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Dove dormono i primi cristiani

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Sensazionale scoperta sulla Via Ostiense: durante un carotaggio per la costruzione della prima Chiesa Cristiana Ortodossa Ostiense, vengono alla luce alcune terme e una villa. E intanto sembra emergere una necropoli con l’ichtys, il pesce simbolo dei primi cristiani

Roma- Mentre i Cristiani di tutto il mondo si riavvicinano nel presente colmando distanze secolari in questi soli pochi anni soprattutto nell’Anno Santo della Misericordia (solo qualche mese fa l’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo) ha dell’incredibile, quasi del miracoloso, che un ‘ponte’ tra di loro emerga dal passato e questa volta nella Città degli Apostoli, Roma sul Territorio Ostiense, sua porta d’ingresso.

La scoperta del tutto fortuita di una necropoli contenente 59 tombe e 56 corpi (insieme ad un complesso termale e ad una villa, tutte costruzioni sviluppatesi in epoche diverse dal I secolo al IV/V d.C.) sotto il terreno scelto per la costruzione della prima Chiesa Ortodossa Ostiense (nella fase di esplorazione e carotaggio) con il rinvenimento dell’ICHTYS, i simbolo del Pesce utilizzato dai primi cristiani, hanno letteralmente cambiato la vita di una Comunità religiosa, quella Ortodossa rumena, che si è sentita investita di una responsabilità davvero speciale: edificarsi sui resti mortali di chi, a buon ragione, può avere ascoltato il vangelo e la sua predicazione dalle stesse parole dei Santi Pietro e Paolo.

Nel mausoleo rinvenuto e a quanto pare rimaneggiato a modi di piccola cappelletta votiva, ai tempi di questo utilizzo, è emersa dal terreno la chiara raffigurazione della VITE simbolo di Cristo in ottimo stato di conservazione e sotto forma di mosaico.

I riferimenti ai primi Cristiani sono senza alcuna ombra di dubbio. Anche il nome di una liberta romana ‘Claudia Tertulla’ può parlarci di quel periodo terribile nel quale la conversione al Cristianesimo costava spesso il martirio soprattutto per quei romani che abiuravano l’Imperatore e gli Dei.
Indiscrezioni emerse, circa l’esame dei resti dei corpi ritrovati, più precisamente sulla pressocché contemporaneità della morte fisica e della costruzione quasi immediata di alcune delle tombe potrebbero addirittura ricondurre ad una fine avvenuta appunto per ‘martirio’.

“Se in una prima fase – ci riferisce la Sovrintendenza Archeologica – i rinvenimenti hanno provocato lo stop dei lavori di esplorazione finalizzati alla costruzione della Chiesa/Parrocchia Cristiana Ortodossa Ostiense, possiamo dire che oggi la valutazione urbanistica e paesaggistica è positiva, che il Progetto terrà in considerazione, preservandoli, gli importanti ritrovamenti che tuttavia per il momento verranno di nuovo interrati per protezione.”

Senza dubbio al valore storico e culturale dei ritrovamenti – ci dichiarano i relatori della conferenza stampa, equipé multisciplinare altamente specializzata e qualificata – si unisce all’importantissimo valore sociale per quanto riguarda questa Comunità Ortodossa in prevalenza rumena che da almeno 20 anni abita il territorio ostiense iniziando il suo cammino in Roma dall’Idroscalo di Ostia, poi giungendo in Stella Maris (parrocchia di Viale dei Promontori) e ora qui sulla Via Ostiense proprio a mezza strada tra la Città di Ostia e quella di Roma.

La Comunità ha praticamente partecipato a tutte le operazioni che poi hanno visto questi corpi essere prelevati dai loro giacigli, benedetti da Padre Gheorghe e poi di nuovo sepolti in un luogo comune.

Si può dire che questo evento che ha davvero dello straordinario sta costruendo questa Chiesa Parrocchiale e gli Architetti, utilizzando nella costruzione gli elementi caratteristici della geometria sacra di stile ortodosso, tuttavia riporteranno questa Storia di Storie. Il Valore del Territorio del Sociale, della Prossimità sarà un elemento importantissimo, ci rivelano gli Architetti convenuti.

Suari
Anche questo è un segno, ritornano alla luce i primi martiri per risvegliare i cristiani dalla fede in coma