggiunto il vertice, nella misura in cui mette a frutto tutte le sue potenzialità e capacità, tutta la sua preparazione e formazione: lì l'uomo sente di esprimersi al massimo, eppure.. San Massimiliano, nella sua grande saggezza, indica che il vertice della vita dell'uomo non sta nel lavoro ma nella sofferenza.

La sofferenza potrebbe sembrare qualcosa di inutile, un fallimento esistenziale, uno spreco delle potenzialità immesse da Dio nell'uomo, una menomazione, un’impossibilità di rendersi utile per la causa di Dio e invece… pensare questo è un grande errore che vizia radicalmente la vocazione e missione del cristiano. Questa visione proviene da una mentalità attivistica diffusasi negli ultimi decenni in seno alla Chiesa per cui conta e ha valore nella vita solo il fare, fare, fare… e non ci si rende conto che prima del fare bisogna essere: nella misura in cui più si è congiunti ed uniti a Cristo crocifisso, paziente, sofferente e offerente per la salvezza degli uomini tanto più qualsiasi cosa possiamo fare – fosse anche un sospiro, un’Ave Maria, un sorriso, una parola, una comunissima attività – essa diventa feconda; è lì che l’uomo estrinseca veramente il massimo delle sue potenzialità spirituali e può contribuire in modo sommo al rinnovamento del mondo.

Questa è verità pura perché ce lo insegnano così tante anime sante della storia. Nell’agiografia cristiana troviamo uomini e donne di Dio che hanno dato tanto dal punto di vista apostolico, dal punto di vista della creazione e del rinnovamento di strutture ecclesiali e sociali: sono stati grandi “operatori di Dio” e tanto la Chiesa e il mondo deve loro; ma ci sono anche anime “puramente ed unicamente sofferenti ed offerenti”, come le anime vittime, bloccate – magari – in un letto per anni e anni senza poter fare nulla dal punto di vista “attivo” e invece… quanto bene hanno fatto, quanto bene continuano a fare salvando e strappando al demonio anime per il Paradiso! Quanta grazia hanno fatto e fanno circolare nelle membra martoriate del Corpo Mistico di Cristo!

Facendo una trasposizione dal singolo ai tanti, mi sembra di poter dire che l’umanità viva la sua “terza tappa”, la sofferenza. Si è lavorato – forse neppure troppo né troppo bene… la Chiesa avrebbe dovuto fare molto meglio e molto di più per sconfiggere i nemici del bene del nostro tempo che, invece, hanno fatto benissimo la loro parte. Si è fatto, forse, veramente troppo poco ma purtroppo, ormai, è tardi per fronteggiare in modo vittorioso il Nemico sul terreno del “lavoro”. Nessuna paura: non è mai tardi, tuttavia, per risollevare le sorti del mondo e della Chiesa attraverso la sofferenza.

Appena si cerca di costruire qualcosa pare che con grande rapidità si sfaldi, si frantumi, si polverizzi tra le mani… Pare così difficile dare vita a qualcosa di solido e duraturo, probabilmente perché assistiamo ad un'azione diabolica, un'azione preternaturale eccezionalmente potente in questa fase della storia. Non che Dio sia distratto spettatore degli eventi, tutt’altro. Ciò avviene in conseguenza e a castigo dei nostri peccati, dell’aver fatto penetrare queste potenze malefiche dappertutto, con le nostre menti e cuori aperti al male.

Si tratta proprio di una situazione globale e generalizzata, che risponde ad una chiara profezia di Padre Pio attorno agli anni Sessanta del secolo scorso: “Se i demoni potessero essere visti ad occhio nudo, tanti ce ne sono sulla terra, oscurerebbero il sole a mezzogiorno”. Questa è la risposta che il Santo di Pietrelcina dava a chi cercava di capire perché succedessero cose così particolari, perché tutto prendesse una china così rovinosa e nella Chiesa e nella società mondiale tante cose apparissero così drasticamente compromesse: il motivo è esattamente questo: che i demoni sono sciolti, scatenati, troppo liberi di operare, disturbare, opprimere, vessare. Se questo era già vero negli anni in cui Padre Pio disse queste cose, cosa dobbiamo dire del nostro tempo? Pare davvero che tutti i demoni siano fuori dall'Inferno!

Tutto questo non ha lo scopo di affossare la speranza nel lettore, quasi che ogni attività per il bene sia inutile e vada messa da parte. Bisogna sempre provarci, è il nostro compito; però dobbiamo essere consapevoli di quanto appena detto e molto realisti e coscienti circa queste dinamiche metastoriche. Il Signore continua certamente a concedere illuminazioni, doni, carismi per fare il bene. A mio avviso, però, il modo per interpretare al meglio il nostro tempo, è assimilarsi a tutti coloro che vivono la tappa della sofferenza, coronamento delle precedenti.

