La cintura della Madonna non è venerata solo in Italia
La cintura della Madonna non è venerata solo in ItaliaE’ presente nei seguenti luoghi: Duomo di Prato, Monastero di Vatopedi sul Monte Athos, Chiesa di Santa Maria in Soonoro a Homs (Siria), Monastero di Troodissa in Platrès (Limassol, Cipro), Collegiata di Nostra Signora a Le Puy-Notre-Dame (Francia), Collegiata di Quintin a Cȏtes-d’Armor (Francia), Cattedrale di Santa Maria di Tortosa (Spagna), Abbazia di Somerset (Inghilterra).
Nell’ottobre 2011, la ‘Hagia Zoni’ è saltata alla ribalta perché fu portata in Russia(San Pietroburgo e Mosca passando per altre 13 città) con il proposito di far rinascere il senso spirituale della vita e della famiglia nel popolo russo e, allo stesso tempo, cercare di migliorare la situazione demografica del paese. Infatti, questa veneratissima reliquia custodita nel Monthe Athos è famosa per il suo gran potere taumaturgico, efficace soprattutto contro la sterilità femminile, potere condiviso con le altre cinture custodite nei luoghi sopra citati.
In quell’occasione ricevette la visita di circa 2 milioni di persone – soprattutto donne,
Inizialmente era custodita a Gerusalemme fino a quando l’imperatore Arcadio, figlio di Teodosio il Grande, non la portò a Costantinopoli. Si dice che l’imperatrice Zoe, moglie di Leone VI il Saggio (886-912) guarì grazie alla reliquia e che la sovrana, per ringraziamento, ricamò l’intera cintura con fili d’oro, dandogli così l’aspetto attuale. La cintura rimase a Costantinopoli fino al secolo XII quando se ne impadronirono i bulgari e successivamente arrivò in Serbia il cui principe, Lazzaro I (1372-1389), ne fece poi dono al monastero di Vatopedi. Sono innumerevoli i miracoli attribuiti alla ‘Hagia Zoni‘ .
Non racconteremo qui le vicende di tutte le altre cinture, però faremo un’eccezione per quella di Prato, quella italiana.
Il Sacro Cingolo è una striscia verde di lana di circa 90 cm per 3 ricamata con fili d’oro e con delle cordicelle ai due estremi. Secondo la tradizione fu portata a Prato nel XII secolo dal mercante pratese Michele Dagomari, che si era sposato a Gerusalemme con una certa Maria che l’avrebbe ricevuta in dote da sua madre. Maria morì durante il lungo viaggio di ritorno a Prato, intrapreso con Michele ed altri. Una volta a Prato, Michele
La reliquia non tardò ad essere riconosciuta ufficialmente da parte della chiesa come l’autentica cintura della Vergine Maria. Da quel momento in poi la sua fama si sparse per il mondo attraendo un gran numero di pellegrini, fra i quali molti personaggi illustri. Grazie alla reliquia il prestigio del clero locale crebbe molto nei confronti del Vescovo di Pistoia (alla cui diocesi Prato apparteneva). Però nel 1312 un pistoiese chiamato Giovanni di Ser Landetto, alias Musciattino, tentò di rubare la preziosa reliquia, ma senza riuscirci. Infatti, dopo il furto, uscendo dalla città si perse nella nebbia e ritornò a Prato credendo di essere arrivato a Pistoia. Il ladro fu arrestato, condannato al taglio della mano destra e poi, trascinato da un asino, fu portato in riva a un fiume dove fu messo al rogo. I sospetti sul mandante del furto si centrarono su Firenze, eterno rivale di Pistoia, che con questo tesoro in suo possesso avrebbe dominato Prato intaccando il suo prestigio, economico e politico. Infatti il Sacro Cingolo era diventato non solo il simbolo dell’autonomia della città, ma anche della sua principale fonte di reddito, ossia la tessitura, come tessuta è la cintola la cui manifattura è attribuita alla sua stessa prima proprietaria.
Il Sacro Cingolo di Prato è per questa città non solo la sua più importante reliquia, ma anche un oggetto considerato come un inestimabile patrimonio ed elemento di unione di tutti i collettivi della città, religiosi e laici, oltre che il simbolo della sua identità.
L’esposizione della reliquia avviene varie volte l’anno in occasione delle principali
Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un caso in cui il significato di una reliquia, indipendentemente dalla sua autenticità, oltrepassa abbondantemente l’aspetto religioso.
Per saperne di più: N. De Matthaeis: Legati a una reliquia