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La S. Comunione ai malati in tempo di epidemia: un rescritto del S. Uffizio

[foto da liturgicalartsjournal.com]

di Guido Ferro Canale

Nella giornata di ieri, quella che a posteriori posso soltanto considerare come un’ispirazione della mia cara Madonnina della Neve mi ha portato a controllare attentamente alcune bancarelle di libri, scoprendovi così, con mia grande gioia, un Theologiae Moralis Compendium, subito acquistato e consultato nelle ore notturne.
Mi sono così imbattuto nel rifermento (Collectanea S. Congregationis de Propaganda Fide, vol. I, doc. n. 391) al rescritto in oggetto, che di seguito traduco.

Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, 11 luglio 1754, al Vicariato Apostolico dell’Algeria
Se il SS.mo Sacramento dell’Eucarestia si possa amministrare agli infetti di morbo epidemico (
lues) senza porgere le mani direttamente, bensì mediante una sorta di bastone oblungo alla cui estremità vi sia un dischetto (lunecula) di argento dorato, che, una volta immessa la particola nella bocca del malato, viene purificata con il fuoco.
[Risposta in italiano] Potranno codesti missionarî regolarsi nelle maniere ed usi altre volte praticati nelle occasioni di peste in codesto paese tanto frequente, purché si faccia con la dovuta decenza e si cerchi di scansare ogni inconveniente che potesse in qualsivoglia modo esporre alla irriverenza un’azione sì sagrosanta”.

La rilevanza per la situazione odierna non ha certo bisogno di essere spiegata. Tanto più che la fonte che me l’ha fatto rintracciare, il p. Zalba, moralista assai autorevole, menziona il rescritto in termini generalissimi, che escludono restrizioni a luoghi dove viga la consuetudine, terre di missione… e perfino ai soli casi in cui il comunicando sia certamente malato: scrive infatti, in nota al rito della Comunione extra Missam, Viatico o meno che sia, che “Nell’amministrazione è lecito utilizzare un piccolo cucchiaio o un altro strumento, se ve ne sia bisogno, e porgere la particola consacrata inseme con vino oppure acqua se sembrerà più conveniente (cfr. CPF 391)” [M. Zalba, Theologiae Moralis Compendium, Madrid 1958, vol. II, pag. 443, nt. 12].
Nello stesso senso, benché indirettamente, mi sembra che vada anche la prefazione alla raccolta, dove si legge che in essa sono stati inclusi solo quelli che son parsi più utili.
A questo punto, non posso che auspicare che le Congregazioni per il Culto Divino e per la Dottrina della Fede richiamino alla memoria di tutti questo precedente, lo applichino nonostante qualunque decreto di autorità inferiori in senso contrario e, soprattutto, facciano presente come esso soddisfi tutte le giuste esigenze, quelle del culto come della profilassi.

Genova, lì 6 agosto 2020
Trasfigurazione del Signore

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Micheleblu
Fattibilissimo
Veritasanteomnia
Sicuramente è colpa dei miei limiti ma non riesco proprio a vedere come questo sistema possa essere applicato nella situazione attuale.