Tutti noi, nessuno escluso, soffriamo per cause molto diverse. Quello che conta, la cosa davvero importante, non è cosa ci faccia soffrire ma il fatto che ci troviamo nella terza tappa. Occorre però soprannaturalizzare la sofferenza accettando il fardello che la Provvidenza ci offre e utilizzandolo per fare del bene spirituale. Talvolta la sofferenza sarà di tipo morale (dispiaceri di ogni genere, lutti di persone care, affetti che vanno in frantumi, ecc.); altre di tipo fisico (malattie, dolori corporali, ecc.); altre, poi, sarà di tipo spiccatamente preternaturale: quanta gente oggi subisce ogni genere di prostrazioni, umiliazioni, desolazioni, oppressioni, vessazioni che paiono impossibili a credersi e ancor più a sopportarsi a causa di mali malefici che logorano materialmente, moralmente e spiritualmente. In questa epoca così malvagia il ricorso a malefici e cose simili è molto frequente.

Sono tante, dunque, le categorie di anime sofferenti, a tutte però vorrei ricordare: qualsiasi sia la causa, è sempre la Croce del Signore che sta sulle nostre spalle, un pezzettino, un “ritaglio” di Croce diverso ma sempre santificato dall’unione, per mezzo della grazia, con Gesù e Maria, nostro Redentore e nostra Corredentrice.

La Croce di Cristo comprende ed ingloba ogni dolore, nessuno escluso a ad ognuno di questi dona il potere soprannaturale di essere salvezza per sé e per gli altri. Talvolta, senz’altro, sarà lecito e anche doveroso interrogare il Signore: “Signore ma è proprio volontà Tua? Signore, potresti togliermi questa sofferenza? Signore passi, se è possibile, da me questo calice”… ma se nonostante la nostra accorata supplica le cose non cambiano o, addirittura, i problemi si ingigantiscono allora, evidentemente, c'è una Volontà Superiore che desidera che si contribuisca alla causa del bene attraverso i propri dolori offerti.

Quindi, care anime amate da Dio: non vi affliggete oltremodo se vi trovate in condizioni di particolare sofferenza e prostrazione per cui vi sembra impossibile essere operativi per il Regno di Dio dal punto di vista del fare: non temete perché siete milizia scelta di Gesù e Maria, avete un ruolo forgiato dalla Provvidenza, siete graditi a Dio e potenti nelle sue divine mani, proprio così come siete, nonostante possiate sembrare una nullità agli occhi vostri, degli altri ed persino agli occhi di numerose personalità del clero cattolico che non capiscono, a causa della pessima formazione ricevuta (o meglio della formazione non ricevuta…) queste verità così necessarie; magari, addirittura, subite umiliazioni proprio a causa di una chiesa che non vi comprende e che non sa valorizzare questa vostra missione di anime sofferenti e neppure vi aiuta a scoprirla;

Vi posso dire che siete preziosi agli occhi di Dio: è, il vostro, un martirio del cuore, un martirio spirituale, un martirio bianco – come si suole definire per tradizione. La Chiesa parla di martirio rosso nel caso di quei martiri che muoiono perché uccisi fisicamente in odio alla fede; ma ci sono anche i martiri bianchi, cioè tutti coloro che muoiono giorno dopo giorno, un po’ alla volta, in odio alla fede o in conseguenza dei mali anticristici del nostro tempo.

Il modello per tutti costoro, il più sublime ed eccellente, è la vergine Addolorata e Corredentrice. Ella poteva ben morire per l'intensità delle sofferenze ma, di fatto, non è morta per un martirio cruento come quello del Figlio Gesù ma ha agonizzato per il multiforme martiro del cuore.

E allora da questo discorso, scaturisce una conseguenza non di poca importanza: le anime segnate dal martirio bianco a maggior ragione e titolo speciale devono essere mariane, a maggior ragione devono essere consacrate alla Madonna, a maggior ragione devono cercare famigliarità con Lei! Chi meglio di Lei, infatti, può loro svelare la potenza del martirio del cuore e il modo tutto divino di far fruttificare tante sofferenze? La causa di Dio, la causa del bene, oggi, prende un nome ben preciso. Oltre alla necessità sempre impellente di strappare le anime a satana occorre attirare sulla terra l’avvento del profetizzato e tanto atteso Trionfo del Cuore Immacolato di Maria! È questo che noi vogliamo, speriamo e crediamo che debba venire presto ma va affrettato, dobbiamo lavorare per farlo trionfare al più presto!
Care anime, spero che queste parole siano state una boccata d'ossigeno per tutte voi. Ricordate che ciascuno di voi può fare tanto, non tanto nella misura del proprio fare ma in quella del potenziare il suo essere unito a Gesù sofferente, Gesù vittima, Gesù martire, in questa fase concitata di grande dolore per i buoni. Siamo un po' tutti vessati da potenze malefiche che prendono anche carne in strumenti malefici, uomini malefici pieni di progetti empi e diabolici. La vessazione aumenta nella misura in cui si è di Cristo perché il demonio odia, principalmente, Gesù Cristo, la Madonna e tutti coloro che appartengono a loro. Restiamo sempre fiduciosi nella grazia di Dio che mai ci abbandona e che saprà come far servire per i Suoi piani di redenzione tutto questo dolore dell'umanità.

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PS | Invito tutti ad iscriversi al canale telegram di Tempi di Maria nato per poter continuare a condurre con maggior libertà la buona battaglia della diffusione della verità, anche riguardo a quei temi oggi più osteggiati e censurati: Tempi di Maria
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